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Archivio 12 Agosto 2005

Gli Appuntamenti di Oggi

12 Agosto 2005 Commenti chiusi

SULCIS – IGLESIENTE

GLI APPUNTAMENTI DI OGGI

SANT’ANTIOCO – Musica Rom con ALEXIAN SPINELLI GROUP. Arena Fenicia. Ore 22

SANT’ANTIOCO – CINEMA IN LAGUNA – Million Dollar Baby – Campo Esterno Palasport – ore 21.45

CARLOFORTE – Musica latino americana. Si esibiscono i BARRIO ALTO. Piazza Pegli. Ore 21

CARLOFORTE – Torneo di pallacanestro TRICK OF THE YEAR organizzato dal Centro Giovanile

PORTOSCUSO – GASTROMACHIA – Approda stasera la barca di Çajka: la compagnia di Quartu Sant’Elena ritorna in Sardegna dopo l’esordio genovese ed i recenti successi in Corsica, con lo spettacolo Gastromachia diretto da Francesco Origo. Teatro e culinaria s’intrecciano in questo
“vaudeville gastronomico in musica”, in cui gli attori reinterpretano le gerarchie della cucina di corte nel XVII secolo, per raccontare di ingiustizie e paradossi di un mondo diviso in obesi ed affamati. Lungomare – Banchine del porto. Ore 21.30

IGLESIAS – Film “L’orizzonte degli eventi”, con la presenza del regista Daniele Vicari e dell’attore Valerio Mastandrea. Piazza Municipio. Ore 21.30

IGLESIAS – Spettacolo musicale. Si esibiscono gli ISTENTALES. Centro Direzionale. Ore 21.30

S.ANNA ARRESI – MARE E MINIERE Parliamo di cinema e di cibo: il regista Enrico Pitzianti presenta il film “Piccola pesca”. Lo SLOW FOOD ed i pescatori organizzano una cena a base di pesce e vini del territorio. Porto Pino, loc. Peschiera. Ore 21.30

BUGGERRU – Mostra Fotografica. MINIERE E PASSAGGI DELLA SARDEGNA E DELLA BRIANZA. Fino al 2 Settembre

IL SONDAGGIO DELLA GAZZETTANTIOCHENSE

Siete d’accordo sulla istituzione dell’Isola Pedonale nel Corso e nel Centro Storico di Sant’Antioco ?

- Sono d’accordo
- Non sono d’accordo
- Non so / Non rispondo

Rispondete al sondaggio inviando una messaggio alla nostra mail
gazzettantiochense@tiscali.it
o inserendo la vostra opinione nei commenti a questa pagina.

MA DA OGGI C’E’ UNA GRANDE NOVITA’ !!!
POTETE RISPONDERE AL SONDAGGIO INVIANDO UN SMS AL NUOVISSIMO NUMERO DELLA GA :
3484095034
Che aspettate ? Mandateci la Vostra opinione !!!

On the Magazines

12 Agosto 2005 Commenti chiusi

ON THE MAGAZINES
“Il Sulcis-Iglesiente visto dagli altri…”

L’articolo di oggi viene dalla Svizzera…non si parla del Sulcis-Iglesiente in particolare ma del Sud della Sardegna in generale, ma l’articolo è comunque molto interessante…anche se la nostra zona viene, come troppo spesso accade, un pò snobbata.

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- tratto dal sito La Regione Ticino -

LUNGO LA STRADA DELLE GENTI

Viaggio nell’affascinante sud della Sardegna splendido crogiuolo di culture

Appena sbarcato il mattino presto ad Olbia, nel nord-est della Sardegna, imbocco la strada che scende verso il sud dell’isola, dapprima costeggiando il mare poi, tagliando per il centro, giù fino a Cagliari. Una strada che si percorre tranquillamente attraversando uno scenario affascinante ricco di montagne, che ti mette subito in contatto con la realtà naturale di unisola per molti versi straordinaria. Di qui sono passati tutti o quasi: fenici, cartaginesi, romani, vandali, ostrogoti, bizantini, longobardi, arabi e saraceni (qualche toponimo ne ricorda la presenza), Pisa e Genova, gli aragonesi e i catalani (ho letto che sono rimaste alcune parole catalane in certi dialetti isolani), gli austriaci, i Savoia e infine il Piemonte seguito dall’Italia. Un bel crogiuolo di culture, come capita spesso alle isole del Mediterraneo, che forse spiega la generale gentilezza e disponibilità delle genti sarde nei confronti del forestiero, anche quando questi è solo uno dei molti turisti che nella bella stagione popolano l’Isola.
Mentre guido su una specie di autostrada penso alle strade percorse dai romani nel III secolo a.C., al momento cioè della conquista, che solcavano un paesaggio probabilmente non molto diverso da quello che io ammiro oggi, con qualche pianta esotica in meno in campagna e sicuramente senza dover vedere gli scempi ambientali delle moderne “lottizzazioni” che deturpano parte delle coste. La nostra meta al sud è Karales, la Cagliari odierna, promossa a capitale dopo la vittoria interna di Cesare, per il quale aveva fortunatamente parteggiato durante la guerra civile. E chi vince viene premiato.

* * * Nora invece, che si trova solo a pochi chilometri di distanza sulla costa occidentale del Golfo di Cagliari, aveva puntato su Pompeo e quindi perso i suoi privilegi. L’archeologia ci dice che fu quasi sicuramente la prima città fenicia della Sardegna; oggi rimane un luogo archeologico delizioso da visitare, adagiato sulla riva del mare di fronte alla Tunisia. Sintetizza la presenza delle varie culture che hanno lasciato la loro impronta sulla regione: la fenicia, la punica, la romana appunto.
La città, racconta Pausania, sembra sia stata fondata da un eroe mitico di nome Norace, figlio di Giove e di una ninfa; ma questa è naturalmente leggenda. Più probabilmente si trattava di coloni spagnoli provenienti da Cadice, a sua volta emporio fenicio tra i più antichi del Mediterraneo occidentale, che si fermarono in Sardegna percorrendo le rotte per andare e tornare da casa verso il mondo allora conosciuto. A navigatori esperti quali erano non doveva essere sfuggito il sito di Capo di Pula, con due piccoli golfi protetti così da avere sempre a disposizione un porto praticabile a seconda della direzione e della forza dei venti. Dapprima emporio divenne città nel VII secolo a. C.
Qualche studioso afferma che la radice del toponimo ricorda quella di “nuraghe” (“nur” termine protosardo che starebbe a significare “mucchio di pietre” e per estensione “altura”), per cui ecco spiegati i resti nuragici trovati nella zona tra Nora e Pula. Quello che è certo è che da Nora proviene la famosa Stele di Nora datata al IX-VIII secolo a.C., scritta in caratteri fenici, sulla quale gli studiosi hanno individuato per la prima volta il nome dell’isola!
I fenici stabilivano ovunque rapporti pacifici con le popolazioni locali, essendo più interessati ai commerci che alla conquista e alla prevaricazione; in fondo è grazie a loro se gli archeologi moderni trovano in tutto il bacino del Mediterraneo le più disparate merci di origine greca, etrusca e orientale ma anche quelle provenienti dal continente e dal nord, e possono così studiare i complessi fenomeni dell’acculturazione tra i popoli del passato, poiché come si sa, insieme alle merci viaggiano le idee.
Noi oggi siamo anche il frutto di quegli antichissimi incontri e scambi. Nel VI secolo a.C. anche Nora, come il resto dell’isola, cade sotto il dominio di Cartagine che ne fa sede di ammiragliato, per poi finire in pasto ai romani che la considerano un centro di produzione mineraria e granaria. I resti archeologici che si vedono oggi sono appunto quelli classici lasciati dai romani in tutto il mondo: edifici pubblici e privati attorno al Foro, strade lastricate, le terme e le relative latrine, la zona commerciale con le botteghe, una villa con resti di mosaici policromi realizzati da artigiani del nord Africa, un tempio (quello di Nora è dedicato a Esculapio, dio della medicina), un teatro di piccole dimensioni con pesanti segni di restauro. Ma al di sotto dello strato romano gli archeologi stanno mettendo in luce i precedenti insediamenti punici e fenici che emergono via via che gli scavi proseguono. Qualcosa si può ammirare nel piccolo museo archeologico di Pula recentemente allestito, dove in un paio di salette vengono esposti i reperti che non hanno preso la strada del Museo nazionale di Cagliari; qui è anche esposto il suggestivo modellino in scala del teatro romano, frutto di una tesi di laurea, che dà un’idea di come doveva essere il monumento atto a contenere circa mille spettatori. Fatto curioso: nel book-shop del museo è possibile acquistare una serie di oggetti artigianali che riproducono bronzetti sardi o altri reperti, magliette e borse, ma anche testi non solo di archeologia, ma di arte e narrativa riferiti alla Sardegna: da Paul Valéry e dal suo diario del viaggio sull’isola a Grazia Deledda e agli autori moderni, ai quadri di Aligi Sassu. Una responsabile del museo mi dice con rammarico dell’assenza in mostra della Stele di Nora che dovrebbe essere il pezzo più pregiato del museo e che invece è a Cagliari…oltretutto mal esposto e poco visibile.

* * * Una visita al Museo archeologico nazionale di Cagliari non può mancare a chi si interessa di archeologia. È il museo più importante ed è stato ristrutturato e inaugurato nel 1993; oggi è insediato in quella che chiamano la cittadella dei musei, ai margini della città vecchia che dai bastioni domina la zona del porto.
È composto di una prima sezione didattica disposta cronologicamente dal neolitico antico al medioevo e nella quale sono presenti i pezzi più importanti delle sue straordinarie collezioni; seguita da una seconda parte nella quale vengono presentati i reperti archeologici provenienti da scavi nelle province di Cagliari e Oristano. Leggendo la piccola guida del museo, pubblicata recentemente, si deve in effetti tener conto di questa suddivisione poichè il testo rimanda spesso dall’una all’altra con nomi di luogo non sempre memorizzabili da chi non abbia confidenza con la geografia sarda. Peccato che le didascalie delle vetrine siano collocate troppo in basso, cioè in posizione scomoda per chi le vuole leggere e con riferimenti cronologici non sempre puntuali; e che l’illuminazione penalizzi alcuni capolavori esposti. Sembra strano in un museo moderno come quello di Cagliari.
I periodi considerati sono quelli che partono dall’orizzonte: a) prenuragico – Neolitico ed Eneolitico fino alla prima età del Bronzo; b) nuragico, dal Bronzo all’età del Ferro; c) fenicio-punico, dalla seconda metà dell’VIII secolo fino al 238 a.C. anno che segna il passaggio della Sardegna sotto il dominio romano; d) età repubblicana e Roma imperiale fino al IV secolo d.C. ; e) età tardo-romana e altomedievale fino all’VIII secolo.
Non voglio naturalmente illustrarvi i 4 piani del museo ma soltanto segnalarvi alcuni momenti salienti.
Il percorso espositivo prende avvio con dei pezzi sensazionali. All’ingresso c’è la già citata Stele di Nora per la verità poco visibile. Siamo al piano terra : nelle prime vetrine dedicate al periodo prenuragico ecco la famosa “Venere di Macomer” del V millennio a.C., intagliata nella pietra dagli uomini del Paleolitico utilizzando forse lame di nera ossidiana. Una figurina stilizzata di donna alta una ventina di centimetri dai fianchi pronunciati. Seguono altre divinità femminili del IV millennio realizzate in pietre tenere, in alabastro, argilla e osso, con corpi obesi dalle forme marcate, seni e coscie pronunciate, enigmatico volto geometrico, provenienti dagli scavi in grotta di Cabras; sono le prime sepolture umane documentate.
Un millennio più tardi le forme della rappresentazione di queste divinità legate alla terra e alla fertilità mutano: ne è testimonianza una straordinaria figura ieratica a forma di croce in marmo bianco, sullo stile delle statuine provenienti dalle Cicladi ammirate in alcune mostre anche a Lugano anni fa, e una più tarda figurina detta “a traforo” con testina stilizzata, braccia staccate dal corpo e ancora il seno che evidenzia il ruolo della maternità. Questa evoluzione stilistica è accompagnata dal progredire di una ceramica sempre più raffinata trovata in contesti sia abitativi sia tombali. A partire dal Bronzo antico (1800-1600 a.C.) compaiono oggetti più elaborati in metallo e in materiali naturali come la conchiglia: un torques unico finora in Italia in oro, punte di lancia, ma soprattutto una incredibile ricchezza di bronzetti nuragici che continuerà anche nell’età del Ferro. È il trionfo dell’arte metallurgica che in Sardegna ha toccato i vertici stilistici e tecnici.
Nelle vetrine (a partire dalla numero 10) se ne possono ammirare di veramente eccezionali: figurine di capi con mantello e bastone del comando, guerrieri armati di pugnali e spade, arcieri nell’atto di scagliare una freccia, oranti o offerenti, ma anche oggetti di uso quotidiano miniaturizzati e animali. Non mancano figure di esseri demoniaci o guerrieri eroizzati, caratterizzati da molte braccia che recano scudi protettivi e molti occhi; straordinaria la rappresentazione della lotta tra due guerrieri colti nell’attimo della vittoria dell’uno sull’altro. Sono insolite anche le cosiddette “navicelle votive” con la prua ornata da una testa di toro o di cervo e i minimi dettagli riprodotti nel bronzo. Erano tutti probabilmente degli ex-voto poichè trovati in luoghi definiti dagli archeologi come “santuari” e sono la documentazione più significativa della civiltà nuragica. Indimenticabile la figura femminile con figlio sulle ginocchia, detta “madre dell’ucciso”: seduta su uno sgabello rotondo, la madre solleva la mano destra in atto di devozione e con la sinistra abbraccia il figlio tenuto in grembo ; il figlio è adulto, nudo, segnato nel suo rango dalla calottina e dal pugnale appeso sul petto. L’interpretazione più accreditata vi vede una sorta di “Madonna nuragica col figlio-dio morto” spiega la guida del museo.
Il periodo fenicio-punico si apre con una stupenda maschera ghignante trovata vicino a Cagliari, di valore apotropaico, cioè di guarigione e scongiuro da influssi maligni che potevano importunare gli uomini di allora. Si continua con i materiali provenienti dai commerci mediterranei che hanno lasciato grandi tracce sull’isola per poi finire coi romani (abbondanti le testimonianze di questo periodo) per terminare al medioevo e alle prime testimonianze della cristianizzazione in Sardegna.
Qui finisce l’itinerario del piano terra che sintetizza il lungo periodo storico che va dalla più lontana antichità fino ai secoli che sono già storia; ai piani superiori si possono approfondire i vari momenti seguendo ad esempio la documentazione integrale delle sepolture più importanti scoperte nelle diverse parti della Sardegna meridionale.

* * * Dire Sardegna archeologica è dire “nuraghi”. Abbiamo visto che questo non è vero, ma rimane il fatto che di queste costruzioni eccezionali e uniche, sull’isola ne sono stati recensiti a tutt’oggi più di 7000, e che erano in situ ben prima che arrivassero i fenici e i punici. Naturalmente molti sono oggi soltanto cumuli di grosse pietre; altri farete fatica a individuarli sul territorio perché mal segnalati o perchè in stato di abbandono, parecchi li troverete sbarrati al pubblico: gli archeologi vi stanno lavorando o più semplicemente la biglietteria è ancora oppure già chiusa. Il fatto è che dopo aver fatto diversi chilometri su strade di campagna per vedere un certo nuraghe segnalato sulla vostra guida infallibile, restare a bocca asciutta è veramente indisponente.
Vi consoli il fatto che avete magari attraversato paesaggi incantevoli che ricordano la Toscana o l’Umbria con olivastri e cipressi, sotto un cielo immenso carico di nuvole e di azzurro.
Una studentessa di archeologia mi ricorda però come sulle coste si nascondano alcune basi militari americane con relativi missili nucleari, delle quali nessuno parla perché potrebbero nuocere all’immagine turistica dell’isola.

* * * Il complesso nuragico di Barumini è sicuramente uno dei più spettacolari di tutta l’isola con i suoi quasi 1500 metri quadrati di superficie; è aperto tutto l’anno, con visite accompagnate a orari cadenzati.
Denominato “Su Nuraxi” è stato riportato alla luce dall’archeologo sardo Giovanni Lilliu agli inizi degli anni ’50 ; il resoconto di quella fantastica avventura scientifica sta tutto nella monografia pubblicata nella collana “Sardegna archeologica”. Non abbiamo ancora detto a cosa servivano queste torri in pietra che costellano la Sardegna. Si tratta essenzialmente di strutture di carattere militare, a scopo difensivo, anche usate forse quali castelli da un capo tribù che voleva così sottolineare il proprio potere sulla comunità che amministrava.
I più piccoli nuraghi facevano parte di un sistema di torri di avvistamento; cadute le ipotesi che parlavano di luoghi di culto, di abitazioni trogloditiche, di osservatori astronomici. Tutti sono composti di grosse pietre non squadrate sovrapposte senza l’uso di cemento o malta, utilizzando per la copertura il sistema a tholos.
Il nuraghe di Barumini è del tipo “polilobato”, vale a dire che è composto da una serie di torri di diversa altezza, realizzate in periodi successivi. Fu eretto nella prima fase verso il 1500 a.C. quando fu costruita la torre maggiore centrale; probabilmente verso il XIII secolo furono aggiunte altre quattro torri in pietra ai quattro punti cardinali, con lo scopo di rafforzare le difese dell’opera; queste erano unite da un camminamento che le collegava al corpo centrale, in particolare alla terrazza che lo sovrastava. Anche se il culmine del monumento oggi non è più visibile, è facile capire come dall’alto dei suoi quasi 20 metri di altezza, le guardie potessero sorvegliare tutto il territorio circostante. Durante l’età del Ferro la fortezza subì altre trasformazioni: furono aggiunti pesanti rinforzi della muratura esterna con uno spessore da 3 a 5 metri e soprattutto un “antemurale” con altre sette torri in buona parte conservatosi malgrado le distruzioni portate dai cartaginesi nel VI secolo a.C. Intorno al castello, così si può chiamare il nuraghe di Barumini, sorsero anche in epoca tarda una cinquantina di capanne con base in pietra ancora ben visibili e coperture in legno o stuoie, con tanto di sale collettive di riunione, focolari, macine per la farina e pozzi, dove viveva la popolazione del I millennio a.C.: un villaggio preistorico che sembra un labirinto di stradine tortuose e muri circolari che, visto dall’alto della torre principale, lascia incantati.
Il sud della Sardegna non è la zona archeologicamente più ricca ma riserva comunque molti siti importanti: verso ovest ad esempio consiglio una visita a Monte Sirai dove sta scavando l’équipe del professor Bartoloni dell’Università di Sassari, in uno dei pochi siti non “contaminati” dai romani; oppure a Sant’Antioco dove si trova un famoso “Tophet” con migliaia di sepolture infantili e le tombe ipogee di origine punica diventate abitazioni trogloditiche fino agli anni ’60 del secolo scorso.
Una carrellata a ritroso nella millenaria storia della Sardegna in queste poche righe: siamo partiti dall’attualità per tornare ai nuragici che l’hanno plasmata nei secoli, passando velocemente attraverso le presenza fenicia, punica, romana…e di tutti gli altri popoli che l’hanno visitata.
Più che altro un invito a scoprirla nei suoi molteplici aspetti culturali, al sud come al nord, al centro come sulle coste, senza dimenticare il folklore e la cucina che fanno pure parte di un viaggio in una terra diversa dalla nostra.
E senza dimenticare i problemi che pure la Sardegna conosce al di là dell’azzurro del suo bellissimo mare.

- dal sito LA REGIONE TICINO -

Riferimenti: LA REGIONE TICINO – Svizzera