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CULTURA – La Necropoli e l’Anfiteatro Romano a Sant’Antioco

14 Luglio 2005

CULTURA

IGNAZIO MARCEDDU

LA NECROPOLI E L’ANFITEATRO ROMANO A SANT’ANTIOCO

LA NECROPOLI

Si hanno poche tracce dell’antica necropoli romana, questo è dovuto essenzialmente al fatto che i romani , in età imperiale impostarono la loro necropoli sopra quella punica ipogeica, sfruttandovi i corridoi (dromoi) per scavarvi le tombe nei punti in cui il terreno si presentava più lavorabile. La tipologia delle tombe rinvenute a Sant’Antioco si divide in quattro tipi:
Tombe cappuccine : il defunto veniva inserito su un lettuccio e ricoperto con dei tegoloni a doppio spiovente. Questa tipologia di tombe è stata rilevata in numerosi siti archeologici in Sardegna (Cornus, Siapiccia, Tharros, Fordongianus, Usellus e in altre aree).
Tombe a fossa semplice : cioè scavate sulla terra, per la semplicità della tipologia rinvenute in quasi tutti i siti , in alcune di queste tombe sono stati rinvenuti anche dei giocattoli in osso e terracotta (Ollastra).
Tombe ad Enchytrismos : era una sepoltura molto particolare, venivano usate delle grosse anfore, a cui veniva tagliata la parte superiore, una volta inserito il defunto e deposto nella terra, veniva riaccostato la parte tagliata.
Tombe a incenerazione : una volta cremata la salma del defunto, le ceneri venivano raccolte entro dei contenitori (vasi, urne,anfore), deposti poi successivamente nel terreno, vi veniva posto sopra una pietra lavorata come segnacolo.
Tutto il materiale rinvenuto nelle tombe, il vasellame e altri oggetti che accompagnavano la sepoltura, sono estremamente significativi per una loro esatta cronologia e i rapporti dell’antica città di Sulci con le altre culture del Mediterraneo, infatti tutti questi reperti risalgono alla fine del I°-IV° secolo d.C., e provengono per la maggior parte dalle tombe a fossa (tipo b), l’argilla chiara lascia presupporre si tratti di lavorazione locale, alcune di produzione nord-africana (sigillata chiara) come il caso di alcune lucerne, meno o poco presenti le monete e il vasellame di vetro (quest’ultimo di produzione fenicia). Le tombe a cappuccina si presentano prive di corredo tranne alcuni casi, in una è stata rinvenuta una statuina di terracotta (figura di Venere?), la cui fattura è assai rozza e imperfetta nei dettagli, essa ricorda la statuina della Madonna del Rimedio a Siapiccia, per la sua policromia. La statuina è attualmente conservata nel Deposito Comunale di Sant’Antioco, in attesa di essere esposta nelle nuove sale del Museo cittadino. Sono invece di produzione locale le urne cinerarie, alcune di queste brocche, anfore presentano alcune applicazioni plastiche.

L’ANFITEATRO

Individuato nel 1984, è ancora in corso di scavo, la sua posizione è importante per stabilire il perimetro del centro abitato, ciò che resta dell’Anfiteatro si può osservare nel pendio sulla parte sud-orientale dell’Acropoli. La zona si presenta assai complessa per via di una vasta sistemazione avvenuta durante il II° secolo nei pressi dell’Acropoli, che necessitò di nuove costruzioni, cancellando la zona funeraria punica, successivamente anche la spianata fu quasi asportata, lasciando poche tracce di un terrazzamento. Su un largo spiazzo roccioso venne edificato il podium dell’Anfiteatro, per farlo i romani dovettero riempire le cavità in cui erano situate gli ipogei punici, per poggiarvi i grandi blocchi più o meno regolari (probabilmente con dei fregi marmorei). La struttura dell’Anfiteatro ricorda la tecnica usata a Nora, a Sant’Antioco il complesso aveva poco di monumentale, le gradinate sono pressoché scomparse perché costruite con materiale poco pregiato.
Del periodo imperiale rimane una splendida fontana ancora intatta, salita alla ribalta nel nostro blog per lo stato di incuria a cui è soggetta, certo vedere un bel monumento circondato da spazzatura, da bottiglie e dal totale abbandono e degrado in cui versa, non ci da una bella immagine. Alla faccia della civiltà e dell’amore per la cultura, e dire che siamo nel terzo millennio, pensate a cosa sarà Sant’Antioco nel quarto millennio, sempre ammesso che queste testimonianze storiche riescano ad arrivarci. Speriamo e auspichiamo in un cambio di mentalità, non solo di chi passa innanzi a questi monumenti storici, ma anche da parte di chi è preposto a salvaguardarli.

di IGNAZIO MARCEDDU

Foto della Fontana Romana

Riferimenti: SITO PERSONALE DI IGNAZIO MARCEDDU

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