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Archivio 28 Giugno 2005

On the Magazines

28 Giugno 2005 1 commento


ON THE MAGAZINES

“On the Magazines” : la rubrica della GA che vuole ricercare e pubblicare tutti gli interventi su Sant’Antioco e il Sulcis-Iglesiente pubblicati su giornali, riviste, libri o altro.
Per vedere come il nostro territorio viene descritto e fotografato da “quelli che ci vedono da fuori”.

Quello di oggi è un intervento riportato alcuni anni fa, nel 2002, sul famoso mensile scientifico NEWTON, dove si parla di una discussione ancora attuale : la mitica Atlantide era la nostra Sardegna ?
Nell’articolo si parla in particolare del Sulcis-Iglesiente e anche di Sant’Antioco, la famosa “Isola Plumbea” come venne definita da Tolomeo.

ARCHEOLOGIA
Atlantide, Italia

Il suo mito risale alla notte dei tempi. In tanti l’hanno cercata, ma sempre senza successo. Forse perchè nessuno immaginava che Atlantide potrebbe non essere un’isola sommersa.
Nessuno tranne un giornalista italiano che in un libro inchiesta ipotizza che il mitico continente sia proprio qui, al di là del canale di Sicilia

Tra i tanti luoghi mitici dell’antichità è forse il più remoto e affascinante. Di sicuro è quello attorno a cui sono stati scritti centinaia di libri, in ogni epoca. E se ci fosse un Guinness dei primati dell’archeologia misteriosa, si meriterebbe sicuramente il premio per il luogo più cercato: in Grecia, Turchia, Gran Bretagna, perfino in Giappone. Quanto saremmo sorpresi di scoprire che la risposta era sotto i nostri occhi da sempre?
Come la prendereste se qualcuno vi rivelasse che la fantastica Atlantide era, in realtà, la modernamente fantastica Sardegna?
Platone descrive il mitico regno di Atlante in due dialoghi ambientati al tempo della morte di Socrate (399 a.C.), il Timeo e il Crizia, in cui si parla di “un’isola grande più della Libia e dell’Asia”, potente, civile e sacra a Poseidone, dio del mare, e i cui abitanti avevano uno stretto legame con i Tirreni, cioè i “costruttori di torri”.
L’isola doveva essere ricca di acqua e foreste, con un clima dolce che permettesse più raccolti all’anno e, soprattutto, tanto ricca di minerali (argyròphleps nesos, “l’ isola dalle vene d’argento”) da permettersi cerchie di mura concentriche di ogni metallo. Atlantide si trovava a Ovest della Grecia e delle Colonne d’Ercole ed era già antica per gli antichi, quando entrò in conflitto con Atene e gli Egizi e venne distrutta dall’ira degli dèi. A Occidente dell’isola mitica, e comunque collegata a essa, si trovava Tartesso, mitico emporio di merci rare ancora più avvolto nel mistero: non si sa se fosse città o territorio e non è stato mai scoperto dagli archeologi, nonostante decenni di scavi e congressi. Un forziere d’argento: per secoli gli uomini hanno cercato le tracce di Atlantide e studi archeologici recenti l’ hanno collocata prima a Santorini nel Mare Egeo, poi in Turchia e infine a Helike, in Grecia.
Proviamo a cambiare completamente punto di vista per capire se esistono luoghi reali che assomigliano a quanto scritto in origine da Platone. Cominciamo dalle “mura di ogni metallo”. Si dice che i Fenici che giungevano in Sardegna dopo il XII-XI secolo a.C. (cioè quando Atlantide era già stata inghiottita dal mare) fabbricassero addirittura le ancore con l’argento dell’isola per portarne via il più possibile. Chi conosce la geologia della Sardegna sa bene che nel Sulcis-Iglesiente si trovano importanti miniere di zinco e piombo, da sempre fra le principali d’Europa e sfruttate fino a pochi anni fa. E si tratta di un piombo particolare, perché ricco d’argento. Oggi il tenore d’argento nella galena sarda è di pochi grammi per tonnellata, ma al tempo dei Fenici e dei Romani (che scavavano a mano primordiali miniere) quella percentuale poteva salire fino alla quantità straordinaria di 1000 o addirittura 4000 grammi per quintale. Si è sempre pensato che l’approvvigionamento principale dei Fenici per i metalli fosse la Spagna, ma per quale ragione gli astuti mercanti africani avrebbero dovuto sobbarcarsi oltre venti giorni di navigazione per trovare in Andalusia ciò che avevano in abbondanza a soli due giorni di mare da Tiro ? E non era Tolomeo che chiamava Insula Plumbea l’odierna Sant’Antioco ? Un’isola d’argento così vicina non lascia molti dubbi sul fatto che la si sfruttasse a dovere in un tempo in cui questo era più prezioso dell’oro, come ben sapevano i faraoni che, in Nubia, di oro ne avevano fin troppo.
Ma l’argento non basta. La Sardegna è stata, fino al XIX secolo, una foresta galleggiante e ricchissima di sorgenti che, visto il clima dolce, favorivano fino a tre raccolti all’anno. Al tempo non mancavano legno combustibile, acqua e metallo per una civiltà di metallurgici come non se ne dovevano trovare altrove: nei forni fusori nuragici si arrivava a 1200 |C e si componevano lingotti di bronzo di 30 chili che venivano portati in tutto il mondo allora conosciuto. Per molti studiosi sarebbe stato giusto cercare Atlantide a Ovest di Gibilterra o addirittura nelle isole britanniche chiamate Cassiteridi, perché qui, presumibilmente, c’erano grandi quantità di stagno, metallo utile per fare il bronzo. E si sa che sul bronzo si è basata la civiltà umana occidentale prima del ferro. Non si deve però pensare che il passaggio dall’Età del Bronzo a quella del Ferro corrisponda necessariamente a una scelta voluta: il ferro fonde a 1537 |C, si rovina prima e più del bronzo, non è in definitiva molto più duro e non può essere rifuso con facilità. Perché sostituire un procedimento semplice e collaudato con uno più lungo e complesso ? Gli studiosi non sanno ancora rispondere, un fatto è però certo: attorno al XII-XI secolo a.C. una diaspora di fabbri senza precedenti accendeva forni un pò dovunque fuori di Sardegna e nel 900 a.C. le miniere toscane già fondavano una società metallurgica. Chi aveva rivelato loro i segreti della lavorazione ? Dato che gli Etruschi non avevano ancora scoperto le potenzialità delle miniere toscane è plausibile che siano stati proprio i transfughi nuragici ad aiutare gli antenati di Dante Alighieri. Un nemico invisibile: Transfughi ? Da cosa e perché ? Per scoprirlo spostiamoci a Barumini dove nel 1938 alcuni studiosi, tra il mucchio di fango e pietrame sparso per la campagna, individuarono la famosa reggia nuragica. Solo poco più di un metro di costruzione sporgeva, e per portarla tutta alla luce si sono dovuti asportare circa 20 metri di limo. La prima nota strana salta subito agli occhi: la porta d’accesso (attuale) è a circa 7 metri di altezza dal livello di calpestìo. Si tratta di un’entrata abituale cui si accedeva con scale di legno o una necessità dovuta alla rifortificazione di un’area invasa dal fango ? Continuiamo ad analizzare il sito. Il settore sud orientale della reggia è stato trovato molto malridotto, come fosse stato scaraventato a terra. Forse è il risultato della distruzione umana: guerre tra le tribù nuragiche o contro nemici invasori. Certo che è difficile credere che gli isolani o i Fenici prima di portar via l’argento si fossero preoccupati di demolire i nuraghes (così come li chiamano in Sardegna). E inoltre si tratta di un fenomeno generale: tutti i nuraghes della parte meridionale della Sardegna risultano distrutti e ridotti a mucchi di pietre e fango, e tutti da Sudest. Mentre quelli da Nuoro in su sono sempre integri. Viene da pensare a un nemico più grande dell’uomo, una forza della natura che ai nostri avi doveva sembrare soprannaturale: immense onde di maremoto, tsunami primordiali che, attorno al XIII secolo a.C., spazzano la Sardegna e demoliscono i nuraghes più esposti. E ancora terremoti e crisi sismiche che ne facilitarono il definitivo abbandono. Attorno a Barumini ci sono 37 resti di nuraghes dell’Età del Bronzo: 12 proseguiranno con il Ferro, ma 25 (cioè i 2/3) verranno abbandonati o tramutati da abitazioni in luoghi di culto. Ancora più strano è che i nuraghes sulla Giara di Gésturi (appena a Nord di Barumini, più alta di circa 200 metri) siano tutti relativamente integri, come se la Giara avesse fatto da diga alla marea montante da Sud. Pensiamo infine al Campidano, una specie di mare di terra lungo 100 chilometri che corre da Cagliari a Oristano e che è stato paludoso per millenni, e immaginiamo uno o più maremoti che si scatenino a largo della Sardegna e che risalgano verso Nordest trascinando detriti e fango. Questa specie di schiaffo di Poseidone potrebbe aver contribuito a relegare nell’abbandono l’antica civiltà di Sardegna per secoli.
Per il momento sono solo ipotesi, ma sondaggi geologici che ritrovassero tracce di antichi tsunami nel Campidano e attorno ai nuraghes potrebbero fornire una prova importante. I Fenici cancellano il ricordo di Atlantide: vale poi la pena di non dimenticare la mitica Tartesso: nessuno ha la certezza che si trovi in Spagna. Una stele di 2800 anni fa ha svelato il primo scritto fenicio completo mai rintracciato a Ovest di Tiro: la prima riga reca scritto b Trshs, cioè “in Tartesso”, ma non proviene dall’Andalusia, bensì da Nora, colonia fenicia e poi romana alle porte di Cagliari, e nella terza riga reca scritto, per la prima volta, b Shrdn, cioè “in Sardegna”. Certo, poteva trattarsi di coloni fenici di ritorno dalla città spagnola, ma non è più facile pensare che Tartesso fosse in Sardegna e che i coloni provenissero direttamente dall’attuale Libano risparmiandosi un paio di settimane di navigazione ? Continuiamo a “scavare”. Che al di sotto delle costruzioni romane, puniche e fenicie ci siano resti nuragici più antichi è ormai una consuetudine. A Tharros (vicino Oristano) l’evidenza è macroscopica: i muri fenici e punici tagliano gli antichi nuraghes distrutti e persino il moderno faro sorge su un cerchio nuragico. Quei nuraghes sono stati frettolosamente abbandonati da qualcuno che non è più tornato e una calamità naturale potrebbe essere all’origine di quell’abbandono. Dunque, ricapitolando: uno tsunami colpisce la Sardegna; i “costruttori di torri” che vegliavano sul “forziere di argento”, e su raccolti e civiltà perdono molte delle loro costruzioni (i nuraghes censiti sono 8000, ma c’è ragione di pensare che siano molti di più) che spesso erano in contatto visivo fra loro (nel Sud 308 nuraghes guardano verso il mare); gli approdi sicuri annegano sotto il fango, non ci si orizzonta più tra i fondali e la rete di commerci millenaria salta. Ecco il momento propizio perché i Fenici facciano sparire Atlantide e si sostituiscano agli antichi popoli del mare che finiscono asserviti ai faraoni o come fabbri in tutto il Mediterraneo.
Mezzi moderni per antichi enigmi: due ultimi problemi: l’epoca del disastro e la posizione delle Colonne d’Ercole.
Platone pone 9000 anni prima della morte di Socrate la distruzione di Atlantide, ma nessuna civiltà aveva sviluppato la scrittura né il bronzo in quel tempo, che si tratti di un errore ? E se invece di anni fossero mesi ? Il totale sarebbe 750 anni, cioè molto vicino a quel 1200 a.C. che sembra una data cruciale in questa nuova ipotesi. E siamo poi sicuri che le Colonne fossero a Gibilterra ? In realtà Frau dimostra che nessuno tra gli antichi colloca esattamente le Colonne. Ogni attraversamento in nave delle Colonne d’Ercole prima di Eratostene (il geografo che ridisegnò il mondo antico) viene descritto dagli antichi come difficile a causa dei fondali limacciosi e delle secche, ma a Gibilterra non c’è neanche un centimetro di fango, visti i 300 metri di profondità. Le carte fisiografiche e batimetriche che oggi la tecnologia ci mette a disposizione segnalano che c’è un solo posto dove il Mediterraneo diventa fiume di fango, il Canale di Sicilia. Proprio qui dunque, presumibilmente, si trovavano le mitiche Colonne d’Ercole.
E indovinate qual è la prima isola che si incontra appena fuori dal canale…

[ Tozzi Mario - da Newton 01 ottobre 2002 ]

Riferimenti: SITO DEL MENSILE NEWTON

ITINERARI – Carloforte : Relax tra mare e boschi

28 Giugno 2005 Commenti chiusi


ITINERARI

- da L’UNIONE SARDA ESTATE di oggi -

L’isola di San Pietro: spiagge bianche e acqua pulita
RELAX TRA MARE E BOSCHI
Carloforte, quelle rocce scolpite dal mare

L’isola di San Pietro è uno di quei posti da visitare almeno una volta nella vita. Carloforte, ex colonia di pescatori dal profilo ottocentesco, è il capoluogo del piccolo mondo di spiagge e campagna abitato da persone ospitali, a metà strada tra i sardi e i genovesi. Un viaggio nell’isola, ideale per rilassarsi, offre tante possibilità: bagni, passeggiate in paese, visite all’osservatorio astronomico, alla tonnara e tantissimi altri itinerari. Difficile restare delusi dal paesaggio, dal mare, ma anche dalla cucina.

TRAGHETTO
Per raggiungere l’isola ci sono due possibilità: imbarco a Portovesme o Calasetta. Il tragitto dura poco: 40 minuti da Portovesme, 30 da Calasetta. I biglietti possono essere fatti sul posto, ma in alta stagione e nei fine settimana è preferibile prenotare. Le compagnie marittime sono due: la Saremar, che risponde allo 0781-854005, e la Delcomar 0781-857123.

SPIAGGE
Le spiagge sono numerose. Visitarle tutte in un giorno è quasi impossibile. Le più gettonate sono la Caletta e la Bobba, ma ce ne sono anche altre meno note e altrettanto belle. Per arrivare alla Caletta bisogna percorrere per circa 8 chilometri la strada litoranea, dalla quale è possibile raggiungere anche altri punti di balneazione segnalati da indicazioni scritte su pietre rosa. La spiaggia, esposta a sud-ovest, è molto grande: sabbia pulita e, per gli appassionati, fondali molto belli da esplorare. C’è anche un punto di ristoro. Sulla stessa strada si trova anche la Bobba, a circa 6 chilometri da Carloforte: più piccola della Caletta, la spiaggia ha comunque sabbia bianchissima e mare cristallino ed è servita da un punto di ristoro. Meritano attenzione anche Girin e il Giunco (lungo la strada della Caletta a pochi chilometri da Carloforte) che guardano verso sud. C’è anche Cala Vinagra che può essere raggiunta dalla strada per Capo Sandalo, direttrice che porta verso il Faro.

PAESAGGIO
Seguendo la strada che porta alla Bobba è possibile ammirare le Colonne, due faraglioni alti 20 metri che danno il nome alla località. Altra tappa obbligata è la Conca, una scogliera dal particolare aspetto dato dalle rocce scolpite dal mare e dal vento e circondata da ginepri. Un altro percorso immerso nella natura è quello dell’oasi della Lega italiana protezione uccelli (Lipu) a ridosso di Cala Fico, una spiaggetta di pietre molto suggestiva racchiusa tra le pareti alte di un fiordo: si raggiunge svoltando a destra prima di raggiungere il Faro e da li è possibile ammirare il Falco della regina. Ci sono anche altre due possibilità: una visita all’osservatorio astronomico all’uscita del paese sulla strada per la Caletta oppure alla Tonnara, che si trova sul versante opposto nella strada che porta alla Punta, altra zona panoramica da raggiungere in auto. Chi arriva in barca può alloggiare nel porticciolo di Carloforte e visitare l’isola dal mare: le possibilità, infatti, non mancano neppure su questo versante. La grotta delle Oche, punta Cannoni, le Spine e Caporosso sono zone che da sempre affascinano i diportisti e non solo.

ALLOGGI
Per chi volesse trattenersi più di un giorno gli alberghi nel centro storico e in periferia non mancano, ma è bene prenotare per tempo. Gli indirizzi e i numero di telefono dei vari hotel si trovano facilmente su internet. Nell’isola c’è anche un campeggio aperto dal 15 luglio al 15 settembre con piazzole per la tenda e bungalov. Le prenotazioni possono essere fatte allo 0781-852112.

RISTORANTI
Un viaggio a Carloforte è anche un itinerario tra i sapori dell’isola. A cominciare dal cibo tipico: il cashcà, un piatto di semola di grano simile al cuscus tunisino, ma a base di verdure. Dai genovesi, invece, i carlofortini hanno ereditato la ricetta della pasta al pesto, ingrediente utilizzato assieme al tonno per altri tipi di sugo. I ristoranti non sono soltanto sulla piazza principale, ma anche nelle vie secondarie. Basta cercare e la scelta non manca. Gli amanti della natura possono decidere di mangiare in spiaggia o all’ombra di uno dei tanti boschi. In questo caso è possibile acquistare da mangiare in alcune rosticcerie del posto, ma anche nei tantissimi negozi, un’occasione in più per visitare il paese e entrare in contatto con i suoi abitanti.

[Nicola Perrotti - da L'UNIONE SARDA ESTATE del 28 Giugno ]

Riferimenti: L’UNIONE SARDA

Sant’Antioco: articoli e news

28 Giugno 2005 Commenti chiusi

SANT’ANTIOCO : ARTICOLI NEWS

- «Un weekend con noi nel mattatoio»
- Una petizione per l’isola pedonale
- Convocazione Consiglio Comunale

Le nuove case attese da dieci anni non possono essere ancora assegnate
«UN WEEKEND CON NOI DEL MATTATOIO»
L’invito agli amministratori degli abitanti delle case ghetto

Offerta agli amministratori: un week-end tutto compreso nel rione ghetto, per vedere come si vive in un vecchio mattatoio. Insomma, provare per credere e chiedersi se è possibile che le abitazioni che dovrebbero dare finalmente un alloggio civile a decine di persone restino chiuse e inutilizzabili. L’iniziativa, decisamente provocatoria, parte dalle famiglie che vivono nei fatiscenti alloggi dell’ex mattatoio di via San Paolo a Sant’Antioco. A dettarla la rabbia e la delusione perché il sogno di avere un tetto vero non può essere ancora realizzato.
Offresi fine settimana
L’offerta è aperta a tutti i consiglieri comunali: «Maggioranza o opposizione non fa differenza – dice Anna Pau, 31 anni, due figli – vorrei proprio vedere quando resisterebbero a vivere da queste parti». “Queste parti” sono le abitazioni fatiscenti dell’ex mattatoio. Accolgono dieci famiglie, tanti bambini ma le condizioni sono da “quarto mondo”. Doveva essere una sistemazione provvisoria per un gruppo di famiglie senza tetto, dura da una decina di anni. L’assurdo è che in via Trilussa, alla periferia di Sant’Antioco, ci sono quindici alloggi popolari nuovi di zecca da assegnare.
Quindici case vuote
Almeno sei di questi appartamenti spettano alle famiglie dell’ex mattatoio che risultano ai primi posti nella graduatoria per gli alloggi Iacp. È il sogno inseguito da anni. Ma all’ex mattatoio hanno scoperto che gli alloggi non possono essere assegnati se non si realizzano prima le opere di urbanizzazione: le fogne, l’illuminazione pubblica, la strada. Spettano al Comune, doveva appaltarle un anno fa, ma la gara è stata bandita soltanto di recente. Così ci vorranno ancora mesi prima che gli alloggi siano assegnati.
Mancano le fogne
«Stiamo procedendo per poter ultimare il rione – dice l’assessore ai lavori pubblici Monica Fois – speriamo di potere concludere al più presto». In via San Paolo, però, in quella corte dei miracoli che è l’ex mattatoio ne hanno abbastanza di attendere. Nel vasto cortile circondato dai box dove sostavano gli animali destinati al macello e gli androni trasformati in “accoglienti” alloggi le donne tengono a bada i figli mentre commentano la situazione: «Sembra impossibile che per allacciare le fogne – dice Consuelo Piredda, 38 anni, quattro figli – ci voglia tanto tempo». Poi la donna fa una proposta: «Ci consegnino le case alle fogne provvediamo noi».
Non c’è la graduatoria
Battistina Farci protesta, invece, perché la graduatoria definitiva non è stata ancora pubblicata. È un ulteriore ostacolo: senza graduatoria sarà impossibile consegnare gli alloggi anche se sono ultimati. Tra le più deluse è Gigliola Pusci, 37 anni, marito e quattro figli di 19, 15, 6 e 3 anni «Dobbiamo dormire tutti nella stessa stanza – lamenta – qualcuno dovrebbe vergognarsi che esistano ancora queste situazioni». «Vorremmo che ultimassero i lavori al più presto – conclude Katia Pau, 29 anni, sposata e due figli – in fondo chiediamo solo una casa e pò di giustizia». Così è spuntata l’idea: un fine settimana omaggio per gli amministratori nel ghetto dimenticato.
[Tito Siddi - da L'UNIONE SARDA del 25 Giugno 2005]

UNA PETIZIONE PER L’ISOLA PEDONALE
Centro storico chiuso al traffico. Lo chiedono trecento cittadini di Sant’Antioco che ieri mattina hanno depositato all’Ufficio protocollo protocollo del Comune una petizione perché “Sa passillara” sia chiusa al traffico. Contro questa si sono invece schierati i commercianti che hanno i negozi tra via Roma a via Regina Margherita. Per loro l’isola pedonale diventerebbe la tomba del commercio. Per il momento gli operatori economici del Corso possono comunque dormire sonni tranquilli. Il numero delle firme della petizione presentata ieri mattina è, infatti, insufficiente (secondo lo statuto comunale) per richiedere un referendum. «Capisco le istanze della popolazione ma le firme non sono sufficienti», conviene il sindaco Eusebio Baghino. «Se poi se si creeranno le condizioni – aggiunge il sindaco – potremmo organizzare una consultazione popolare».
Ieri, intanto, il Corso è stato riaperto al traffico dalle 8.30 alle 12,30 per consentire il carico e lo scarico delle merci. Quando sarà riaperto completamente la sosta sarà di mezz’ora regolata dal disco orario e a pagamento.
[Tito Siddi - da L'UNIONE SARDA del 25 Giugno 2005]

CONVOCAZIONE CONSIGLIO COMUNALE
Il Consiglio Comunale è convocato in seduta ordinaria per il 30/06/2005 Giovedì – alle h. 18.00 per lesame del seguente
ORDINE DEL GIORNO
1) Approvazione del rendiconto della gestione per lesercizio 2004;
2) Istituzione sistema forfetario per la gestione dei rifiuti urbani dal 01/01/2006 Soppressione T.A.R.S.U dal 01/01/2006 Approvazione piano finanziario.
www.comune.santantioco.ca

GLI APPUNTAMENTI DI OGGI

CARBONIA – Rassegna d’arte AVANTARTE, presso il giardino Villa Sulcis.

IGLESIAS – SAGRA DELL’ARROSTO. Per la festa di San Paolo. Ore 20

SONDAGGIO DELLA GAZZETTANTIOCHENSE
Siete d’accordo con la proposta per il dimezzamento degli stipendi agli onorevoli sardi ?

- Sì, sono d’accordo
- No, non sono d’accordo
- Non so

Rispondete inviando una messaggio alla nostra mail gazzettantiochense@tiscali.it

Riferimenti: L’UNIONE SARDA