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SANT’ANTIOCO – Articoli

16 Maggio 2005

SANT’ANTIOCO

ARTICOLI DALL’ UNIONE SARDA

SUL VECCHIO CHIATTINO SPUNTA LA VELA LATINA
Sant’Antioco. Un pensionato ha ricostruito da antiche foto come erano fatti i cius.

In una fotografia ingiallita ha riconosciuto la vecchia barca di famiglia. Per Giuseppe Mura, 26 anni, pensionato delle Saline di Sant’Antioco, è stata come una folgorazione. Amante delle tradizioni l’ex saliniere ha iniziato una ricerca attraverso vecchie foto, libri e documenti dell’archivio storico e i ricordi degli anziani. Ha così scoperto che, ai primi del Novecento i cius, le tipiche imbarcazioni a chiglia piatta usati nella laguna, erano armati con una vela.

La vela latina
«Armati a vela sarda che si dice sia stata usata per primi dai Shardana - precisa Giuseppe Mura – oppure a tarchia, che i pescatori chiamavano Sa tenda, una vela rettangolare “infierita” nell’albero che serviva a spingere la barca o a ripararsi dalla pioggia». Dopo avere portato a termine queste ricerche il pensionato ha deciso di ristrutturare la vecchia barca di famiglia armandola come una volta, con la vela latina. Con molta pazienza Giuseppe Mura ha iniziato a ricostruire la barca di sei metri che suo nonno, suo padre e i suoi zii avevano utilizzato per andare a pesca. Studiando le vecchie foto, leggendo attentamente vecchi libri e ricorrendo ai ricordi degli anziani, Giuseppe ha sottoposto l’imbarcazione, che ha battezzato Paoletta, ad una energica cura di ristrutturazione.

La ricostruzione
Ha ricostruito la scassa, la base dove poggia l’albero, le sartie con le relative impiombature, le bigotte e i bozzelli. Particolarmente importante ed impegnativa è stata la costruzione del timone che Giuseppe Mura ha riprodotto fedelmente. Infine ha costruito l’albero lungo circa sei metri e l’antenna, l’asta trasversale. Per il colore, dell’albero e del timone ha usato il verde e il nero seguendo i suggerimenti di Giovanni Serrenti, un vecchio pescatore. «Il nero ricorda il catrame che veniva usato a quel tempo per impermeabilizzare il fasciame mentre il verde faceva confondere l’imbarcazione con il mare - dice – erano i colori tipici di queste imbarcazioni».

La vela cucita in casa
A realizzare la vela è stata la sorella Anna. «La sta cucendo mano come una volta – racconta Giuseppe Mura – ricavandola da una vecchia velatura». In questi giorni Giuseppe Mura fa la spola tra il suo garage e la darsena dove è ormeggiata l’imbarcazione.

Paoletta torna nella laguna
Tra una ventina di giorni isserà la vela e Paoletta sarà pronta a veleggiare nella laguna. «Chi possedeva un schiattino così - racconta Giuseppe Mura – poteva permettersi di mantenere agiatamente la famiglia raggiungendo se il tempo lo permetteva, anche zone di mare lontane per calare le reti. Ma l’imbarcazione - continua il pensionato – si prestava anche alle gite della domenica». A questo punto Giuseppe Mura ha un desiderio. Che altri pescatori lo seguano nell’impresa di armare i chiattini a vela latina per dare vita, poi, a una regata.

[Tito Siddi] – da L’UNIONE SARDA del 15/05/2005 -

BILANCIO BOCCIATO. CANTINA SOCIALE NEL CAOS
Cantina sociale di Sant’Antioco nel caos. I soci hanno bocciato il bilancio e il presidente Sergio Busonera e i nove rappresentanti del consiglio di amministrazione si sono dimessi. È successo ieri mattina nel corso della seconda convocazione della assemblea annuale per l’esame del bilancio consuntivo. Dopo una infuocata discussione e la lettura del documento contabile il gruppo dei contestatori dell’attuale gestione hanno avuto il sopravvento. Contro il bilancio, che ha chiuso in pareggio un movimento tra costi e ricavi di circa due milioni di euro, ecco il risultato della votazione: 25 soci hanno votato contro, 16 a favore, 12 si sono astenuti mentre altri 12 al momento del voto erano fuori dell’aula. Dopo il risultato si è riunito il consiglio di amministrazione che ha deciso di rassegnare le dimissioni insieme al presidente. È stato lui, intorno a mezzogiorno, a comunicate all’assemblea la decisone: «Probabilmente per il futuro della cantina il voto di oggi è stato un suicidio - ha poi commentato Sergio Busonera – se si voleva proprio mandare a casa il consiglio di amministrazione si sarebbe potuta fare una mozione di sfiducia previa l’approvazione del bilancio. Sarebbe stato il solo modo - conclude il presidente – per mantenere la fiducia delle banche per concludere il rilancio della cantina per uscire della crisi». Si apre così un periodo di incertezza che potrebbe avere conseguenze devastanti per la cantina sociale di Sant’Antioco che, in questo ultimo periodo, si stava risollevando da una marea di esposizioni bancarie e dalle difficoltà che l’avevano interessata in questo ultimo decennio. Dai tempi d’oro quando i soci superavano il migliaio e gli ettolitri di vino prodotti erano sull’ordine di centinaia di migliaia oggi la cantina sociale di Sant’Antioco sta cercando di ritagliarsi una nuova realtà nel difficile mondo enologico e nel mercato del vino. Attualmente i soci sono 467 di cui 280 conferitori che nell’ultima annata vinicola hanno conferito 17.738 quintali di uva che hanno prodotto 13.585 ettolitri tra vino sfuso e imbottigliato. Tra le operazioni in corso che stavano per far diventare realtà l’opera di risanamento e rilancio vi è la vendita ad una società privata, che ha intenzione di realizzare un supermarket nel vecchio caseggiato. Operazione finanziaria si cui poggia il ripianamento dei debiti e la conclusione degli investimenti in atto per il rilancio dell’enopolio compreso il saldo ai soci dei conferimenti pregressi. Adesso il presidente del consiglio dei sindaci Paolo Pilia dovrà redigere un nuovo bilancio e presentarlo all’approvazione dei soci che dovranno decidere la data della assemblea per l’elezione del nuovo consiglio di amministrazione. Se non fosse possibile attuare questi passaggi nei giusti termini di tempo, l’enopolio verrebbe commissariato. E il futuro diverrebbe davvero incerto.

[Tito Siddi] – da L’UNIONE SARDA del 16/05/2005 -

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Riferimenti: L’UNIONE SARDA

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