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Popolo sardo, questa è l’ora dell’unità

9 Novembre 2005

INTERVENTI

POPOLO SARDO, QUESTA E’ L’ORA DELL’UNITA’
Francesco Casula

E’ necessario l’unità dell’intero popolo sardo e delle sue rappresentanze e articolazioni istituzionali, politiche, sindacali e sociali

I 4,5 miliardi di euro di tasse mai versate (ma qualcuno parla di più del doppio) che lo stato italiano vorrebbe scippare alla Sardegna e ai Sardi inducono a una serie di riflessioni, che travalicano la vertenza stessa che il presidente Soru ha aperto e sta conducendo, con forza e determinazione. Attengono al futuro dell’Isola e ai rapporti che in questi ultimi quasi 60 anni sono intercorsi fra lo Stato Italiano e la nazione sarda. In questo momento è necessaria l’unità dell’intero popolo sardo e delle sue rappresentanze e articolazioni istituzionali, politiche sindacali e sociali, perché la battaglia possa essere vinta. Ricorrendo a tutti gli strumenti democratici, pacifici e di massa e coinvolgendo le popolazioni per ricreare quella mobilitazione ubiquitaria cui si dette vita due anni fa a proposito delle scorie.
Si tratta di una lotta decisiva per la Sardegna: per costruire una ipotesi di sviluppo che crei lavoro, benessere e prosperità, rompendo la dipendenza e la subalternità. Senza risorse finanziarie infatti qualsiasi politica è destinata al fallimento. Soru continui a muso duro, la sua battaglia, tirando fuori le unghie e con la schiena dritta come finora ha fatto. Se occorre, si pensi ad azioni anche clamorose: per esempio a uno sciopero generale, che veda decine di migliaia di Sardi a Roma, accompagnati dai parlamentari, dai consiglieri regionali, dai Sindaci, dai leader sindacali, non per chiedere con il capello in mano e ossequiosi, qualche mancia, ma per pretendere quanto per legge ci spetta. Vinta la battaglia si ascolti e si metta in atto il suggerimento del segretario sardista Giacomo Sanna che ha proposto la creazione di un ufficio tributi che metterebbe la Sardegna in condizione di conoscere tempestivamente tutte le entrate oggetto di trasferimento in base all’articolo 8 dello Statuto. Partendo da questa vicenda, si metta mano al rifacimento dello Statuto sardo: ad iniziare dalla modifica radicale dello stesso articolo 8.
Dovrà essere la Regione a incassare i soldi provenienti dalle tasse pagate dai Sardi, per devolvere quanto dovuto allo Stato centrale e non il contrario, come è previsto dallo Statuto in vigore inosservato.
Così com’è lo Statuto rappresenta un ostacolo alla realizzazione di una vera autonomia o peggio: serve solo come copertura alla gestione centralistica della Regione da parte dello Stato, di cui non ha scalfito per niente il centralismo. Paradossalmente lo ha perfino favorito, consentendo ai Sardi solo il succursalismo e l’amministrazione della propria dipendenza.
La Regione sarda ha operato come mera struttura di decentramento e di articolazione burocratica dello Stato e come centro di raccordo e di mediazione fra gli interessi dei gruppi di potere locali e la rapina neocolonialista, soprattutto del Nord. Quel Nord oggi non a caso ottimamente rappresentato dallantisardo ministro Tremonti.

[ Francesco Casula ]
- tratto da IL GIORNALE DI SARDEGNA del 8 Novembre 2005 -

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Riferimenti: IL GIORNALE DI SARDEGNA

  1. Alessio Mulas
    10 Novembre 2005 a 11:26 | #1

    Cito testualmente dal sito della regione sardegna:
    “Il Presidente della Regione, chiamato a commentare le notizie sugli incontri del pomeriggio di oggi (martedì 9 novembre) a Roma fra esponenti del Governo e una delegazione sindacale, ha detto: ”Riconoscono i nostri diritti, ma con delle parole che costano poco. Però io non potrò spendere parole nelle prossime settimane, verso il mondo della scuola, verso il mondo del lavoro, verso il mondo delle politiche sociali, verso il mondod egli enti locali, i comuni, i sindaci ai quali sono stati anche tagliati i fondi. Non si accontenteranno di parole – ha continuato Renato Soru – chiederanno risorse, quindi è anche responsabilità mia portare a casa non parole ma risorse”.
    Sulla Finanziaria che il ministro Tremonti dice di volere fare senza mettere le mani nelle tasche degli italiani, il Presidente Soru ha detto: ” Io ho una idea precisa: il ministro Tremonti può decidere di non mettere le mani nelle tasche degli italiani ma deve assolutamente togliere le mani dalle tasche dei sardi: lui non può fare una finanziaria mettendo le mani solo nelle tasche dei sardi. Fintanto che non ci restituiscono quanto dovuto, e sono molti miliardi di lire, fintanto che non si mettono immediatamente in regola almeno per l?anno in corso dandoci quanto dovuto”.” continua alla pagina http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=10402&v=2&c=358&t=1
    Comincio a pensare che noi sardi serviamo solo per pagare tasse e fornire militari????

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