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CRONACA – Mari Biu, per il pm tutti colpevoli

13 Dicembre 2005

CRONACA

SANT’ANTIOCO

MARI BIU, PER IL PM TUTTI COLPEVOLI
Chieste sette condanne per un totale di 22 anni

Per il pm l’ex sindaco di Sant’Antioco Virginio Locci è colpevole di peculato: di lì la richiesta di una condanna severa, quattro anni di reclusione. Intanto scende in campo anche la Corte dei Conti che chiede all’ex primo cittadino circa 950 mila euro.

Sono tutti colpevoli di peculato, tranne uno, al quale il pubblico ministero ha contestato l’abuso d’ufficio: nel corso della requisitoria i pm Mario Marchetti ed Emanuele Secci ieri mattina hanno ribadito che la società mista pubblico-privata “Mari biu” costituita dal comune di Sant’Antioco per il recupero ambientale dello stagno di Sa punta de S’Aliga di Is Pruinis, svolse lavori per 200 milioni di lire e non per il miliardo e 600 milioni erogati dalla Regione. Di lì le richieste, pesanti se si considera lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato: quattro anni per l’ex sindaco di Sant’Antioco Virginio Locci, per il funzionario comunale Giovanni Battista Baghino e per l’imprenditore Mario Crastus, noto Gianni, due anni e otto mesi per i figli di quest’ultimo, Cristiana e Giancarlo Crastus e la moglie Gabriella Spanu, soci della società privata che deteneva il 49 per cento della mista, un anno per il funzionario comunale Paolo Pilia, accusato di abuso d’ufficio. Quasi tutti gli imputati erano presenti all’udienza di ieri alla quale non ha invece preso parte l’ex presidente della società “Sulcis città del mare” Leo Nocera (difeso dall’avvocato Guido Manca Bitti) che durante la scorsa udienza ha patteggiato 2 anni e 8 mesi.
Dopo la requisitoria dei pm Marchetti e Secci il gup Ermengarda Ferrarese ha rinviato l’udienza a dopodomani per le arringhe degli avvocati Luigi Concas, Bernardo Aste, Gianfranco Trullu, Mariano Delogu, Cecilia Mereu e Leonardo Filippi.
La vicenda di cui si è discusso ieri mattina in aula risale al triennio compreso tra il 1998 e il 2000 ed è legata ai dieci miliardi di lire, erogati dallo Stato e trasferiti dalla Regione alle casse del comune di Sant’Antioco: quei soldi erano destinati al risanamento dello stagno Sa Punta de S’Aliga compromesso dagli scarichi della ex Sardamag. Per l’esecuzione dell’opera il comune di Sant’Antioco aveva costituito la Mari Biu, una società mista pubblico-privata che, dopo l’approvazione dei progetti e del piano economico, aveva incassato circa un miliardo e settecento milioni di vecchie lire. Il Comune aveva affidato l’incarico, secondo l’accusa, alla società Scm senza rispettare le norme previste dalla legge Merloni: 500 milioni di lire sarebbero stati usati per pagare l’impegno a ottenere il finanziamento, che invece era già stato erogato, il resto per le spese che, però, secondo l’accusa, ammontavano a 200 milioni di lire. Dopo lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale il commissario prefettizio aveva affidato a un avvocato l’incarico di far luce sulla vicenda e il legale aveva ritenuto di dover informare la Procura di Cagliari.
Intanto, sulla vicenda delle società miste di Sant’Antioco è scesa in campo anche la Corte dei Conti che contesta all’ex sindaco Locci di aver causato un ingente danno all’erario. Il pubblico ministero Susanna Loi ieri mattina ha chiesto al giudice la convalida di un sequestro conservativo dei beni di Locci per un totale di circa 950 mila euro. La somma è comprensiva dell’anticipo versato dal Comune di Sant’Antioco alla società per i lavori di disinquinamento in realtà mai effettuati (circa 900 mila euro), dei mancati canoni di affitto per i 25 ettari concessi alla Sulcis città del mare (60 mila euro per gli anni 2000/01) e del compenso dovuto dal Comune all’avvocato che annullò tutti gli atti messi in piedi dall’amministrazione Locci (altri 3 mila euro). Per coprire la somma la Corte dei Conti ha autorizzato un sequestro preventivo di tutti i beni in possesso di Locci: edifici, terreni, vigneti. Ieri mattina i giudici avrebbero dovuto decidere sulla conferma di quei provvedimenti ma, a causa del leggittimo impedimento dell’avvocato Licinio Mastino, l’udienza è stata rinviata al 20 dicembre.

- tratto da L’UNIONE SARDA del 13 Dicembre 2005 -

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Riferimenti: L’UNIONE SARDA

  1. L’Uomo Nero
    16 Dicembre 2005 a 13:35 | #1

    Ovvio!

  2. Psyco
    21 Dicembre 2005 a 20:08 | #2

    Mi stupisce la mancanza di commenti,quasi che “toccare” certi personaggi sia proibito,mentre quello che abbiamo di fronte è un superscandalo bello e buono passato (quasi) in rigoroso silenzio.
    Continuiamo così che andremo lontano…

  3. L’Uomo Nero
    7 Gennaio 2006 a 12:22 | #3

    E il nipotino viene a farci la morale-menata (su lanostrasardegna.com) su cooperative rosse di vergogna, “non guardi la sinistra deviata ciò che fa la destra madre di ogni moralità”, Fassino-cretino, Unipolla etc..etc..
    Ma signori miei con che coraggio parla chi è sostenitore di Forza Italia: ragazzi parliamo del Ducetto (il Berlusca of course!!) che ci fa arrossire ogni qualvolta mette il becco fuori dall’Italia; il Gran Barzellettiere, il Re di Bevute e Bon Ton(l’avete letto il semi scandalo diplomatico in Svezia dove ha preso per i fondelli in vino inglese?); il Dio di Ogni Magagna Giudiziaria (preghiera laica di chi spera che la Dea della Giustizia non si tolga mai quella benda dagli occhi) e ancora etc..etc..
    Il rosario delle malefatte lo conoscete tutti e, francamente, io mi sono stufato di commentarlo ogni volta.
    Spero solo che la confisca di tutti i beni del signor Virginio Locci sia il giusto risarcimento alla collettività…
    Ma credo che l’ex sindaco e allegri compagni di merende alla faccia nostra siano ancora in credito con noi, e di molto…

  4. io
    7 Gennaio 2006 a 20:37 | #4

    La befana porterà il carbone a Fassino a D’Alema e a tutti i diesse. Non perché abbiano parlato al telefono con Consorte ma perché hanno riaffermato la categoria (im) morale della doppiezza togliattiana. Il nuovo anno ci ha consegnato infatti la seguente condizione culturale dei diesse:
    si indignano per la fuga di notizie dalle Procure della Repubblica;
    si sorprendono e si turbano per la pubblicazione delle intercettazioni sui giornali;
    sono preoccupati per la violazione delle prerogative dei parlamentari in materia di immunità (dalle intercettazioni) e chiedono l’intervento del Parlamento;
    si offendono per la turbata privacy dei cittadini e chiedono l’intervento dell’Authority a ciò preposta;
    inseguono (vedi titolone dell’Unità di oggi) il “regista occulto” e tentano di ricompattare il loro staccato partito nei confronti del “nemico esterno”.
    In sostanza: i diesse assumono sempre più le sembianze di un Pinocchio che ha ormai purtroppo 60 anni e che ha ormai il naso lungo quanto il ponte sullo Stretto.
    Ai diesse che hanno proclamato la libertà di stampa ed il dritto di cronaca per giustificare le vergogne antiberlusconiane, ai diesse del dileggio morale del nemico politico a mezzo stampa, ai diesse strateghi del circuito mediatico-giudiziario, ai diesse che usarono le intercettazioni per distruggere le classi dirigenti della Prima Repubblica si contrappongono i diesse garantisti, severi custodi delle prerogative parlamentari dei diritti dei cittadini della riservatezza e del limite alla libertà di stampa che deve fare i conti con i diritti individuali della Persona.
    Il vero problema è che non stiamo parlando di due soggetti politici diversi ma dello stesso partito e, ciò che è più grave degli stessi gruppi dirigenti. Sono sempre gli stessi sul piano del comportamento, moralmente e ormai insopportabilmente doppio; e sono gli stessi anche fisicamente: sul palcoscenico di questo teatrino ci sono sempre Fassino, D’Alema e Violante.
    La questione che ora si pone è tutta politica poiché storicamente nessuna forza politica è mai riuscita ad approfittare degli scivoloni etici morali e politici della sinistra che, dopo alcuni mesi si è sempre rimessa sul piedistallo del Professore che impartisce lezioni agli altri. Ovviamente lezioni di etica pubblica e di osservanza delle regole; in sintesi il cosiddetto primato morale della sinistra.
    sempre io

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