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GA SONDAGGI – Sondaggio n° 10

24 Ottobre 2006

IL NUOVO SONDAGGIO DELLA GAZZETTANTIOCHENSE

SONDAGGIO n° 10

SEI FAVOREVOLE ALLA VENDITA A PRIVATI DELLE AREE MINERARIE DEL SULCIS IGLESIENTE E ALLA LORO VALORIZZAZIONE E TRASFORMAZIONE IN AREE DI ACCOGLIENZA TURISTICA ?

Da tempo se ne discute. La Regione ha bandito la vendita attraverso un’asta internazionale delle aree minerarie del nostro territorio (fra gli interessati, Pirelli Re, Lombarda Immobiliare di Ligresti, un’associazione temporanea d’imprese chiamata Sviluppo Sardegna, e inoltre la Hines Italia fondo investimento americano). Con una quarantina di milioni di euro si possono comprare aree minerarie, inserite nel contesto del Parco Geominerario (il contenitore benedetto dall’Unesco che riunisce e valorizza le aree minerarie dismesse della Sardegna occupandosi anche delle bonifiche delle aree degradate e danneggiate), situate nella Sardegna sud-occidentale tra il Guspinese e il Sulcis Iglesiente.
L’obiettivo della Regione dovrebbe essere quello di valorizzare il patrimonio minerario dismesso e in alcuni casi abbandonato, garantire la conservazione del patrimonio paesaggistico e naturalistico nonchè la conservazione e la valorizzazione dell’attività mineraria.
Naturalmente queste zone saranno anche trasformate in aree di accoglienza turistica.
Qual’è la Vostra opinione ?
Siete favorevoli alla vendita di un patrimonio così importante a imprenditori privati ?

SONDAGGIO N° 10

Sei favorevole alla vendita delle aree minerarie e alla loro trasformazione in aree di accoglienza turistica ?

- Sono favorevole a prescindere dal loro utilizzo futuro
- Sono favorevole, ma nel pieno rispetto di un patrimonio storico-naturalistico così importante
- No, sono contrario
- Non so / Indeciso

Rispondete al sondaggio direttamente dal riquadro nella nostra Homepage , oppure nella sezione commenti di questa pagina o inviando un messaggio alla nostra mail: gazzettantiochense@tiscali.it

IL SONDAGGIO DURERA’ UN MESE

I sondaggi online della GAZZETTANTIOCHENSE non hanno, ovviamente, alcun valore statistico. Si tratta semplicemente di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l’unico scopo di permettere ai nostri lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità proposti.

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Riferimenti: Sondaggio sul GA Forum

  1. Alessia
    25 Ottobre 2006 a 18:13 | #1

    Sono favorevole, ma nel pieno rispetto di un patrimonio storico-naturalistico così importante

  2. Nicola
    27 Ottobre 2006 a 18:11 | #2

    Io sono contrario. Valorizziamo, ma che c’entrano le strutture turistiche?

  3. Gigi
    29 Ottobre 2006 a 19:54 | #3

    Sono favorevole, ma nel pieno rispetto di un patrimonio storico-naturalistico così importante

  4. renato
    6 Novembre 2006 a 13:42 | #4

    si certo costruiamo strutture turistiche al posto delle miniere…così i figli,i nipoti e parenti dei politici sardi possono lavorare stando in sardegna seduti in un ufficio…invece se lasciamo le miniere,poverini i figli e parenti dei politici,gli uscirebbero i calli…!!!il vero problema è che lavori solo se sei accozzato…miniera o struttura turistica non cambia niente…

  5. Francesco Missoni
    6 Novembre 2006 a 17:04 | #5

    - Sono favorevole, ma nel pieno rispetto di un patrimonio storico-naturalistico così importante.Sottolineo però alcuni punti: sarebbe doveroso avviare un processo di azionariato popolare che permetta di utilizzare investimenti e risorze finanziarie locali (perlomeno Sardi). Inoltre i programmi di “sviluppo” turistico e in particolare questi relativi alla riqualificazione delle ex aree minerarie potrebbero/dovrebbero coinvolgere gli attori locali socio-culturali e professionali ed essere mirati a la realizzazione di interventi che abbiano come finalità la preservazione delle persone nelle arèe ruralie e litorali. Questo fine potrebbe essere perseguito tramite la preservazione della produzione primaria locale (agricoltura e pesca), attraverso il sostegno e il decentramento delle economie (artigianato, sussidi di ruralità, filiera corta, mercati di prossimità), dei servizi socio-culturali (salute, educazione cultura, e delle infrastrutture (trasporti e viabilità). Tutto ciò realizzato attraverso la connessione e la sinergia dei diversi settori, in forma partecipata e all’isegna della sostenibilità ecologica, economica e sociale. Saluti Francesco Missoni

  6. Sandro Martis
    14 Novembre 2006 a 16:34 | #6

    Il 4 maggio 1871, nella miniera di Montevecchio, un gruppo di donne, finito il duro lavoro, tornò al dormitorio. Era il luogo della solidarietà, della condivisione ma anche delle liti furibonde: per un po? di pane, di lardo, un uovo, una cipolla. Erano fame e sofferenza.
    L’inverno la stagione più temuta. Fortuna che era finito!
    Da poco era stato costruito un serbatoio per l?acqua della vicina laveria, sopra la baracca.
    Alle 18,30 venne giù. Sfondò il tetto. Ne uccise undici.
    La più vecchia cinquanta anni, la più giovane dieci. Non risultarono responsabilità, «essendo che l’ingegnere stesso al quale sono affidati gli esterni lavori dello stabilimento pochi minuti prima della catastrofe passeggiava fiducioso sull’argine rovinato del serbatoio», chiarì il sottoprefetto.
    La moglie dell?industriale brianzolo, nella camera dell?Albergo dei Minatori Golf Club di Naracauli, 140 anni dopo, tirò la maniglia dello sciacquone.
    Le stanze erano very trendy, impregnate di sardità. Pietre e legni ricercati.
    Come un secolo prima, l?acqua venne giù furente. Costellando di schizzi la gonna di Prada. Adirata, chiamò il boy della reception, che, mortificato, si scusò con accento settentrionale. Era sardo.
    Risultarono responsabilità della chambermaid e del manutentore.
    Il maelström del cesso si era risucchiato la dignità di un popolo.
    Fin dagli indomiti Shardana, navigatori guerrieri, l?acqua, in farsa e in tragedia, aveva segnato il povero destino dei sardi. Rubata alle comunità, innaffiava placida il green oltre la finestra.
    Mettiamola così. C?è un parco che non funziona e amministratori che chiedono sviluppo.
    A nessuno passa per la testa che ci siamo sviluppati fin troppo, siamo quel quinto di umanità che divora quattro quinti delle risorse del pianeta, la corsa all?accaparramento provoca le guerre, avanti di questo passo il tracollo socio ambientale sarà inevitabile, si debba, e si possa, aumentare il ben essere tramite ridistribuzione e cura anziché saccheggio?
    Duecentosessantamila metri cubi di cemento. Quattro posti da cameriere. Bonifica a spese della collettività. E costerà, ammettono, da dieci a cento volte il ricavato della vendita. Un capolavoro.
    La terra piano piano si è ripresa quei luoghi. E quelle rovine, monumento al dolore e alla fatica, custodiscono le nostre radici. Un patrimonio enorme in termini ambientali, culturali, identitari. Regaliamolo a lorsignori.

  7. pinella
    15 Novembre 2006 a 23:47 | #7

    Sono d’accordo a valorizzare, ma per me valorizzare significa tutelare, non vendere: una volta venduto, questo patrimonio naturale e storico non é più sotto il nostro controllo (intendo dei cittadini sardi e delle sue istituzioni).Bisogna pensare ad altre forme, in modo che questo splendido patrimonio sia considerato e gestito come bene comune (come l’aria, come l’acqua) non subordinato agli interessi privati che, si sa, hanno come scopo sociale quello di creare profitto. Pinella

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