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ON THE MAGAZINES – A Chieri il cous cous «alla sarda»

5 Ottobre 2006

RUBRICA : ON THE MAGAZINES

“On the Magazines” : la rubrica della GA che vuole ricercare e pubblicare tutti gli interventi sul Sulcis-Iglesiente pubblicati su giornali, riviste, libri, internet o altro.
Per vedere come il nostro territorio viene descritto e fotografato da “quelli che ci vedono da fuori”.

TRATTO DA www.lastampa.it

A CHIERI IL COUS COUS “ALLA SARDA”

Al cous cous oggi sempre più di moda (di recente gli han dedicato anche un festival a San Vito Lo Capo) io preferisco la fregula sarda. Si tratta sempre di semola: nel cous cous ha grani molto fini, nel piatto sardo questi sono di dimensioni maggiori. Ho scoperto la fregula a Calasetta, un piccolo borgo sull’isola di Sant’Antioco, che sembra una Torino in miniatura: il suo impianto urbanistico fu disegnato da un ufficiale dell’esercito sabaudo e ha strade squadrate con nomi per noi usuali: Regina Margherita, Vittorio Emanuele II, Re Umberto. Solo che non si tratta di corsi ma di viuzze che si perdono verso il mare.

Ho pensato a Calasetta l’altra sera al ristorante San Domenico di Chieri, dove nel menù c’è la fregula al ragù di mare. L’ho presa e sono rimasto molto contento, il condimento con le vongole e i frutti di mare e il pomodoro perfettamente armonizzati mi ha ridato il gusto di quell’estate in Sardegna. Meno convincenti invece i moscardini con le olive taggiasche e i funghi porcini, un piatto dai sapori forti e quasi caramellato che aveva qualcosa di irrisolto.

Al San Domenico ci sono capitato con un amico che ora vive al Sud, ma ricordava di avere mangiato in quel locale quasi vent’anni fa ed è stato preso dalla nostalgia. In quell’occasione aveva gustato un’ottima carne all’albese e sperava di ritrovarla in menù. La carne di manzo cruda all’albese non c’era, ma c’era in compenso un’ “albese di gallina”, ossia quasi un’insalata di carne di gallina, che al mio amico non ha fatto rimpiangere il piatto di tanti anni fa. Meno entusiasta è invece rimasto degli agnolottini del plin che ha preso come primo e del guanciale di vitello come secondo: si aspettava una maggiore morbidezza della carne e non l’ha trovata. Irrisolto mi è sembrato anche il mio piccione con riduzione di porto e fichi, qui avrei preferito che il piccione fosse quasi caramellato.

L’ambiente del San Domenico è caldo, elegante ed accogliente, ci sono sui tavoli opere in vetro di un artista chierese che si chiama Silvio Vigliaturo. I grissini sono eccezionali, ma di questo non c?è da stupirsi visto che Chieri del grissino è la patria (in realtà c’è da essere piacevolmente impressionati: anche a Torino non dovrebbe essere difficile trovare buoni grissini, ma capita perfino in locali blasonati di imbattersi nelle orrende bustine di carta dei prodotti industriali). Insomma una cena con alti e bassi al costo di circa 80 euro a testa (vini e dessert – buona la crema brulè al limone – compresi), ma se si vuole sperimentare la fregula sarda è un indirizzo da ricordare.

Rocco Moliterni – TRATTO DA www.lastampa.it

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