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Archivio Marzo 2006

CULTURA – Azzurro e nero: noir Mediterraneo

10 Marzo 2006 Commenti chiusi


CULTURA

AZZURRO E NERO: NOIR MEDITERRANEO

Cos’è il noir Mediterraneo ?

Il noir mediterraneo, derivazione del poliziesco, dell’hard-boiled americano e del giallo storico, è uno sguardo in tinte cupe e pessimiste sul lato oscuro e nero di questo spazio apparentemente solare e azzurro.

Una breve storia

All’origine c’è la Bibbia, il primo libro nato sulle sponde del Mediterraneo, la prima raccolta di storie di violenza e crimini. Con l’omicidio di Abele da parte di Caino, la storia di questo spazio si sviluppa sotto il segno della violenza fratricida, della sopraffazione, del saccheggio. L’anima del mediterraneo è nera, come l’anima di Caino. Seguono poi l’Illiade e l’Odissea, due grandi antologie noir, repertori dei crimini più vari e atroci che testimoniano come la storia mediterranea, dei suoi abitanti, sia stata scritta con il sangue. Con l’Edipo re di Sofocle, opera rappresentativa della tragedia greca, abbiamo il primo romanzo noir. Jean-Claude-Izzo, maestro del noir mediterraneo e autore di una stupenda trilogia, Casino Totale, Solea, Chourmo, così definirà il genere: “Il noir mediterraneo è l’accettazione di questo dramma che pesa su di noi da quando l’uomo ha ucciso suo fratello su una delle rive di questo mare”. Sorprende, dopo uno straordinario inizio letterario sotto il segno del noir, dello sguardo sul crimine come le letterature del mediterraneo abbiano distolto questo sguardo cupo e oscuro della nostra area. Nessuna delle espressione letterarie sorte lungo le rive del mediterraneo hanno privilegiato il lato oscuro, l’indagine, il carattere tragico e violento: non la letteratura Romana, né la letteratura araba, né quella cavalleresca e le letteratura francesi, italiane, spagnole del Seicento e del Settecento. Ad eccezione della poesia tragica di Villon sul mondo dei marginali nel medioevo, del rapporto crimine/politica nell’opera di Macchiavelli e naturalmente l’Inferno di Dante, bisognerà aspettare l’Ottocento per avere dei grandi scrittori che indaghino nello spazio sociale e psicologico in cui nasce il crimine. Anche qui è comunque un fenomeno nordiche, legato a tematiche non proprie del Mediterraneo: Dostoevskij, Dickens, Poe, Stevenson, il romanzo gotico, poi i primi veri gialli moderni di Conan Doyle con il suo Sherlock Holmes. Sarà il Novecento o meglio la seconda parte del Secolo a sancire la nascita o piuttosto rinascita del Noir Mediterraneo. La definizione di Noir è evidentemente francese e successiva alla diffusione negli anni Cinquanta di quel genere di particolare poliziesco chiamato Hard-boiled di cui Chandler e Hammett furono i caposcuola. Sovvertendo i canoni classici del giallo storico di Agata Christie, nei loro romanzi non c’è più l’investigatore che risolve il caso e mette tutto in ordine. Qui, invece, regna il caos, indipendentemente dall’esito dell’inchiesta o perché l’autore è consapevole che le regole del mondo esterno sono quelle della prevaricazione, dell’ingiustizia, della violenza. Tutto ciò corrisponde alla presa di coscienza di una realtà creata e manipolata da un capitalismo spietato, dove i confini tra legalità e illegalità sfumano, con lo sviluppo di grandi metropoli, vere giungle d’asfalto, ai cui margini vive una massa d’individui poveri, disperati, pronti a tutto pur di sopravvivere. E’ un autore francese, Jean Patrick Manchette, il primo a teorizzare negli anni Settanta le caratteristiche del noir contemporaneo e a teorizzare l’ingresso della criminalità, in un’epoca di rivoluzioni fallite, tra le componenti normali sia del potere politico che del sistema economico, fino a impregnare il vivere comune. Per cui il noir cessa di essere letteratura di evasione e diviene letteratura del proprio tempo, macchiata di sangue come il reale in cui è immersa. Ma si tratta quindi ancora di una letteratura americana, nordica, legata a condizioni sociali che non sono ancora quelle del Mediterraneo nella prima parte del secolo: metropoli, sradicamento, solitudine, dissolvimento dei legami familiari. Gli autori che nell’area mediterranea iniziano a posare uno sguardo noir sulla realtà sono ancora influenzati da un ambiente con caratteristiche ben diverse: forti legami famigliari e di clan, comunità chiuse legate a un territorio, scarso sviluppo urbano.Non è un caso che Albert Camus,il cui Straniero è considerato da Jean-Claude Izzo il romanzo contemporaneo fondatore del noir mediterraneo, sia invece uno dei pochi scrittori sradicati del Mediterraneo, un francese di Algeria “emigrato” in Francia. Camus apporta nella letteratura contemporanea tematiche dimenticate della tradizione di quest’area geografica: il senso di sradicamento legato alle continue migrazioni che hanno caratterizzato il Mare Nostrum, il destino di tragedia che pesa sugli individui e l’esplosione della violenza. Se si volessero ricercare quegli elementi più moderni che fanno il noir contemporaneo, bisognerà piuttosto guardare alla letteratura del Mediterraneo Orientale in cui è più forte il senso tragico della vita e della condizione di sradicamento. Un autore come Panait Istrat, figlio di madre rumena e di padre contrabbandiere greco, cresciuto nei porti del Mar Nero e in ambienti cosmopoliti, rende bene questa componente fondamentale della vita mediterranea costituita dalle migrazioni e dagli incroci culturali. I suoi personaggi sono dei sottoproletari, marinai, contrabbandieri che trovano nei porti mediterranei lo scambio commerciale e umano ma anche la violenza e l’odio per il diverso. I romanzi dell’egiziano Cossery raccontano il mondo della marginalità e della piccola criminalità dei suk della capitale egiziana traendone un’ispirazione per una filosofia e per un elogio dell’ozio e della devianza. L’israeliano Benjamin Tammuz, russo d’origine e trapiantato sulle rive del Mediterraneo orientale, coglie nei suoi romanzi, in particolare nel Minotauro, il senso di mistero che avvolge la vita dei popoli che vivono attorno questo mare sia lo scontro feroce che li oppone e che alimenta la violenza. Questi autori preparano dunque il terreno per l’avvento a fine secolo del vero e proprio noir mediterraneo. Come abbiamo detto, il noir dall’America arriva in Europa attraverso la Francia anche se le tematiche degli autori francesi sono ancora legate ad influenze ed atmosfere nordiche, da capitalismo maturo. Gli esponenti del noir francese a partire dagli anni Settanta, Jean Patrick Manchette, Didier Daeninckx, Pierre Siniac, Serge Quadruppani, raccontano le metropoli di un capitalismo maturo, piuttosto sedimentato nello scontro sociale e interetnico. Sono autori in cui prevale una forte consapevolezza politica che nasce quasi sempre dal Sessantotto, il pessimismo di chi non è riuscito a rovesciare il mondo e per questo lo racconta nella sua bruttezza, nelle trame dei suoi poteri economici e politici occulti, nel marcio dei palazzi, nella disperazione dei bassifondi. Il mediterraneo è comunque lontano: manca lo scenario, i profumi,gli odori.. Non c’è l’inaspettata violenza mediterranea che nasce dall’accecamento per il sole troppo forte, non c’è quella bellezza opprimente, quell’infelicità dorata, di cui parlava Camus, non c’è il pullulare di popoli ed etnie che si affacciano sul Mediterraneo, da sud e da est, per reclamare la loro parte di ricchezza, non ci sono l’azzurro e il nero, i due colori del Mediterraneo. Uno dei primi autori che consapevolmente ha scritto dei noir mediterranei è forse lo spagnolo Manuel Vazquez Montalban. Al centro dei suoi romanzi c’è un grande porto mediterraneo: Barcellona. In essi una parte importante hanno il cibo, la gastronomia, i piaceri della tavola e della vita sulle rive del Mediterraneo, quell’arte antica di vivere che ha raggiunto nella nostra regione il suo apice. E poi Andrea Camilleri che descrive la realtà criminale siciliana con forte tinte regionali e dialettali, le inchieste dell’ispettore Alì scritte dall’autore marocchino Driss Chaïbri che descrivono omicidi e delitti commessi sull’altra sponda del nostro mare. Ma dove irrompe veramente la violenza, riallacciandosi così all’antica tradizione dimenticata della tragedia mediterranea, è invece nei romanzi del marsigliese Jean Claude Izzo, dell’algerina Yasmina Khadra, del catalano Andreu Martin, del greco Petros Markaris , degli italiani Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Maurizio Braucci. Nei romanzi di questi autori, storie nate nei porti di Marsiglia, di Algeri, di Barcellona, di Napoli, nelle zone di confine come il nordest italiano, c’è una comune consapevolezza: il Mediterraneo è diventato, o ridiventato, area privilegiata di scontri, di conflitti politici ed etnici, luogo di saccheggio e di sopravvivenza, di migrazioni drammatiche, di guerre, di concentrazione d’interessi colossali. Sul Mediterraneo convergono gli appetiti delle criminalità slave, cinesi, nigeriane, che si uniscono e si scontrano con quelle autoctone, la mafia siciliana, la camorra, il milieu marsigliese, i maghrebini. I personaggi di questi romanzi possono essere indifferentemente poliziotti (piuttosto ex poliziotti), investigatori privati, piccoli criminali, ma sono tutti consapevoli della crescita minacciosa di un potere politico-economico connivente con la criminalità. E questi personaggi sono schierati dalla parte delle vittime di questo intreccio tra interessi legali e illegali: immigrati, detenuti, perdenti. Il loro vero scopo non è più quello di risolvere un caso o trovare un colpevole (anche se a volte questo è il motivo di partenza della loro indagine), ma è quello di usare i mezzi a loro disposizione, a volte anche illegali, per proteggere i deboli e dar fastidio ai potenti. Sono romanzi ambientati nei porti, nelle città di mare, ma anche, come ad esempio nel caso del nordest di Carlotto, in zone di crocevia di grandi movimenti, scontri e accumulazione di ricchezze. Lo sguardo degli autori del noir mediterraneo su questi luoghi, su queste città, su questo mare, è uno sguardo nero e pessimista, di chi vede la bellezza delle proprie città e del proprio mare sfigurata dall’assalto criminale. C’è sempre in questi autori un dualismo fortissimo tra un’arte di vivere mediterranea fatta di cibo, vino, convivialità, amicizia, solidarietà, cielo azzurro, mare pulito, da una parte, e violenza, corruzione, avidità, sopraffazione dall’altra. C’è un rimpianto insomma per ciò che il Mediterraneo avrebbe potuto essere..

Un autore a noi vicino: Massimo Carlotto

Qualche anno fa, dal 1992, Massimo Carlotto si è fermato a Cagliari. Abbastanza lontano dal mondo per vivere una vita normale, abbastanza vicino al mondo per continuare a lottare. Come ha scelto lui, con le parole e con le idee. Una casa sul mare, la donna “giusta”, un bel lavoro. Scrive romanzi dove alla fine vincono sempre i buoni e storie vere dove i buoni hanno già perso in partenza. Ha scelto di vivere a Cagliari perché per lui è un posto magico, ideale per uno scrittore per produrre. Perché è una città estremamente vivibile, lontana dai problemi delle metropoli. E’ un luogo-non luogo. Certo Cagliari è anche fatta di periferie degradate, ma tutto sommato, pensando ai livelli d’invivibilità che si vedono nel resto d’Italia, Cagliari rimane un paradiso. Non c’è, come nel Nord-Est, l’ingresso in forze delle grosse organizzazioni criminali internazionali che controllano il flusso di droga, immigrazione clandestina, prostituzione e armi. Con la corruzione all’interno delle forze dell’ordine sempre maggiore. E’ questa oggi la vera frontiera della criminalità organizzata, ancora una volta legata a doppio filo con l’alta finanza europea. Cagliari e la Sardegna non sono ancora dentro al meccanismo, ma ci sono tutte le condizioni per entrarci. Questo per due fattori: il posto e la gente. La Sardegna è un’isola, perfettamente in mezzo al Mediterraneo, con delle potenzialità economiche immense collegate allo sviluppo turistico. Ci sono tutte le condizioni perché diventi la lavatrice d’Europa. Attraverso gli investimenti nel settore turistico (l’edilizia, gli alberghi, etc..), c’è la possibilità per le organizzazioni criminali di ripulire i soldi dei mercati illeciti. E’ una mafia diversa da quella siciliana, che si muove al di fuori degli schemi. Per il suo carattere internazionale deve muoversi attraverso canali finanziari piuttosto che criminali (nel senso tradizionale del termine). Ed a Cagliari, in Sardegna, possono trovare la manovalanza ideale, un’intera fascia di piccola borghesia, rampante e senza scrupoli, senza capacità imprenditoriali, ma comunque disposta a fare da tramite per operazioni illecite di questo tipo.
Non è solo una questione di alta finanza, ma c’entra anche la politica e questo è un altro problema perché certamente occorre l’avallo politico per poter far quadrare il meccanismo dell?illecito.
Forse è per la sua capacità di analizzare anticipatamente con verità e realismo le metamorfosi della società che Carlotto ha scelto la Sardegna: per assistere in prima persona all’involuzione legale che non ha potuto vivere e percepire nella sua Padova, nel Nord-Est, perché in galera o esule.

Suggerimenti

Massimo Carlotto - Il corriere colombiano
Massimo Carlotto - Il mistero di Mangiabarche (ambientato a Sant’Antioco)
Massimo Carlotto - La verità dell’Alligatore
Massimo Carlotto - Nessuna cortesia all’uscita
Jean-Claude Izzo - Casino totale
Jean-Claude Izzo - Chourmo
Jean-Claude Izzo - Marinai perduti
Jean-Claude Izzo - Solea

Links
Il portale del noir mediterraneo: www.massimocarlotto.it

NELLA FOTO: Massimo Carlotto

GA SPORT – Articoli di oggi

10 Marzo 2006 Commenti chiusi

ATTUALITA’ – Palazzetto dello sport addio, sfumano tre milioni di euro

9 Marzo 2006 3 commenti

ATTUALITA’

SANT’ANTIOCO. Il progetto era della Provincia di Cagliari
PALAZZETTO DELLO SPORT ADDIO, SFUMANO TRE MILIONI DI EURO
Progettato, approvato e anche finanziato con tre milioni di euro. Ma il nuoovo palasport di Sant’Antioco non è mai nato.

Palazzetto dello sport addio. E’ svanita nel nulla la costruzione del nuovo palasport di Sant’Antioco e con esso hanno preso il volo anche cinque miliardi (in vecchie lire) di finanziamenti.
DIECI ANNI DI ATTESA. Dopo dieci anni d’attesa il sogno di avere un nuovo impianto sportivo coperto è stato spazzato via dalla mancanza di mezzo milione di euro: la cifra che avrebbe consentito di consolidare l’area della ex sardamag dove era stato progettato dovesse sorgere il palasport. Per la sua costruzione era disponibile un finanziamento di circa due milioni e mezzo di euro. La Provincia di Cagliari, che ne doveva curare l’appalto, ha congelato la realizzazione dell’opera quando ha scoperto che non disponeva di un altro mezzo milione per consolidare, con una palificazione, l’area destinata all’insediamento.
SOLDI DIROTTATI. Quanto ai finanziamenti già stanziati la Provincia di Cagliari ha destinato un milione di euro alla costruzione di una palestra per l’Ipsia sempre a Sant’Antioco. Gli altri soldi, invece, sono stati restituiti alla Regione. Si ignora se c’è ancora la possibilità di recuperare il finanziamento restituito a Cagliari.
NUOVA PROVINCIA. Di certo invece c’è solo il fatto che la nuova Provincia di Carbonia Iglesias non ha ricevuto nessun trasferimento finanziario. Intanto il Comune recrimina: il palazzetto sarebbe già stato realizzato se, a suo tempo, non ci fosse stato un veto da parte dell’Assessorato regionale alla Pubblica istruzione che aveva bloccato la costruzione in un’area della Palmas Cave.
“Siamo ancora allibiti della bocciatura del palazzetto in quel terreno – ricorda il sindaco Eusebio Baghino – quando a poche centinaia di metri è stato dato parere positivo per la costruzione del tiro a segno che sicuramente ha un impatto maggiore”.
L’INCERTEZZA. Intanto l’assessore a Cultura e Sport della Provincia del Sulcis non sa ancora quale progetto dovrà essere appaltato: “Sinora non sappiamo niente di queste risorse in quanto non ci è stato trasferito ancora nessun euro – dice Alberto Sechi – ma rivendicheremo con forza, non solo alla Provincia di Cagliari ma anche alla Regione tutti i finanziamenti che riguardano il nostro territorio”.
LA DELUSIONE. Negli ambienti sportivi antiochensi c’è amarezza per la mancata realizzazione di una nuova struttura che avrebbe dato risposte alla richiesta di spazi adeguati che arriva dalle società. Tra i più delusi l’ex consigliere provinciale Giuseppe Piria. “Dopo tutto l’impegno profuso per fare in modo che quel finanziamento arrivasse a Sant’Antioco - confida – vedere vanificati tutti gli sforzi lascia l’amaro in bocca”.

Tito Siddi
Tratto da L’UNIONE SARDA del 8 Marzo 2006

Riferimenti: L’UNIONE SARDA

GA SPORT – Articoli di oggi

9 Marzo 2006 Commenti chiusi

La GAZZETTANTIOCHENSE sulla Nuova Sardegna

8 Marzo 2006 1 commento

LA GAZZETTANTIOCHENSE SULLA NUOVA SARDEGNA

Domenica scorsa, 5 Marzo 2006, sul giornale LA NUOVA SARDEGNA, è apparso un articolo dedicato al nostro giornale on-line a firma Carlo Floris.
Ci ha fatto molto piacere che il signor Floris ci abbia contattato per scrivere un articolo sul nostro lavoro e su ciò che abbiamo creato in questi mesi.
Speriamo che l’articolo sia stato letto da tante persone e possa contribuire a far conoscere la GA ad un pubblico più vasto.
Noi proseguiamo nel nostro lavoro, sperando che possa essere apprezzato e soprattutto utile per il nostro Sulcis Iglesiente, un territorio che amiamo visceralmente.
Il nostro grande sogno è di riuscire, un giorno, ad essere un giornale vero, che tutti possano sfogliare…

Vi proproniamo di seguito l’articolo del signor Floris, apparso su LA NUOVA SARDEGNA.

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SU INTERNET C’E’ IL BLOG GIORNALE
La Gazzettantiochense festeggia un anno di lavoro

SANT’ANTIOCO. Da quasi un anno è su Internet un giornale blog on line: “La gazzettantiochense”. Un pò di storia: la gazzetta nasce nell’aprile 2005 dall’idea di alcuni giovani, desiderosi di creare uno spazio in rete dedicato al territorio. L’indirizzo del giornale è http://gazzettantiochense.blog.tiscali.it
Il diminutivo è GA e la “diffusione” è già alta. “A scrivere per la GA – dice la redazione – sono quasi tutte persone laureate. Giovani ma non solo. La redazione è composta da persone di tutti i paesi, unite dalla passione per il giornalismo a livello dilettantistico, dalla volgia di scrivere e dal desiderio di far conoscere le proprie idee. Dalla voglia di fornire una visione differente della nostra zona, un punto di vista alternativo, quello dei giovani, senza faziosità e senza prese di posizione nette e definitive, ma solo cercando di aprire un dibattito per il territorio. Senza evitare di scrivere delle verità a volte scomode, su fatti e misfatti che ogni giorno avvengono nel nostro territorio e che magari passano in silenzio”.
GA è composto anche da un giornale on line interamente dedicato allo sport, con articoli e notizie sulle compagini sportive del Sulcis Iglesiente, il cui indirizzo è http://gasport.blog.tiscali.it
C’è anche un bel forum, frequentato da persone di tutto il territorio, il cui indirizzo è www.ga.forumup.it , dove vengono affrontati i più svariati argomenti. Molto frequentato è il forum sportivo, dove si ritrovano i tifosi delle squadre per discutere di passione sportiva, a volte animatamente. A scrivere nel forum sono anche persone lontane, che vivono fuori dalla Sardegna o dall’Italia, che sono dovute emigrare e andare via dal Sulcis Iglesiente per i più svariati motivi. Nella GA, dunque, si parla di Sulcis Iglesiente in generale, affrontando tantissimi argomenti: editoriali, notizie, lavoro, appuntamenti, sport, interviste, politica, attualità, cronaca, messaggi, sondaggi e tanto altro. L’idea dei responsabili del blog-giornale è parlare della Provincia coinvolgendo chiunque voglia dire la sua, qualsiasi persona interessata a scrivere può farlo. Lo spazio nella GA c’è per tutti. Basta scrivere all’indirizzo mail della redazione: gazzettantiochense@tiscali.it
La redazione è infatti sempre alla ricerca di nuovi corrispondenti.
“Vorremmo favorire – sottolineano i redattori – degli spunti interessanti per lo sviluppo del territorio. Si parla di lavoro e della crisi economica, ma si propongono anche idee per un rilancio della zona, con interessanti articoli ed editoriali. Hanno destato interesse gli editoriali sulla carenza di trasporti e l’auspicata nascita di un aeroporto e dell’università nel Sulcis Iglesiente”.

Carlo Floris
Tratto da LA NUOVA SARDEGNA del 5 Marzo 2006

INTERVENTI – Cambiare subito politica agricola

7 Marzo 2006 1 commento

INTERVENTI

CAMBIARE SUBITO POLITICA AGRICOLA
Contributo di Francesco Missoni, contadino, all’Assemblea di ARI (Associazione Rurale Italiana)

In sintesi per la Sardegna è necessario decelerare la pastorizia industriale che produce principalmente il pecorino romano per i mercati d’esportazione e che propone un sistema agropastorale industriale con tutti gli elementi di fragilità tipiche dei sistemi monoculturali. Bisogna proporre un nuovo modello centrato sui consumi e sulla produzione di valore aggiunto a scala regionale e locale. E’ necessario elaborare una nuova politica agricola regionale orientata prioritariamente verso il soddisfacimento delle esigenze locali (considerando anche l’opzione turistica) e collocare in secondo piano le logiche industrializzanti che producono monocoltura e dipendenza alimentare.

Oggi circa l’80% del fabbisogno alimentare isolano viene importato, non riusciamo a raggiungere un minimo di sufficienza alimentare neanche con le produzioni mediterranee basate sulla triade olio grano e vino e sull’ortofrutta fresca. I problemi sono enormi e interconnessi è difficile trovare delle facili soluzioni, credo che la Sardegna, in quanto isola ancora con una forte identità culturale rurale, possa essere un interessante laboratorio per cercare nuove strade per una sostenibilità rurale complessiva.

Vi rimando una serie di argomenti intorno ai quali organizzo i miei interventi nei vari incontri come rappresentante di ARI i qui in Sardegna:

- maggio 2005 incontro a Cagliari sul tema della biodiversità organizzato dall’associazione Mediterranea di Cagliari;
- 11/10/05 Antas Hotel, Fluminimaggiore, partecipazione al convegno Pianificazione Integrata Regionale organizzato dalla Regione Autonoma della Sardegna intervento nel gruppo di discussione sull’agricoltura e sulla progettazione dei bandi POR nella neonata provincia del Sulcis Iglesiente (Carbonia-Iglesias); sono riuscito a far introdurre la questione della filiera locale tra le priorità da finanziare con il POR!
- 17 /11/2005 incontro a Milis (Oristano) organizzato da un comitato locale di operatori culturali sul tema delle economie locali e sostenibilità (economica-ecologica e sociale) nelle aree rurali;
- 16/17/18 dicembre a Iglesias partecipazione all’incontro “Dalla Terra alle Mani” con gli artigiani, gli agricoltori e gli operatori turistici del territorio organizzato dal Centro Sperimentazione Autosviluppo
- Altri incontri informali con agricoltori e pastori nel territorio del Sulcis Iglesiente

CHE C’E’ DA FARE :
- organizzare e promuovere una campagna per il consumo dei prodotti locali e di educazione alimentare (specialmente nelle strutture pubbliche con mensa) sostenendoproduzioni ottenute da conduzioni famigliari, no OGM, legate al territorio e di qualità (biologica ma non solo!! A mio parere è più importante garantire la presenza dei coltivatori sul territorio che sostenere il biologico il quale è sicuramente uno, ma non l’unico degli strumenti disponibili per raggiungere una maggiore sostenibilità rurale complessiva);
- Rinforzare e premiare attraverso facilitazioni (agevolazioni finanziarie e fiscali, contributi diretti ed indiretti, servizi ed interventi pubblici) le associazioni di consumatori, i distributori e i produttori agricoli che scelgono le produzioni locali e i sistemi di commercializzazione locale
- Attivare iniziative di sostegno al consumo dei prodotti locali attraverso azioni commerciali di ampio respiro utilizzando diversi supporti promozionali (mediatici, cartacei) e sostenendo la produzioni locali con marchi di qualità e di rintracciabilità territoriale dei prodotti; su questo tema, che io ritengo fondamentale ho cercato di mantenere un profilo politico argomentando sia con i vari responsabili politici dei partiti della coalizione che governa la regione (Progetto Sardegna + Unione) che con le istituzioni responsabili dell’assistenza tecnica in agricoltura (ERSAT)
- Proposta di sostegno economico diretto agli enti pubblici (comuni, province, comunità montane) ed agli imprenditori di settore (catering) che gestiscono le mense pubbliche e private scolastiche, ospedaliere e nelle imprese private;
- Sostegni economici pubblici e facilitazioni (specialmente burocratiche, igienico-sanitarie e fiscali) per la realizzazione di mercati rionali periodici, per il sostegno della vendita diretta in azienda e per la costituzione di Gruppi di Acquisto e Vendita Solidali (GAVS);
- Promuovere una riforma nella formazione e assistenza tecnica in agricoltura: trasformazione/riconversione sia della formazione (scolastica ed accademica) e sia dell’assistenza tecnica in agricoltura introducendo cognizioni ed orientamenti scientifici e metodologici congrui con i problemi contemporanei dell’agricoltura e delle aree rurali in generale: multifunzionalità e condizionalità ecologica e sociale dell’agricoltura moderna, erosione della biodiversità e biopirateria, qualità biologica, certificazione,mercati di prossimità, sviluppo rurale integrato, OGM, ecc…
- Considerando che in Sardegna il flusso turistico è di circa 8 milioni di arrivi con 20 milioni di presenze annuali concentrate nel periodo estivo è importante creare le condizioni per aumentare il consumo dei prodotti locali nei circuiti turistici regionali (attualmente il rapporto tra flusso turistico e consumo di prodotti agroalimentare locali è molto basso circa il 22% contro il 44% dell’area italiana del nord est), su questo punto c’è moltissimo da lavorare;
- creare dei consorzi locali territoriali tra operatori turistici (ristorazione e ricezione), i produttori agricoli locali e la distribuzione;
- promuovere azioni politiche, tecniche e commerciali per agevolare la connessione tra produzione e trasformazione dei prodotti agricoli locali e circuiti turistici regionali: marchi di qualità e di origine territoriale, circuiti enogastronomici e agriturismo, punti vendita diretta e campagne di acquisto per i prodotti locali in aree turistiche, sostegno alle produzioni ortofrutticole stagionali e penalizzazione delle colture protette, premie facilitazioni per gli operatori turistici e per i commercianti che utilizzano e promuovono i prodotti locali;
- anche in chiave turistica ma specialmente per le popolazioni locali, aumentare il valore aggiunto dei prodotti agricoli attraverso il sostegno alla trasformazione in loco: minicaseifici, minifrantoi, mulini, macelli e mattatoi, laboratori di trasformazione di alimenti di origine animale e vegetale, prodotti etilici e vini, prodotti da forno.

Infine considerando che il ministro Alemanno ha a cuore la questione delle produzioni tipiche, degli OGM e (forse) anche della biopirateria, potremmo lanciare l’idea di costituire delle agenzie regionali pubbliche per la tutela della diversità biologica (coltivata e naturale, e anche di quella legata ai processi di manipolazione degli alimenti tradizionali: lieviti, batteri, funghi,ecc) e delle conoscenze ancestrali connesse. Queste agenzie pubbliche dovrebbero curare gli interessi delle collettività rurali attraverso azioni di monitoraggio e di protezione del patrimonio biologico e sostenere la preservazione delle varietà tradizionale attraverso interventi concreti: banche del seme in situ e ex situ, brevetti collettivi pubblici, sostegni ai contadini che mantengono l’efficienza complessiva degli agroecosistemi tradizionali.
In ultimo c’è l’annoso problema dell’eccessivo peso della burocrazia che ricade sulle piccole aziende famigliari!! Si potrebbe pensare a snellire (almeno le certificazioni biologiche) attraverso l’autocertificazione del contadino che verrebbe verificata da controlli realizzati da enti pubblici che non devono avere interessi di settore.

Francesco Missoni, contadino

GA Sondaggi – Sondaggio n° 8

3 Marzo 2006 2 commenti

IL NUOVO SONDAGGIO DELLA GAZZETTANTIOCHENSE

SONDAGGIO n° 8

CHI VOTERAI ALLE PROSSIME ELEZIONI ?

Lo spunto per il nuovo sondaggio ci viene direttamente dal GA Forum e, in vista delle prossime elezioni, non potevamo esimerci dal domandarci quali preferenze politiche hanno i lettori della GA.
Naturalmente il sondaggio terminerà poco prima della tornata elettorale.
Fateci sapere il vostro orientamento.

SONDAGGIO DELLA GAZZETTANTIOCHENSE

Chi voterai alle prossime elezioni ?

- Centrodestra
- Centrosinistra
- Scheda bianca
- Ancora indeciso
- Non andrò a votare

Rispondete al sondaggio direttamente dal riquadro nella nostra Homepage , oppure inviando un messaggio alla nostra mail : gazzettantiochense@tiscali.it

IL SONDAGGIO DURERA’ UN MESE

I sondaggi online della GAZZETTANTIOCHENSE non hanno, ovviamente, alcun valore statistico. Si tratta semplicemente di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l’unico scopo di permettere ai nostri lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità proposti.

CRONACA – Licenziati in massa, tra operai è quasi rissa

3 Marzo 2006 2 commenti

CRONACA

PORTOVESME. Alta tensione nelle imprese di manutenzione
LICENZIATI IN MASSA, TRA OPERAI E’ QUASI RISSA

Alta la tensione ieri mattina ai cancelli della Portovesme srl. Alle 5 e 30 i lavoratori dell’impresa d’appalto Cisaglobe hanno incrociato le braccia, per protestare contro il licenziamento annunciato di 60 operai.
Questa ditta si è sciolta e il suo “lavoro” è stato preso dalla Smi.
Che d’altra parte non è intenzionata a riassorbire tutto il vecchio personale. Ecco spiegato il forte malcontento tra i lavoratori, velenosi anche nei confronti del sindacato accusato di aver firmato accordi poi non rispettati dalla controparte. Tra alcuni delegati sono volate parole grosse e per poco non si è arrivati persino alle mani.

NEL FRATTEMPO l’amministratore delegato di Portovesme srl, Carlo Lolliri ha minacciato la fermata degli impianti e la revoca dei permessi d’accesso in fabbrica alle ditte d’appalto. Nulla di strano, l’azienda produttrice di piombo e zinco non ama l’ostruzionismo sindacale, soprattutto in questo periodo: un momento considerato delicato. A Bruxelles si sta decidendo se concedere le tariffe energetiche agevolate alle industrie sarde e le rivolte operaie non giovano all’immagine societaria. Il mondo degli appalti “se ne frega” ed è in subbuglio davanti a lente ma continue perdite di posti di lavoro. Il sindacato deve fare i conti con imprenditori che non sempre rispettano gli accordi, e con lavoratori che non si sentono protetti a sufficienza. Marco Deriu della Fiom Cgil ricorda che «la Smi si era impegnata a mandare in accompagnamento alla pensione 30 ex Cisaglobe e a trovare una collocazione per altri 30 dipendenti a rischio». Duro anche il commento di Fabrizio Fois della Fismic: «La condizione di chi opera negli appalti è sempre più instabile. Alla Icm stanno per esserci nuovi 11 licenziamenti».

Stefania Aoi
Tratto da IL GIRONALE DI SARDEGNA del 3 Marzo 2006

Riferimenti: IL GIORNALE DI SARDEGNA

ATTUALITA’ – Sardinia Insula, il nuovo circolo sardo in Argentina

3 Marzo 2006 Commenti chiusi


ATTUALITA’

SARDINIA INSULA, IL NUOVO CIRCOLO SARDO IN ARGENTINA
Un circolo con tanti emigrati del Sulcis

La nostalgia e l’attacco alle radici sarde ha indotto un gruppo di emigrati nati nella nostra Regione e di discendenti di sardi, che si sono stabiliti nelle vicinissime città di Punta Alta e Bahia Blanca a costituire un Circolo Sardo. Si chiama Sardinia Insula questo nuovo circolo sardo nato in Argentina e più precisamente a Bahia Blanca, nel sud della provincia di Buenos Aires.
Il nuovissimo Circolo, che raggruppa nati, discendenti e simpatizzanti della Sardegna, è sorto per iniziativa degli emigrati che si sono stabiliti in quel lembo di Argentina ed il suo obiettivo è la diffusione della sardità attraverso la realizzazione di iniziative culturali e artistiche, ma altresì si propone la diffusione della cultura sarda “imbevuta nelle radici”.
Molti di questi emigrati hanno origini nel Sulcis, dalla nostra terra sono partiti anni fa alla ricerca di un lavoro e di una nuova vita.
Il Presidente è Gian Pietro Borghero, originario di Carloforte. Il tesoriere è Santiago Rosso, anche lui con origini a Carloforte. La segretaria si chiama Maria Nieddu, originaria di Bonorva. Consiglieri sono Paolo Massa e Antonio Maria Lenzu, entrambi originari di Sant’Antioco, Raul Osvaldo Chisu e Gustavo G. Borghero, originari di Carloforte.
Del collegio dei revisori dei conti fanno parte Luis Chisu e Efisio Lenzu, origini a Sant’Antioco, Flavia Lombardo (Bonorva) e Maria Antonella Cara (Selargius).
Sardinia Insula vuole porsi come punto di riferimento per i figli della prima generazione di sardi arrivati in Sud America, in Argentina, nei decenni passati alla ricerca di lavoro e fortuna. Il Circolo fa parte della Federacion de entidades italianas del sud argentino e partecipa anche all’organizzazione annuale della Settimana della Italianità.
Un caro saluto ai nostri “fratelli” dell’Argentina.

CRONACA – Fontanamare chiusa per inquinamento

2 Marzo 2006 Commenti chiusi


CRONACA

FONTANAMARE CHIUSA PER INQUINAMENTO

La spiaggia di Fontanamare sarà chiusa per inquinamento: sotto gli ombrelloni di una delle spiagge più frequentate del Sulcis Iglesiente sono state registrate percentuali altissime di piombo, zinco, cadmio e mercurio.
Sul Comune di Gonnesa, sotto forma di fax, si è abbattuto il più classico dei fulmini a ciel sereno: il ministero dell’Ambiente, visti i risultati dei carotaggi effettuati nell’arenile per il Piano di Caratterizzazione, ha intimato all’amministrazione comunale di vietare «la frequentazione della spiaggia».
SPIAGGIA VIETATA. Una parte consistente del litorale gonnesino sarà off limits per tutti: vietato fare una passeggiata, vietato prendere il sole.
Con un provvedimento che rischia di trascinarsi per molto tempo, fino a quando la spiaggia sarà bonificata: in tempi di bilanci striminziti e burocrazia lentissima, sembra facile prevedere un’estate insolitamente deserta per Fontanamare, di solito presa d’assalto dai bagnanti.
“La comunicazione del Ministero ci ha colto di sorpresa” – dice Erminio Melis, assessore comunale all’Ambiente di Gonnesa – le analisi fatte dalla Tei sulla spiaggia, nel progetto più complessivo della bonifica di Sa Masa, hanno messo in luce che nell’arenile di Fontanamare, a causa degli scarichi minerari provenienti da Sa Masa, sono presenti in quantità significative metalli pesanti quali piombo, zinco, cadmio, mercurio. La comunicazione del Ministero parla chiaro: per quanto sia una scelta difficile e dolorosa saremmo costretti a chiudere la spiaggia.
In questi casi la cosa più importante è la tutela della salute dei cittadini, questa è la strada che dobbiamo percorrere”
.
PRESA D’ASSALTO. Fontanamare è una delle quattro spiagge che ricade nel territorio comunale di Gonnesa (le altre sono Plag’e Mesu, Punta S’Arena e Porto Paglia); tradizionalmente è frequentata dai bagnanti iglesienti e nelle calde giornate estive è letteralmente presa d’assalto: famiglie con ombrelloni a seguito, ragazzi in cerca di sole e mare si riversano sulla spiaggia di Gonnesa.
Una spiaggia che oggi si scopre inquinata, non dei battellini che a migliaia si decomposero sull’arenile qualche anno fa, né dai rifiuti che l’inciviltà dell’uomo dimentica a due passi dal mare: Fontanamare è inquinata dai metalli pesanti, un cocktail individuato con precisione dai carotaggi eseguiti sul posto.
Talmente inquinata che il Ministero dell’Ambiente ha imposto un diktat al Comune: «Chiudete quella spiaggia».
METALLI PESANTI. Un provvedimento che non riguarderà solo la spiaggetta piccola, quella che il senso comune riteneva la più a rischio per lo scarico diretto dalla palude. Infatti sulla base dei risultati delle analisi, tutta la spiaggia di Fontanamare dovrà essere chiusa.
Che questa parte di arenile potesse essere in qualche modo contaminata dai metalli pesanti di mineraria memoria, già depositati a Sa Masa, era un’ipotesi tutt’altro che remota.
Andando indietro con gli anni, tutti ricordano il fiumiciattolo che si riversava in spiaggia e poi terminava la sua corsa in mare: bastava percorrere a ritroso il corso d’acqua per arrivare fino alle miniere di Monteponi.
Ma oggi i carotaggi eseguiti dalla Tei, la società che sta seguendo il progetto di bonifica della palude, danno la dimensione reale dell’inquinamento, fino a decretare la chiusura della spiaggia.
SONDAGGI NEI FONDALI. I controlli comunque non si fermano qui: sono previsti altri esami in spiaggia e sondaggi nei fondali, a cura di una società specializzata, la Icran, per conto del Ministero dell’Ambiente.
A distanza di decenni la natura ha presentato il suo conto: il rio San Giorgio trasportava a valle e concentrava nella palude le scorie dell’attività mineraria che poi, seguendo il percorso del fiume verso il mare, si sono accumulate sotto la spiaggia dando luogo ad un’autentica bomba ecologica ad orologeria.
Un durissimo colpo per Gonnesa, che proprio in questi giorni si sta battendo contro i piani paesaggistici, invocando una maggiore considerazione per lo sviluppo dei suoi otto chilometri di costa.
“A questo punto non ci resta che chiedere aiuto al Ministero e alla Regione – dice Melis – per avviare al più presto la bonifica della spiaggia. Speriamo di poter agire in tempi rapidi perché la situazione, con la spiaggia preclusa ai cittadini, è molto delicata”.
Un SOS verso Cagliari, un appello per un intervento urgente: ma intanto Gonnesa, che voleva scommettere tutto sulle sue spiagge e sul turismo costiero, dovrà rassegnarsi a chiudere Fontanamare per inquinamento minerario. Un conto salatissimo, presentato con gli interessi dopo un secolo e mezzo di attività estrattiva.

Tratto da L’UNIONE SARDA

Riferimenti: L’UNIONE SARDA