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INTERVENTI – Cambiare subito politica agricola

7 Marzo 2006

INTERVENTI

CAMBIARE SUBITO POLITICA AGRICOLA
Contributo di Francesco Missoni, contadino, all’Assemblea di ARI (Associazione Rurale Italiana)

In sintesi per la Sardegna è necessario decelerare la pastorizia industriale che produce principalmente il pecorino romano per i mercati d’esportazione e che propone un sistema agropastorale industriale con tutti gli elementi di fragilità tipiche dei sistemi monoculturali. Bisogna proporre un nuovo modello centrato sui consumi e sulla produzione di valore aggiunto a scala regionale e locale. E’ necessario elaborare una nuova politica agricola regionale orientata prioritariamente verso il soddisfacimento delle esigenze locali (considerando anche l’opzione turistica) e collocare in secondo piano le logiche industrializzanti che producono monocoltura e dipendenza alimentare.

Oggi circa l’80% del fabbisogno alimentare isolano viene importato, non riusciamo a raggiungere un minimo di sufficienza alimentare neanche con le produzioni mediterranee basate sulla triade olio grano e vino e sull’ortofrutta fresca. I problemi sono enormi e interconnessi è difficile trovare delle facili soluzioni, credo che la Sardegna, in quanto isola ancora con una forte identità culturale rurale, possa essere un interessante laboratorio per cercare nuove strade per una sostenibilità rurale complessiva.

Vi rimando una serie di argomenti intorno ai quali organizzo i miei interventi nei vari incontri come rappresentante di ARI i qui in Sardegna:

- maggio 2005 incontro a Cagliari sul tema della biodiversità organizzato dall’associazione Mediterranea di Cagliari;
- 11/10/05 Antas Hotel, Fluminimaggiore, partecipazione al convegno Pianificazione Integrata Regionale organizzato dalla Regione Autonoma della Sardegna intervento nel gruppo di discussione sull’agricoltura e sulla progettazione dei bandi POR nella neonata provincia del Sulcis Iglesiente (Carbonia-Iglesias); sono riuscito a far introdurre la questione della filiera locale tra le priorità da finanziare con il POR!
- 17 /11/2005 incontro a Milis (Oristano) organizzato da un comitato locale di operatori culturali sul tema delle economie locali e sostenibilità (economica-ecologica e sociale) nelle aree rurali;
- 16/17/18 dicembre a Iglesias partecipazione all’incontro “Dalla Terra alle Mani” con gli artigiani, gli agricoltori e gli operatori turistici del territorio organizzato dal Centro Sperimentazione Autosviluppo
- Altri incontri informali con agricoltori e pastori nel territorio del Sulcis Iglesiente

CHE C’E’ DA FARE :
- organizzare e promuovere una campagna per il consumo dei prodotti locali e di educazione alimentare (specialmente nelle strutture pubbliche con mensa) sostenendoproduzioni ottenute da conduzioni famigliari, no OGM, legate al territorio e di qualità (biologica ma non solo!! A mio parere è più importante garantire la presenza dei coltivatori sul territorio che sostenere il biologico il quale è sicuramente uno, ma non l’unico degli strumenti disponibili per raggiungere una maggiore sostenibilità rurale complessiva);
- Rinforzare e premiare attraverso facilitazioni (agevolazioni finanziarie e fiscali, contributi diretti ed indiretti, servizi ed interventi pubblici) le associazioni di consumatori, i distributori e i produttori agricoli che scelgono le produzioni locali e i sistemi di commercializzazione locale
- Attivare iniziative di sostegno al consumo dei prodotti locali attraverso azioni commerciali di ampio respiro utilizzando diversi supporti promozionali (mediatici, cartacei) e sostenendo la produzioni locali con marchi di qualità e di rintracciabilità territoriale dei prodotti; su questo tema, che io ritengo fondamentale ho cercato di mantenere un profilo politico argomentando sia con i vari responsabili politici dei partiti della coalizione che governa la regione (Progetto Sardegna + Unione) che con le istituzioni responsabili dell’assistenza tecnica in agricoltura (ERSAT)
- Proposta di sostegno economico diretto agli enti pubblici (comuni, province, comunità montane) ed agli imprenditori di settore (catering) che gestiscono le mense pubbliche e private scolastiche, ospedaliere e nelle imprese private;
- Sostegni economici pubblici e facilitazioni (specialmente burocratiche, igienico-sanitarie e fiscali) per la realizzazione di mercati rionali periodici, per il sostegno della vendita diretta in azienda e per la costituzione di Gruppi di Acquisto e Vendita Solidali (GAVS);
- Promuovere una riforma nella formazione e assistenza tecnica in agricoltura: trasformazione/riconversione sia della formazione (scolastica ed accademica) e sia dell’assistenza tecnica in agricoltura introducendo cognizioni ed orientamenti scientifici e metodologici congrui con i problemi contemporanei dell’agricoltura e delle aree rurali in generale: multifunzionalità e condizionalità ecologica e sociale dell’agricoltura moderna, erosione della biodiversità e biopirateria, qualità biologica, certificazione,mercati di prossimità, sviluppo rurale integrato, OGM, ecc…
- Considerando che in Sardegna il flusso turistico è di circa 8 milioni di arrivi con 20 milioni di presenze annuali concentrate nel periodo estivo è importante creare le condizioni per aumentare il consumo dei prodotti locali nei circuiti turistici regionali (attualmente il rapporto tra flusso turistico e consumo di prodotti agroalimentare locali è molto basso circa il 22% contro il 44% dell’area italiana del nord est), su questo punto c’è moltissimo da lavorare;
- creare dei consorzi locali territoriali tra operatori turistici (ristorazione e ricezione), i produttori agricoli locali e la distribuzione;
- promuovere azioni politiche, tecniche e commerciali per agevolare la connessione tra produzione e trasformazione dei prodotti agricoli locali e circuiti turistici regionali: marchi di qualità e di origine territoriale, circuiti enogastronomici e agriturismo, punti vendita diretta e campagne di acquisto per i prodotti locali in aree turistiche, sostegno alle produzioni ortofrutticole stagionali e penalizzazione delle colture protette, premie facilitazioni per gli operatori turistici e per i commercianti che utilizzano e promuovono i prodotti locali;
- anche in chiave turistica ma specialmente per le popolazioni locali, aumentare il valore aggiunto dei prodotti agricoli attraverso il sostegno alla trasformazione in loco: minicaseifici, minifrantoi, mulini, macelli e mattatoi, laboratori di trasformazione di alimenti di origine animale e vegetale, prodotti etilici e vini, prodotti da forno.

Infine considerando che il ministro Alemanno ha a cuore la questione delle produzioni tipiche, degli OGM e (forse) anche della biopirateria, potremmo lanciare l’idea di costituire delle agenzie regionali pubbliche per la tutela della diversità biologica (coltivata e naturale, e anche di quella legata ai processi di manipolazione degli alimenti tradizionali: lieviti, batteri, funghi,ecc) e delle conoscenze ancestrali connesse. Queste agenzie pubbliche dovrebbero curare gli interessi delle collettività rurali attraverso azioni di monitoraggio e di protezione del patrimonio biologico e sostenere la preservazione delle varietà tradizionale attraverso interventi concreti: banche del seme in situ e ex situ, brevetti collettivi pubblici, sostegni ai contadini che mantengono l’efficienza complessiva degli agroecosistemi tradizionali.
In ultimo c’è l’annoso problema dell’eccessivo peso della burocrazia che ricade sulle piccole aziende famigliari!! Si potrebbe pensare a snellire (almeno le certificazioni biologiche) attraverso l’autocertificazione del contadino che verrebbe verificata da controlli realizzati da enti pubblici che non devono avere interessi di settore.

Francesco Missoni, contadino

  1. Devil’s Writer
    8 Marzo 2006 a 17:47 | #1

    Tanti parole per proporre solo nuove forme di assistenzialismo! Il problema dell’agricultura sarda, problemi che l’articolo ignora colpevolmente, è che gli agricoltori rimangono chiusi nel loro orticello e non creano consorzi capaci di fare economie di scala, non creano cioè aziende abbastanza grandi da poter reggere la concorrenza ed imporre nel libero mercato un prodotto innovativo e con un marchio riconoscibile be conosciuto in tutta Europa. Piccolo non è sempre bello, anche se spesso più sano. La regione non deve più dare alcun contributo o sussidio agli agricoltori che non si uniscono in consorzi capaci di farsi conoscere anche fuori dall’isola, con campagne di marketing e con target precisi di vendita, enrando nel settore redditizio e per ora al riparo dalla concorrenza spagnola-africana-cinese dell’agricoltura biologica e degli altri settori di nicchia. realizzando dei consorzi gli agricoltori potranno investire con le economie di scala in pubblicità, marketing, brand e macchinari, altrimenti la concorrenza gli spazzerà via! Guardate che entro dieci anni il mercato orto-frutticolo sarà liberalizzato e il mercato sarà invaso da prodotti africani ad un prezzo che voi non riuscirete mai a reggere! Entrate nei settori di nicchia prima che sia troppo tardi! Tutta l’Europa, che non attraversa la crisi economica come italiana, vuole mangiare biologico ed esistono poche regioni incontaminate come la nostra Sardegna!!!

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