Home > Senza categoria > STUDI – La Sardegna dovrà essere più competitiva.

STUDI – La Sardegna dovrà essere più competitiva.

13 Luglio 2005

STUDI E RICERCHE

- da SARDInews – Giugno 2005 -

LA SARDEGNA DOVRA’ ESSERE PIU’ COMPETITIVA.
PIU’ INFRASTRUTTURE: MATERIALI E IMMATERIALI

L’economia dell’Isola nel tradizionale rapporto dei ricercatori Crenos

Da diversi anni il Rapporto Crenos sull’economia della Sardegna sottolinea come la dinamica dei principali indicatori economici della nostra regione suggerisca che gli sforzi fatti negli ultimi anni non siano stati sufficienti a innescare un processo di sviluppo sostenuto e duraturo. Al contrario, l’analisi di lungo periodo dei principali indicatori macroeconomici mostra un graduale peggioramento della posizione relativa della Sardegna rispetto alla media nazionale. L’analisi dei dati sul Pil pro capite indica inoltre un indebolimento dell’economia della nostra regione anche rispetto alle altre regioni europee Obiettivo 1. Infatti, negli ultimi anni la Sardegna insieme alle altre regioni meridionali italiane è cresciuta a tassi significativamente inferiori rispetto sia alla media Ue che ai tassi fatti registrare dalle altre regioni europee in ritardo di sviluppo.
Anche l’analisi dei dati sulla produttività settoriale segnala il crescente ritardo della nostra regione. La produttività sarda è inferiore a quella media nazionale in tutti i settori analizzati, compresi alcuni settori specifici tradizionali, come l’industria alimentare, l’artigianato e il commercio e per il terzo anno consecutivo l’indice della produttività dell’industria della regione, tradizionalmente elevato, risulta inferiore al dato medio nazionale. Sempre a proposito di industria, gli indicatori utilizzati sull’export di merci mostrano che, ad eccezione del settore petrolchimico, esiste una chiara difficoltà dell’industria sarda a esportare verso i mercati esteri: in totale le esportazioni sarde rappresentano appena l’1 per cento del totale delle esportazioni nazionali. Questo dato è particolarmente significativo in quanto la quota delle esportazioni può essere considerata una misura di efficienza e dinamismo di una economia.

Ma come accrescere la produttività ?
Per quanto riguarda l’occupazione, alla situazione del mercato del lavoro in Sardegna resta applicabile una diagnosi di “carenza occupazionale”, con basse quote di occupati sulla popolazione ed elevati tassi di disoccupazione esplicita, seppure quest’ultimo dato appaia attenuato dal calo rilevato negli ultimi quattro anni e si attesti nel 2004 al 13,9 per cento contro l8 della media italiana. L’analisi dettagliata dei dati evidenzia tuttavia alcuni fatti positivi. Si registra innanzitutto una maggiore propensione rispetto al passato alla partecipazione e ricerca attiva di lavoro delle componenti giovanili e femminili della popolazione. Inoltre, i tassi di occupazione sono oggi superiori alla media del Mezzogiorno e si osservano negli ultimi anni saldi occupazionali positivi soprattutto nel settore dei servizi. Al contrario, il doloroso processo di ridimensionamento dei comparti tradizionali di specializzazione industriale sembra aver ripreso vita negli ultimi due anni. Malgrado alcuni segnali positivi, il confronto con altre regioni europee in ritardo di sviluppo mostra anche nel caso dei dati sul mercato del lavoro l’evidente divario che la nostra regione, al pari delle altre regioni meridionali italiane, ha accumulato rispetto ai partner europei. In particolare, la quota di disoccupati di lunga durata sul totale dei disoccupati segna valori decisamente preoccupanti. Inoltre, vi sono timori che gli interventi di politica economica più recenti, alla base dell’incremento occupazionale registrato, siano relativamente carenti nella capacità di sviluppo qualificato delle risorse di lavoro, essendosi concentrati in settori poco dinamici dell’economia, come i servizi non vendibili ed il settore artigiano.
Ma come accrescere la produttività ? Quali sono i principali fattori che concorrono a fare di una regione un’area economicamente competitiva ? Dopo la diagnosi è infatti necessario identificare la cura e predisporre le principali aree di intervento. Anche a livello regionale una economia, per essere competitiva e per crescere, dev’essere capace di innovare e questo può avvenire solo se vengono soddisfatte due serie di condizioni. La prima riguarda l’esistenza di una dotazione appropriata d’infrastrutture materiali di base sotto forma di trasporti, telecomunicazioni e reti energetiche efficienti, un adeguato approvvigionamento idrico e una qualità elevata di servizi ambientali. La seconda serie di condizioni riguarda le cosiddette infrastrutture immateriali, oramai riconosciute importanti quanto le prime, che includono essenzialmente la presenza di una forza di lavoro con idonei livelli di competenze e formazione e di un sistema organizzativo efficiente ed improntato al cambiamento tecnologico. Queste due componenti sono complementari e vengono ritenute il prerequisito indispensabile per garantire lo sviluppo equilibrato e duraturo di un’area.
Quest’anno il Rapporto dedica per la prima volta un capitolo all’analisi di alcuni indicatori in grado di quantificare il livello di infrastrutture considerate indispensabili nella determinazione della competitività di unarea. Purtroppo, i dati indicano che la Sardegna deve recuperare un importante deficit in riferimento alla sua dotazione di infrastrutture sia materiali che immateriali. A tutt’oggi, una effettiva continuità territoriale di merci e persone deve ancora essere realizzata ed importanti carenze nelle reti idriche, energetiche e dellalta tecnologia devono essere superate. Inoltre, i nostri giovani continuano a terminare il loro percorso scolastico alla scuola dellobbligo, troppo pochi sono i laureati e poche le misure adottate per favorire la formazione permanente. Infine, test internazionali indicano che la qualità dell’istruzione offerta nella nostra regione rischia di essere poco adeguata rispetto alle necessità del mercato del lavoro emerse in questi ultimi anni. Non è quindi un caso che sul fronte dell’innovazione la Sardegna registri importanti ritardi. Ma, oltre alle carenze già evidenziate, il ritardo è anche da attribuirsi alla presenza di molte realtà produttive di modeste dimensioni. Infatti, mentre la componente pubblica della spesa in R&D indica un livello di spesa regionale vicino alla media italiana, la nostra isola risulta carente sul lato degli investimenti privati in R&D. L’economia sarda sembra infatti caratterizzata dalla presenza di un tessuto imprenditoriale che non è in grado o non vuole investire nella creazione di conoscenza.

Flussi turistici e “limiti di carico”
A differenza della precedente analisi i dati relativi al settore turistico offrono un quadro sostanzialmente positivo. Infatti, sebbene la congiuntura internazionale recente abbia avuto riflessi negativi sul comparto turistico nazionale a partire dal 2001, in Sardegna il settore ha continuato a mostrare una certa dinamicità e sta subendo alcune trasformazioni. In particolare, è in sensibile aumento la componente straniera della domanda rispetto a quella nazionale e questo soprattutto grazie al successo delle politiche dei voli low cost intensificatesi negli ultimi anni. Inoltre, il settore che più ha risentito della crisi è stato quello extralberghiero, mentre quello alberghiero si è mantenuto in crescita. Ma l’elemento che maggiormente caratterizza il settore è la sua costante e veloce crescita avvenuta negli ultimi anni. Questo, se da una parte indica le forti potenzialità di espansione del sistema, dall’altra evidenzia anche i rischi che si corrono per l’impatto delle strutture sul contesto ambientale. L’analisi dei dati relativi a tutti i comuni costieri della Sardegna pone in evidenza che il livello di pressione esercitato dai flussi turistici su una parte significativa dei Comuni trainanti ha raggiunto il limite di carico. È indubbio che l’avvio di una diversa razionalità nella gestione dei territori costieri costituirà una opportunità reale per la fruizione durevole del patrimonio ambientale della Regione. Dunque, la complessità delle problematiche legate al turismo fa emergere la necessità di un costante monitoraggio degli elementi quantitativi e qualitativi di questo settore.
In conclusione, i dati analizzati nel Rapporto indicano che se la Sardegna continua ad adottare lo stesso modello di sviluppo seguito in passato non sarà in grado di colmare il divario di ricchezza che la separa dalle aree europee più sviluppate. Il mancato processo di convergenza dell’economia sarda verso i livelli di ricchezza e produttività nazionali rappresenta poi un dato ancor più preoccupante se si considera che tutta l’economia italiana sta attualmente incontrando una fase di forte difficoltà e di perdita di competitività nei confronti delle altre economie industrializzate. I dati indicano inequivocabilmente che la politica economica nazionale è finora risultata inefficace e poco adeguata al mutato quadro internazionale e non ha impedito che il Paese si allontanasse dal gruppo delle economie più competitive. L’economia sarda è tuttora fortemente dipendente dall’andamento nazionale ed ha quindi risentito in modo significativo dellattuale trend negativo. Tuttavia, ciò non significa che la politica regionale non giochi alcun ruolo. Anche quest’ultima deve essere ripensata, innanzitutto nelle sue priorità.
Il Rapporto ravvisa infatti l’esigenza di stabilire precise priorità nellattuazione di strategie di intervento pubblico per lo sviluppo. Bisogna aumentare la competitività della nostra regione, e per fare questo è necessario partire dall’eliminazione del divario di dotazione infrastrutturale che ancora la caratterizza, includendo tra le infrastrutture sia le infrastrutture materiali che, altrettanto importanti, le cosiddette infrastrutture immateriali che consistono nel nostro patrimonio di conoscenze. Questa deve infatti essere considerata condizione necessaria perché la nostra economia sia in grado di imitare dalle esperienze esterne di successo e sviluppare al contempo nuove idee al suo interno. Infine, oltre che ripensata, qualsiasi nuova politica va attentamente monitorata. Il Rapporto evidenzia infatti che in troppi casi lo stato di attuazione di alcuni interventi pubblici non è di fatto misurabile a causa della carenza di informazioni che consentano una corretta valutazione dei soldi spesi. La velocità di trasformazione di alcuni settori, come ad esempio quello turistico, impone invece una raccolta di informazioni tempestiva, premessa necessaria per un intervento efficace. La strada verso una crescita equilibrata e duratura richiede dunque un cambiamento che l’attuale fase di crisi strutturale dell’economia italiana rende senz’altro difficile. Per compierla la Sardegna deve riuscire a mobilitare e valorizzare le tante energie e potenzialità presenti, allinterno di un progetto di sviluppo competitivo dell’intero sistema regionale. Tutto ciò va realizzato in modo tempestivo. L’imminente uscita dall’Obiettivo 1, la concorrenza delle nuove economie emergenti, le previste riforme costituzionali obbligano a intraprendere la nuova strada del recupero di competitività in tempi brevi.

[ di ADRIANA DILIBERTO ]

- da SARDINEWS – anno VI – n. 6 – Giugno 2005 -

Riferimenti: SARDInews

I commenti sono chiusi.