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CULTURA – "Fura Santus" e l’Epigrafe "Aula Micat"

10 Luglio 2005

CULTURA

IGNAZIO MARCEDDU

“FURA SANTUS” E L’EPIGRAFE “AULA MICAT”

Desidero ringraziare i numerosi lettori del blog della Gazzettantiochense che quotidianamente mi inviano numerose e-mail riguardo agli articoli che pubblico, e che sono apprezzati, vi ringrazio di cuore. L’invito rivoltomi dalla redazione a collaborare è un impegno che mi sono preso perché amo l’isola di Sant’Antioco, e poi perché amo la ricerca scientifica, passione che continua anche dopo il mio dottorato. Tra i numerosi messaggi ricevuti vi sono molte richieste riguardo all’epigrafe del martire Sant’Antioco, asportata nel 1621 e custodita a Iglesias che riporta la seguente scritta:

AULA MICAT
UBI CORPUS BEATI S(an)CTI ANTHIOCI QUIEBET IN GLORIA
VIRTUTISI OPUS REPARANTE MINISTRO PONTIFICIS
C(h)RI(sti)
SIC DECET ESSE DOMUM
QUAM PETRUS ANTISTES CULTU SPLENDORE NOBABIT
NOBILITATE
FIDEI DEDICATUM XII K FEBRU

Questa epigrafe si trovava originariamente nelle catacombe della basilica di Sant’Antioco, e posta sulla tomba del martire. Nel 1621 vennero asportate a Iglesias, per ordine dell’arcivescovo di Cagliari De Esquivel sia le ossa del Santo che la lapide.
Il trasferimento provocò una serie di proteste da parte del popolo di Sant’Antioco, tant’è che gli abitanti sulcitani chiamano ancora quelli di Iglesias “fura santus”, ossia ladri di santi.
Le reliquie del martire fecero ritorno, tranne la lapide che ancora si trova a Iglesias.
Che cosa ha di speciale questa epigrafe?
Una straordinaria relazione con le iscrizioni simmetriche della Silloge di Cambridge, una raccolta di carmi che commemorava l’intensa attività del papa sardo San Simmaco. Le somiglianze tra questi carmi e l’epigrafe di Sant’Antioco sono molto evidenti, se qualche dubbio viene nutrito da parte di alcuni studiosi di epigrafia in merito ai carmi di Cambridge, l’iscrizione di Sant’Antioco è ormai ritenuta di indubbia autenticità, essa è sicuramente metrica come spesso sono le iscrizioni sacre, e in origine probabilmente musiva, la tavola di marmo è utilizzata per metà spazio, quindi rispetto all’originale essa appare incompleta o non correttamente trascritta. Questo dettaglio a mio avviso è dovuto a una frettolosa rimozione dell’epigrafe, che ha creato qualche frattura della lastra di marmo, frettolosa rimozione forse avvenuta di notte, per paura delle reazioni degli abitanti di Sant’Antioco, che notando quanto succedeva avrebbero impedito l’asportazione sia delle reliquie che della epigrafe. In questa iscrizione si attribuiscono i lavori di restauro e di abbellimento con marmi e titoli ad un vescovo di nome Pietro (Petrus), identificato con il vescovo Pietro Pintor, ma anche ad un mansionario, una specie di soprintendente tecnico o di economo che curò personalmente (e in maniera disastrosa) i lavori, il titolo dignitatis di minister va interpretato in questo modo, in relazione al diacono che dirigeva la chiesa primitiva, una scritta simile viene rilevata anche nella chiesa del martire Lussorio a Fordongianus, con una datazione tra il VI° e VII° secolo.
Ed ora dell’epigrafe di Sant’Antioco proporrò una traduzione, molto richiesta dai nostri lettori:

AULA MICAT
(risplende il tempio )

UBI CORPUS BEATI S ( an) CTI ANTHIOCI QUIEBIT IN GLORIA
(dove riposa il corpo glorioso del Beato Santo Antioco)

VIRTUTISI OPUS REPARANTE MINISTRO PONTIFICIS
(avendo curato il restauro un ministro del vescovo di Cristo)

SIC DECET ESSE DOMUM
(così conviene al decoro del luogo sacro)

QUAM PETRUS ANTISTES CULTU SPLENDORE NOBABIT
(che il vescovo Pietro ha rinnovato e nobilitato con marmi e titoli )

FIDEI DEDICATUM XII K FEBRU
(decicato alla pietà nel dodicesimo giorno delle calende di febbraio)

Non voglio entrare in diatribe di cui si è circondata questo frammento con epigrafe per tanti secoli, ma credo che per una questione storica e di giustizia esso vada riportato nella sua posizione originale, cioè nella tomba del martire, e quindi all’interno della basilica di Sant’Antioco.

IGNAZIO MARCEDDU

Riferimenti: SITO PERSONALE DI IGNAZIO MARCEDDU

  1. Paolo
    10 Luglio 2005 a 21:48 | #1

    Concordo con lei. Riportiamo i nostri reperti a Sant’Antioco, ce ne sono troppi che ci sono stati sotratti e che è giusto tornino qui!!!

  2. Mistral
    13 Luglio 2005 a 8:08 | #2

    Su Santu est su nostru e sa reliquia puru!

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