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Archivio 22 Settembre 2006

ATTUALITA’ – I binari verdi del Sulcis

22 Settembre 2006 1 commento


ATTUALITA’

I BINARI VERDI DEL SULCIS

Benjamin Piercy sarebbe stato contento? Forse no, perché asfaltare una ferrovia non è mai un bel vedere per chi ama treni e binari. Ma più probabilmente la reazione dell’uomo che per primo progettò le ferrovie in Sardegna sarebbe stata positiva. Col magone addosso, ma positiva. Perché il programma di riconvertire le linee ferrate in piste ciclabili è una delle ultime opportunità di sottrarre al cemento i tracciati delle ferrovie dello Stato che collegavano tutto il Sulcis-Iglesiente ai tempi delle miniere.
I primi tratti della rete ferroviaria sulcitana, la Pantaleo-Santadi-Portobotte e la Monteponi-Portovesme, vennero realizzati alla fine dell’Ottocento. Negli anni Venti la rete venne completata con le tratte Siliqua-Calasetta e Iglesias-San Giovanni Suergiu. Si trattava del progetto Cugnasca, preferito – con poca lungimiranza – a quello Vanini che prevedeva la partenza da Cagliari e il passaggio, via Capoterra (che occasione persa), verso Pantaleo, Santadi, sino a Calasetta. La chiusura delle miniere combinata a incomprensibili scelte concorrenziali delle Ferrovie dello Stato (tipo l’apertura della Carbonia-Villamassargia) determinarono nel settembre 1974 la chiusura di tutte le tratte che per quasi cinquant’anni avevano rappresentato la più moderna ed efficace forma di collegamento tra le località sulcitane.
L’iniziativa del Comune di Carbonia, che riprende quella realizzata con successo dalla Fondazione delle Ferrovie dello Stato spagnole, non è forse delle migliori (non si è mai esplorata davvero la possibilità di utilizzare i collegamenti di un tempo per avviare un progetto di metropolitana leggera o un trenino verde che replicasse sulla costa occidentale sarda il successo avuto in quella orientale) ma è senza dubbio un passo avanti rispetto all’incuria e al disinteresse cui da anni è relegata la storica rete ferroviaria isolana. (E anche quella tutt’ora in uso non beneficia di maggiori attenzioni, tranne qualche sporadico intervento di maquillage).
Per quanto riguarda il recupero delle aree e la salvaguardia dei paesaggi, il modello spagnolo è incoraggiante. A partire dal 1993 oltre 1500 (su 7000) chilometri di ferrovie inutilizzate, sono stati ripresi e trasformati in “Vias verdes”: piste ciclabili o dedicate al trekking. Un progetto da 50 milioni di euro portato avanti con il finanziamento del ministero dell’Ambiente spagnolo, interessato a salvaguardare i percorsi ma ancor di più i paesaggi e la natura circostante. Le “Vias verdes” si caratterizzano per una vera riconversione: anche i cartelli e le recinzioni sono state realizzate con il legno delle traversine utilizzate in passato lungo i binari.
Il progetto di trasformazione dei binari sulcitani in “percorsi naturalistici” aspira ad ottenere i finanziamenti concessi dall’Unione europea nell’ambito del programma SportUrban: un piano triennale (2004-2007) che coinvolge ben 24 organizzazioni e che mira, attraverso la realizzazione o ristrutturazione di strutture sportive, al “recupero e allo sviluppo delle aree urbane più degradate o problematiche”. Si tratta di una delle tante opportunità di salvagaurdia del proprio passato guardando in avanti disponibili a livello comunitario. La speranza è che queste iniziative capaci di coniugare salvaguardia dell’ambiente e – in parte – del proprio passato, rappresentino uno stimolo anche per altri amministratori nel resto della Sardegna, dove troppo spesso la propria storia è stata messa da parte per far posto a una novità brutta quanto inutile.

(red. is) TRATTO DA www.isinsardegna.it

NELLA FOTO: Un immagine della stazione di Palmas (archivio FMS)

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