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Gli Articoli di Oggi

4 Luglio 2005

ARTICOLI

- da L’UNIONE SARDA di oggi -

SANT’ANTIOCO – Una vita tra le barche di legno. I suoi gozzi navigano ancora
SPORT – VELA – CARLOFORTE. Vela latina, Aixia conquista il titolo italiano per la seconda volta consecutiva

SANT’ANTIOCO
Mestieri. Si racconta il più anziano maestro d’ascia di Sant’Antioco
UNA VITA TRA LE BARCHE DI LEGNO. I SUOI GOZZI NAVIGANO ANCORA
Giulio Balia: «Oggi c’è il computer, ma questa è un’arte che s’impara in cantiere»

Quando ha iniziato a costruire barche aveva le mani di un bambino, poi la passione è diventata un lavoro che l’ha accompagnato per tutta la vita. Giulio Balia, 78 anni, è uno dei più anziani maestri d’ascia della Sardegna: enciclopedia vivente di un’arte che può fare a meno del computer perché si basa solo sulla conoscenza e sulla manualità. Attestato di benemerenza del Ministero della marina mercantile, iscritto nell’albo d’onore dei maestri d’ascia, Giulio Balia racconta la sua storia senza enfasi, con la voce misurata di chi ha sempre lavorato e vissuto coi piedi per terra. Il suo cantiere di Sant’Antioco ha creato tantissimi pescherecci, chiatte, gozzi e barche a vela di tutte le dimensioni. «Io stesso ho perso il conto», racconta l’anziano maestro, oggi in pensione, le cui creature navigano ancora per i mari della Sardegna. Come Doriana, un peschereccio che ha costruito negli anni Cinquanta e che l’altro giorno ha portato a terra duecento chili di pesce spada. Le sue barche sono un capolavoro di precisione. La costruzione inizia con un modellino in scala, poi le misure di ogni pezzo vengono riportate a dimensione reale: il legno inizia a prendere forma sotto le carezze della pialla e i colpi delicati dello scalpello, fino a diventare lo scheletro dello scafo. Mogano, quercia, pino marittimo, irocco: dal legno grezzo nasce la barca come una scultura. Oggi il cantiere è passato ai suoi due figli: Nazzareno di 43 anni e Antonio di 38, ma il metodo non cambia. Nell’officina, sul lungomare di Sant’Antioco, non c’è mai stato e mai ci sarà un computer: i progetti sono sempre gli stessi e vengono migliorati di anno in anno. Nessun archivio: le informazioni si tengono a mente e si trasferiscono alle generazioni. «Creare una barca significa costruirla pezzo per pezzo con grande pazienza e precisione», spiega l’anziano maestro, «è un lavoro che impegna quasi tutto il tempo, ma che ho fatto con serenità e mi ha sempre dato soddisfazione. Ancora oggi sono felice se penso che le mie prime due barche navigano ancora. Una si trova a porto Botte, l’altra a Torre Grande, ma ce ne sono sparse un pò in tutta l’isola, da Cagliari a Villasimius fino alla Costa Smeralda».
Era il 1948 quando Balia ha aperto il primo cantiere a Sant’Antioco, ma ha imparato il mestiere molto prima lavorando a fianco del padre, commerciante di pesce. «Ho iniziato dopo lo sfollamento, per passione e per bisogno. Come primo lavoro ho fatto l’operaio in un cantiere di Cagliari che doveva realizzare un veliero. Cercavano maestri d’ascia a Sant’Antioco. Ci ho lavorato sei mesi, assieme a due maestri d’ascia di Carloforte. Poi mi sono messo in proprio».
Pian piano ha conquistato la fiducia dei pescatori del paese, che hanno iniziato a commissionargli barche. Ne ha prodotto due al mese per quarantasette anni e ancora oggi segue i lavori del cantiere (costruzione, ma anche manutenzione e allestimento), ma non ci lavora più perché è in pensione dal 1995. «Ci torno spesso, non riesco a vivere lontano delle barche».
La sua più grande soddisfazione? Avere venduto barche a Carloforte, un mercato che, almeno un tempo, era considerato molto esigente, ma che sapeva premiare la qualità. Nel 1951 ha preso la patente di maestro d’ascia, mentre nel 1986 il suo nome è stato iscritto nell’albo d’onore riservato a pochi artigiani del mestiere. Sei anni fa la consegna di un attestato del Ministero con cerimonia ufficiale della Capitaneria di porto. Le sue conoscenze sono state premiate e lui le ha trasferite ai figli che continuano l’attività, nonostante il mercato si fortemente ridotto. Giulio Balia lo ammette a denti stretti, ma ancora oggi dà qualche consiglio ai figli che, a suo dire, sono comunque «bravissimi». Il più giovane, Antonio, conferma la passione per il mestiere, ma per i suoi figli vorrebbero un futuro diverso. «È un lavoro duro che ci impegna dalle sette del mattino alle otto di sera fino al sabato. Certo ci piacerebbe che l’attività proseguisse, ma magari con i figli laureati che gestiscono il cantiere come dirigenti. Nel frattempo vorremmo continuare a lavorare senza problemi e che il mestiere non venga dimenticato perché oggi, purtroppo, i cantieri dei maestri d’ascia chiudono uno dopo l’altro».
Anche il patriarca è preoccupato per la situazione del mercato, ma è fiducioso e crede ancora nella fabbrica, che comunque lavora a regime. Soffre soltanto quando sa che una sua barca viene demolita. Per i pescatori (i principali clienti) vige una specie di regola della rottamazione: una sola barca per ogni licenza, dice la legge. Così per avere un nuovo peschereccio occorre distruggere il vecchio. Oggi, con le mani ruvide che per una vita hanno forgiato il legno, tira le somme e ammette: «Passano gli anni e mi sono trovato vecchio, ma non ho rimpianti».
[ Nicola Pernotti ]

CARLOFORTE
Successi anche per Carlinc e per Ruggero II
VELA LATINA, AIXIA CONQUISTA IL TITOLO ITALIANO PER LA SECONDA VOLTA CONSECUTIVA

Per la seconda volta consecutiva, Aixia è campione italiano di vela latina. Ma, a differenza dell’anno scorso, quando era stato assegnato un solo titolo, questa volta altre due imbarcazioni sono state vestite di tricolore dall’Aivel: Carlinc e Ruggero II. Questo il verdetto del secondo campionato nazionale, che ha tagliato il traguardo ieri a Carloforte dopo tre giorni di regata. Due in verità, visto che il primo era stato annullato per l’eccessiva intensità del maestrale. Il giorno dopo il vento si è placato, permettendo la disputa delle prime due regate. Ieri il programma si è completato: lo svolgimento di altre due prove ha permesso di raggiungere il massimo di manche (e di divertimento) previsto. Inizialmente d’intensità media, il maestrale è calato nel corso della giornata, complicando la vita agli equipaggi di coda. Per gli altri, sono state regate tutte in discesa, che hanno riservato poche sorprese rispetto alla giornata inaugurale. Chi aveva conquistato piazzamenti di prestigio, si è ripetuto. Ma non sono mancati i testa a testa fra i velieri e i gozzi, gli incroci ravvicinati alle boe, tanto numerosi da testimoniare il sempre più alto livello di una flotta che cresce in qualità e agonismo. Un condimento indispensabile, anche se le barche hanno più di cent’anni, che spesso non si esaurisce in mare. Ma prosegue a terra con le proteste, le discussioni e le chiacchiere tra equipaggi, che rendono il mondo della vela latina ogni regata più vivace. Senza mai tralasciare la sportività, scrosciante negli applausi della premiazione sulla banchina Mamma Mahon, che ha ospitato il villaggio regate e le stesse imbarcazioni. La lancia carlofortina Aixia, di Nino Granara con al timone Giampaolo Serventi, ha vinto il titolo nel gruppo A (lance e lancette) e anticipato, nella sua divisione, Isola Rossa e Altair. Sempre Aixia ha fatto incetta di altre coppe, come il trofeo Isola di San Pietro e il trofeo Borghero, donato da un emigrante argentino che a sua volta l’aveva conquistato negli anni ’70. Tra i gozzi l’algherese Carlinc, campione italiano per gruppo B (composto da gozzi e guzzette insieme), si è imposto su Quinto da masche e Luigi Padre. Nella singola divisione guzzette, Liberata ha preceduto Luisella e Santana. Fra le lancette, la calasettana Shardana ha vinto il duello con la carlofortina Aurora. Nel testa a testa fra le ammiraglie della flotta, il veliero carlofortino Ruggero II ha prevalso su Miriella di La Maddalena, tanto nella vittoria di classe quanto nella corsa al titolo italiano per il gruppo C.
[ Clara Mulas ]

- articoli tratti da L’UNIONE SARDA del 4 Luglio 2005 -

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