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CULTURA – I Fossili del Sulcis-Iglesiente

29 Luglio 2005


CULTURA

IGNAZIO MARCEDDU

I FOSSILI DEL SULCIS-IGLESIENTE

L’indagine archeologica ha messo in luce quanto articolata e ricca di alternarsi di vicende umane sia stata la preistoria in Sardegna, una terra che sta pian piano restituendo attraverso le testimonianze dei fossili, come si sia evoluta la vita primordiale iniziata 570-225 milioni di anni fa dopo due imponenti movimenti orogenetici, che interessarono la crosta terrestre e che i paleontologi individuano come caledonico ed ercinico.
Le tracce di questi movimenti interessarono anche la Sardegna, le testimonianze più dirette sono i massi di granito sardo risalenti al periodo permocarbonifero , al periodo cambrico (570-500 m.a) appartengono i calcari e le cisti del Sulcis, per la loro imponenza basterebbe osservare i calcari di Capo Teulada in cui sono ancora evidenti gli strati di lunghe e complesse vicende geologiche.
Ed è al periodo cambrico che risalgono i fossili costituiti da Artropodi e Archeociatine, due animali estinti e che non hanno attualmente rappresentanti in vita. I trilobiti erano animali essenzialmente acquatici, il loro nome deriva dalla forma del loro corpo diviso in tre parti e probabilmente strisciavano nei bassi fondi marini.

In Italia gli unici fossili sono stati rinvenuti nel 1891 nel Sulcis-Iglesiente , tra queste specie spicca il Dolerolenus dell’Iglesiente, ma il fossile più raro, e di una certa importanza, è l’Archeociatina, organismi caratterizzati da una evoluzione molto rapida, in pratica la loro presenza vitale aveva un intervallo di tempo limitato, essi sono molto importanti a livello paleontologico per datare con precisione una determinata zona geologica. Sono attualmente gli organismi più antichi, e finora rinvenuti solo in Sardegna, sempre nel Sulcis, risalgono a 600 milioni di anni fa. Come i Trilobiti, anche le Archeociatine erano animali da scogliera, l’accumulo del guscio conico di cui erano dotate ha formato delle rocce conosciute come i “calcari ad Archeociatine”.
Al periodo ordoviciano (500-435 m.a.) risalgono altri organismi sempre collegati all’ambiente marino e rivenuti nelle zone delle occidentale della costa del fluminese, tra questi fossili, assai diffusi in Sardegna, sono da citare i Tetracoralli, Briozoi, Cistoidi, Crinoidi, Brachiopodi, alcuni di queste specie vivevano in autentiche colonie.
La presenza di questi fossili ci da la testimonianza che il mare era poco profondo. Sempre nel fluminese sono stati rinvenuti dei calcari neri formati da una specie di fossile molto particolare: le Orthoceras, si trattava di molluschi dotati di una grande conchiglia dritta e sottile a forma di corno dritto, alcune di queste specie arrivavano a misurare dai due metri di lunghezza con un diametro di dieci centimetri.
Appartengono al periodo Devoniano (395-345 m.a) le conchiglie Clymenie, rinvenute nei calcari del gerrei,il loro aspetto si presenta a forma di spirale, esse rappresentano le prime forme di un ciclo destinato ad estinguersi alla fine del Cretaceo. Si arriva al periodo Permo-Carbonifero, in cui la terra della Sardegna doveva essere già emersa, a causa dei due movimenti orogenetici citati, infatti risalgono a quel periodo i fossili di alcuni vegetali che per la tipologia ricordano le foreste tropicali, con un clima caldo e frequentemente piovoso. Tra queste forme di vegetazione vanno annoverate le felci ed alcune piante conifere rintracciate a Perdasdefogu, Orroli, Siapiccìa, e in alcune zone della Barbagia. Sempre a tale periodo risalgono le forti attività vulcaniche che generarono i graniti e altri minerali.
Nell’era Mesozoica la Sardegna appare parzialmente sommersa, mentre nel Triassico cominciano a comparire le prime specie di pesci, altri generi di molluschi appaiono nel periodo Giurese.
Nel Cretaceo (141-65 m.a.) sono frequenti alcune specie di molluschi e conchiglie tra cui le Rudiste scoperte nella Nurra e Sant’Antioco, si tratta di molluschi a forma conica i cui fossili dettero luogo ai “calcari a Rudiste”, sempre a quel periodo risalgono le prime palme, simili a piante di noce di cocco, il che fa pensare a un clima piuttosto caldo. Bisognerà aspettare l’Oligocene in cui faranno apparizione altri organismi marini, i cosiddetti Milionidi , molluschi di acqua dolce i cui fossili daranno vita al famoso “Carbone Sulcis”, la lignite. Appare molto ben rappresentata la flora (Gonnesa), nella stessa zona sono stati rinvenuti i più antichi mammiferi d’Italia.
Nel Miocene (22-6 m.a.) si assiste ad una straordinaria abbondanza di forme di vita animale e vegetale.

IGNAZIO MARCEDDU

Riferimenti: Sito Personale di IGNAZIO MARCEDDU

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