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Archivio 16 Novembre 2005

ON THE MAGAZINES – I liguri di Carloforte fanno il Girotonno

16 Novembre 2005 Commenti chiusi

RUBRICA : ON THE MAGAZINES

“On the Magazines” : la rubrica della GA che vuole ricercare e pubblicare tutti gli interventi sul Sulcis-Iglesiente pubblicati su giornali, riviste, libri, internet o altro.
Per vedere come il nostro territorio viene descritto e fotografato da “quelli che ci vedono da fuori”.

- tratto da IL GIORNALE -

I LIGURI DI CARLOFORTE FANNO IL GIROTONNO
Il consiglio dei pegliesi emigrati sull’isola: «Curate le vostre acque»

Andare a caccia di tonni in Sardegna è affare ligure. Da tempi antichissimi, da quando nel 1654 Girolamo Vivaldi comprò da Filippo IV di Spagna la tonnara di Portoscuso, situata davanti all’isola di San Pietro. Questa è più conosciuta col nome della sua città, Carloforte, ove i liguri, com’è noto, sono di casa.
Nel 1738 una manciata di pescatori originari di Pegli si stabilisce sull’isola, dopo lunghe traversie. Cacciati da Tabarca, ove pescavano il corallo e poi prigionieri del Bey di Tunisi, arrivano a Carloforte per intercessione di Re Carlo Emanuele III. L’isola diventa la loro reggia: costruiscono la città, la fortezza e le mura, coltivano la terra e naturalmente si dedicano alla pesca del tonno.
Sullo specchio di mare di questa terra «di confine», geograficamente sarda ma dall’anima ligure-tabarchina, si trovano le uniche due tonnare ancora attive nella regione: Carloforte e Portoscuso.
Appartengono ad un’unica società, guidata dai discendenti di quel Vivaldi che nel ’600 approdò in Sardegna.
La tonnara fu dei Pastorino, poi dei Casaretto e infine della famiglia Greco che oggi dirige una società battezzata, non a caso, «Ligure Sarda spa».
Portoscuso e Carloforte sono l’unico esempio italiano totalmente «privato» di tonnara. «É un’attività ad altissimo rischio» spiega Pier Paolo Greco, Amministratore Delegato della società. «Costi di manutenzione delle strutture in mare e a terra – ben tre stabilimenti – manodopera specializzata e poi l’incognita d’ogni stagione, il tonno».
La tonnara è nata osservando le abitudini migratorie dei tonni che possono anche improvvisamente cambiare, com’è successo in Liguria. Anche in Sardegna, negli anni ’60, i tonni hanno disertato l’appuntamento per più di una stagione. Colpa dell’industrializzazione, dell’inquinamento e del diporto. Cause di disturbo che sono state eliminate con una maggiore attenzione alla «salute» del mare.
L’attività dei Greco è rimasta saldamente ancorata alla tradizione. Certo, oggi ci sono sensori e sub che «scortano» i pesci nelle camere e ne controllano la quantità prima di dare inizio alla mattanza. Ma la tonnara è rimasta la stessa pesca selettiva di un tempo.
Lo stesso vale per lavorazione, affidata alle sapienti mani dei tonnarotti, custodi di un’arte del taglio che si tramanda di generazione in generazione. L’attività richiama anche molti turisti che si rivolgono al Diving Center per immergersi alla scoperta delle maglie della tonnara.
La Regione, dal canto suo, al tonno ci tiene. Nel 1995 è nato il Museo della Tonnara a Stintino, in una zona dove di tonno se n’è pescato e molto, fino agli anni ’70.
A Carloforte c’è un altro piccolo museo, intitolato alla città, pieno zeppo di modellini, plastici e arrugginite scatolette di tonno. Sempre Carloforte, ospita il «Girotonno», una kermesse eno-gastronomica con ospiti provenienti da ogni parte del mondo ove il tonno sia di casa. Concerti, conferenze, presentazione di libri «a tema», per una manifestazione che richiama turisti, chef e gourmet ma soprattutto attenzione, su un’attività che non è «solo» commercio, ma tradizione, storia e cultura.

- tratto da IL GIORNALE -

Riferimenti: IL GIORNALE