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CULTURA – Alcune tipologie delle tombe dell’ipogeo di Sant’Antioco

17 Giugno 2005


CULTURA

IGNAZIO MARCEDDU

ALCUNE TIPOLOGIE DELLE TOMBE DELL’IPOGEO DI SANT’ANTIOCO

Nel precedente articolo avevamo accennato ad ulteriori approfondimenti di alcuni moduli di estremo interesse relative alle tombe rinvenute nell’ipogeo sulcitano. Infatti l’intera area del sito annovera numerosi ritrovamenti, tra cui 22 tombe ad arcosolio, 64 loculi, 90 formae, in cui sono facilmente riconoscibili tombe a cappuccina, arenarie, baldacchino, sarcofagi e a cassone.
Notevole importanza sembrano destare nel campo scientifico le tombe ad arcosolio, le cui pitture confermano la loro arcaicità (II° secolo), la loro disposizione è improntata con criteri di simmetria, alcune con calotta absidale, probabilmente appartenenti a personaggi di alto rango sociale.
A sinistra dell’ambiente B è possibile osservare resti di decorazioni dipinte che probabilmente interessavano molte altre tombe, ma con datazione differente (IV° secolo d.C).
Proseguendo negli ambienti D ed E, si può osservare un tramezzo e dei portelli dei dromoi per accedere alle camere puniche, (le aree G,F,L appaiono in ottimo stato di conservazione).
Le indicazioni cronologiche non consentono di andare oltre, si può avanzare l’ipotesi di una successiva fase di inumazione a loculi anteriore agli arcosoli e prolungatasi fino al periodo di abbandono della catacomba. Abbiamo poi le tipologie di inumazione a fosse terraggine, il cui numero è di 90 formae, esplorate tutte dal Taramelli che le trovò tutte per lo più violate. Esse sono scavate nella roccia, seguendo il criterio di disposizione lungo il lato parallelo delle pareti (B-C-D-E). Questa tipologia rimane estranea ad altre tombe rinvenute, e alcune di queste presentano varianti strutturali ( F/74, G/78 ).
Le due tombe cappuccine hanno una lunghezza rilevante: oltre due metri di lunghezza. Per analogia con tutti i complessi catacombali, le formae dovrebbero seguire ai loculi e agli arcosoli, ma questo punto non sembra essere stato rispettato in quelle rinvenute a Sant’Antioco. Le tombe a sarcofago, rientrano nella tipologia funeraria di Sulci, che indubbiamente ne comprendeva un certo numero, ora pressoché scomparse. Restano il sarcofago-altare della cripta A e altri due sarcofagi in muratura nell’ipogeo H, conosciuto come la tomba di Santa Rosa, di questi il primo sta sulla sinistra dell’ingresso punico, ma il sarcofago vero e proprio è una cassa intatta, monolitica, in tufo rachitico. Il secondo sarcofago è situato in fondo alla celletta destra dellipogeo, la sua fattura si presenta rozzamente lavorata. Sul davanti è incisa una croce a bracci uguali, aspetto questo che mette in evidenza l’uso liturgico che si faceva di essi, anche se dubito abbiano contenuto il corpo di un personaggio “venerato”.
La tomba a baldacchino o tegurrina infine presenta aspetti strutturali insoliti e la sua tipologia rimanda a inumazioni riscontrabili in Sicilia, Malta e Africa, ma sconosciute in altre catacombe come Roma o Siracusa.
Il sepolcro sulcitano è in muratura, e sembra piuttosto una imitazione tarda, riscontrabile dal IV° secolo in poi.
In conclusione la catacomba di Sant’Antioco rappresenta un robusto argomento a favore del culto documentato dal vescovo Pietro e tramandato, con adattamenti popolari, dalla Passio medioevale dei monaci vittoriani. La tipologia delle tombe ha portato a individuare rapporti con altre aree culturali, dimostrandone una continuità di influssi reciproci, non solo sotto l’aspetto cultuale, ma che non dimostra affatto la provenienza del martire Antioco dall’area africana.

IGNAZIO MARCEDDU

Foto – La tomba di Santa Rosa

Riferimenti: SITO DI IGNAZIO MARCEDDU

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