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Archivio 28 Giugno 2006

ATTUALITA’ – Miniere in vendita: che succederà ?

28 Giugno 2006 1 commento


ATTUALITA’

MINIERE IN VENDITA: CHE SUCCEDERA’ ?

Dopo la decisione presa dalla Regione di mettere in vendita i siti minerari del Sulcis Iglesiente, oltre agli interessi di imprenditori e “affaristi” sono sorte numerose polemiche. Di seguito due articoli apparsi in questi giorni sull’argomento.

L’AGA KHAN VISITA LE MINIERE DI MASUA

Jeans e maglietta, niente seguito né scorta.
Ma l’anonimo visitatore che si aggirava tra i grandi piazzali, i silos, i capannoni, gli edifici della vecchia miniera affacciata sul mare di Masua, era un principe, l’Aga Khan, il re della Costa Smeralda.
È arrivato nel Sulcis per rendersi conto di quello che si favoleggia da qualche mese nell’ambiente delle grandi dinastie finanziarie: la vendita all’asta di vecchie miniere in disuso con ricca dotazione di volumetrie trasformabili in alberghi, piscine, villaggi turistici, saune, ristoranti, beauty farm e quant’altro può fare la felicità di un vip in vacanza.
La visita è di qualche settimana fa ma è passata sotto silenzio: riservatezza assoluta.
Se ne è avuta notizia a cose fatte.
L’Igea aveva messo a disposizione un’équipe di tecnici per accogliere il principe ismailita e accompagnarlo nel tour guidato, tutt’altro che turistico, nella vecchia miniera.
Un sopralluogo durato un paio d’ore, non di più.
Dopo di che sua altezza ha congedato i suoi ospiti ed è ripartito.
Insomma le vecchie miniere con vista sul Pan di Zucchero fanno gola e non soltanto agli americani.
E se si fa avanti l’Aga Khan è inevitabile guardare a quello che è avvenuto in Gallura.
Scontato domandarsi: e se volesse replicare la Costa Smeralda all’altra estremità dell’Isola? La risposta fra dieci giorni quando sul tavolo della Regione arriveranno le “manifestazioni d’interesse” e usciranno allo scoperto i pretendenti.
Due lotti da aggiudicarsi a suon di rialzi: Monte Agruxau – Masua, comune di Iglesias 318 ettari, 160 mila metri cubi, 32 milioni e mezzo di euro il prezzo base.
Ingurtosu Pitzinurri – Naracauli, sulla costa di Arbus, 329 ettari, 100 mila metri cubi, si parte da 11 milioni.
Masua è senz’altro il boccone più ghiotto.
Si è mosso Tom Barrak ma anche Ligresti e Tronchetti Provera, oltre all’Aga Khan.
E anche ieri c’era una spedizione in missione supersegreta tra silos e vecchi magazzini da riciclare.
Chi erano? Discrezione, please.
La vallata che digrada verso la spiaggia di Masua è suggestiva: alle spalle le pareti a strapiombo di Punta Cortis, davanti Pan di Zucchero, ancora calcare circondato dal mare.
Stupendo con un piccolissimo dettaglio: quella è una valle di veleni.
Sono stratificati in secoli di attività mineraria: si estraevano minerari di piombo, zinco, argento.
Che fine hanno fatto le scorie?
Impossibile dirlo, non si conosce esattamente cosa c’è e quanto c’è.
Ma la Regione si è assunta l’onere di realizzare gli interventi, citiamo il bando, “di messa in sicurezza, riqualificazione ambientale e bonifica delle aree interessate”.
Compito affidato, ancora il bando, “ai soggetti istituzionali preposti, quali l’Igea”.
Ci vorranno soldi, tanti soldi.
Qualche giorno fa Franco Manca, presidente dell’Igea, aveva azzardato una stima: bonificare il tutto sarebbe costato più di quanto non avrebbe ricavato la Regione dalla vendita.
Sono seguite polemiche con relativo balletto di cifre al ribasso (25 milioni) e al rialzo (almeno 100).
Ieri lo stesso presidente era più guardingo: “Difficile dire quanto bisognerà spendere, dipende anche dal tipo di risanamento che si vuole compiere”.
Per questo l’Igea sta portando avanti il lavoro di caratterizzazione del sito, che significa accertare, attraverso sondaggi, carotaggi e analisi chimiche cosa si cela nelle discariche di sterile, sotto i grandi piazzali o le spianate.
Poi ci sono gallerie, caverne, cavità da riempire per evitare cedimenti o frane come quella che inghiottito la strada per Buggerru.
“Studieremo con l’Università quale sarà la tecnica più idonea da utilizzare per l’intervento”, precisa Franco Manca.
Comunque la bonifica si farà.
Anche perché Masua, così come Monte Agruxau, sono inclusi nella lista nera dell’Anagrafe nazionale dei siti inquinati.
“La bonifica va fatta in ogni caso, che si privatizzi o meno”, spiega il presidente dell’Igea.
Il fatto che ci sia l’asta colloca Masua e Ingurtosu in pole position.
Anche se si allarga il fronte del dissenso, non tanto per la scelta quanto per il metodo.
“Il presidente della Regione non può continuare a decidere che si vende senza che le parti sociali vengano coinvolte, senza che si stabilisca quale deve essere il ruolo del territorio”, critica Mario Crò, segretario provinciale della Uil.
È una rivendicazione che si sposa con l’ordine del giorno votato avant’ieri sera dalla Provincia per auspicare, appunto, un maggiore coinvolgimento.
Mauro Esu, assessore Ds, ad esempio ha chiesto espressamente che “dopo la manifestazione d’interesse venga realizzato un momento di approfondimento” affinché “si apra un confronto con il territorio”.
Il Sulcis è disposto a vendere, non a farsi svendere.

L’UNIONE SARDA

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SARDEGNA, L’AFFARE D’ORO DELLE MINIERE DISMESSE

La Regione sarda vende all’asta le miniere dismesse che si affacciano sul mare. E scoppia la protesta delle associazioni e una parte dei sindacati che teme eventuali speculazioni o una nuova colata di cemento sulle coste, proprio al posto delle vecchie aree minerarie. Una sorta di gioielli di famiglia lasciati in eredità dalle società minerarie che si potrebbero portare via con alcune decine di milioni di euro. Pochi spiccioli per imprenditori con grosse disponibilità finanziarie. Per essere più precisi, con una quarantina di milioni di euro si possono comprare aree minerarie, inserite nel contesto del Parco Geominerario (il contenitore benedetto dall’Unesco che riunisce e valorizza le aree minerarie dismesse della Sardegna occupandosi anche delle bonifiche delle aree degradate e danneggiate), distribuite tra Masua, Monte Agruxau, Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli situate nella Sardegna sud-occidentale tra il Guspinese e il Sulcis Iglesiente.

L’obiettivo, almeno secondo quanto si legge anche nel bando già pubblicato sul sito internet della Regione, dovrebbe essere quello di valorizzare il patrimonio minerario dismesso e in alcuni casi abbandonato. L’amministrazione regionale ha già pubblicato, sul sito istituzionle sia la delibera con cui si dà il via libera al progetto di affidamento con bando internazionale sia il bando che dovrebbe portare alla vendita di cinque aree particolarmente ambite dagli imprenditori. Con una spesa di 32 milioni di euro si possono acquistare i compendi di Masua e Monte Agruxau, situate nel Sulcis Iglesiente e, la prima delle due, a meno di cinquecento metri dal mare e dal faraglione di Pan di Zucchero, una delle baie più incontaminate e belle dell’isola. Un’area che si estende per 318 mila ettari, e,come si legge nel bando di gara pubblicato anche sul sito della regione “sarà consentito il recupero e la realizzazione della volumetria esistente sino al limite massimo 160 mila metri cubi, divisi in 120 mila per Masua e 40 mila per Monte Agruxau”.

Luoghi diventati famosi soprattutto grazie al film “Il figlio di Bakunin” del regista Gianfranco Cabiddu e punto di riferimento per appassionati di turismo minerario o comunque alternativo. L’altra area in vendita si estende per 329 mila ettari e comprende Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli. Una zona del Guspinese diventata celebre sia per le riprese del film di Cabiddu sia perché raccontata e descritta ampiamente nei romanzi di Giampaolo Pansa. In questo caso, si legge ancora nel bando “sarà consentito il recupero e la realizzazione della volumetria esistente sino al limite massimo di 100mila divisi in 30mila metri cubi per Ingurtosu e 70mila per Pitzinurri e Naracauli”.

“La Regione intende garantire la conservazione del patrimonio paesaggistico e naturalistico dei villaggi operai del Sulcis – si legge ancora nel bando – ma anche la conservazione e la valorizzazione dell’attività mineraria”. Breve premessa per dire che “nella gara, che sarà aggiudicata all’offerta economicamente più vantaggiosa, si terrà conto: della proposta progettuale per il 60 per cento, del tempo e del programma di esecuzione dei lavori per il 15 per cento e dell’offerta economica per il 25 per cento”.

Tra le caratteristiche richieste dal bando anche una proposta di piano urbanistico per la riqualificazione territoriale e paesaggistica e inoltre un progetto economico e gestionale di sviluppo. Progetti, giusto per essere brevi che, come si legge più avanti, dovranno prevedere uno “sviluppo di funzioni turistiche, quali strutture alberghiere ricettive, centri benessere, strutture sportive e per il golf, interventi di miglioramento ambientale e di forestazione, realizzazione di strutture di supporto alla fruizione turistica dei siti di archeologia industriale”. Senza dimenticare poi un progetto “di sviluppo delle infrastrutture viarie e di collegamento e un’offerta economica per l’acquisto degli immobili in dismissione”.

A manifestare interesse per l’operazione, la scadenza del bando è prevista per le ore 13 del 3 luglio, ci sono parecchi imprenditori. I nomi quasi si sprecano. Dal gruppo Pirelli agli investitori della Costa Smeralda che si chiamano Aga Kan e Tom Barrak continuando con Ligresti e altri imprenditori sardi. A confermare le visite nelle aree minerarie dismesse è anche il presidente dell’Igea, la società controllata dalla Regione Sardegna e costituita proprio per la gestione delle aree minerarie. “Ogni tanto – spiega Franco Manca – ci vengono presentate delle richieste per poter visitare le zone di Masua o le e noi acconsentiamo, sempre nel rispetto della sicurezza. Di più non possiamo comunque dire”. Che ci sia un grosso interesse per la partita miniere in vendita lo confermano anche gli uomini dello staff del presidente della Sardegna Renato Soru. “In un caso, quando gli impreditori del gruppo Pirelli sono stati a Cagliari per altri motivi – fanno sapere dallo staff del presidente della giunta regionale, fondatore di Tiscali – è stato lo stesso presidente ad accompagnarli nelle aree che oggi saranno vendute con il bando di gara internazionale”.

Non è comunque l’unico caso. “Qualche mese fa anche l’imprenditore Ligresti è stato accompagnato dal governatore nelle aree di Masua – fanno sapere ancora dallo staff del presidente – mentre è recente l’interessamento di altri imprenditori come l’Aga Kan e Tom Barrak, il patron della Colony Capital, l’azienda che ha rilevato la Costa Smeralda”. Interesse confermato anche dallo staff di Barrak il finanziare libanese che due anni fa ha preso dimora nel nord Sardegna, che, attraverso l’ufficio relazioni esterne chiarisce: “Mister Barrak, in questo momento, preferisce non entrare nel merito, in ogni caso ha manifestato interesse per il bando internazionale delle aree minerarie, però ha mostrato interesse per quell’area”. Cosa poi si potrebbe realizzare nelle volumetrie delle miniere dismesse è ancora un mistero. “Su questo la linea che si adotta è quella del silenzio anche perché non si sa ancora nulla del bando. In ogni caso qualsiasi intervento sarà effettuato nel rispetto della legge e della norma salvacoste varata dal governo Soru che mister Barrak ha, più volte e pubblicamente, manifestato di apprezzare e di voler rispettare”.

Non è tutto. Qualche altro elemento sugli eventuali progetti del finanziare libanese comunque trapela. “L’idea sarebbe quella di realizzare strutture diciamo moderne che valorizzano e recuperano quanto già esiste anche perché una situazione di miniere vicino al mare è forse unica al mondo”. L’operazione promossa dal governatore della Sardegna però non risparmia le polemiche. Le rassicurazioni del governatore che spiega come “con questo intervento non sarranno cancellati o danneggiati monumenti storici e non ci saranno altre colate di cemento o speculazioni”, non placa il fronte dei contestatori.

A criticare duramente l’operazione “soprattutto per la mancata concertazione con gli abitanti delle aree minerarie e con le parti sociali” è la Cisl, che rompendo il fronte sindacale annuncia una mobilitazione a oltranza. “Se si vendono queste aree minerarie che fine fa il Parco geominerario – chiede Fabio Enne, segretario della Cisl – e soprattutto chi dovrà occuparsi delle bonifiche ambientali finanziate dai fondi nazionali?”. Sulla stessa linea o forse ancora più diffidenti anche le associazioni come la rete Lillinet sarda che ha annunciato inziative di protesta, o ancora il Social forum che ha attivato i suoi militanti per promuovere “una serie di iniziative volte a trovare soluzioni alternative”.

E non risparmia critiche al progetto di vendita dell’area neppure il fronte ambientalista. Massimo Manca, ex assessore comunale all’ambiente con la giunta di centrosinistra al Comune di Quartu Sant’Elena per cercare di contrastare l’iniziativa ha realizzato un sito internet e iniziato una campagna di sensibilizzazione con conferenze stampa e iniziative pubbliche. “Si sta vendendo un pezzo di storia e una fetta di territorio che è un paradiso naturale” ripete. A fargli eco anche altri rappresentanti delle associazioni che per il 30 giugno hanno deciso di realizzare una manifestazione di protesta davanti al villaggio minerario di Masua. La protesta comunque continua.

Davide Madeddu – L’UNITA’ ON LINE