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Archivio Giugno 2005

I Vostri Messaggi

30 Giugno 2005 3 commenti


LA GAZZETTANTIOCHENSE

I VOSTRI MESSAGGI

La GazzettAntiochense dà spazio a chiunque voglia lasciare un messaggio ma non si assume alcuna responsabilità di quanto scritto dai lettori.

- Domenica sono stata al mare, non mi pare che la condizione delle spiagge sia migliorata. Sporcizia dappertutto…ma è possibile ? (Laura)

- Io ho letto il libro di don Eligio “Il dramma di don Pedro” e anche a me è piaciuto tanto. Condivido la bella recensione fatta. (Una lettrice)

- Il Sant’Antioco rischia il fallimento ? Che ci sia una giustizia divina finalmente dopo tutti i ragazzi che ha rovinato per colpa dei “soliti sospetti” ! (Un EX giocatore)

- Perché qui a Sant’Antioco non si è organizzato nulla per l’estate ? Guardate Sarroch, paese più piccolo di Sant’Antioco, ogni estate ci vanno un sacco di nomi famosi a fare concerti e si organizzano un sacco di eventi. Qui da noi è così difficile programmare qualche manifestazione importante che non sia il “Palio dello spreco dell’uovo” ?

- Ma è normale che per mettere il mercatino debbano chiudere via XXIV Maggio ? A Sant’Antioco ormai non si sa più dove passare. E poi perché hanno spostato così il mercatino ? Per far piacere a quelli dell’albergo…come al solito decidono tutto quattro commercianti! (Un lettore)

- Ma da quando in qua Carbonia è diventata paese con una storia pari a quella di Sant’Antioco? Ma che vogliono farci credere ? Hanno messo due pietre in fila e pensano che abbiano un “inestimabile valore storico”. Ma dove ? (Anonimo)

- Spiagge sporche, inefficienza, disorganizzazione, nessun servizio e nessuna programmazione..ma in compenso prezzi alle stelle. È questo il turismo di Sant’Antioco ? (Anonimo)

- Credo che l’editoriale “La Grande Vergogna” abbia davvero colto nel segno e fotografato benissimo disagi e problemi dello sviluppo nella nostra zona. Complimenti allautore! (Paolo)

- Guardate che le altre spiagge della zona non sono in condizioni migliori di quelle di Sant’Antioco. Sporcizia e disservizi nelle spiagge del Sulcis-Iglesiente sono ormai la regola e non certo l’eccezione. (Mariella da Gonnesa)

- Ha ragione la Gazzetta, senza un aeroporto la gente qui non viene. Perché dovrebbe farlo se possono andare in posti più organizzati, raggiungibili e meno cari? Pensateci. (Stefania)

- I pescatori cercano soldi su soldi ma sappiamo benissimo che a pescare ci vanno lo stesso. Ma cosa vogliono ? Che stanno morendo di fame? Ci sono ben altri problemi in paese e nel territorio. (Anonimo)

- Sono stato al mare in questi giorni: sporcizia, insetti, alghe, nessun servizio. Ecco, questo è il meraviglioso turismo di Sant’Antioco! Venite, signori turisti, venite! (Una lettrice)

- Va bene, la nuova provincia è fatta. Ma allora perché da nessuna parte viene detto o scritto ? Per l’Italia esistono ancora solo 4 province in Sardegna. Sugli indirizzi che dobbiamo scrivere ? Provincia di Carbonia-Iglesias ? E più facile scrivere Cagliari..così fanno tutti.. (Mario)

- È davvero una GRANDE VERGOGNA la situazione spiagge a Sant’Antiocoil comune dovrebbe vergognarsi ! (Una lettrice)

- Complimenti agli organizzatori dei concerti Ventanas…tutti belli ma soprattutto a Sant’Antioco è stata una grande festa, tutti a ballare sotto il palco..bellissimo! (Alice)

- Ma che è quella cavolata del Palio dell’uovo ? Ma davvero ci sono persone che pensano che quello porterà turisti ? E la storia delle contrade chi l’ha tirata fuori ? Guardate che non siamo in Toscana, in Sardegna le tradizioni sono ben altre. Basta buffonate, organizziamo qualcosa di veramente serio e che dia lavoro. (Giulia)

- Complimenti agli organizzatori della rassegna Avantarte, finalmente qualcosa di nuovo a Carbonia. (Anna da Carbonia)

- Saluti a Sant’Antioco da un giovane costretto ad andar via per lavorare (Antioco da Bologna)

- È davvero triste che a decidere il futuro turistico (e non) di un paese come Sant’Antioco siano i commercianti..così non si andrà mai davvero avanti ! Ma se i nostri “amministratori” non si svegliano le cose purtroppo mai cambieranno. (Un lettore furioso)

- Ma era davvero utile la provincia del Sulcis-Iglesiente ? Per cosa ? Per far mangiare a sbaffo altri “distinti personaggi” ? (Un lettore)

- Ho letto l’interessantissimo editoriale “La grande vergogna” e sono pienamente d’accordo con l’autore. Una fotografia pressoché perfetta della situazione nel nostro territorio. (Marco)

- Agli inizi degli anni ’90 io e la mia famiglia abbiamo trascorso delle bellissime vacanze in località Cala Sapone e conoscendo anche molte persone del luogo, memori di questi bellissimi ricordi quest’anno a metà Maggio vi ho fatto ritorno, trovando tantissimi divieti quasi da rendere invivibile una vacanza sopratutto a chi come me accompagna una persona disabile, praticamente non esistono parcheggi riservati e quei pochi sono occupati da mezzi che nulla hanno a che fare con i disabili. Ho visitato molto la Sardegna e molti Comuni hanno ovviato apponendo sotto ai cartelli di divieto “escluso autorizzati e veicoli al servizio disabili”. Certamente questa mia lettera non è rivolta a voi ma al Sindaco di Sant’Antioco per sensibilizzarlo. Grazie della ospitalità e nonostante tutto spero di ritornare presto. Ciaoooo. (Corrado)

- Che grande idea questa Gazzetta. Molto interessante e ben fatta, complimenti! (Giulio)

- La nuova provincia servirà solo a sprecare tanto altro denaro pubblico e a far mangiare nuovi politicanti che di certo non faranno nulla per lo sviluppo della zona. Questa è la verità! I soldi per le nuove province avrebbero dovuto utilizzarli per creare posti di lavoro per tutti quei giovani che continuano ad andare via. Ma tanto questo non interessa a nessuno. (Mister X)

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ITINERARI – Tratalias – Il piccolo tempio nell’antico borgo medievale

30 Giugno 2005 Commenti chiusi


ITINERARI

- da L’UNIONE SARDA ESTATE di oggi -

TRATALIAS

IL PICCOLO TEMPIO NELL’ANTICO BORGO MEDIEVALE

È forse uno degli esempi di architettura romanico – pisana del XII e XIII secolo meglio conservati della Sardegna. Con le sue mura in trachite grigia perfettamente conservate, la cattedrale di Santa Maria di Monserrato, a Tratalias, non dimostra affatto i quasi otto secoli di vita. Edificata nel 1213 sotto gli auspici del vescovo Mariano Sardo e sede della diocesi del Sulcis, con la sua mole domina il borgo medioevale di Tratalias vecchio. Oltre allo stile predominante (romanico-pisano) nella cattedrale di Santa Maria di Monserrato è possibile notare anche influssi gotici, in particolare nella navata. Al suo interno, poi, è possibile ammirare due epigrafi murarie, una scala a sbalzo, la mensola che ospitava il sarcofago e il trittico del 1596 (di autore ignoto) raffigurante la Beata Vergine e il Bambino Gesù. Nella parte esterna, invece, spiccano la facciata con lo splendido rosone e la parte finale della scala che serviva per accedere al tetto. Un piccolo gioiello architettonico, insomma, al centro di un paese – museo ricco di testimonianze della presenza spagnola e oggetto di un vasto progetto di recupero e valorizzazione avviato da alcuni anni dal Comune di Tratalias. Le testimonianze gli spunti per visitare la cattedrale e il borgo vecchio di Tratalias non mancano di certo. Organizzare una giornata nella cattedrale o a passeggio tra i resti dell’antico borgo è poi abbastanza facile. Basta affidarsi ai giovani soci della cooperativa Stage (0781.697003) che, oltre a provvedere a un’escursione guidata tra le navate della cattedrale e il borgo medioevale, è pronta anche a consigliare un assaggio di piatti tipici del Basso Sulcis. Malloreddus al sugo e carne arrosto che i cuochi del ristorante «il Gallo Nero» sono pronti a servire ai turisti e ai visitatori.

[ M. Lo. - da L'UNIONE SARDA ESTATE del 30 Giugno 2005 ]
Riferimenti: L’UNIONE SARDA

Articoli Appuntamenti

30 Giugno 2005 Commenti chiusi

ARTICOLI

- da L’UNIONE SARDA di oggi -

REGIONE – «Piombo nel sangue dei bambini»
CARBONIA – Arriva la Bandabardò a colorare di note il cartellone dell’estate
IGLESIAS – Stessa spiaggia, stesso mare ma pochi servizi e prezzi alti
CARLOFRTE – Dal gozzo alla spagnoletta l’intramontabile vela latina

REGIONE
«PIOMBO NEL SANGUE DEI BAMBINI»

Sanna (Psd’Az): nessuno ha parlato per via del referendum

L’hanno lasciato nella buca delle lettere della sede del Partito sardo d’azione. Un plico “particolare” per un destinatario «da sempre sensibile a certe tematiche». Il segretario nazionale del Psd’Az, Giacomo Sanna, non svela la fonte, «probabilmente una persona che lavora all’assessorato regionale all’Ambiente, che magari si vergogna di quanto riporta quel documento».
“Il documento” è la bozza del verbale di una riunione del 19 maggio scorso, presenti tra gli altri gli assessori all’Ambiente, Tonino Dessì, e quello alla Sanità, Nerina Dirindin. Il padrone di casa è proprio Dessì, che ha riunito tecnici, rappresentanti della Asl 7, amministratori comunali dei territori interessati, per verificare lo stato dei controlli ambientali sullo stabilimento della Portovesme srl di Portoscuso. A febbraio la Regione ha autorizzato la società ad ampliare la capacità di trattamento “di rifiuti classificati come pericolosi e non pericolosi, principalmente costituiti da fumi di acciaieria”, quindi l’incontro serve per fare una prima verifica del rispetto da parte della Portovesme srl delle disposizioni già scadute o in scadenza a breve, e per fare una verifica dello stato dei controlli ambientali sullo stabilimento, nonché di eventuali problemi in essere. Documento alla mano, Giacomo Sanna, ne cita i passaggi. «Risulta che, al 30 aprile di quest’anno, il quantitativo di rifiuti utilizzato in ingresso è di quasi 76 mila tonnellate. Eppure è previsto che, in un anno, gli impianti di lavorazione possano accogliere un quantitativo pari a 185 mila tonnellate di fumi di acciaieria». Il secondo passaggio riguarda i dati delle scorie prodotte e poi inviate alla discarica per rifiuti speciali di Genna Luas, sempre nei primi quattro mesi di quest’anno. «L’indagine rivela che si è arrivati a 114 mila tonnellate. Nell’intero anno passato sono state 120 mila. Il Noe, inoltre, ha rilevato nella discarica concentrazioni di piombo superiori ai livelli consentiti per la sua tipologia. A questo punto – attacca Sanna – è il funzionario dell’assessorato all’ambiente a far notare che si dovrebbe provvedere ad una diffida nei confronti dei gestori della discarica». L’altro aspetto preoccupante è relativo alla quantità di piombo nel sangue dei bambini nei comuni a rischio. «Il direttore amministrativo della Asl 7 – spiega Sanna – dice chiaramente che le indagini hanno rilevato quantità superiori del 50 per cento nei bimbi di Portoscuso rispetto a quelli di Sant’Antioco». Il segretario del Psd’Az non ha dubbi : «Se quanto è emerso da quella riunione non fosse stato taciuto, il referendum sulle scorie avrebbe avuto un esito ben diverso». Invece non c’è stato l’auspicato – da parte sardista – stop all’ingresso di fumi di acciaieria in Sardegna. «Certo, è un business. Le acciaierie spendono normalmente 140 euro a tonnellata, per far smaltire le scorie. Noi ce le prendiamo per 80. Anche a scapito della salute dei lavoratori e di chi vive in quei territori». La Regione ha avallato il piano industriale della Portovesme srl, «mettendo paletti – sostiene Sanna – che la società non potrà rispettare. Vedremo allora cosa accadrà. I nostri consiglieri, intanto, chiederanno spiegazioni alla giunta per il silenzio sull’incontro del 19 maggio scorso».
[ Francesca Zoccheddu - da L'UNIONE SARDA di oggi ]
I dati riportati nel verbale dell’incontro a maggio
Nel sangue del bambini di Portoscuso c’è una percentuale di piombo doppia rispetto a quella rilevata nei coetanei di Sant’Antioco. Il dato, denunciato dal segretario del Psd’Az Giacomo Sanna, è riportato nel verbale di un vertice convocato dall’assessore regionale all’Ecologia Tonino Dessì il 19 maggio scorso. A parlare d’inquinamento da piombo nell’Area a rischio è stato Angelo Biggio, responsabile del Dipartimento di prevenzione della Asl 7. Il riferimento ai bambini ha reso ancora più drammatiche le sue parole e ha consentito al segretario del Psd’Az di chiamare in causa i responsabili regionali dell’ambiente e della sanità, che sui risultati della riunione non hanno detto niente alla stampa. «Non si tratta di un’indagine recente – spiega Biggio – ho solo riportato i risultati di uno studio promosso dalla Medicina del lavoro di Cagliari, tra il 2000 e il 2001, cui ha partecipato anche il nostro Dipartimento. La piombemia nel Sulcis è fenomeno purtroppo noto e documentato, ma proprio quell’indagine accertò che la percentuale di metallo nel sangue dei bambini di Portoscuso si era notevolmente ridotta rispetto agli anni Ottanta e Novanta».
Lo conferma anche il sindaco (e medico) di Portoscuso Ignazio Atzori. «Non ci sono studi recenti in materia, Biggio si è riferito a dati di fine anni Novanta ripresi anche dall’Istituto superiore di Sanità. Il tema è all’ordine del giorno della prossima riunione del Comitato antinquinamento, al quale abbiamo chiesto di monitorare l’evoluzione del fenomeno. È bene comunque precisare che la percentuale di piombo rilevata nei bambini rientra nei parametri di sicurezza». In effetti, sulla base di quei dati e di altri piuttosto preoccupanti sull’incidenza dei tumori, l’Istituto superiore di Sanità scrisse alla Regione mettendo l’accento sulla situazione sanitaria della zona e raccomandando il monitoraggio di una serie di patologie. Senza successo, perché le indagini sanitarie eseguite nel Sulcis sono state sempre episodiche. Lo stesso sindaco Atzori conferma il sostanziale disinteresse dell’assessorato alla Sanità: «Solo di recente i rappresentanti dell’assessorato hanno partecipato alle riunioni sulle Valutazioni di impatto ambientale. Prima le hanno sempre disertate». La denuncia del segretario del Psd’Az ha provocato la pronta reazione dell’assessore all’Ambiente Tonino Dessì che, in una nota, afferma, tra l’altro: «I dati contenuti nel verbale del 19 maggio 2005 erano già stati resi noti alla stampa isolana», mentre la Provincia ha inoltrato una denuncia alla magistratura per la percentuale di piombo riscontrata nei fumi di acciaieria delle Portovesme srl. E l’assessore Dirindin spiega che «nella riunione del 19 maggio abbiamo verificato cosa era stato fatto riguardo agli impegni presi in sede di Valutazione di impatto ambientale. In quella occasione avevamo previsto prescrizioni che richiedevano verifiche puntuali su alcune tipologie di rifiuti. I primi risultati sono stati preoccupanti e infatti abbiamo dato al responsabile dell’assesserato l’incarico di diffidare Portovesme srl. Abbiamo seguito la normale procedura prevista per certe situazioni. Il fatto nuovo è che per la prima volta sono state fatte queste valutazioni».
[ Lucio Salis - da L'UNIONE SARDA di oggi ]

CARBONIA . Il Programma
ARRIVA LA BANDABARDO’ A COLORARE DI NOTE IL CARTELLONE DELL’ESTATE

Il concerto della band Bandabardò sarà l’evento clou dedicato al pubblico giovane. E poi il jazz, il teatro, il musical, il fumetto, lo sport e il cinema. Sarà una lunga estate di spettacolo, ogni giorno cittadini e (si spera) turisti avranno modo di scegliere tra uno o più appuntamenti che si terranno tra Piazza Roma e Monte Sirai, arena Mirastelle e piazza Marmilla oltre che in diverse altre location
Risorse e promesse
Centoquarantamila euro, questo il costo dell’estate in città, sono una cifra enorme ma si riducono a ben poco quando c’è da organizzare una stagione estiva che accontenti tutti, dal bambino al nonno, dall’adolescente al cinquantenne. E così finisce che spesso una fascia rimanga esclusa. Quasi sempre i giovanissimi ai quali nei giorni scorsi era stato lasciato intendere che per loro sarebbero arrivate Le Vibrazioni. Una fuga di notizie, sbagliate per giunta, dalla Commissione Cultura e Sport (decisamente poco apprezzabile visto il risultato) che ieri è stata smentita durante la presentazione ufficiale del cartellone. O meglio, non si è parlato delle Vibrazioni ma del concerto della Bandabardò. Non è esattamente la stessa cosa ma chi ha già assistito alle performance di questa band assicura che il 31 luglio in piazza Roma ci sarà davvero da divertirsi. Per i giovani il cartellone propone anche un ricco repertorio di band emergenti oltre che il tradizionale addio all’estate, il 31 agosto, a cura di Radio Luna. Mare e MiniereLa società Umanitaria avrà il compito (con Regione e Comune) di proporre il progetto “Mare e Miniere” che troverà casa a Monte Sirai e in piazza Marmilla. Quattordici appuntamenti il più importante dei quali è certamente il viaggio, in musica e immagini, di Sonos e memoria (21 agosto) che, con la regia di Gianfranco Cabiddu e le note di Paolo Fresu e altri straordinari musicisti, sta portando alto il nome dell’Isola in tutta Europa. Rientra nello stesso progetto anche la satira di Sergio Staino che porterà a Monte Sirai (l’8 luglio) i “25 anni di Bobo”, una proiezione di vignette accompagnata al pianoforte da Irma Toudjan. E poi l’incontro con il geologo Mario Tozzi (27 agosto) che parlerà del mito di Atlantide e poi ancora cinema, teatro, slow food e un convegno.
Teatro e musica
La compagnia di Carbonia Teatro del Sottosuolo ha avuto il compito di allestire il programma dedicato al teatro: «Ci sarà una nostra produzione (Storie senza fissa dimora, il 26 luglio) – ha detto Sabrina Barlini responsabile della compagnia – e numerose altre proposte sia per i bambini che per il pubblico adulto». Sul fronte musica classica gli appuntamenti (uno si è tenuto due sere fa) sono curati dal Teatro Lirico. Tra piazza Marmilla piazza Roma e Monte Sirai si darà poi spazio ai più svariati generi musicali, dal blues al reggae, dal jazz alla musica etnica. Spazio anche alla canzone sarda con l’appuntamento il 7 agosto in piazza Roma con la “Sardegna Canta” che sarà ripresa dalle telecamere di Videolina. La musica sarda troverà poi spazio anche in altre date e in altre piazze come a Bacu Abis e Medau Brau. Spazio anche ai musical tra cui Grease (i dettagli nei prossimi giorni) e al cinema all’aperto.
Sport e mostre
Confermati tutti i tradizionali appuntamenti sportivi, dal Golden Salti al memorial Mirko Masala. E poi calcio a cinque, danza sportiva e mountain bike. Non mancheranno i giochi in piazza, il torneo di play station, le mostre alla Torre Civica, l’appuntamento con i comici e con la moda.
[ Stefania Piredda - da L'UNIONE SARDA di oggi ]

IGLESIAS. Masua e Portoscuso: i costi di un giorno al mare
STESSA SPIAGGIA, STESSO MARE MA POCHI SERVIZI E PREZZI ALTI

«Ce la faccio ad arrivare a Pan di Zucchero in un’ora?». Il turista dall’inconfondibile accento milanese fa la fila davanti al Turisbar di Masua, vuole affittare una canoa per raggiungere quello scoglio enorme e affascinante che si staglia davanti alla spiaggetta. Ed è possibile perché Masua, poche centinaia di metri di sabbia, è attrezzata di tutti gli svaghi e le comodità estivo-balneari. Al chioschetto sulla spiaggia si può affittare un ombrellone a 5 euro, un lettino a 2,50, un tavolino a 3 e una sdraio a 2 euro per mezza giornata. Se poi al relax si vuole aggiungere un pizzico d’avventura senza troppi brividi ecco il pattino: a quattro posti, 14 euro all’ora.
In canoa a Pan di Zuchero
Sempre nella stessa spiaggia di Masua opera il servizio Kanoa Escursioni: con guide esperte di canoa si organizzano itinerari verso i gioielli più caratteristici della zona, tipo Pan di Zucchero e Porto Flavia, a partire da 18 euro. Per turisti e non solo, visto che non è mai troppo tardi per scoprire le bellezze di casa. Tornando ai costi di una giornata al mare a Masua non può mancare la voce “parcheggio”: 1,20 euro per mezza giornata, 2,40 mattina e sera, rigorosamente non custodito. I più abbordabili della zona, non c’è che dire; peccato che siano davvero pochi rispetto all’afflusso di bagnanti. Punta S’ArenaAltra spiaggia, altro scenario: i tre chilometri della marina di Gonnesa possono contare per ora su un solo chiosco, a Punta s’Arena. Altri dovrebbero essere in arrivo, ma al momento è il deserto. Delle cinque nuove concessioni demaniali che avrebbero dovuto attrezzare la spiaggia da Fontanamare a Portopaglia non c’è ancora traccia: gli imprenditori sono pronti a investire in sdraio, ombrelloni e affini ma si attendono buone nuove dalla Regione. In attesa uno dei tratti di costa più battuti dal maestrale, e quindi più pericolosi per la balneazione, resta senza salvamento a mare. C’è un cartello che avvisa i bagnanti del pericolo, ma anche negli anni scorsi non ha avuto un grande effetto deterrente.
Cercansi bagnini
Da qualche giorno in Comune è apparso un avviso: cercansi due bagnini con brevetto per Plag’e Mesu. Chissà, forse per luglio. Ricapitolando: chi trascorre la sua giornata di tintarella nelle spiagge gonnesine non ha grandi occasioni per spendere. Si mette mano al portafoglio giusto per il parcheggio: 1,50 per mezza giornata, 3 euro mattina e sera, con tariffe che quest’anno sono tornate uguali per tutti (residenti e non).
Portopaglietto
Anche a Portoscuso, spiaggia di Portopaglietto, zero concessioni demaniali: qui però non sono in stand-by. È, invece, una scelta precisa del Comune: la spiaggia e già troppo piccola. A giorni sarà attivo un servizio di noleggio ombrelloni, con la possibilità di docce e servizi igienici. Funzionano alla perfezione i bar sulla spiaggia e ragionano già da alta stagione i parcheggi: 2,50 per mezza giornata, 3,50 per tutto il giorno; chi sceglie la tariffa oraria sborsa un euro ogni sessanta minuti.
[ Antonella Pani - da L'UNIONE SARDA di oggi ]

CARLOFRTE
Al museo del mare riflettori sulle tipiche barche mediterranee
DAL GOZZO ALLA SPAGNOLETTA L’INTRAMONTABILE VELA LATINA
Ieri era il mezzo più diffuso per il trasporto costiero, oggi protagonista di appassionanti regate

Persino Leonardo Da Vinci l’ha ritratta in uno schizzo, inserendola fra i suoi mille e più studi. Geniale e lungimirante, aveva intuito il valore e le potenzialità della vela latina. Forse, nemmeno lui avrebbe immaginato che un pezzo di cotone potesse andare così lontano. E approdare nel terzo millennio più fresco che mai. La storia della vela triangolare, le sue trasformazioni e applicazioni dall’ambito commerciale fino a quello sportivo, sono stati i temi affrontati nel convegno “La vela latina, dalle remote origini alle regate veliche odierne, attraverso l’evoluzione delle tipologie navali sulle rotte commerciali del bacino mediterraneo”, conclusosi ieri a Carloforte dopo due giorni di relazioni, immagini nero di seppia e filmati. Organizzati dal Comune di Carloforte come ricca premessa culturale al campionato nazionale di classe, sempre nell’isola i prossimi giorni. Allora la vela latina sarà protagonista, a bordo di una cinquantina di esemplari, in mare. Ieri e due giorni fa ha tenuto banco al Museo del Mare, in riva alla spiaggia di Cantagallina, fra lanterne in vecchio stile marinaro e stampe di antichi progetti. La miglior collocazione per raccontare un armamento nato nel mare e per il mare. Dai collegamenti al carico e trasporto di materiali, a partire dall’Alto Medioevo la vela latina ha offerto un supporto rapido e indispensabile a viaggiatori, commercianti e artigiani. Non solo del Mediterraneo. Se la tradizione si è conservata lungo i secoli nel mare nostrum, in particolare nell’area tirrenica, ha anche saputo varcare i confini europei per approdare nell’Oceano Indiano e in Oceania. Mari e ambienti differenti, che hanno issato la vela triangolare di cotone (oggi in parte sostituite da materiali sintetici) su tipologie d’imbarcazioni più adatte al nuovo scenario. Una trasformazione palese anche in ambito locale: ogni marineria, ogni cittadina costiera ha privilegiato uno o più modelli in base alle proprie esigenze. Così il gozzo ha regnato, pur con le inevitabili varianti, a Sorrento e nel Golfo di Napoli. La spagnoletta, tanto capiente da accogliere vasche d’acqua dove tuffare aragoste, è approdata ad Alghero. E ancora la corallina è nata, come racconta il suo stesso nome, per agevolare la pesca del corallo, lavorato a Carloforte fin dal XVIII secolo con l’arrivo nell’isola di due famiglie trapanesi. Come queste, anche lance, cornigiotti liguri, feluche, bilancelle, tartane, bovi e sciabecchi, pochi nomi di un elenco infinito, hanno la loro storia. Legata al lavoro duro, al sudore, al buio delle miniere del Sulcis, all’attesa di una rete piena. Di questo passato sopravvive poco. Soprattutto i ricordi e la volontà di farli rivivere. Con la creazione di un repertorio nazionale che raduni vicende, nomi e immagini delle tipologie di ogni marineria, delle acque interne, delle coste adriatiche. Mostre fotografiche, ricostruzioni in scala reale e ridotta di antiche imbarcazioni e su vecchi progetti mai giunti al varo sono un’altra via da seguire, imboccata da appassionati che hanno arricchito un archivio mai sazio di sapere, mossi dal desiderio di dare continuità e sopravvivenza a un mondo che ha rischiato l’estinzione. Stesso intento, condito dallo spirito di competizione, muove centinaia di armatori e regatanti dei tanti circuiti agonistici disseminati lungo le coste italiane, francesi, tunisine e spagnole. Questa è la meta di una storia lunga secoli, il presente della vela latina. Con vere e proprie regate, abbinate a incontri culturali e gastronomici, registrano una partecipazione sempre più massiccia. E allevano nuove generazioni di appassionati, che imparano a condurre le imbarcazioni armate a vela latina, a curarne la manutenzione e il restauro. Saranno loro, inutile dirlo, il futuro di un armo antico, che andrà ancora preservato.
[ Clara Mulas - da L'UNIONE SARDA ESTATE di oggi ]

GLI APPUNTAMENTI DI OGGI

SANT’ANTIOCO – Consiglio Comunale. Ore 18. Aula Consigliare.

SANT’ANTIOCO – Festa di San Pietro. Piazza Ferralasco. Frittura di pesce e concerto del complesso NUOVE ICONE

SONDAGGIO DELLA GAZZETTANTIOCHENSE
Siete d’accordo con la proposta per il dimezzamento degli stipendi agli onorevoli sardi ?

- Sì, sono d’accordo
- No, non sono d’accordo
- Non so

Rispondete inviando una messaggio alla nostra mail
gazzettantiochense@tiscali.it

Riferimenti: L’UNIONE SARDA

CALCIO – Gianfranco Zola si ritira !!!

29 Giugno 2005 8 commenti


CALCIO

- da TISCALI SPORT -

Zola: «Basta col calcio, mi sembra la cosa giusta»

Gianfranco Zola appende le scarpette al chiodo. Il tamburino sardo ha annunciato il suo addio al calcio in una conferenza stampa ad Assemini, centro sportivo del Cagliari. “Credo sia la cosa giusta – ha detto il numero 10 – avevo bisogno di riflettere dopo la fine del campionato perché non è stata una decisione semplice. Ma avevo voglia di dedicarmi con più assiduità alle cose che ho trascurato in questi anni”.
www.tiscali.it

LA GAZZETTANTIOCHENSE SALUTA E RENDE ONORE A UN MAGNIFICO CAMPIONE E A UN GRANDE UOMO CHE HA PORTATO ALTA LA BANDIERA DELLA SARDEGNA IN TUTTO IL MOMDO !!!

GRAZIE GIANFRANCO !!!

SPORT – Vela – A Carloforte il Campionato Nazionale di Vela Latina

29 Giugno 2005 Commenti chiusi


SPORT

VELA
- da SardegnaOggi.it -

A CARLOFORTE IL CAMPIONATO NAZIONALE DI VELA LATINA

Al via a Carloforte il Campionato di vela latina, in cui, dal 1 al 3 Luglio, sport e tradizione si incontrano. Alla seconda edizione sono iscritte per ora 12 imbarcazioni. Nei giorni della regata manifestazioni culturali e folk faranno da cornice a questo evento tra cui un convegno nazionale sul tema “La vela latina: dalle remote origini alle regate veliche odierne, attraverso l’evoluzionme delle tipologie navali , sulle rotte commerciali del bacino mediterraneo”, mentre sulla calata Mamma Mahon verrà ricostruito un villaggio con le abitazioni e i luoghi di lavoro delle diverse categorie di lavoratori dai pescatori ai galanzieri, dai maestri d’ascia ai velai con l’esposizione di attrezzi e materiali d’epoca riguardanti queste attività legate al mare e alla vela latina.

CARLOFORTE - Carloforte ospiterà dal 1 al 3 Luglio la seconda edizione del Campionato nazionale di vela latina. Organizzata dall’amministrazione comunale, dallo Yatch Club dellIsola di San Pietro, e dall’Associazione Italiana Vela Latina, la manifestazione sportiva punta a promuovere la conoscenza della vela latina, simbolo delle comunità marinare del Mediterraneo, e a coniugare agonismo e tradizione nella cornice della città tabarkina.

Vela latina è sinonimo di comunità marinare e di commercio, ma anche di mestieri antichi e tradizioni che si perdono nel tempo. Per questo, lo Yatch Club Carloforte ha organizzato anche un convegno con esperti internazionali “La vela latina dalle remote origini alle odierne regate veliche” in programma oggi e domani al Teatro Cavallera. Tra le altre iniziative, sulla banchina Mamma Mahon verrà allestito il Villaggio Vela latina, oltre al piccolo cantiere ospitato su unantica imbarcazione per far conoscere da vicino ai visitatori i ferri del mestiere dei maestri d’ascia.

Partenza ufficiale della manifestazione venerdì 1 Luglio dal molo a nord di Carloforte. Dalle 10, le 50 imbarcazioni si cimenteranno nella prima delle due prove a triangolo previste nella mattinata. Si proseguirà sabato 2 Luglio con le ultime due gare per lassegnazione del titolo. L’equipaggio vincitore del secondo campionato nazionale di vela latina verrà premiato domenica pomeriggio alla presenza del sindaco Marco Simeone e degli organizzatori della competizione. “Le imbarcazioni di vela latina fanno parte del nostro patrimonio storico e culturale – come ha anticipato Antonio Sanna, presidente dello Yatch Club Carloforte – che non è ancora molto conosciuto, se non dalle vecchie generazioni, e che deve essere valorizzato. Per il campionato di quest’anno, riusciremo a far rientrare a Carloforte diversi battelli antichi, assenti dallisola da più di cento anni”.

- da SardegnaOggi.it del 29 Giugno 2005 -

Riferimenti: SARDEGNA OGGI NEWS

News e Appuntamenti

29 Giugno 2005 Commenti chiusi

NEWS

PRIMO PIANO
- da L’UNIONE SARDA di oggi -

CARBONIA
Aria nelle condutture e nei rubinetti
ACQUA, MEZZA CITTA’ A SECCO. TORNA L’INCUBO-AUTOBOTTI

Via Olmedo, quartiere residenziale. L’autobotte è ormai di casa tra ville e giardini sempreverdi. La crisi idrica non fa discriminazioni di ceto sociale. L’autobotte arriva intorno alle dieci, riempie depositi e cisterne e se ne va. Mille litri o poco più a famiglia, e arrivederci fra due giorni. Quella è la provvista per 48 ore. Deve bastare.
Due settimane a secco
Con trenta e passa gradi all’ombra ci mancava solo la crisi idrica. «Senz’acqua è un inferno – dice Emanuele D’Urso – da quindici giorni andiamo avanti con taniche e autobotti». Una, cento, mille bolle e neppure blu. Bolle d’aria quelle che hanno messo ko la città. «Non riusciamo a mettere in pressione le condotte, da sabato mezza città è a secco, i nostri operai stanno facendo il possibile», raccontano sconsolati al centro operativo dell’Esaf di via Lubiana. Ma È difficile darla a bere a chi si ritrova con i rubinetti a secco: «Che non raccontino storie, per eliminare l’aria dalle condotte basta aprire le valvole di spurgo», fa rilevare Pietro Carta, anche lui in attesa dell’autobotte. Chi ha ragione? Sicuramente sa di paradosso questa crisi idrica estemporanea all’inizio di un’estate che s’annuncia torrida.
Bacini colmi
Fino all’altro ieri le dighe strapiene gettavano a mare milioni di metri cubi di acqua mentre le sorgenti sembravano scoppiare. Ma, poi, basta dare un’occhiata al rio Cannas, l’acqua scorre ancora nell’alveo di cemento e pietre: in questo periodo era in secca. Il fatto è che l’acqua sta mancando anche nei rioni dove non ci sono stati mai problemi. A casa di Tito Deidda, in via Baratz, ad esempio è arrivata anche nei periodi difficili: «Da avant’ieri niente, neppure un goccio», assicura il pensionato.
L’autobotte
Gli operai dell’autobotte fanno il possibile: «Ma non possiamo accudire tutti, ci vorrebbero altri mezzi». L’elenco dei rioni a secco si sta allungando. E non dipende neppure dal fatto che molte abitazioni sono ancora collegate alla vecchia rete di distribuzione. In via Nuoro, ad esempio, in pieno centro, le nuove condotte non hanno risolto la sete: «Da quattro giorni andiamo avanti con l’acqua dei depositi cercando di evitare gli sprechi perché non abbiamo idea di quanto durerà», sostiene Salvatore Avanzato, titolare del bar Caribana. Via Cagliari, stesso scenario: nuove condotte acqua scarsa: «Nera che sembra gasolio» sottolinea Tore Chighine.
Mano alle taniche
In viale Arsia non arriva neppure quella: «Autobotte ogni due giorni e rifornimento extra con le taniche per l’acqua pulita da utilizzare per cucinare e lavare la verdura», dichiara Margherita Usai. Via Gallura, via Tempio, diverse strade stesso problema. I tecnici attribuiscono gran parte della responsabilità al fatto che, con la città sottosopra debbano essere mantenute in esercizio le due reti, la vecchia e la nuova. «Questo provoca problemi di tenuta e di perdite che stiamo cercando di risolvere», spiega il sindaco Tore Cherchi. I cittadini non si raccapezzano più. Trenta gradi all’ombra e rubinetti a secco: ed è solo l’inizio.
[ Sandro Mantega - da L'UNIONE SARDA di oggi ]

ALTRE NEWS

CARBONIA – Nasce a Bacu Abis la consulta dei giovani - I giovani di Bacu Abis potranno dire la loro sul presente e il futuro del paese. Questa opportunità verrà data dalla nascita di una Consulta giovanile. Si tratta di uno strumento diverso dal Consiglio comunale dei ragazzi, già presente e operante in città. La Consulta sarà un’assemblea di giovani dai 13-14 sino ai 25 anni che verrà periodicamente consultata dai dirigenti della Circoscrizione. La sua nascita, assieme all’istituzione di piccoli centri sociali, è stata decretata nel corso di una delle ultime sedute del consiglio circoscrizionale. Riunione dedicata ad individuare spazi e locali da destinare esclusivamente ai giovani. Ebbene, gli amministratori hanno deciso di assegnare ai ragazzi di Bacu Abis i locali dell’ex guardia medica e quelli dell’attuale biblioteca non appena saranno disponibili. Saranno le loro seconde case. Luoghi di riunioni, incontri, assemblee. «È in questi contesti – assicura il presidente Gianfranco Fantinel – che opererà la Consulta giovanile». [a. s. - da L'UNIONE SARDA di oggi ]

CARBONIA – Lastre di marmo scheggiate in piazza Roma - Alcune delle grosse lastre di marmo, quelle sistemate davanti al Municipio, accanto alla fontana, sono scheggiate. Il problema riguarda il bordo di tre o quattro blocchi. Sembra quasi che siano stati sottoposti ad una pressione troppo forte. Cosa è successo? Forse i blocchi sono stati posizionati troppo vicino l’uno accanto all’altro, senza lasciare uno spazio intermedio sufficiente. Il gran caldo di questi giorni (e siamo solo alle prime settimane d’estate) avrebbe provocato la dilatazione delle lastre di pietra. Non trovando spazio avrebbero premuto le une contro le altre finendo col rovinarsi. [m. v. - da L'UNIONE SARDA di oggi ]

GLI APPUNTAMENTI DI OGGI

SANT’ANTIOCO – Santa Messa in onore dei santi Pietro e Paolo. Ore 19, chiesa di San Pietro Apostolo, cantata dal Coro Polifonico dei giovani della Parrocchia.

CALASETTA – Processione a mare in onore di San Pietro e Paolo. Ore 19

IGLESIAS – Semifinali di scacchi. Quartiere Fontana. Ore 18

SONDAGGIO DELLA GAZZETTANTIOCHENSE
Siete d’accordo con la proposta per il dimezzamento degli stipendi agli onorevoli sardi ?

- Sì, sono d’accordo
- No, non sono d’accordo
- Non so

Rispondete inviando una messaggio alla nostra mail gazzettantiochense@tiscali.it

Riferimenti: L’UNIONE SARDA

On the Magazines

28 Giugno 2005 1 commento


ON THE MAGAZINES

“On the Magazines” : la rubrica della GA che vuole ricercare e pubblicare tutti gli interventi su Sant’Antioco e il Sulcis-Iglesiente pubblicati su giornali, riviste, libri o altro.
Per vedere come il nostro territorio viene descritto e fotografato da “quelli che ci vedono da fuori”.

Quello di oggi è un intervento riportato alcuni anni fa, nel 2002, sul famoso mensile scientifico NEWTON, dove si parla di una discussione ancora attuale : la mitica Atlantide era la nostra Sardegna ?
Nell’articolo si parla in particolare del Sulcis-Iglesiente e anche di Sant’Antioco, la famosa “Isola Plumbea” come venne definita da Tolomeo.

ARCHEOLOGIA
Atlantide, Italia

Il suo mito risale alla notte dei tempi. In tanti l’hanno cercata, ma sempre senza successo. Forse perchè nessuno immaginava che Atlantide potrebbe non essere un’isola sommersa.
Nessuno tranne un giornalista italiano che in un libro inchiesta ipotizza che il mitico continente sia proprio qui, al di là del canale di Sicilia

Tra i tanti luoghi mitici dell’antichità è forse il più remoto e affascinante. Di sicuro è quello attorno a cui sono stati scritti centinaia di libri, in ogni epoca. E se ci fosse un Guinness dei primati dell’archeologia misteriosa, si meriterebbe sicuramente il premio per il luogo più cercato: in Grecia, Turchia, Gran Bretagna, perfino in Giappone. Quanto saremmo sorpresi di scoprire che la risposta era sotto i nostri occhi da sempre?
Come la prendereste se qualcuno vi rivelasse che la fantastica Atlantide era, in realtà, la modernamente fantastica Sardegna?
Platone descrive il mitico regno di Atlante in due dialoghi ambientati al tempo della morte di Socrate (399 a.C.), il Timeo e il Crizia, in cui si parla di “un’isola grande più della Libia e dell’Asia”, potente, civile e sacra a Poseidone, dio del mare, e i cui abitanti avevano uno stretto legame con i Tirreni, cioè i “costruttori di torri”.
L’isola doveva essere ricca di acqua e foreste, con un clima dolce che permettesse più raccolti all’anno e, soprattutto, tanto ricca di minerali (argyròphleps nesos, “l’ isola dalle vene d’argento”) da permettersi cerchie di mura concentriche di ogni metallo. Atlantide si trovava a Ovest della Grecia e delle Colonne d’Ercole ed era già antica per gli antichi, quando entrò in conflitto con Atene e gli Egizi e venne distrutta dall’ira degli dèi. A Occidente dell’isola mitica, e comunque collegata a essa, si trovava Tartesso, mitico emporio di merci rare ancora più avvolto nel mistero: non si sa se fosse città o territorio e non è stato mai scoperto dagli archeologi, nonostante decenni di scavi e congressi. Un forziere d’argento: per secoli gli uomini hanno cercato le tracce di Atlantide e studi archeologici recenti l’ hanno collocata prima a Santorini nel Mare Egeo, poi in Turchia e infine a Helike, in Grecia.
Proviamo a cambiare completamente punto di vista per capire se esistono luoghi reali che assomigliano a quanto scritto in origine da Platone. Cominciamo dalle “mura di ogni metallo”. Si dice che i Fenici che giungevano in Sardegna dopo il XII-XI secolo a.C. (cioè quando Atlantide era già stata inghiottita dal mare) fabbricassero addirittura le ancore con l’argento dell’isola per portarne via il più possibile. Chi conosce la geologia della Sardegna sa bene che nel Sulcis-Iglesiente si trovano importanti miniere di zinco e piombo, da sempre fra le principali d’Europa e sfruttate fino a pochi anni fa. E si tratta di un piombo particolare, perché ricco d’argento. Oggi il tenore d’argento nella galena sarda è di pochi grammi per tonnellata, ma al tempo dei Fenici e dei Romani (che scavavano a mano primordiali miniere) quella percentuale poteva salire fino alla quantità straordinaria di 1000 o addirittura 4000 grammi per quintale. Si è sempre pensato che l’approvvigionamento principale dei Fenici per i metalli fosse la Spagna, ma per quale ragione gli astuti mercanti africani avrebbero dovuto sobbarcarsi oltre venti giorni di navigazione per trovare in Andalusia ciò che avevano in abbondanza a soli due giorni di mare da Tiro ? E non era Tolomeo che chiamava Insula Plumbea l’odierna Sant’Antioco ? Un’isola d’argento così vicina non lascia molti dubbi sul fatto che la si sfruttasse a dovere in un tempo in cui questo era più prezioso dell’oro, come ben sapevano i faraoni che, in Nubia, di oro ne avevano fin troppo.
Ma l’argento non basta. La Sardegna è stata, fino al XIX secolo, una foresta galleggiante e ricchissima di sorgenti che, visto il clima dolce, favorivano fino a tre raccolti all’anno. Al tempo non mancavano legno combustibile, acqua e metallo per una civiltà di metallurgici come non se ne dovevano trovare altrove: nei forni fusori nuragici si arrivava a 1200 |C e si componevano lingotti di bronzo di 30 chili che venivano portati in tutto il mondo allora conosciuto. Per molti studiosi sarebbe stato giusto cercare Atlantide a Ovest di Gibilterra o addirittura nelle isole britanniche chiamate Cassiteridi, perché qui, presumibilmente, c’erano grandi quantità di stagno, metallo utile per fare il bronzo. E si sa che sul bronzo si è basata la civiltà umana occidentale prima del ferro. Non si deve però pensare che il passaggio dall’Età del Bronzo a quella del Ferro corrisponda necessariamente a una scelta voluta: il ferro fonde a 1537 |C, si rovina prima e più del bronzo, non è in definitiva molto più duro e non può essere rifuso con facilità. Perché sostituire un procedimento semplice e collaudato con uno più lungo e complesso ? Gli studiosi non sanno ancora rispondere, un fatto è però certo: attorno al XII-XI secolo a.C. una diaspora di fabbri senza precedenti accendeva forni un pò dovunque fuori di Sardegna e nel 900 a.C. le miniere toscane già fondavano una società metallurgica. Chi aveva rivelato loro i segreti della lavorazione ? Dato che gli Etruschi non avevano ancora scoperto le potenzialità delle miniere toscane è plausibile che siano stati proprio i transfughi nuragici ad aiutare gli antenati di Dante Alighieri. Un nemico invisibile: Transfughi ? Da cosa e perché ? Per scoprirlo spostiamoci a Barumini dove nel 1938 alcuni studiosi, tra il mucchio di fango e pietrame sparso per la campagna, individuarono la famosa reggia nuragica. Solo poco più di un metro di costruzione sporgeva, e per portarla tutta alla luce si sono dovuti asportare circa 20 metri di limo. La prima nota strana salta subito agli occhi: la porta d’accesso (attuale) è a circa 7 metri di altezza dal livello di calpestìo. Si tratta di un’entrata abituale cui si accedeva con scale di legno o una necessità dovuta alla rifortificazione di un’area invasa dal fango ? Continuiamo ad analizzare il sito. Il settore sud orientale della reggia è stato trovato molto malridotto, come fosse stato scaraventato a terra. Forse è il risultato della distruzione umana: guerre tra le tribù nuragiche o contro nemici invasori. Certo che è difficile credere che gli isolani o i Fenici prima di portar via l’argento si fossero preoccupati di demolire i nuraghes (così come li chiamano in Sardegna). E inoltre si tratta di un fenomeno generale: tutti i nuraghes della parte meridionale della Sardegna risultano distrutti e ridotti a mucchi di pietre e fango, e tutti da Sudest. Mentre quelli da Nuoro in su sono sempre integri. Viene da pensare a un nemico più grande dell’uomo, una forza della natura che ai nostri avi doveva sembrare soprannaturale: immense onde di maremoto, tsunami primordiali che, attorno al XIII secolo a.C., spazzano la Sardegna e demoliscono i nuraghes più esposti. E ancora terremoti e crisi sismiche che ne facilitarono il definitivo abbandono. Attorno a Barumini ci sono 37 resti di nuraghes dell’Età del Bronzo: 12 proseguiranno con il Ferro, ma 25 (cioè i 2/3) verranno abbandonati o tramutati da abitazioni in luoghi di culto. Ancora più strano è che i nuraghes sulla Giara di Gésturi (appena a Nord di Barumini, più alta di circa 200 metri) siano tutti relativamente integri, come se la Giara avesse fatto da diga alla marea montante da Sud. Pensiamo infine al Campidano, una specie di mare di terra lungo 100 chilometri che corre da Cagliari a Oristano e che è stato paludoso per millenni, e immaginiamo uno o più maremoti che si scatenino a largo della Sardegna e che risalgano verso Nordest trascinando detriti e fango. Questa specie di schiaffo di Poseidone potrebbe aver contribuito a relegare nell’abbandono l’antica civiltà di Sardegna per secoli.
Per il momento sono solo ipotesi, ma sondaggi geologici che ritrovassero tracce di antichi tsunami nel Campidano e attorno ai nuraghes potrebbero fornire una prova importante. I Fenici cancellano il ricordo di Atlantide: vale poi la pena di non dimenticare la mitica Tartesso: nessuno ha la certezza che si trovi in Spagna. Una stele di 2800 anni fa ha svelato il primo scritto fenicio completo mai rintracciato a Ovest di Tiro: la prima riga reca scritto b Trshs, cioè “in Tartesso”, ma non proviene dall’Andalusia, bensì da Nora, colonia fenicia e poi romana alle porte di Cagliari, e nella terza riga reca scritto, per la prima volta, b Shrdn, cioè “in Sardegna”. Certo, poteva trattarsi di coloni fenici di ritorno dalla città spagnola, ma non è più facile pensare che Tartesso fosse in Sardegna e che i coloni provenissero direttamente dall’attuale Libano risparmiandosi un paio di settimane di navigazione ? Continuiamo a “scavare”. Che al di sotto delle costruzioni romane, puniche e fenicie ci siano resti nuragici più antichi è ormai una consuetudine. A Tharros (vicino Oristano) l’evidenza è macroscopica: i muri fenici e punici tagliano gli antichi nuraghes distrutti e persino il moderno faro sorge su un cerchio nuragico. Quei nuraghes sono stati frettolosamente abbandonati da qualcuno che non è più tornato e una calamità naturale potrebbe essere all’origine di quell’abbandono. Dunque, ricapitolando: uno tsunami colpisce la Sardegna; i “costruttori di torri” che vegliavano sul “forziere di argento”, e su raccolti e civiltà perdono molte delle loro costruzioni (i nuraghes censiti sono 8000, ma c’è ragione di pensare che siano molti di più) che spesso erano in contatto visivo fra loro (nel Sud 308 nuraghes guardano verso il mare); gli approdi sicuri annegano sotto il fango, non ci si orizzonta più tra i fondali e la rete di commerci millenaria salta. Ecco il momento propizio perché i Fenici facciano sparire Atlantide e si sostituiscano agli antichi popoli del mare che finiscono asserviti ai faraoni o come fabbri in tutto il Mediterraneo.
Mezzi moderni per antichi enigmi: due ultimi problemi: l’epoca del disastro e la posizione delle Colonne d’Ercole.
Platone pone 9000 anni prima della morte di Socrate la distruzione di Atlantide, ma nessuna civiltà aveva sviluppato la scrittura né il bronzo in quel tempo, che si tratti di un errore ? E se invece di anni fossero mesi ? Il totale sarebbe 750 anni, cioè molto vicino a quel 1200 a.C. che sembra una data cruciale in questa nuova ipotesi. E siamo poi sicuri che le Colonne fossero a Gibilterra ? In realtà Frau dimostra che nessuno tra gli antichi colloca esattamente le Colonne. Ogni attraversamento in nave delle Colonne d’Ercole prima di Eratostene (il geografo che ridisegnò il mondo antico) viene descritto dagli antichi come difficile a causa dei fondali limacciosi e delle secche, ma a Gibilterra non c’è neanche un centimetro di fango, visti i 300 metri di profondità. Le carte fisiografiche e batimetriche che oggi la tecnologia ci mette a disposizione segnalano che c’è un solo posto dove il Mediterraneo diventa fiume di fango, il Canale di Sicilia. Proprio qui dunque, presumibilmente, si trovavano le mitiche Colonne d’Ercole.
E indovinate qual è la prima isola che si incontra appena fuori dal canale…

[ Tozzi Mario - da Newton 01 ottobre 2002 ]

Riferimenti: SITO DEL MENSILE NEWTON

ITINERARI – Carloforte : Relax tra mare e boschi

28 Giugno 2005 Commenti chiusi


ITINERARI

- da L’UNIONE SARDA ESTATE di oggi -

L’isola di San Pietro: spiagge bianche e acqua pulita
RELAX TRA MARE E BOSCHI
Carloforte, quelle rocce scolpite dal mare

L’isola di San Pietro è uno di quei posti da visitare almeno una volta nella vita. Carloforte, ex colonia di pescatori dal profilo ottocentesco, è il capoluogo del piccolo mondo di spiagge e campagna abitato da persone ospitali, a metà strada tra i sardi e i genovesi. Un viaggio nell’isola, ideale per rilassarsi, offre tante possibilità: bagni, passeggiate in paese, visite all’osservatorio astronomico, alla tonnara e tantissimi altri itinerari. Difficile restare delusi dal paesaggio, dal mare, ma anche dalla cucina.

TRAGHETTO
Per raggiungere l’isola ci sono due possibilità: imbarco a Portovesme o Calasetta. Il tragitto dura poco: 40 minuti da Portovesme, 30 da Calasetta. I biglietti possono essere fatti sul posto, ma in alta stagione e nei fine settimana è preferibile prenotare. Le compagnie marittime sono due: la Saremar, che risponde allo 0781-854005, e la Delcomar 0781-857123.

SPIAGGE
Le spiagge sono numerose. Visitarle tutte in un giorno è quasi impossibile. Le più gettonate sono la Caletta e la Bobba, ma ce ne sono anche altre meno note e altrettanto belle. Per arrivare alla Caletta bisogna percorrere per circa 8 chilometri la strada litoranea, dalla quale è possibile raggiungere anche altri punti di balneazione segnalati da indicazioni scritte su pietre rosa. La spiaggia, esposta a sud-ovest, è molto grande: sabbia pulita e, per gli appassionati, fondali molto belli da esplorare. C’è anche un punto di ristoro. Sulla stessa strada si trova anche la Bobba, a circa 6 chilometri da Carloforte: più piccola della Caletta, la spiaggia ha comunque sabbia bianchissima e mare cristallino ed è servita da un punto di ristoro. Meritano attenzione anche Girin e il Giunco (lungo la strada della Caletta a pochi chilometri da Carloforte) che guardano verso sud. C’è anche Cala Vinagra che può essere raggiunta dalla strada per Capo Sandalo, direttrice che porta verso il Faro.

PAESAGGIO
Seguendo la strada che porta alla Bobba è possibile ammirare le Colonne, due faraglioni alti 20 metri che danno il nome alla località. Altra tappa obbligata è la Conca, una scogliera dal particolare aspetto dato dalle rocce scolpite dal mare e dal vento e circondata da ginepri. Un altro percorso immerso nella natura è quello dell’oasi della Lega italiana protezione uccelli (Lipu) a ridosso di Cala Fico, una spiaggetta di pietre molto suggestiva racchiusa tra le pareti alte di un fiordo: si raggiunge svoltando a destra prima di raggiungere il Faro e da li è possibile ammirare il Falco della regina. Ci sono anche altre due possibilità: una visita all’osservatorio astronomico all’uscita del paese sulla strada per la Caletta oppure alla Tonnara, che si trova sul versante opposto nella strada che porta alla Punta, altra zona panoramica da raggiungere in auto. Chi arriva in barca può alloggiare nel porticciolo di Carloforte e visitare l’isola dal mare: le possibilità, infatti, non mancano neppure su questo versante. La grotta delle Oche, punta Cannoni, le Spine e Caporosso sono zone che da sempre affascinano i diportisti e non solo.

ALLOGGI
Per chi volesse trattenersi più di un giorno gli alberghi nel centro storico e in periferia non mancano, ma è bene prenotare per tempo. Gli indirizzi e i numero di telefono dei vari hotel si trovano facilmente su internet. Nell’isola c’è anche un campeggio aperto dal 15 luglio al 15 settembre con piazzole per la tenda e bungalov. Le prenotazioni possono essere fatte allo 0781-852112.

RISTORANTI
Un viaggio a Carloforte è anche un itinerario tra i sapori dell’isola. A cominciare dal cibo tipico: il cashcà, un piatto di semola di grano simile al cuscus tunisino, ma a base di verdure. Dai genovesi, invece, i carlofortini hanno ereditato la ricetta della pasta al pesto, ingrediente utilizzato assieme al tonno per altri tipi di sugo. I ristoranti non sono soltanto sulla piazza principale, ma anche nelle vie secondarie. Basta cercare e la scelta non manca. Gli amanti della natura possono decidere di mangiare in spiaggia o all’ombra di uno dei tanti boschi. In questo caso è possibile acquistare da mangiare in alcune rosticcerie del posto, ma anche nei tantissimi negozi, un’occasione in più per visitare il paese e entrare in contatto con i suoi abitanti.

[Nicola Perrotti - da L'UNIONE SARDA ESTATE del 28 Giugno ]

Riferimenti: L’UNIONE SARDA

Sant’Antioco: articoli e news

28 Giugno 2005 Commenti chiusi

SANT’ANTIOCO : ARTICOLI NEWS

- «Un weekend con noi nel mattatoio»
- Una petizione per l’isola pedonale
- Convocazione Consiglio Comunale

Le nuove case attese da dieci anni non possono essere ancora assegnate
«UN WEEKEND CON NOI DEL MATTATOIO»
L’invito agli amministratori degli abitanti delle case ghetto

Offerta agli amministratori: un week-end tutto compreso nel rione ghetto, per vedere come si vive in un vecchio mattatoio. Insomma, provare per credere e chiedersi se è possibile che le abitazioni che dovrebbero dare finalmente un alloggio civile a decine di persone restino chiuse e inutilizzabili. L’iniziativa, decisamente provocatoria, parte dalle famiglie che vivono nei fatiscenti alloggi dell’ex mattatoio di via San Paolo a Sant’Antioco. A dettarla la rabbia e la delusione perché il sogno di avere un tetto vero non può essere ancora realizzato.
Offresi fine settimana
L’offerta è aperta a tutti i consiglieri comunali: «Maggioranza o opposizione non fa differenza – dice Anna Pau, 31 anni, due figli – vorrei proprio vedere quando resisterebbero a vivere da queste parti». “Queste parti” sono le abitazioni fatiscenti dell’ex mattatoio. Accolgono dieci famiglie, tanti bambini ma le condizioni sono da “quarto mondo”. Doveva essere una sistemazione provvisoria per un gruppo di famiglie senza tetto, dura da una decina di anni. L’assurdo è che in via Trilussa, alla periferia di Sant’Antioco, ci sono quindici alloggi popolari nuovi di zecca da assegnare.
Quindici case vuote
Almeno sei di questi appartamenti spettano alle famiglie dell’ex mattatoio che risultano ai primi posti nella graduatoria per gli alloggi Iacp. È il sogno inseguito da anni. Ma all’ex mattatoio hanno scoperto che gli alloggi non possono essere assegnati se non si realizzano prima le opere di urbanizzazione: le fogne, l’illuminazione pubblica, la strada. Spettano al Comune, doveva appaltarle un anno fa, ma la gara è stata bandita soltanto di recente. Così ci vorranno ancora mesi prima che gli alloggi siano assegnati.
Mancano le fogne
«Stiamo procedendo per poter ultimare il rione – dice l’assessore ai lavori pubblici Monica Fois – speriamo di potere concludere al più presto». In via San Paolo, però, in quella corte dei miracoli che è l’ex mattatoio ne hanno abbastanza di attendere. Nel vasto cortile circondato dai box dove sostavano gli animali destinati al macello e gli androni trasformati in “accoglienti” alloggi le donne tengono a bada i figli mentre commentano la situazione: «Sembra impossibile che per allacciare le fogne – dice Consuelo Piredda, 38 anni, quattro figli – ci voglia tanto tempo». Poi la donna fa una proposta: «Ci consegnino le case alle fogne provvediamo noi».
Non c’è la graduatoria
Battistina Farci protesta, invece, perché la graduatoria definitiva non è stata ancora pubblicata. È un ulteriore ostacolo: senza graduatoria sarà impossibile consegnare gli alloggi anche se sono ultimati. Tra le più deluse è Gigliola Pusci, 37 anni, marito e quattro figli di 19, 15, 6 e 3 anni «Dobbiamo dormire tutti nella stessa stanza – lamenta – qualcuno dovrebbe vergognarsi che esistano ancora queste situazioni». «Vorremmo che ultimassero i lavori al più presto – conclude Katia Pau, 29 anni, sposata e due figli – in fondo chiediamo solo una casa e pò di giustizia». Così è spuntata l’idea: un fine settimana omaggio per gli amministratori nel ghetto dimenticato.
[Tito Siddi - da L'UNIONE SARDA del 25 Giugno 2005]

UNA PETIZIONE PER L’ISOLA PEDONALE
Centro storico chiuso al traffico. Lo chiedono trecento cittadini di Sant’Antioco che ieri mattina hanno depositato all’Ufficio protocollo protocollo del Comune una petizione perché “Sa passillara” sia chiusa al traffico. Contro questa si sono invece schierati i commercianti che hanno i negozi tra via Roma a via Regina Margherita. Per loro l’isola pedonale diventerebbe la tomba del commercio. Per il momento gli operatori economici del Corso possono comunque dormire sonni tranquilli. Il numero delle firme della petizione presentata ieri mattina è, infatti, insufficiente (secondo lo statuto comunale) per richiedere un referendum. «Capisco le istanze della popolazione ma le firme non sono sufficienti», conviene il sindaco Eusebio Baghino. «Se poi se si creeranno le condizioni – aggiunge il sindaco – potremmo organizzare una consultazione popolare».
Ieri, intanto, il Corso è stato riaperto al traffico dalle 8.30 alle 12,30 per consentire il carico e lo scarico delle merci. Quando sarà riaperto completamente la sosta sarà di mezz’ora regolata dal disco orario e a pagamento.
[Tito Siddi - da L'UNIONE SARDA del 25 Giugno 2005]

CONVOCAZIONE CONSIGLIO COMUNALE
Il Consiglio Comunale è convocato in seduta ordinaria per il 30/06/2005 Giovedì – alle h. 18.00 per lesame del seguente
ORDINE DEL GIORNO
1) Approvazione del rendiconto della gestione per lesercizio 2004;
2) Istituzione sistema forfetario per la gestione dei rifiuti urbani dal 01/01/2006 Soppressione T.A.R.S.U dal 01/01/2006 Approvazione piano finanziario.
www.comune.santantioco.ca

GLI APPUNTAMENTI DI OGGI

CARBONIA – Rassegna d’arte AVANTARTE, presso il giardino Villa Sulcis.

IGLESIAS – SAGRA DELL’ARROSTO. Per la festa di San Paolo. Ore 20

SONDAGGIO DELLA GAZZETTANTIOCHENSE
Siete d’accordo con la proposta per il dimezzamento degli stipendi agli onorevoli sardi ?

- Sì, sono d’accordo
- No, non sono d’accordo
- Non so

Rispondete inviando una messaggio alla nostra mail gazzettantiochense@tiscali.it

Riferimenti: L’UNIONE SARDA

GAZZETTANTIOCHENSE – Il Sondaggio

27 Giugno 2005 4 commenti

LA GAZZETTANTIOCHENSE

Il Sondaggio N° 2

Diecimila firme sono state raccolte dal Comitato Lu Puntulgiu-Il Grifone di Alghero per dimezzare gli stipendi agli onorevoli sardi. La proposta di legge sarà presentata con tutta probabilità al Consiglio Regionale a Settembre. Per farvi un’idea leggete l’articolo su questa stessa pagina.

Fateci sapere la vostra opinione.

SONDAGGIO

Siete d’accordo con la proposta di legge per il dimezzamento degli stipendi agli onorevoli sardi ?

- Sì, sono d’accordo
- No, non sono d’accordo
- Non so

Rispondete al sondaggio inviando una messaggio alla nostra mail gazzettantiochense@tiscali.it
o inserendo la vostra opinione nei commenti a questa pagina.

Il sondaggio durerà un mese.

Grazie.

La Redazione

- da L’UNIONE SARDA di oggi -

A settembre la proposta di legge
STIPENDI ONOREVOLI DIMEZZATI: RACCOLTE PIU’ DI 10.000 FIRME

La soglia è stata raggiunta e superata. Diecimila firme (per la precisione sono 10.736) per dare un netto colpo di forbice agli stipendi dei consiglieri regionali. La proposta di legge su iniziativa popolare del Comitato Lu Puntulgiu-Il Grifone sarà presentata al protocollo del Consiglio regionale e al Presidente Giacomo Spissu agli inizi di settembre. «Abbiamo inoltrato ai 377 sindaci della Sardegna le lettere per la raccolta delle firme nei diversi comuni», spiega Francesco Masu, portavoce del Comitato. «Dai primi di gennaio, da quando è partita la sottoscrizione, ad oggi, abbiamo superato la quota minima necessaria affinché la proposta di legge possa essere discussa in Aula». Per centrare l’obiettivo sono bastati appena 108 comuni, molto meno della metà. «A fine mese però concluderemo la raccolta e entro luglio contiamo di avere tutti i moduli con le firme dei restanti comuni». La proposta di legge del comitato promotore che ha sede ad Alghero, è costituita da tre articoli. Il primo riguarda la percentuale (attualmente è dell’80 per cento dello stipendio che spetta ai parlamentari nazionali) su cui si calcolano gli emolumenti degli onorevoli sardi (circa 18 mila euro al mese). Nell’articolo si riduce drasticamente della metà. Il secondo articolo, composto da una sola riga, spiega anche che la somma deve essere «onnicomprensiva di ogni altro beneficio e trattamento economico accessorio», in pratica niente benefit come biglietti aerei, computer, assegno di reinserimento ecc. «Infine la proposta di legge chiede di abrogare ogni altro automatismo riguardante gli aumenti», spiega ancora Masu. Tra i comuni che hanno risposto con maggior convinzione c’è Nuoro con oltre 1600 firme, segue Sassari 1200, mentre giù di tono Cagliari (900) e Oristano (fanalino di coda dei capoluoghi storici con 163). Emergono i dati di Alghero (900), Sanluri (448), Muravera (376), Orgosolo, (250 firme), Villacidro (209), Genuri (84 firme), Perdasdefogu (128). Decimomannu (86). A Santa Teresa Gallura solo 2 cittadini hanno messo l’autografo. A Badesi neppure uno. «C’è stata una partecipazione significativa e ci auguriamo che questo segnale venga recepito dai partiti politici e organizzazioni sindacali così che si apra in occasione della discussione in Consiglio regionale un dibattito serio sul costo reale della politica».

- da L’UNIONE SARDA del 27 giugno 2005 -

ALTRI SONDAGGI

- Sondaggio N° 1