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Archivio 24 Gennaio 2006

Finalmente lo splendore della nostra Storia

24 Gennaio 2006 7 commenti


FINALMENTE LO SPLENDORE DELLA NOSTRA STORIA
Aperto il Museo Archeologico di Sant’Antioco

È stato probabilmente il parto più lungo della storia millenaria di Sant’Antioco ma alla fine, dopo decenni, il Museo Archeologico di Sant’Antioco è stato aperto.
Ci sono voluti ben cinquanta lunghi anni, trascorsi tra lentezze burocratiche, imprese fallite, incompetenze e menefreghismi, finanziamenti annunciati e mai arrivati, lavori iniziati e lasciati a metà, necessità di continui aggiornamenti dei sistemi di sicurezza, problemi di ogni genere, ma finalmente la storia di Solky si offre splendidamente agli occhi di tutti noi in tutta la sua maestosità e in tutto il suo splendore.
Vogliamo andare oltre i meriti dell’apertura del Museo, che ora tutti si vogliono accampare (a cominciare dai soliti politici di turno), per parlare di Lui, il Museo Archeologico più importante di tutta la Sardegna.
Cominciamo dal nome: Museo Archeologico Ferruccio Barreca.
Barreca fu lo scopritore della civiltà fenicio punica in Sardegna e fin dal 1956, quando iniziarono gli scavi archeologici del Tophet fenicio e della Necropoli punica, volle che gli oggetti venuti alla luce negli scavi da lui portati avanti fossero conservati in una piccola sala di Sant’Antioco, costituendo in tal modo il nucleo originario del Museo Comunale.
Il nuovo Museo Archeologico è stato allestito definitivamente tra il marzo e il dicembre del 2005 da Piero Bartoloni, direttore scientifico del Museo e docente ordinario di archeologia fenicio-punica all’università di Sassari. Insieme a lui ha collaborato Paolo Bernardini, direttore della Soprintendenza archeologica delle provincie di Cagliari e Oristano.
Il Museo rappresenta la più bella e di certo la più importante raccolta di testimonianze delle due più importanti civiltà di un passato remotissimo, quella fenicia e quella punica. All’interno della magnifica struttura sono raccolti ben quindicimila pezzi di inestimabile valore archeologico: gioielli, coppe, splendidi mosaici, ricostruzioni di tombe del V secolo a.C. e tanto tanto altro. Si offre poi un quadro organico delle attività che si svolgevano nell’antica Solky. Ci sono pannelli che illustrano tutti i siti archeologici dell’isola e i diversi strati di scavo. Ci sono le ricostruzioni del porto, con le navi e i magazzini, ma anche degli esempi di navi fenicie.
Ma l’allestimento non è finito. Molto del materiale rinvenuto a Sant’Antioco è custodito in altri musei, primo fra tutti Cagliari. Il nuovo Museo attende così la restituzione di molto di quel materiale che è giusto torni a casa, nelle teche della nuova struttura della cittadina sulcitana.
Il Museo Archeologico di Sant’Antioco rappresenta il museo della più antica città della Sardegna, il suo materiale proviene dalle aree dell’abitato che negli anni hanno dato alla luce reperti di varie epoche, si pensi soltanto alle aree della Necropoli ipogea e del Tophet. Di sicuro rappresenta una delle più importanti testimonianze, se non la più importante, delle civiltà fenicie e punica in tutta l’area del Mediterraneo, più di altri musei italiani, più del Museo di Cagliari.
Proprio con i Fenici, tra il 750 e il 500 a.C. l’antica Sulky ha conosciuto il suo massimo splendore, in tempi in cui Roma “caput mundi” era ancora un villaggio. La bella isola situata in posizione strategica al centro del Mediterraneo ebbe contatti con tutte le più grandi e ricche civiltà del passato. Sulky inviava e riceveva navi e merci da tutto il Mediterraneo.
Attualmente il Museo è testimonianza soprattutto della civiltà punica. La parte fenicia, seppur ampiamente presente, e la Necropoli in particolare, non è stata ancora scavata in quanto si trova sotto il centro abitato cittadino.
Sotto le case è nascosta una civiltà antica.
È di poco tempo fa la scoperta di una tomba fenicia venuta alla luce durante gli scavi per alcuni lavori in via Belvedere, vicino al Corso. Ora i reperti di quella tomba sono esposti in una sala del Museo.
Fra i pezzi più importanti vogliamo elencare, poco dopo l’ingresso al Museo, le imponenti statue di due leoni, in materiale tufaceo, che anticamente erano situate ai lati di una delle porte della città e sono datate tra il V e il IV secolo a.C. Le statue sono quasi del tutto integre e sono un importantissimo esempio dell’arte statuaria punica. I due leoni sono stati rinvenuti, nel 1983, nella zona della Necropoli e, nel 1988, furono fra i simboli della grande esposizione, organizzata nelle sale di Palazzo Grassi, che portò a Venezia ottocentomila visitatori che ammirarono i tesori e le testimonianze della civiltà fenicia. Abbiamo poi, fra gli oggetti più preziosi esposti nelle sale, una preziosa fascia in argento, che rivestiva la bocca di un vaso antico, sulla quale sono incisi il nome della città e di alcuni illustri notabili. Ma anche una coppa in ceramica proveniente da Tiro e che risale al IX secolo a.C., proprio in base a questa preziosissima coppa gli studiosi di archeologia considerano Solky la città più antica edificata in Sardegna. Che dire poi dello splendido mosaico di epoca romana chiamato “mosaico delle pantere” e dedicato al dio della salute e della saggezza Dioniso ? Numerose anche le terre cotte e le ceramiche.
Già, perché anche la civiltà romana è presente nella sale del Museo. Come potrebbe essere altrimenti per una città che fu Municipium dell’Impero Romano. Proprio i Romani adoravano il vino dell’antica Sulky e concessero ai suoi abitanti il privilegio di battere moneta per meriti vinicoli. I vigneti dell’isola, duemila anni fa, fornivano l’uva dalla quale i Romani traevano il pregiatissimo vino “Protropum” destinato alle mense dei ceti più elevati. Fu proprio l’imperatore Cesare che fece coniare la moneta Sardus Pater nel 59 a.C. per celebrare ed elogiare l’arte vinicola di Sulcky.
Nel Museo mancano, come detto, ancora dei reperti, così come mancano ancora dei pannelli fotografici e tutta una serie di reperti risalenti al periodo nuragico, un’altra civiltà , questa volta propriamente sarda, che pure raggiunse a Sant’Antioco espressioni notevoli. Tutti questi preziosi reperti dovrebbero essere esposti al Museo nei prossimi mesi.
L’itinerario del Museo è articolato, in via definitiva, attraverso le esposizioni dei reperti tratti dai principali scavi e giacimenti della cittadina sulcitana:
- la prima sezione comprende vetrine con materiali d’uso quotidiano e funerario, relativi al periodo Calcolitico (fine IV-III millennio a.C.) e all’età del Bronzo (II millennio a.C.), provenienti dall’area cosiddetta del Cronicario (la casa di riposo degli anziani), rinvenuti negli strati sottostanti le vestigia della città fenicia. Non mancano testimonianze di culture prenuragiche (Ozieri e Sub Ozieri), a cavalli fra il IV e III millennio a.C., e significativi frammenti di ceramica nuragica (età del bronzo).
- il fulcro del museo è come detto dedicato alla civiltà fenicia e punica. La seconda sezione ospita, infatti, quanto è stato trovato nella necropoli dell’antica Sulky. Si inizia coi plastici del tofet e del porto antico, poi seguono le vetrine con gli oggetti, soprattutto vasellame, che accompagnavano i defunti. Nel vasto andito campeggiano i due grandi leoni in pietra che probabilmente guardavano la porta settentrionale dell’antica cinta muraria; sono due splendide opere ispirate alle sculture che fin dal II millennio a.C. venivano poste alle porte delle città siro-anatoliche.
- superata la “Porta dei Leoni”, si accede alla terza sezione, anch’essa dedicata in parte alla necropoli punica. Vi troviamo appunto la ricostruzione della tomba di via Belvedere, una delle più antiche di Sulky, mentre in altre vetrine sono conservati gioielli, amuleti, maschere in terracotta e statuine. Viene poi il settore dedicato al Tophet (il santuario fenicio e punico del dio Baal Hammon e della dea Tinnit), dove, con riti particolari, venivano deposta le ossa dei fanciulli mai nati o deceduti in tenerissima età. Splendida inoltre una collezione acquisita dal Ministero e ceduta al museo, composta da oltre duecento amuleti e seicento vaghi di collana in vetro e pasta vitrea, oltre a tre coppe (di cui una recante un’iscrizione punica di oltre cento caratteri), bracciali in argento e duecento bottoni in osso.
- la quarta e ultima sezione contiene ceramiche, ossi e metalli dall’are del Cronicario, dove sono stati rinvenuti gli edifici relativi alla prima città fenicia, datati intorno al 770 a.C., ai quali si sovrapposeo un santuario, forse di Demetra, e abitazioni di età romana del III e II sec. a.C. Proprio nel segno di questa continuità sono esposti i corredi tombali della necropoli di età romana imperiale.

Siamo sicuri che saranno in tanti quelli che visiteranno il nuovo Museo. Del resto ogni amante della Storia umana non può fare a meno di visitare una delle testimonianze più importanti delle civiltà antiche. Il Museo di Sant’Antioco deve rappresentare quindi uno dei più meravigliosi centri di richiamo per gli amanti della Archeologia di tutto il mondo.
Naturalmente la nuova struttura deve essere giustamente valorizzata e pubblicizzata come merita. Si tratta di sicuro del più importante museo della Sardegna. Gli studiosi lo definiscono infatti uno dei “templi” della cultura fenicio punica del Mediterraneo.
Ma deve diventare, con l’aiuto e l’impegno di tutto, uno dei più importanti musei del mondo.

NELLA FOTO: I due splendidi leoni del Museo.