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CRONACA – Le notti in bianco a caccia di topi

21 Settembre 2005

CRONACA

- da L’UNIONE SARDA -

SANT’ANTIOCO
Salute a rischio per una cinquantina di persone tra cui molti bambini
LE NOTTI IN BIANCO A CACCIA DI TOPI
L’incubo delle undici famiglie alloggiate nell’ex mattatoio

L’invasione dei ratti è soltanto l’ultimo problema per i senza tetto alloggiati da dieci anni nei locali di fortuna in attesa di una casa

In attesa di una nuova casa vivono tra topi e sporcizia. È la situazione delle undici famiglia che sono ancora alloggiate nei fatiscenti alloggi dell’ex mattatoio comunale, a Sant’Antioco. Devono combattere contro ogni sorta di problema. D’inverno è l’acqua piovana che filtra dai tetti colabrodo. In estate è la calura opprimente che avvolge i locali dell’ex macello dove sono stati ricavati gli alloggi di quello che pomposamente l’allora assessore ai Servizi Sociali e la precedente amministrazione comunale avevano definito “case parcheggio”.
Oggi a dieci anni di distanza dalladozione di quella che si pensava fosse una soluzione provvisoria, le cose non sono cambiate anzi sono decisamente peggiorate.
Da qualche tempo, infatti, oltre alla calura e alla pioggia gli inquilini dell’hotel a “zero stelle” devono combattere contro i ratti che si aggirano nei cortili.
“Trascorriamo spesso notti insonni – dice Efisio Melis – perché i topi ci passano persino tra i piedi”.
Gli abitanti dell’ex mattatoio devono tenere porte e finestre sbarrate per la paura di ritrovarsi i ratti in casa. “Dobbiamo avere cento occhi e siamo costretti a tenere i bambini a casa – dice Alessandro Mocci – stando attenti anche ad aprire la porta”.
La cosa sta diventando insopportabile e pericolosa per la salute con tutti i risvolti igienico sanitari che comporta. I genitori devono infatti stare attenti ai bambini persino quando giocano per evitare che raccolgano i giocattoli che possono cadere per terra. “È comunque un rischio continuo – prosegue Sergio Soddu – per la paura che i nostri bambini possano prendere qualche brutta malattia“. Stesso timore condiviso da Romina Pau mamma di quattro figli. “Sono undici anni che viviamo in questo incubo – afferma – in attesa di una sistemazione umana e civile”.
Uno sport, quello della caccia al topo, che si combatte giornalmente. “Usiamo tutti i mezzi possibili – continua Alessandro Mocci – dai prodotti che si possono acquistare alla colla per intrappolarli”.
Nel recinto di quello che una volta era il mattatoio comunale 22 adulti e 23 bambini vivono con la speranza di avere al più presto una vera casa.
“Promessa che speriamo si avveri da undici anni – sospira Ilaria Caredda, madre di un bimbo malato – una casa vera dove anche i miei figli possano vivere tranquilli”.
Gli abitanti sono al limite della sopportazione e promettono azioni clamorose per mettere fine al loro disagio.

E LE NUOVE CASE NON VENGONO ASSEGNATE
Undici famiglie costrette a vivere tra sporcizia e topi mentre le nuove case popolari restano chiuse e inutilizzate. I nuovi appartamenti popolari costruiti dallo Iacp in via Trilussa alla periferia di Sant’Antioco, infatti, non sono ancora stati assegnati. Sono solo 14 ma darebbero un pò sollievo alla fame di case esistente in città. Le aspettative dei senza tetto però rimangono al palo. Pur essendo stati terminati gli alloggi non possono essere consegnati. La commissione esaminatrice per l’assegnazione sta ancora lavorando alla stesura definitiva delle graduatorie. I commissari stanno esaminando i ricorsi dopo la pubblicazione della graduatoria provvisoria. Ma il problema maggiore è la mancanza delle urbanizzazioni primarie: acqua, luce, fogne e strade. Il Comune non ha ancora provveduto agli allacci.
Lunedì prossimo affideremo i lavori alla ditta che dovrà realizzare le opere primarie – promette l’assessore ai lavori pubblici Monica Fois – il costo superiore ai 250 mila euro ha ritardato le procedure“.

[ TITO SIDDI ]
- tratto da L’UNIONE SARDA del 20 Settembre 2005 -

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Riferimenti: L’UNIONE SARDA

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