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Archivio 12 Ottobre 2005

L’ANGOLO DELL’UOMO NERO – "Il Re è morto". O no ?

12 Ottobre 2005 15 commenti


L’ANGOLO DELL’UOMO NERO

“IL RE E’ MORTO”. O NO ?

Dunque Dino-Isauro si è dimesso.
Vorrei tanto dire “Il Re è morto, viva il Re” ma non trovo nulla di regale in tre anni di calamitosa amministrazione Baghino, ma soprattutto sono arciconvinto che, come la tigna o la scabbia, di certe brutte grinte non ci libereremo mai.
Vorrei tanto dirvi che il nostro sindaco e i suoi “infaticabili” assessori sono stati da traino per una ripresa, perlomeno parziale, dell’economia del paese.
Ma non posso.
Vorrei tanto dirvi che, nonostante la palese inadeguatezza, si sono tanto impegnati cercando di fare qualcosa per migliorare l’assistenza alle fasce più deboli e emarginate del paese, gestire meglio sia la viabilità che i lavori pubblici, occuparsi almeno marginalmente dell’urbanistica, dell’agricoltura, del porto, del patrimonio archeologico e paesaggistico o che hanno cercato di arginare l’emergenza lavoro.
Vorrei…
Nessun provvedimento o intervento degno di nota durante i consigli comunali (programmati in TV sono meglio di Zelig!), nessun dibattito, nessuna conferenza per stimolare, sferzare, esortare e indirizzare le forze vive e propositive del Paese.
Nessuna attenzione per le politiche giovanili per stuzzicare le nuove leve sull’importanza dell’impegno civile, che diventa per osmosi anche impegno politico in prima persona.
Abbiamo visto andare al potere quello che molti di noi temevamo: una mentalità obsoleta, un vecchio modo di fare politica clientelare e nepotistica che, nel nome del vecchio buon adagio “un uomo solo al comando” ha eliminato la forma.
Ma la perdita della forma è perdita della sostanza.
Così come una moda squallida, una casa sporca, un ufficio disordinato, una chiesa in cui non c’è una candela, una squadra indisciplinata, una città imbrattata di scritte invitano solo alla rinuncia, alla pigrizia, alla sconfitta così un’amministrazione comunale arrogante, inattiva, fiacca, indolente crea disagio alla popolazione e porta allo sfascio il paese.
Un sarto sbadato rovina la stoffa migliore.
L’unico rimedio diviene così rattoppare.
Ma rattoppare è procrastinare il problema che si ingigantisce come una valanga e crea disastri a valle.
Mai a monte.
Ma il degrado politico che stiamo vivendo è la faccia più visibile e pubblicizzata del degrado sociale e culturale (morale?) che Sant’Antioco sta vivendo e la pochezza dell’Amministrazione comunale – anche se sicuramente peggiora il quadro generale e legittima molte scelte sbagliate da parte dei cittadini –in certe cose proprio non c’entra: altrimenti si rischia di confondere il sintomo con la malattia o l’effetto con la causa.
Inutile vantare le coste più smeraldine del Sulcis-Iglesiente, il patrimonio fenicio migliore della Sardegna, i vini più rinomati della Regione se poi il cameriere è sgarbato, il conto salato, i servizi più banali assenti.
I giovani turisti con il sacco a pelo se trattati in modo garbato e professionale tornano in età adulta, se soddisfatti, clienti negli hotel a 5 stelle.
E le famigliole in vacanza che affittano a Sant’Antioco sono un veicolo essenziale con il loro passaparola, per lo sviluppo turistico nell’isola: ma solo se pagano affitti equi e se ricevono adeguata ospitalità.
Due esempi nel mare di occasioni sciupate.
La lista degli orrori, continuo a ripetere ai due lettori della Gazzetta, la conoscete tutti.
O certi soloni e “imprenditori” antiochensi (indagati dalla magistratura) vogliono ancora credere alla favoletta dello sviluppo turistico stile Costa Smeralda, con dei Tom Barrack e Tronchetti Provera pronti a investire nel Sulcis ?
Il sussiegoso Louvre non esita a creare tra i suoi nobili corridoi un “percorso Codice da Vinci” per poter portare frotte di lettori-turisti davanti ai capolavori citati dal best-seller di Dan Brown e un’oscura cappella scozzese citata nel medesimo libro è presa d’assalto dai medesimi turisti di cui sopra.
A Bilbao troppi si opponevano alla costruzione del Museo Guggenheim, chiedendo piuttosto “posti di lavoro”.
Ora il museo è l’attività economica più redditizia della città
Ora, noi non abbiamo né il Louvre, né il Guggenheim ma con un pò di coraggio e di inventiva si potrebbe creare e valorizzare un percorso archeologico e museale, paesaggistico e faunistico che perlomeno in Sardegna non avrebbe eguali.
Fuori dai paludati circuiti accademici, questo è il vero significato della parola cultura: promuovere le proprie specificità territoriali e umane, le proprie ricchezze locali e le risorse umane.
Solo cosi si innescherebbe quel circolo virtuoso capace di smuovere coscienze e mettere in moto quell’operosità, ingegnosità ed entusiasmo alla base di ogni progredire civile e di ogni rinascita economica.
Solo cosi si abbatterebbe quel muro di indifferenza e apatia, humus fertile dove attecchisce lo sfiducia e il pessimismo, vero male del nostro tempo e del nostro paese.
L’alternativa è rimanere statici ad aspettare l’aiuto del politicante di turno o della Provvidenza, che almeno a Sant’Antioco aveva (o ha?) fattezze ben poco divine.
Ne vale la pena ?
Non si può entrare due volte nella stessa acqua, diceva Eraclito.
È un altro modo di dire che non occorre perseverare nei peccati già compiuti.
Ora è il tempo di espiare.
Poi sarà il tempo di riflettere, di fare la scelta giusta e di ricostruire.
Diffidando di chi troppo promette e degli Unti dal Signore.

L’UOMO NERO

P.S. – Tale riflessione avrà senso solo se Isauro non ritirerà le dimissioni. Incrociamo le dita.

P.P.S. – Se essere di Sinistra significa parteggiare sempre e comunque per il cittadino che non riesce ad arrivare a fine mese, soffrire per angoscia della classi operaia, avere una grande attenzione per i poveri, aspirare ad una società più giusta in cui il lavoro sia realmente al centro dell’economia e non “fuffa” in bocca del politicante di turno, ebbene si l’Uomo Nero è di sinistra.
C’è però un problema.
Anzi due.
L’Uomo Nero vede nella famiglia, nel rispetto delle Istituzioni ivi compresa la Patria (nel senso più nobile del termine) un elemento essenziale del quieto vivere civile: tutti ideali da sempre vessilli della Destra e così, scusando la poca coerenza, l’Uomo Nero parrebbe anche di destra.
Tuttavia l’Uomo Nero è anche Cristiano (anche se cattolico assai problematico/non dogmatico/nè baciapile) che l’Uomo Nero sia pure di Centro?
Questo outro di pura schizofrenia parola è la necessaria per far capire che i valori non hanno partito, non si identificano mai in esso e che certe posizioni da me assunte in questo spazio gentilmente concessomi dagli amici della GA esulano qualsivoglia appartenenza politica.
Sono frutto del mio abito mentale, giusto o sballato che sia.

CULTURA – Miniere: luci, ombre, identità, territorio

12 Ottobre 2005 Commenti chiusi


CULTURA

MINIERE: LUCI, OMBRE, IDENTITA’, TERRITORIO
24 set 05 / 16 ott 05 – Cagliari

Inaugurata in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, può essere visitata fino al prossimo 16 ottobre al Centro Comunale d’Arte Il Lazzaretto, di Cagliari la mostra Miniere: luci, ombre, identità, territorio.
Il percorso dell’esposizione si snoda in dieci settori che, attraverso circa 400 immagini, tratte per la gran parte dall’archivio storico comunale di Iglesias e dall’archivio storico minerario dell’Igea ma anche offerte da privati, illustrano diversi temi quali la metamorfosi del paesaggio, l’evoluzione tecnologica in campo minerario,le condizioni di lavoro e di vita dei minatori e delle loro famiglie,la religiosità, la salute, l’impiego del tempo libero. Ogni settore è preceduto da un discorso introduttivo ed esaurienti didascalie accompagnano le singole immagini.
La mostra è promossa dalla Soprintendenza archivistica per la Sardegna dal Comune di Cagliari dall’Agenzia regionale del lavoro dalla Società Umanitaria, dal Comune di Iglesias e dalla Igea S.p.A e potrà essere visitata nei seguenti orari: dalle 9,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00.

LA SCHEDA

La lunga vicenda mineraria sarda, con le sue glorie e la sua sofferta fine, ha attirato fin dalla seconda metà dell’800 alcuni tra i migliori esponenti dell’allora giovanissima arte fotografica, prima dalla penisola (come Besso e Alinari) e, in tempi più recenti, anche locali. La costruzione di impianti e villaggi per i minatori, l’estrazione e lavorazione del minerale, l’organizzazione del tempo libero, tutto è stato documentato, nel corso dei decenni, da “scatti” all’inizio di tipo solo promozionale (tutto bello, pulito, ordinato, anche i minatori), poi sempre più realistici.
Prendendo spunto da questi documenti, conservati negli archivi delle maggiori Società minerarie, gli ideatori della mostra hanno pensato di allargare il campo, coinvolgendo la popolazione, spingendo a scavare negli archivi fotografici di famiglia per fornire testimonianze magari più ingenue, ma altrettanto interessanti. La risposta e lo spirito di collaborazione sono stati superiori alle aspettative.
Fra le numerosissime foto raccolte ne sono state scelte per l’esposizione circa 400, quasi tutte in bianco e nero per motivi di omogeneità con quelle più antiche e perché quel contrasto cromatico è il più adatto a sottolineare le luci e le ombre, gli alti e i bassi di unimportante fetta di storia locale.
La mostra, articolata in settori, illustra lo svolgersi del lavoro e della vita dentro ed intorno alle miniere, a partire dai primi insediamenti industriali della metà dell’800 fino alla crisi dei giorni nostri, in cui però sono numerosi i progetti di restauro e ristrutturazione nell’ambito del Parco Geominerario.
Dalle modifiche apportate al territorio, con il progressivo arricchimento ed ammodernamento degli impianti, e dalle felici soluzioni studiate per vincere le ostilità della natura e per aumentare e migliorare la produzione, si passa alla fatica nelle viscere della terra e fuori: nelle laverie per la cernita dei minerali e nei vari impianti per la lavorazione degli stessi. Uomini, donne e bambini accomunati dalla fatica, dal bisogno, da orari di lavoro molto pesanti. Si entra poi nella sfera privata, con i momenti salienti del ciclo della vita: nascita, giochi, asilo, scuola, colonie, servizio militare, fidanzamento, matrimonio, emigrazione, vecchiaia, morte.
Un intero settore è dedicato all’apprendimento, dall’asilo alle scuole superiori, fino alla pratica sotto l’occhio vigile delle maestranze, per chi ha scelto il lavoro di miniera. Gli impianti nel Sulcis-Iglesiente diedero infatti un notevole impulso alla cultura locale, non solo nel campo specifico (viene istituita la Scuola mineraria nella seconda metà dell’800), ma in senso globale. Nel 1924, ad esempio, Iglesias si dota anche di un Liceo scientifico.
Altro punto cardine, la salute. Le Società minerarie costruiscono ospedali ed ambulatori con attrezzature all’avanguardia, in cui i medici finiscono per curare tutta la popolazione. Gli incidenti di miniera e le gravi malattie professionali ed endemiche procurano loro un gran da fare. Allo scopo di migliorare le condizioni generali di vita si costruiscono abitazioni più sane per i lavoratori delle miniere e scuole, asili e colonie per i loro figli.
Le varie fogge del vestire, in costume e non, per il lavoro, le cerimonie ed il tempo libero, sono illustrate da un’interessante serie di ritratti. Lo sport, molto praticato e con apprezzabili risultati in palestre, stadi ed all’aperto, vede fin dagli inizi del ’900 una non trascurabile presenza femminile. Le soste al bar, le passeggiate in centro, le gite, i picnic, le serate danzanti, il cinema ed il mare sono gli svaghi più diffusi.
E dopo il corpo, lo spirito. Le manifestazioni di religiosità popolare (culti, celebrazioni, cerimonie, processioni) attirano grande concorso di popolo. I riti della Settimana Santa ancora oggi sono un appuntamento fondamentale.
Le immagini delle strutture in abbandono e del loro degrado chiudono il ciclo. Le greggi, qua e là, riprendono i loro antichi spazi, ma esperienze e patrimonio restano, per affrontare al meglio il futuro.

Miniere: luci, ombre, identità, territorio
fino al 16 ottobre 2005
Cagliari, Centro Comunale d’Arte e Cultura Il Lazzaretto di Sant’Elia

Informazioni
Centro Comunale d’Arte e Cultura Il Lazzaretto
Via dei navigatori s.n. – Vecchio Borgo S. Elia – Cagliari
Per informazioni Tel 070 3838085 Fax.070 372055
e-mail : lazzaretto2000@tiscali.it
Orario: tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20;
chiuso il lunedì

Ufficio stampa Consorzio Camù
c/o Centro Comunale d’Arte e Cultura Exma’
Cagliari, via San Lucifero 71
Tel e fax. 070 655625 / 666399

- tratto da ARTE.GO -

Riferimenti: ARTE.GO

CRONACA – Soru dai pescatori di Sant’Antioco: uguali indennizzi

12 Ottobre 2005 2 commenti

CRONACA

SORU DAI PESCATORI DI SANT’ANTIOCO: UGUALI INDENIZZI

Visita lampo del Presidente della Regione Renato Soru ai pescatori che da venerdì scorso stanno manifestando nelle acque antistanti il Poligono militare di Capo Teulada, al cui interno si sta svolgendo l’esercitazione “Destined Glory 2005″. Il Presidente ha assicurato il suo impegno perchè non vi siano discriminazioni tra i pesctori e ha chiesto ancora una volta la restituzione dell’area.

TEULADA (CA) – Un immediato incontro con il Ministro della Difesa, Antonio Martino, e con il Sottosegretario della Difesa, Salvatore Cicu, è quanto chiede il Presidente della Regione, Renato Soru, che questo pomeriggio ha incontrato nel porto di Teulada una delegazione di pescatori che stanno manifestando contro le esercitazioni davanti al Poligono militare per chiedere maggiori indennizzi per la mancata attività di pesca. Un mese fa questo stesso obiettivo era stato raggiunto dai loro colleghi delle marinerie di Teulada e Sant’Anna Arresi che hanno ottenuto la firma su un protocollo d’intesa integrativo.

“Non ci devono essere discriminazioni - ha detto il presidente Soru – Qui si è subito un danno importante e occorre scoraggiare l’uso della Sardegna per le esercitazioni perchè costa poco”. La Regione, in questo senso, si sta battendo perchè l’area venga restituita in quanto “è possibile un altro sviluppo per scopi pacifici”. Il Presidente ha anche riferito che esisterebbe un disciplinare, in scadenza, che stabilirebbe la possibilità per i militari di utilizzare armamenti e sostanze non meglio specificate o sperimentali. “Occorre ridiscutere questo punto prima che vadano via – ha detto – perchè sia chiaro quali armi usano”.

Dall’altra parte i pescatori di Sant’Antioco, divisi tra chi manifesta con le sigle sindacali e chi resta invece a terra, sono intenzionati a presidiare davanti al poligono “fino a quando - fanno sapere – non vi saranno risposte concrete in merito alla vicenda degli indennizzi. Rimarremo alla fonda sino al 14 ottobre, giorno di chiusura delle esercitazioni della Nato”.

[ FABRIZIO FOIS ]
- tratto da SARDEGNA OGGI NEWS dell’11 Ottobre 2005 –

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Riferimenti: SARDEGNA OGGI NEWS