Home > Senza categoria > PAESI – Un villaggio di origine saracena

PAESI – Un villaggio di origine saracena

19 Maggio 2006


PAESI DI SARDEGNA

UN VILLAGGIO DI ORIGINE SARACENA

Un paese come Giba (ab. 2134, alt. 67), biancheggiante a monte della diga di Monte Pranu, nei fertili territori del Basso Sulcis irrorati da fiumi e fiumiciattoli, non può essere che un centro rurale. La produzione dei carciofi e dei pomodori è infatti abbondante e rinomata per la qualità garantita anche dalla cura con la quale viene preparato il terreno. Non mancano i cereali, i formaggi e i vini soprattutto quelli non commercializzati, facili da trovare a prezzi modici presso i produttori di livello famigliare.Il toponimo Giba pare sia di origine araba. Si potrebbe pensare quindi a uno stanziamento saraceno del villaggio primario, sito abbastanza esposto alle incursioni barbaresche perchè a poca distanza dal mare del Golfo di Palmas. Nel Medioevo appartenne alla curatoria del Sulcis, giudicato di Cagliari. Divenne poi feudo dei Pisani e degli Aragonesi. Nel 1257 viene documentato come proprietà dei conti Donoratico della Gherardesca. Il centro, già abbastanza precario come popolazione e mezzi di sussistenza, venne abbandonato nel XVI secolo per le continue incursioni piratesche. Si ha notizia di Giba, come centro in ripresa soltanto intorno al 1647 periodo in cui venne infeudato, con Villarios, Sant’Anna Arresi e Masainas nel marchesato di Villarios. Il paese oggi dà segni di una lenta ma graduale ripresa legata sempre all’agricoltura. Non mancano però segni di attività cooperativistiche e artigianali. Un certo interesse culturale sembra prendere le mosse da una riscoperta dell’inquieta storia locale legata alle incursioni di predatori di varie razze provenienti dal mare. Anche le leggende paesane sono legate alle famigerate gesta di questi predoni che scombussolarono per lunghi periodi il quieto vivere di un villaggio di onesti lavoratori. Una di queste leggende parla della rivolta verso l’equipaggio di una nave levantina contro il quale si accanirono, in aiuto della popolazione, anche le fonti del territorio intorno al villaggio diventando saline. Il periodo migliore per visitare il paese sembra essere la primavera, soprattutto da marzo a giugno, il “tempo delle feste”: la sagra di San Giuseppe a Villarios, quella di San Pietro e la festa della Madonna del Rimedio.
Ma si può aggiungere anche un altro richiamo, davvero di prim’ordine, che il paese esercita sul visitatore. Vale la pena proporlo all’attenzione di chi non lo conosce. Se viaggiando in buona compagnia per la piana del Basso Sulcis da settembre a ottobre, o dagli ultimi di febbraio ai primi di maggio, quando il tempo non è troppo caldo nè troppo freddo, viene voglia di gustare un piatto diverso, di quelli che non si sa che esistono o che ricordano i sapori dell’infanzia, è bene fermarsi a Giba più di un giorno: e visitare “il ristorante” o anche una trattoria che per attirare l’avventore ha soltanto un sentore di cibo buono che scappa sulla strada da una porta con l’insegna dimessa. Se nel menu, anche solo orale, vengono proposti dei piatti come “is curruxionis”, “su mazzamurru”, pernice con lenticchie, o cinghiale al cardo selvatico, è bene farsi portare un assaggio di tutti con una caraffa di vino della casa. Il gusto già brado del cinghiale si sposa meravigliosamente con quello campestre del cardo garantendo un sapore antico, di intimità domestica, da serata vicino al camino. “Is curruxionis”, ravioli di formaggio fresco, e “su mazzamurru”, pane di grano duro affogato nel brodo, con pecorino e pomodoro, richiamano altri gusti e profumi sempre legati alla sapiente cucina dei nostri antenati quando di fronte ad un piatto sapevi cosa mangiavi, senza chiedere cosa fossero i cibi succedanei. Della pernice con le lenticchie si può dire soltanto che bisogna gustarla prima di parlarne. Basti sapere che il connubio tra il nobile volatile e la terragna lenticchia si presenta come un’emozione che prende alla gola. Neppure il persico-trota, cucinato come lo preparano in uno degli agriturismi della zona Su Giganti, vicino a Sant’Anna Arresi, può reggere il confronto con questi strani piatti nati dalla saggezza culinaria di un popolo di buongustai.
Di più non si può dire: solo che di gente capace di tali sortilegi con i soli prodotti che la natura sa offrire ci si può fidare.

da IL MESSAGGERO SARDO
Riferimenti: IL MESSAGERO SARDO – Sardi nel Mondo

I commenti sono chiusi.