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Archivio 10 Marzo 2006

CULTURA – Azzurro e nero: noir Mediterraneo

10 Marzo 2006 Commenti chiusi


CULTURA

AZZURRO E NERO: NOIR MEDITERRANEO

Cos’è il noir Mediterraneo ?

Il noir mediterraneo, derivazione del poliziesco, dell’hard-boiled americano e del giallo storico, è uno sguardo in tinte cupe e pessimiste sul lato oscuro e nero di questo spazio apparentemente solare e azzurro.

Una breve storia

All’origine c’è la Bibbia, il primo libro nato sulle sponde del Mediterraneo, la prima raccolta di storie di violenza e crimini. Con l’omicidio di Abele da parte di Caino, la storia di questo spazio si sviluppa sotto il segno della violenza fratricida, della sopraffazione, del saccheggio. L’anima del mediterraneo è nera, come l’anima di Caino. Seguono poi l’Illiade e l’Odissea, due grandi antologie noir, repertori dei crimini più vari e atroci che testimoniano come la storia mediterranea, dei suoi abitanti, sia stata scritta con il sangue. Con l’Edipo re di Sofocle, opera rappresentativa della tragedia greca, abbiamo il primo romanzo noir. Jean-Claude-Izzo, maestro del noir mediterraneo e autore di una stupenda trilogia, Casino Totale, Solea, Chourmo, così definirà il genere: “Il noir mediterraneo è l’accettazione di questo dramma che pesa su di noi da quando l’uomo ha ucciso suo fratello su una delle rive di questo mare”. Sorprende, dopo uno straordinario inizio letterario sotto il segno del noir, dello sguardo sul crimine come le letterature del mediterraneo abbiano distolto questo sguardo cupo e oscuro della nostra area. Nessuna delle espressione letterarie sorte lungo le rive del mediterraneo hanno privilegiato il lato oscuro, l’indagine, il carattere tragico e violento: non la letteratura Romana, né la letteratura araba, né quella cavalleresca e le letteratura francesi, italiane, spagnole del Seicento e del Settecento. Ad eccezione della poesia tragica di Villon sul mondo dei marginali nel medioevo, del rapporto crimine/politica nell’opera di Macchiavelli e naturalmente l’Inferno di Dante, bisognerà aspettare l’Ottocento per avere dei grandi scrittori che indaghino nello spazio sociale e psicologico in cui nasce il crimine. Anche qui è comunque un fenomeno nordiche, legato a tematiche non proprie del Mediterraneo: Dostoevskij, Dickens, Poe, Stevenson, il romanzo gotico, poi i primi veri gialli moderni di Conan Doyle con il suo Sherlock Holmes. Sarà il Novecento o meglio la seconda parte del Secolo a sancire la nascita o piuttosto rinascita del Noir Mediterraneo. La definizione di Noir è evidentemente francese e successiva alla diffusione negli anni Cinquanta di quel genere di particolare poliziesco chiamato Hard-boiled di cui Chandler e Hammett furono i caposcuola. Sovvertendo i canoni classici del giallo storico di Agata Christie, nei loro romanzi non c’è più l’investigatore che risolve il caso e mette tutto in ordine. Qui, invece, regna il caos, indipendentemente dall’esito dell’inchiesta o perché l’autore è consapevole che le regole del mondo esterno sono quelle della prevaricazione, dell’ingiustizia, della violenza. Tutto ciò corrisponde alla presa di coscienza di una realtà creata e manipolata da un capitalismo spietato, dove i confini tra legalità e illegalità sfumano, con lo sviluppo di grandi metropoli, vere giungle d’asfalto, ai cui margini vive una massa d’individui poveri, disperati, pronti a tutto pur di sopravvivere. E’ un autore francese, Jean Patrick Manchette, il primo a teorizzare negli anni Settanta le caratteristiche del noir contemporaneo e a teorizzare l’ingresso della criminalità, in un’epoca di rivoluzioni fallite, tra le componenti normali sia del potere politico che del sistema economico, fino a impregnare il vivere comune. Per cui il noir cessa di essere letteratura di evasione e diviene letteratura del proprio tempo, macchiata di sangue come il reale in cui è immersa. Ma si tratta quindi ancora di una letteratura americana, nordica, legata a condizioni sociali che non sono ancora quelle del Mediterraneo nella prima parte del secolo: metropoli, sradicamento, solitudine, dissolvimento dei legami familiari. Gli autori che nell’area mediterranea iniziano a posare uno sguardo noir sulla realtà sono ancora influenzati da un ambiente con caratteristiche ben diverse: forti legami famigliari e di clan, comunità chiuse legate a un territorio, scarso sviluppo urbano.Non è un caso che Albert Camus,il cui Straniero è considerato da Jean-Claude Izzo il romanzo contemporaneo fondatore del noir mediterraneo, sia invece uno dei pochi scrittori sradicati del Mediterraneo, un francese di Algeria “emigrato” in Francia. Camus apporta nella letteratura contemporanea tematiche dimenticate della tradizione di quest’area geografica: il senso di sradicamento legato alle continue migrazioni che hanno caratterizzato il Mare Nostrum, il destino di tragedia che pesa sugli individui e l’esplosione della violenza. Se si volessero ricercare quegli elementi più moderni che fanno il noir contemporaneo, bisognerà piuttosto guardare alla letteratura del Mediterraneo Orientale in cui è più forte il senso tragico della vita e della condizione di sradicamento. Un autore come Panait Istrat, figlio di madre rumena e di padre contrabbandiere greco, cresciuto nei porti del Mar Nero e in ambienti cosmopoliti, rende bene questa componente fondamentale della vita mediterranea costituita dalle migrazioni e dagli incroci culturali. I suoi personaggi sono dei sottoproletari, marinai, contrabbandieri che trovano nei porti mediterranei lo scambio commerciale e umano ma anche la violenza e l’odio per il diverso. I romanzi dell’egiziano Cossery raccontano il mondo della marginalità e della piccola criminalità dei suk della capitale egiziana traendone un’ispirazione per una filosofia e per un elogio dell’ozio e della devianza. L’israeliano Benjamin Tammuz, russo d’origine e trapiantato sulle rive del Mediterraneo orientale, coglie nei suoi romanzi, in particolare nel Minotauro, il senso di mistero che avvolge la vita dei popoli che vivono attorno questo mare sia lo scontro feroce che li oppone e che alimenta la violenza. Questi autori preparano dunque il terreno per l’avvento a fine secolo del vero e proprio noir mediterraneo. Come abbiamo detto, il noir dall’America arriva in Europa attraverso la Francia anche se le tematiche degli autori francesi sono ancora legate ad influenze ed atmosfere nordiche, da capitalismo maturo. Gli esponenti del noir francese a partire dagli anni Settanta, Jean Patrick Manchette, Didier Daeninckx, Pierre Siniac, Serge Quadruppani, raccontano le metropoli di un capitalismo maturo, piuttosto sedimentato nello scontro sociale e interetnico. Sono autori in cui prevale una forte consapevolezza politica che nasce quasi sempre dal Sessantotto, il pessimismo di chi non è riuscito a rovesciare il mondo e per questo lo racconta nella sua bruttezza, nelle trame dei suoi poteri economici e politici occulti, nel marcio dei palazzi, nella disperazione dei bassifondi. Il mediterraneo è comunque lontano: manca lo scenario, i profumi,gli odori.. Non c’è l’inaspettata violenza mediterranea che nasce dall’accecamento per il sole troppo forte, non c’è quella bellezza opprimente, quell’infelicità dorata, di cui parlava Camus, non c’è il pullulare di popoli ed etnie che si affacciano sul Mediterraneo, da sud e da est, per reclamare la loro parte di ricchezza, non ci sono l’azzurro e il nero, i due colori del Mediterraneo. Uno dei primi autori che consapevolmente ha scritto dei noir mediterranei è forse lo spagnolo Manuel Vazquez Montalban. Al centro dei suoi romanzi c’è un grande porto mediterraneo: Barcellona. In essi una parte importante hanno il cibo, la gastronomia, i piaceri della tavola e della vita sulle rive del Mediterraneo, quell’arte antica di vivere che ha raggiunto nella nostra regione il suo apice. E poi Andrea Camilleri che descrive la realtà criminale siciliana con forte tinte regionali e dialettali, le inchieste dell’ispettore Alì scritte dall’autore marocchino Driss Chaïbri che descrivono omicidi e delitti commessi sull’altra sponda del nostro mare. Ma dove irrompe veramente la violenza, riallacciandosi così all’antica tradizione dimenticata della tragedia mediterranea, è invece nei romanzi del marsigliese Jean Claude Izzo, dell’algerina Yasmina Khadra, del catalano Andreu Martin, del greco Petros Markaris , degli italiani Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Maurizio Braucci. Nei romanzi di questi autori, storie nate nei porti di Marsiglia, di Algeri, di Barcellona, di Napoli, nelle zone di confine come il nordest italiano, c’è una comune consapevolezza: il Mediterraneo è diventato, o ridiventato, area privilegiata di scontri, di conflitti politici ed etnici, luogo di saccheggio e di sopravvivenza, di migrazioni drammatiche, di guerre, di concentrazione d’interessi colossali. Sul Mediterraneo convergono gli appetiti delle criminalità slave, cinesi, nigeriane, che si uniscono e si scontrano con quelle autoctone, la mafia siciliana, la camorra, il milieu marsigliese, i maghrebini. I personaggi di questi romanzi possono essere indifferentemente poliziotti (piuttosto ex poliziotti), investigatori privati, piccoli criminali, ma sono tutti consapevoli della crescita minacciosa di un potere politico-economico connivente con la criminalità. E questi personaggi sono schierati dalla parte delle vittime di questo intreccio tra interessi legali e illegali: immigrati, detenuti, perdenti. Il loro vero scopo non è più quello di risolvere un caso o trovare un colpevole (anche se a volte questo è il motivo di partenza della loro indagine), ma è quello di usare i mezzi a loro disposizione, a volte anche illegali, per proteggere i deboli e dar fastidio ai potenti. Sono romanzi ambientati nei porti, nelle città di mare, ma anche, come ad esempio nel caso del nordest di Carlotto, in zone di crocevia di grandi movimenti, scontri e accumulazione di ricchezze. Lo sguardo degli autori del noir mediterraneo su questi luoghi, su queste città, su questo mare, è uno sguardo nero e pessimista, di chi vede la bellezza delle proprie città e del proprio mare sfigurata dall’assalto criminale. C’è sempre in questi autori un dualismo fortissimo tra un’arte di vivere mediterranea fatta di cibo, vino, convivialità, amicizia, solidarietà, cielo azzurro, mare pulito, da una parte, e violenza, corruzione, avidità, sopraffazione dall’altra. C’è un rimpianto insomma per ciò che il Mediterraneo avrebbe potuto essere..

Un autore a noi vicino: Massimo Carlotto

Qualche anno fa, dal 1992, Massimo Carlotto si è fermato a Cagliari. Abbastanza lontano dal mondo per vivere una vita normale, abbastanza vicino al mondo per continuare a lottare. Come ha scelto lui, con le parole e con le idee. Una casa sul mare, la donna “giusta”, un bel lavoro. Scrive romanzi dove alla fine vincono sempre i buoni e storie vere dove i buoni hanno già perso in partenza. Ha scelto di vivere a Cagliari perché per lui è un posto magico, ideale per uno scrittore per produrre. Perché è una città estremamente vivibile, lontana dai problemi delle metropoli. E’ un luogo-non luogo. Certo Cagliari è anche fatta di periferie degradate, ma tutto sommato, pensando ai livelli d’invivibilità che si vedono nel resto d’Italia, Cagliari rimane un paradiso. Non c’è, come nel Nord-Est, l’ingresso in forze delle grosse organizzazioni criminali internazionali che controllano il flusso di droga, immigrazione clandestina, prostituzione e armi. Con la corruzione all’interno delle forze dell’ordine sempre maggiore. E’ questa oggi la vera frontiera della criminalità organizzata, ancora una volta legata a doppio filo con l’alta finanza europea. Cagliari e la Sardegna non sono ancora dentro al meccanismo, ma ci sono tutte le condizioni per entrarci. Questo per due fattori: il posto e la gente. La Sardegna è un’isola, perfettamente in mezzo al Mediterraneo, con delle potenzialità economiche immense collegate allo sviluppo turistico. Ci sono tutte le condizioni perché diventi la lavatrice d’Europa. Attraverso gli investimenti nel settore turistico (l’edilizia, gli alberghi, etc..), c’è la possibilità per le organizzazioni criminali di ripulire i soldi dei mercati illeciti. E’ una mafia diversa da quella siciliana, che si muove al di fuori degli schemi. Per il suo carattere internazionale deve muoversi attraverso canali finanziari piuttosto che criminali (nel senso tradizionale del termine). Ed a Cagliari, in Sardegna, possono trovare la manovalanza ideale, un’intera fascia di piccola borghesia, rampante e senza scrupoli, senza capacità imprenditoriali, ma comunque disposta a fare da tramite per operazioni illecite di questo tipo.
Non è solo una questione di alta finanza, ma c’entra anche la politica e questo è un altro problema perché certamente occorre l’avallo politico per poter far quadrare il meccanismo dell?illecito.
Forse è per la sua capacità di analizzare anticipatamente con verità e realismo le metamorfosi della società che Carlotto ha scelto la Sardegna: per assistere in prima persona all’involuzione legale che non ha potuto vivere e percepire nella sua Padova, nel Nord-Est, perché in galera o esule.

Suggerimenti

Massimo Carlotto - Il corriere colombiano
Massimo Carlotto - Il mistero di Mangiabarche (ambientato a Sant’Antioco)
Massimo Carlotto - La verità dell’Alligatore
Massimo Carlotto - Nessuna cortesia all’uscita
Jean-Claude Izzo - Casino totale
Jean-Claude Izzo - Chourmo
Jean-Claude Izzo - Marinai perduti
Jean-Claude Izzo - Solea

Links
Il portale del noir mediterraneo: www.massimocarlotto.it

NELLA FOTO: Massimo Carlotto

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