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Archivio 12 Luglio 2005

SPORT – Calcio a 5 – Memorial Carboni – Quinta e Sesta Giornata

12 Luglio 2005 Commenti chiusi

SPORT

CALCIO A 5

MEMORIAL “PAOLO CARBONI” – SANT’ANTIOCO

Si sono svolte domenica e lunedì la quinta e la sesta giornata del Memorial Carboni. Si sono giocate le gare della seconda giornata per i gironi Bianco e Rosso.
Domenica 10 Luglio seconda vittoria per Pintus Decor e Giornaland e seconda sconfitta per C.M.Costruzioni e Bar Lungomare, nella terza e ultima giornata del girone si decideranno quindi il primo posto, tra le due squadre a punteggio pieno, e chi otterrà la qualificazione tra le due squadre ancora senza punti in classifica.
Ieri, Lunedì 11 Luglio, per il girone Rosso, Pescheria Patrizia riesce ad avere la meglio su Café La Terrazza e ottiene i suoi primi 3 punti. Vince anche Armeria Atzori su Bar Torino e balza in testa a punteggio pieno.
Oggi il girone Nero.

QUINTA GIORNATA – Domenica 10 Luglio
GIRONE BIANCO

Vince la Pintus Decor in rimonta e tiene la testa del girone. Giornaland a valanga, con Nicola Marongiu (terzino del Sant’Antioco) autore di ben 5 gol.

ore 21
C.M.Costruzioni – Pintus Decor = 3 – 4
MARCATORI
C.M.Costruzioni
: Sanna Giacomo (2) – Pintus Federico
Pintus Decor: Giaminelli Marco – Pintus Fabrizio – Fenu Andrea – Serra Andrea

ore 22
Giornaland – Bar Lungomare = 13 – 4
MARCATORI
Giornaland
: Sinzu Marco (4) – Marongiu Nicola (5) – Marongiu Alessio (2) – Pusceddu Federico (2)
Bar Lungomare: La Noce Cristian – Cabiddu Davide – La Noce Francesco – La Noce Omar

SESTA GIORNATA – Lunedì 11 Luglio
GIRONE ROSSO

Primi 3 punti per Pescheria Patrizia che si porta al secondo posto del girone. Nessun problema per Armeria Atzori, col solito Sergio Piloni in evidenza, 4 reti per lui.

ore 21
Café La Terrazza – Pescheria Patrizia = 5 – 7
MARCATORI
Café La Terrazza
: Tardini Alberto (2) – Mancini Gian Pierre – Spanu Ferruccio (2)
Pescheria Patrizia: Mereu Mauro (3) – Lai Valerio – Martis Massimo (2) – Autogol

ore 22
Armeria Atzori – Bar Torino = 10 – 4
MARCATORI
Armeria Atzori
: Piloni Sergio (4) – Perdighe Fabio (3) – Sodi Massimo (3)
Bar Torino: Cani Marco – Sairu Davide – Deiana Emanuele – Giordi Roberto

LE PARTITE DI OGGI Martedì 12 Luglio
GIRONE NERO
ore 21 – Fantasia – Longobarda
ore 22 – Edilcifra – Dino Kebab

CLASSIFICA MARCATORI
8 reti – Giaminelli Marco (Pintus Decor) – Marongiu Nicola (Giornaland)
7 reti – Piloni Sergio (Armeria Atzori)
6 eti – Milia Riccardo (Edilcifra)
5 reti – Mileddu Michele (Panifici Carboni) – Sinzu Marco (Giornaland) – Marongiu Alessio (Giornaland) – Perdighe Fabio (Armeria Atzori) – Sairu Davide (Bar Torino)

On the Magazines

12 Luglio 2005 Commenti chiusi


ON THE MAGAZINES

Un bell’articolo su Sant’Antioco e Carloforte tratto dal sito VIAGGI MAGAZINE.

Sulcis, Sardegna
Le isole di San Pietro e Sant’Antioco
DOVE VOLANO I FALCHI

L’Isola di San Pietro è un posto che suscita simpatia ancor prima di metterci piede. Mentre il traghetto attraversa le poche miglia di mare che la separano dalla Sardegna, ti vedi venire incontro le palme allineate sul lungomare di Carloforte e, dietro, le casette bianche del paese. Appena più in là, le case si perdono nella macchia mediterranea che copre la collina. È un quadretto delizioso dove ogni cosa è al suo posto: mette di buon umore come una commedia di Billy Wilder.

Quello che non si vede dal traghetto ma scopri appena sbarcato sono le scalinate e i carrugi che stanno fra le case. Già, carrugi, alla ligure, come ligure è il dialetto che il panettiere e la cartolaia usano per informarsi sulle rispettive condizioni di salute. Sono più di quattrocento anni che sono partiti da Pegli ma gli abitanti di San Pietro hanno conservato la loro identità molto più tenacemente di quelli che sono rimasti a casa.

I loro antenati erano corallari, mandati dai Lomellini di Pegli, a pescare coralli intorno all’isola di Tabarka, al largo della Tunisia. Era il 1542, e la convivenza con gli arabi non era facile. Ma il corallo era abbondante e c’era di che pagarsi la tranquillità. Centocinquanta anni più tardi, i banchi di coralli cominciavano a esaurirsi, tunisini e algerini esigevano tributi sempre più alti per lasciare in pace gli infedeli. Per giunta, la comunità, dal migliaio di persone che contava in origine, era raddoppiata. Duemila persone su un sasso lungo 600 metri e largo 400, sono veramente troppe. Soprattutto se non puoi più contare sull’arrivo regolare di provviste da terra. Nel frattempo i Savoia avevano ereditato la Sardegna e cercavano qualcuno che andasse a ripopolare le isole del Sulcis, che erano rimaste praticamente disabitate per duecento anni. I tabarkini ne sentono parlare, mandano il vecchio Tagliaferro a verificare che non sia una bufala e il resto, come si dice, è storia.

Per gente che da generazioni non vedeva un solo albero che non fosse quello delle navi, il profumo dei boschi di pini e il verde scuro della macchia di San Pietro doveva essere il Paradiso. C’è poco da stupirsi che abbiano conservato la natura con la stessa cura maniacale che hanno dedicato a preservare la loro identità culturale. In due secoli e mezzo di agricoltura attenta a non rovinare niente, la parte coltivabile dell’isola, quella che guarda verso la Sardegna, è stata trasformata in una specie di grande giardino. Non contenti di quelli che c’erano già, i contadini hannno importato una moltitudine di alberi ad alto fusto, che sono stati piantati ai margini dei campi per dare ombra alle baracche in cui si riposavano nelle pause dal lavoro. Migliora oggi e migliora domani, le baracche sono diventate incantevoli casette di campagna e molti degli abitanti di Carloforte, che ormai si dedicano all’agricoltura solo per hobby, ci passano il fine settimana.

Appena fuori dal paese c’è il grande bacino delle vecchie saline, che attirano una quantità incredibile di uccelli migratori. Ma il vero paradiso dei birdwatcher è sulla costa ovest, dove San Pietro è rimasta quasi come all’epoca in cui i Fenici la battezzarono isola dei Falchi. Da millenni, fra l’estate e l’autunno , sulle rocce di Capo Sandalo, nidifica il falco della regina, uno dei rapaci più rari del Mediterraneo.

Oggi la zona è un’oasi naturalistica gestita dai volontari della Lipu, che hanno organizzato un piccolo centro visite e controllano che i sempre più numerosi visitatori non disturbino i nidi avvicinandosi troppo. Anche per chi riesce a malapena a distinguere un falco da un corvo, è difficile restare indifferenti di fronte allo spettacolo delle loro evoluzioni intorno alle pareti rocciose di Capo Sandalo e della vicina Punta di Capo Rosso.

Per la verità, lungo tutta la costa ovest di San Pietro, scogliere a picco, colonne di roccia che spuntano dal mare, grotte e spiaggette sono uno spettacolo che lascia il segno indipendentemente dai falchi. Avendo tempo, la cosa migliore è fare due volte il giro dell’isola: una in macchina per immergersi nei profumi della macchia e dei boschi di pini d’Aleppo e godersi il colpo d’occhio delle scogliere dall’alto. E poi, l’ideale sarebbe navigare intorno alla costa nella barca di un pescatore, magari nel tardo pomeriggio per vedere al meglio le rocce nella luce calda del sole calante. Ma le emozioni sono assicurate anche con una semplice escursione a bordo di uno dei due motoscafi che in alta stagione fanno varie volte al giorno il periplo dell’isola.

Anche Calasetta, sull’Isola di Sant’Antioco, è nata per ospitare una colonia di liguri tabarkini. Qui però l’identità originaria si è molto più stemperata. In parte perché già pochi anni dopo il loro arrivo, i liguri sono stati raggiunti da un gruppo di coloni piemontesi. In parte perché, al contrario di Carloforte, Calasetta non è l’unico comune dell’isola (che, con i suoi 100 chilometri quadrati, è grande il doppio di quella di San Pietro). Il paese più importante è quello che dà il nome all’isola, ed è abitato da sardi.

Sant’Antioco, per la verità non è nemmeno una vera e propria isola, dato che qualche decennio fa lo stretto canale che la separa dalla Sardegna è stato chiuso da un istmo artificiale. Ma già i Romani avevano provveduto al collegamento con l’isola madre, per mezzo di un ponte di cui si possono ancora vedere i resti. E, anche se l’isola ha molto da offrire dal punto di vista del paesaggio, i resti archeologici, in particolare il Tophet fenicio, sono probabilmente l’attrattiva più interessante di quest’isola, l’antica Sulkis.

Il Tophet sorge alla periferia del paese di Sant’Antioco. Era un cimitero: il cimitero dei bambini nati morti, ma anche di quelli sacrificati alla dea Tanìt e al dio Ba’al. Le ceneri dei neonati venivano riposte nelle urne di terracotta che si vedono posate a terra, mentre gran parte dei reperti più preziosi sono conservati nell’Antiquarium, un museo molto interessante ospitato in un edificio piuttosto brutto. Solo temporaneamente, pare, in attesa che siano completati i lavori del museo che (da vent’anni) è in costruzione accanto agli scavi.

Poco distante dal Tophet c’è la necropoli fenicia, che in origine si estendeva fino all’abitato di Sant’Antioco. Secoli dopo essere state scavate, alcune delle grotte artificiali scavate per le tombe diventarono abitazioni, che restarono in uso fino al secolo scorso. Altre furono usate nei primi secoli del cristianesimo come catacombe e, in seguito, sopra è stata costruita la chiesa di Sant’Antioco. La facciata barocca della chiesa non è entusiasmante, ma l’interno, con le mura di pietra a vista del decimo secolo, è bellissimo.

[ tratta da www.viaggimagazine.it - LUGLIO 2005 ]

Riferimenti: VIAGGI MAGAZINE

CRONACA – Stazione super-blindata? Non credeteci

12 Luglio 2005 Commenti chiusi

CRONACA

- da L’UNIONE SARDA di oggi -

Piano antiterrorismo. Un cronista e un fotografo infrangono le barriere di sicurezza senza incontrare resistenza di alcun tipo
STAZIONE SUPER-BLINDATA? NON CREDETECI
Vigilanza fasulla: facile perfino mettersi alla guida di un treno

Chi ha detto che la stazione ferroviaria è sicura, protetta e super vigilata? Ieri mattina un cronista e un fotografo sono riusciti a superare senza difficoltà i varchi “per soli addetti ai lavori”. Sono addirittura arrivati fino ad una locomotiva arrampicandosi – sempre senza incontrare ostacoli – fino alla cabina di guida. Stesso discorso per l’ufficio di controllo.

Guai in vista sul binario 1 della stazione ferroviaria. Alle 11 (di ieri) ci sono due passeggeri al volante della locomotiva. Oltre i vetri azzurrati, il primo tiene gli occhi puntati sulla strumentazione, l’altro scatta le foto. Alla faccia dei Piani antiterrorismo che – giurano gli esperti su tivù e giornali – rendono invulnerabili porti, aeroporti e stazioni. Una prova sul campo, un’incursione mattutina in un banalissimo lunedì per testare la sicurezza nella più grande stazione ferroviaria della Sardegna. «Un luogo sensibile», nel gergo di polizia e carabinieri, battuto da migliaia di persone in partenza e in arrivo.
Non sono trascorse neppure settantadue ore da quando la Prefettura di Cagliari ha fatto sapere di aver «innalzato gli standard di sicurezza» e «rafforzato le misure di vigilanza e prevenzione». Per inciso: «Erano presenti all’incontro» del comitato provinciale per l’ordine pubblico «i dirigenti della polizia ferroviaria e quello regionale di Trenitalia». Occhi aperti, quindi, per scongiurare il rischio attentati. Sarà colpa del caldo umido che piega le gambe e la volontà, probabilmente mancano i soldi per assoldare un plotone di vigilantes, fattostà che dal parcheggio custodito si entra nella zona protetta senza che nessuno emetta un fiato per impedirtelo, camminando all’ombra di un cartello che dice: L’ingresso è vietato ai pedoni non autorizzati. Più tardi basterà una telefonata per scoprire che «è stata individuata una catena di responsabilità, anzi di responsabili: se succede qualcosa, tizio deve avvertire Caio, che a sua volta avverte Sempronio».
Alle 11.15 il binario 1 ospita il treno verde-bianco-blu che partirà alle 12.13 diretto a Iglesias. Tutt’intorno telecamere fisse a circuito chiuso che, stando alle voci, sarebbero ancora spente. Basta superare un gradino metallico, infilarsi tra le ante socchiuse facendosi inghiottire dal silenzio. Oltre i finestrini la gente cammina, sbircia l’orologio e chiacchiera, nei vagoni rimbombano i passi. La cabina di guida è separata da una porta robusta, per aprirla basta spingerla. Il mondo del conducente è vasto due metri per uno e mezzo, forse meno, il sedile ha l’anima in ferro ed è rivestito con gomma blu. Nessuno sfiora gli interruttori, la cabina resta spoglia com’era. Uscire dal locomotore, e poi scendere dal vagone, è un gioco da ragazzi. La visita non guidata sfiora il tabellone luminoso con su scritto ricorda di vidimare il biglietto.
L’altra tappa è davanti a una targa che informa aggiunto produzione Cagliari. La porta in alluminio è aperta, dentro nessuno, neppure una vocina in lontananza che ti faccia temere l’arrivo del padrone di casa. Ci si può sedere dietro la scrivania, un impostore potrebbe addirittura spacciarsi per funzionario di Trenitalia con la vecchina che infila la testa dentro per chiedere un’informazione. E invece si torna sui propri passi, alla ricerca di un barlume di sicurezza nell’era degli attentati e dei kamikaze. La sede della polizia ferroviaria è al terzo piano di uno stabile che accoglie i visitatori con una scritta minacciosa: assoluto divieto di depositare o lasciare incustodito qualsiasi tipo di bagaglio, borse di servizio o qualsiasi genere di oggetto nell’ambito del vano scale. Visti i tempi, con la fiducia nel prossimo in caduta vertiginosa, la porta blindata dell’ufficio resta sistematicamente chiusa. Se qualcuno ha necessità di parlare con gli agenti può bussare e gli sarà aperto. I dettagli della sicurezza, come prevenire attentati e seccature di quel genere, non interessano le centinaia di persone che affollano la stazione a mezzogiorno in punto. Tredici minuti dopo partirà in perfetto orario il treno per Iglesias, ma adesso le persone in coda vogliono salire su quello delle 12.03, in partenza dal binario 6 per Oristano. «La stazione non è sicura, non lo è mai stata» – dice Sergio Ghiani, in fila con moglie e figlia – «Le telecamere? Non ci ho fatto caso, comunque non bastano per tenere sotto controllo uno scalo così frequentato».
Il treno si allontana dalla stazione, a passo d’uomo, sugli stessi binari di trent’anni fa. Da queste parti i terroristi non si sono fatti vedere, al massimo un cronista e un fotografo che volevano verificare la tenuta del sistema di sicurezza.

[ di PAOLO PAOLINI - da L'UNIONE SARDA del 12 Luglio 2005 ]

GLI APPUNTAMENTI DI OGGI

SANT’ANTIOCO – Memorial Carboni Calcio a 5 – Campo Polivalente Lungomare – ore 21

SANT’ANTIOCO – Torneo 3vs3 di basket. Piazza Ferralasco

SANT’ANTIOCO – CINEMA IN LAGUNA – The Grudge – Campo Esterno Palasport – ore 21.45

CARBONIA – Rassegna dedicata al tango argentino. Teatro Centrale

CARBONIA – Circo acrobatico. Spettacolo CREATURE. Piazza Marmilla. Ore 21.30

PORTOSCUSO – Torneo di Tennis. Campi “Sa Cruxitta”

SONDAGGIO DELLA GAZZETTANTIOCHENSE
Siete d’accordo con la proposta per il dimezzamento degli stipendi agli onorevoli sardi ?

- Sì, sono d’accordo
- No, non sono d’accordo
- Non so

Rispondete inviando una messaggio alla nostra mail
gazzettantiochense@tiscali.it

Riferimenti: L’UNIONE SARDA