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Archivio Novembre 2006

ATTUALITA’ – C02, stoccaggio nelle miniere del Sulcis

28 Novembre 2006 1 commento


ATTUALITA’

CO2, STOCCAGGIO NELLE MINIERE DEL SULCIS

C02, in Toscana si sperimenta lo stoccaggio a 800 metri di profondità

RIBOLLA (Grosseto). L?annuncio lo ha dato direttamente Enzo Boschi, presidente dell?Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) durante la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici di Nairobi: l?Ingv realizzerà in Toscana il primo impianto pilota per la cattura e stoccaggio della CO2 che verrà realizzato in collaborazione con Enel Ricerca di Pisa.

Inizialmente le alternative per stoccare nel ?reservoir? la CO2 erano due: un acquifero salino costiero o un tratto vicino alla costa del Mar Tirreno, dove si sarebbero potute imprigionare decine o centinaia di milioni di tonnellate di anidride carbonica, oppure il deposito carbonifero profondo di Ribolla, dove si stanno valutando le potenzialità Enhanced Coal Bed Metane (Ecbm).

La scelta è ricaduta su Ribolla, anche se lo stoccaggio potenziale è molto minore ma, proprio per questo, sarà più facile trattarlo. L?altro sito prescelto sono le miniere di carbone del Sulcis in Sardegna.

Si tratta della prima sperimentazione italiana di stoccaggio di anidride carbonica di origine industriale, e proveniente da combustibili fossili, metano, petrolio e carbone, che sono i maggiori responsabili dei sostanziale ai cambiamenti climatici e di surriscaldamento o effetto serra, una sperimentazione che da noi sembra molto legata all?abbattimento di gas serra che verrebbe prodotto dalle cosiddette centrali a carbone pulito della cui realizzazione si sta molto parlando e che presentano proprio l?insormontabile problema dell?impossibilità di abbattimento delle emissioni di gas serra.

Infatti ?Ecbm Sulcis?, il maggiore dei due progetti, è pensato per la miniera di carbone che sta per passare in gestione a privati ed alla regione Sardegna che intende costruirci una centrale elettrica alimentata proprio dal carbone del Sulcis, le cui emissioni di Co2 verranno direttamente iniettate oltre gli 800 metri di profondità nella parte più profonda e non sfruttabile dei giacimenti.
«La cattura e lo stoccaggio geologico della CO2, in inglese carbon capture and storage, Ccs ? dice il professor Boschi – è quindi uno strumento importante per la lotta ai cambiamenti climatici ormai in corso, in quanto risolve alla radice il problema delle emissioni di questo dannoso gas serra, evitandone l?immissione in aria e rispedendolo ?al mittente? sottoterra, dove nel tempo si autosigilla diventando roccia».

Anche se la tecnica del Ccs non è ancora inclusa tra le misure di contenimento delle emissioni di CO2 del protocollo di Kyoto, è già stata sperimentata con successo in altre parti del mondo, con numerosi progetti di ricerca in corso o già conclusi, come l?importante progetto canadese ?Weyburn?, al quale ha partecipato l?Ingv, gli altri due più importanti impianti trasformati in depositi di CO2 sono quelli di Sleipner in Norvegia e In Salah in Algeria, ognuno dui questi tre siti ogni giorno riesce a disfarsi, di 3/5 mila tonnellate di anidride carbonica.

Intanto l?Ingv, insieme a Cesi Ricerca spa, sta anche svolgendo, per conto del ministero dello sviluppo economico, l?indagine per la stesura di un elenco di altre zone per lo stoccaggio della CO2
La CO2 può essere stoccata per ?iniezione? in giacimenti semiesauriti di petrolio, in acquiferi salini profondi e in strati profondi di carbone che non più estraibile. La scelta di siti delle miniere esaurite è la più semplice, sia per questioni di sicurezza, visto che la CO2 si lega subito con il carbone al posto dell?eventuale metano e il sigillamento risulta immediato, sia per il numero limitato di giacimenti di carbone esistenti in Italia, i maggiori dei quali sono proprio quelli del Sulcis e di Ribolla.

«Il progetto Ecbm Ribolla, dal nome della vecchia miniera di carbone che ha cessato l?attività circa 50 anni fa – spiega Roberto Bencini, ricercatore e specialista del settore – invece, è legato alla possibilità di imbrigliare le attuali emissioni di CO2 prodotta nel campo geotermico di Larderello, che tuttavia non sono enormi: circa il 4% del vapore estratto. A Ribolla, il deposito geologico in cui sarà iniettata la CO2 consiste in un giacimento di carbone che scende fino oltre gli 800 mt di profondità, che sarà preventivamente privato del metano contenuto nel carbone stesso per fare spazio alla CO2. Questo processo preliminare di estrazione del metano avrà la durata di alcuni anni».

Infatti, nei giacimenti di carbone si trovano di solito quantitativi anche commercialmente interessanti di gas metano e prima si estrarrà e utilizzare questo gas e poi si immetterà la CO2, che faciliterebbe l?estrazione del metano residuo.

«Si tratta di due importanti progetti pilota che intendono portare il nostro Paese sul fronte più avanzato degli studi finalizzati ad eliminare l?anidride carbonica prodotta da impianti industriali per la generazione elettrica - spiega il prof Enzo Boschi – L?Italia, dopo avere attivamente partecipato al grande progetto internazionale di Weiburn di stoccaggio della CO2 in Canada, passerà a sperimentare direttamente le tecnologie di sequestrazione e di stoccaggio geologico di questo gas serra, a tutto vantaggio dell?ambiente».

( TRATTO DA www.greenreport.it )

Tappeto di missili, bombe e granate: il dossier per disinnescare Teulada

24 Novembre 2006 Commenti chiusi


ATTUALITA’

TAPPETO DI MISSILI, BOMBE E GRANATE: IL DOSSIER PER DISINNESCARE TEULADA
Servitù militari. I risultati dello studio del Cnr, commissionato dalla Difesa, sulla bonifica del poligono

La difficoltà: «Ordigni di ogni tipo difficili da individuare e a forte rischio deflagrazione»

A Teulada, quasi quasi, è pericoloso pescare pure con canna, lenza e verme. Se va male il rischio non è tirar su una innocua scarpa vecchia: nella migliore delle ipotesi ci si trova tra le mani una bomba da mortaio (lunghezza 35-90 centimetri per 8-12 di larghezza); il bottino peggiore sarebbe una bomba d’aereo (da 180 a 400 centimetri di lunghezza per 30-50 di larghezza).

È TUTTO SCRITTO in un rapporto del novembre 2005, stilato dal Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), commissionato dal ministero della Difesa. Il titolo è: ?Studio per la riduzione dei vincoli permanenti nell’area marina di Capo Teulada?. Una ricerca dettagliata sui fondali della costa sud occidentale della Sardegna, legata all’attività dei pescatori, che porta a una conclusione che mette poca allegria: ripulire il mare dopo quarant’anni di esercitazioni è un’impresa titanica, complessa, costosa e senza certezza di riuscita.
«Un’operazione di bonifica di parte dell’aria per restituirla alla piena fruizione», dice il rapporto, «si presenta tecnicamente complessa e richiederebbe la disponibilità di una nave equipaggiata con sistemi di eco-localizzazione (Multibeam, SideScanSonar, magnetometrigradiometri) per procedere alla localizzazione e quindi alla rimozione di tutti gli ordigni inesplosi». Insomma: non bastano maschera, pinne e boccaglio perché, si legge ancora, «la presenza di una densa prateria di posidonia oceanica su parte dell’area fino alla profondità di 20-30 metri, rende impossibile l’individuazione degli ordigni presenti con una semplice ricognizione mediante veicolo subacqueo munito di telecamera: le fronde della pianta impediscono la visione del terreno sottostante e di eventuali ordigni. Che, inoltre, potrebbero essere più o meno ricoperti dal sedimento». Disinnescare Teulada è un’operazione lunga, difficile e molto, molto costosa. Conclusione che ha però un’altra faccia: proprio per le difficoltà che presenta, la bonifica può essere effettuata solo se si ha la sicurezza che i militari lascino il poligono, altrimenti sarebbe provvisoria, quindi inutile.

PER TIRARE LE SOMME il Cnr ha chiesto alla Difesa tipo e calibro delle armi sparate. Un allegato al rapporto descrive sagome, dimensioni e caratteristiche degli ordigni. E si scopre che adagiati sul fondo del mare di Teulada ci sono armi, esplose, innescate, inesplose e pericolose, di ogni tipo. Proiettili razzo, lunghi dai 50 ai 90 centimetri e larghi tra i 10 e i 12; spezzoni d’aereo, lunghi 50 e larghi 10; razzi, che vanno da 60 a 180 centimetri di lunghezza per 7-12 di larghezza; bombe d’aereo di ogni tipo, anche di quattro metri. E missili di ogni dimensione e potenza, tutti accuratamente schedati. Oggetti posati sulla sabbia che con facilità estrema possono impigliarsi nelle reti dei pescatori, cozzare contro le ancore. «I pesci o qualsiasi altro oggetto che entra in contatto con la rete», dice il rapporto, «restano intrappolati nelle maglie. La presenza di pinne con raggi spinosi nei pesci, come la presenza di alette direzionali nelle bombe e nei razzi, facilitano l’ammagliamento nella rete (….). Se le operazioni di salpamento si svolgono con mare mosso, i movimenti di rollio del peschereccio faciliterebbero l’urto contro la fiancata». Con botto conseguente. Non solo: «Anche l’ancoraggio di imbarcazioni o il loro approdo sulle spiagge comporta rischi», dice ancora il Cnr, «in quanto l’urto malaugurato dell’ancora o della chiglia su un ordigno inesploso potrebbe produrne la deflagrazione».
Un tappeto esplosivo che, in caso di dismissione, deve essere ripulito. Il sottosegretario alla Difesa Emidio Casula ha rallentato sulla liberazione del poligono, il presidente della Regione Renato Soru ha rincarato la dose: dopo Cagliari rivuole Capo Frasca, La Maddalena (della quale si è parlato ieri a Roma, ma la seduta è stata aggiornata), e Teulada. Resta il dilemma su chi debba ripulire i fondali: ma questo potrebbe essere il prezzo da pagare per riappropriarsi di un altro pezzo di Sardegna.

( Enrico Fresu – da IL GIORNALE DI SARDEGNA del 24/11/2006 )

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CRONACA – Servitù militari in Sardegna via dal Sulcis

21 Novembre 2006 1 commento


CRONACA

SERVITU’ MILITARI VIA DAL SULCIS
Dopo l’addio degli americani alla Maddalena il governo dovrebbe trasferire anche le attività di Capo Teulada

Le servitù militari presenti in maniera così massiccia in Sardegna saranno ridotte notevolmente. E’ questo uno dei risultati raggiunti dalla giunta regionale sarda nel braccio di ferro con il ministero della Difesa.
Dopo lo smantellamento della base militare americana alla Maddalena un’intesa siglata a Roma dal ministro Arturo Parisi e dal Governatore della regione Sardegna, Renato Soru, prevede che le forze armate lasceranno a breve altre tre strutture dislocate a Cagliari: la caserma Ederle, l’area del faro di Sant’Elia e il deposito di carburanti dell’aeronautica a Monte Urpinu.
Questo accordo dovrebbe però essere solo un primo passo verso lo smantellamento della maggior parte delle servitù militari presenti in Sardegna. La nota diffusa dal ministero subito dopo l’incontro Parisi-Soru dice infatti che «Il ministro Parisi ha consegnato al presidente Soru l’elenco degli immobili ubicati a Cagliari per i quali sono immediatamente avviate le procedure di dismissione. Con il prosieguo delle attività del gruppo di lavoro Difesa-Regione, costituito lo scorso giugno, saranno formalizzati gli elenchi relativi agli immobili dislocati nelle restanti aree dell’isola». Vengono anche specificate le contropartite che il ministero della Difesa ha chiesto alla giunta regionale sarda: «La Regione si impegna a bonificare, a proprie spese, i siti militari dismessi e a mettere a disposizione della Difesa, a Cagliari, un numero di alloggi per i militari impegnati nelle strutture dismesse pari a circa settanta, nonché circa 4.000 metri quadrati di magazzini da destinare ad attività logistiche».
L’argomento riguarda naturalmente da vicino anche il nostro territorio, vista la presenza del poligono di Capo Teulada, la grande area che occupa una vastissima porzione del basso Sulcis e un grande tratto di mare fra le coste di Sant’Anna Arresi e quelle di Teulada. In futuro anche il poligono di Capo Teulada dovrebbe essere dismesso, questo si evince dalla politica dell’attuale giunta regionale e dal proficuo incontro tra Parisi e Soru.
Il governatore Soru ha infatti annunciato che il governo italiano sta valutando di trasferire le attività dei poligoni di Capo Teulada appunto, ma anche di Capo Frasca (nella zona di Oristano), mentre resterà solo quello di Perdasdefogu-Quirra, nella Sardegna sud orientale, la più grande area militare d’Europa, centro di sperimentazione di armi top secret e di esercitazioni Nato.
Ma l’accordo Parisi-Soru resta storico: lo Stato comincia infatti a restituire i beni militari dismessi alla nostra Regione. La firma del documento e la consegna del primo elenco di beni è sicuramente un passo importante per la cessione definitiva ai sardi della tantissime zone occupate dalle servitù militari. Sono infatti oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo sotto vincolo di servitù militare. Molto soddisfatto Renato Soru: “E’ una questione soprattutto di dignità ? ha detto il governatore della Regione – abbiamo avuto risposte sul riequilibrio delle servitù e attività militari nella Regione nell’ambito di una battaglia che sembrava velleitaria ma che invece sta ponendo le basi per lo sviluppo delle aree urbane”. Un successo per la giunta regionale.
Se davvero il poligono di Capo Teulada sarà dismesso, saranno tanti i risvolti che tale decisione avrà sul nostro territorio. Da questo primo risultato ottenuto da Soru sembra proprio che anche per le servitù militari di Teulada il destino sarà quello di abbandonare il Sulcis.

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ON THE MAGAZINES – Sardegna: bella "da morire"

20 Novembre 2006 Commenti chiusi


RUBRICA : ON THE MAGAZINES

“On the Magazines” : la rubrica della GA che vuole ricercare e pubblicare tutti gli interventi sul Sulcis-Iglesiente pubblicati su giornali, riviste, libri, internet o altro.
Per vedere come il nostro territorio viene descritto e fotografato da “quelli che ci vedono da fuori”.

TRATTO DA www.spiritualsearch.it

SARDEGNA: BELLA “DA MORIRE”

Mare azzurro, pascoli, nuraghi e un trionfo di macchia mediterranea. Questa è la cartolina della Sardegna, paradiso turistico per mezza Europa.
Ma il corposo rapporto sullo stato di salute degli abitanti dell?isola appena pubblicato dalla rivista ?Epidemiologia & Prevenzione? restituisce un?immagine diversa, e molto preoccupante, di Ichnussa. Il rapporto, commissionato dalla Regione a un gruppo molto qualificato di epidemiologi italiani, è andato a spulciare fra le statistiche di mortalità e ricoveri dei poli industriali, minerari e militari dell?isola per scoprire eccessi considerevoli di tumori, malattie infettive e respiratorie rispetto ai valori registrati sul continente. Così, se il polo petrolchimico di Porto Torres si distingue per troppe morti da tumori, malattie respiratorie e all?apparato digerente, non stanno meglio gli altri epicentri industriali di Portoscuso e Sarroch, mentre i distretti minerari di Arbus e Iglesias continuano a registrare eccessi di mortalità da pneumoconiosi (asbestosi e silicosi) e da tumore al polmone. Un discorso a parte meritano le vaste e poco controllate servitù militari dell?isola (Teulada, Salto di Quirra, La Maddalena), dove il rapporto ha confermato un surplus di linfomi, mielomi e leucemie. Lo studio, di natura descrittiva, non prende di petto le possibili cause di queste mortalità e morbilità inaspettate, ma non può esimersi dal suggerire nell?inquinamento ambientale e lavorativo gli imputati principali. Durante la presentazione dello studio, l?Assessore alla Sanità della Regione Nerina Dirindin ha sottolineato le responsabilità sanitarie di una politica industriale dissennata che ha colpito la Sardegna come molti altre parti d?Italia, all?inseguimento di un sviluppo a ogni costo: ?Gli eccessi di malattie rilevati in questo studio sono il frutto della disattenzione verso le conseguenze sulla salute degli interventi sul territorio?. La presenza fra i collaboratori della ricerca del magistrato veneziano Felice Casson, adombra un nuovo caso Marghera: ?Questo studio è un buon punto di partenza per procedere sia per via amministrativa sia giudiziaria, ma la mia esperienza sconsiglia di affidare tutte le speranze alla magistratura. Serve concertazione, e soprattutto una stagione di verità che ci liberi dalle bugie e dai silenzi del passato?.

TRATTO DA www.spiritualsearch.it

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POLITICA ? Conferme nei consensi per Cherchi e Gaviano

15 Novembre 2006 4 commenti


POLITICA

CONFERME NEI CONSENSI PER CHERCHI E GAVIANO
Il presidente Soru sarebbe ancora votato da un sardo su due

È stato chiamato all’americana Governance Poll il sondaggio svolto dal quotidiano ?Il Sole 24 ore? per rilevare il giudizio degli elettori sull’operato complessivo dei politici italiani alla guida delle istituzioni non nazionali: quindi Regioni, Provincie e Comuni italiani capoluogo.
Dai risultati di questo test, svolto tra settembre e ottobre su un campione di 84.800 cittadini italiani maggiorenni, a cura dell’Istituto demoscopico Ipr Marketing, risulta che a livello generale soltanto il 15% degli amministratori delle Regioni e delle Province italiane mantengono la fiducia dei propri elettori. Un dato decisamente allarmante per gli amministratori italiani, segno di uno scontento generale che va da nord a sud della nostra penisola.
A livello nazionale i ?migliori? amministratori si sono rivelati Roberto Formigoni (centrodestra, governatore della Lombardia) per quanto riguarda le Regioni e Sergio Chiamparino (centrosinistra, sindaco di Torino) per quel che concerne i Comuni.
Rimanendo in Sardegna, buon risultato per il presidente della nostra regione Renato Soru: il governatore tiene ! I suoi consensi, a due anni e mezzo di distanza dalla sua elezione, sono in calo di appena lo 0,1%, una percentuale pressoché insignificante, che dimostra come la maggioranza dei sardi ripone ancora la proprio fiducia sul presidente della Regione. In pratica, se si andasse ora alle urne, un sardo su due voterebbe di nuovo per l?attuale governatore della Regione. Un risultato piuttosto sorprendente se si pensa alle tante critiche mosse al Governatore e alle numerose polemiche suscitate dalla sua azione politica. Evidentemente i sardi, gli elettori non gli oppositori in politica, sono invece soddisfatti dell?operato di Renato Soru e questi dati lo dimostrano.
E nel Sulcis Iglesiente ?
Nel nostro territorio ottima ?performance? per Salvatore Cherchi, il sindaco di Carbonia, una delle nuove città capoluogo di Provincia della Sardegna (nelle Province con due capoluoghi, come appunto la nostra, è stata presa in esame la città più popolosa). Il primo cittadino della cittadina sulcitana si è piazzato all?ottavo posto della classifica generale fra le città capoluogo di tutta Italia. Anche se bisogna anche dire che nella ?Città del Carbone?, ormai denominata ?Cherchi City?, il gradimento del sindaco è sceso dal 79,7% delle elezioni comunali al 64% venuto fuori da questo sondaggio. Un calo abbastanza netto che deve forse far riflettere ma che consente comunque a Cherchi di essere tra i sindaci più graditi d?Italia. La leadership del primo cittadino di Carbonia, insomma, non è di certo in crisi.
Un buon risultato viene fuori dal sondaggio anche per il presidente della nostra provincia, Pierfranco Gaviano. Il primo presidente nella storia della Provincia di Carbonia-Iglesias ottiene il 53% dei consensi, si piazza al 58° posto su 106 presidenti di Provincia in Italia, e in pratica conferma il risultato ottenuto nelle elezioni del 2005 quando ottenne il 54,8% dei voti. Un risultato decisamente buono per Gaviano, considerando tutti i problemi legati a una Provincia nuova, senza fondi, da molti non ancora riconosciuta, che stenta a spiccare il volo. Un iniezione di fiducia per la giunta provinciale.
Naturalmente questi risultati sono da prendere con le molle e con le dovute cautele, in quanto derivati da un campione pur sempre ridotto e in quanto possono certamente risentire delle “emozioni del momento” frutto di quello che un amministratore può aver fatto o non fatto recentemente, ma entrambi i rappresentati del nostro territorio possono comunque dirsi soddisfatti dei risultati emersi da questo sondaggio che confermano il consenso ricevuto dai cittadini nelle ultime elezioni.

CONTINUA IL SONDAGGIO
Noi della GA vogliamo continuare questo sondaggio e verificare la fiducia dei nostri elettori verso i rappresentanti politici e amministrativi del nostro territorio.
Fateci sapere cosa ne pensate degli amministratori del Sulcis Iglesiente: scrivete quello che pensate nei commenti a questo articolo.
Grazie.

ATTUALITA’ – La scuola primaria di Paringianu vince il Concorso Riciclo

14 Novembre 2006 Commenti chiusi


ATTUALITA’

LA SCUOLA PRIMARIA DI PARINGIANU VINCE IL CONCORSO RICICLO
I ragazzi sulcitani vincono nella sezione sezione Scuole primarie

Si è concluso il progetto/concorso ?Riciclo tutto quello che ho?: un?evento che ha visto la partecipazione di oltre 900 bambini e ragazzi in rappresentanza delle scuole dell?infanzia, primarie e secondarie di primo grado della provincia di Cagliari e del Sulcis Iglesiente.
Fra i suoi vincitori, divisi per categoria, anche una scuola del nostro territorio, la Scuola Primaria di Paringianu, che è arrivata al primo posto nella sezione Scuole Primarie. Grande soddisfazione quindi per i dirigenti scolastici, gli insegnanti, gli alunni e i genitori della scuola della frazione di Portoscuso.
Le altre vincitrici sono state la Scuola dell’Infanzia “Via Genova” di Sinnai (nella sezione Scuole dell?infanzia) e la Scuola Secondaria di 1° Grado “Dante Alighieri” di Selargius (nella sezione Scuole secondarie di primo grado). Il premio per le tre scuole vincitrici è stato una Macchina Fotografica Digitale.
Alla cerimonia di premiazione di questo concorso nato con lo scopo di stimolare l?adozione di qun comportamento collettivo funzionale alla crescita civile della società che è il riciclaggio dei rifiuti, i ragazzi partecipanti hanno ricevuto l?applauso dei molti partecipanti per l?impegno profuso a favore dello sviluppo sostenibile e della gestione responsabile delle risorse. Sono state oltre 11.000 le schede votate dalla giuria popolare.
Poi, dopo la premiazione, è iniziata la vendita all?asta dei manufatti realizzati dagli studenti. Il ricavato dalla vendita è stato devoluto al Comitato Regionale del WWF in Sardegna allo scopo di essere investito per progetti di riqualificazione e salvaguardia del patrimonio naturalistico. Il Concorso Ricilo rappresenta senz’altro un pregevole evento per sensibilizzare i più giovani su un valore come l?attenzione per il proprio territorio.
Un elogio va quindi ai giovani alunni della scuola di Paringianu per questo premio che rende onore al loro impegno e all’attenzione della scuola per il sociale.

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LETTERE ALLA GA – Cultura e Mediterraneo:una possibilità di sviluppo

11 Novembre 2006 3 commenti

LETTERE ALLA GA

CULTURA E MEDITERRANEO: UNA POSSIBILITA’ DI SVILUPPO
(di Alberto Murgia)

Mantova è una ridente città della Bassa Lombardia, cinquantamila abitanti, città medievale ispirò poeti e scrittori di ogni tempo. Baudelaire. Dickens. Palazzo Gonzaga, Palazzo Te. Bellissima.
D?inverno nebbia fitta, d?estate sciami di zanzare si alzano dalle zone umide e paludose circostanti per succhiare vene e tempie. Non certo un clima ideale, ma non siamo mica a Sant?Antioco.
Eppure ogni anno riescono ad organizzare uno degli eventi culturali più alti della cultura e della letteratura in Italia: il Festival della Letteratura di Mantova. Ho letto che quest?anno si sono registrate, nell?arco di una settimana, circa 70 mila presenze distribuite negli incontri con gli autori, i laboratori, i readings, gli spettacoli, i concerti che animano il Festival. Con le debite proporzioni, la ricezione turistica di Sant?Antioco non registrerebbe una simile cifra neppure in sei anni (sono esclusi dal campione gli ideatori e i partecipanti del Palio dell?Uovo). Eppure passeggiando per Mantova non si ha la sensazione che la salsedine del mare ti stia entrando nelle narici. Non si ha quel profumo intenso di corbezzolo e mirto che ti inebria i sensi. All?ingresso della città non ho visto neppure dei Fenicotteri Rosa, così riservati ed eleganti. Non ho mai visto colori come il bianco-pietra delle scogliere, turchese, verde intenso acceso, blu-scuro del mare profondo, né pescatori che ritornano al porto dopo una faticosa notte in mare. A Mantova, niente di tutto questo. Eppure, attraverso questo Festival, riesce a diventare una città cosmopolita, viva, fresca, centinaia di volontari animano questa meravigliosa festa della cultura e della vita sociale. Vi giuro che quando ho appreso che il Palio dell?Uovo, evento di punta della programmazione cultura e spettacolo del comune, sarebbe arrivato alla quarta edizione, mi sono vergognato. Buio pesto, come si dice a Carbonia. Quest?estate ho consigliato e mandato sulla mia isola circa una quindicina di turisti, abituati a palcoscenici marini degni di nota, Liguria, Rimini, le Marche: 28 euri due sdraie, spiaggie pubbliche di 4 metri, mucilaggine, acqua grigia metalizzata, parcheggio 5 euri, e ombrellone dritto nel culo. State tranquilli, dico io, fidatevi. Tornano. In trance, come se avessero trovato l?Eldorado, mi dicono mai visto qualcosa di simile, stupendo, meraviglioso.Un mare meraviglioso, un posto stupendo. Li incalzo. Cosa hanno organizzato? Spettacoli? Niente. Concerti? Niente. Ristoranti? Parecchi pessimi. Pro Loco? Ah, c?era la Pro Loco? Giudizio finale bella ma?Sprofondo, buio pesto come dicono a Carbonia. Su 15 solo due torneranno il prossimo anno, credo. Torniamo a Mantova.
Leggo il depliant dell?evento. In bella mostra, lo stemma di Mantova Cultura, poi di seguito MangiareaMantova.com, Provincia di Mantova sezione Turismo, Mantovabedandbreakfast.it, Società per il Palazzo Ducale di Mantova, Mostra Andrea Mantenga 2006. Non mollo, guardo il sito del Comune. Leggo Sistema Culturale, Poli Culturali, Sistema Museale, Accoglienza. In italiano e in Inglese. Concetti a me sconosciuti. L?ultimo depliant informativo sull?Isola di Sant?Antioco, a livello di grafica e di contenuti, faceva cagare. Non oso immaginare le menti bacate che abbiano potuto partorire uno scempio comunicativo di questo genere. Dopo trenta, dico trenta anni, entro nel Museo Archeologico di Sant?Antioco. Bello, vendita gadgets e libri, reperti e testimonianze millenarie che Mantova neppure si sogna. Bene, guida turistica, fenici qua corinzi là, molto competente per carità. Entrano due olandesi. Accompagnati da una coppia del posto. Panico Totale. Inglese. Io poco. Noio voulevons savuar! La guida farfuglia, ma ci pensano i miei concittadini a sbrogliare l?impasse.
Non state a preoccuparvi, già che gli parliamo in sardo già lo capiscono. Ehia dico io, senza qualcuno che parla almeno inglese in un museo, siamo proprio messi a fiori e a pois.
Dopo qualche impressione romanzata veniamo a qualche conclusione bella tosta che mi auguro possa diventare oggetto di dibattito e di discussione per tutti:

1) Contrariamente al nostro comune, Mantova dispone di persone culturalmente preparate, capaci ed intelligenti. Grazie ad un intuizione geniale come il Festival della Letteratura, registrano cifre di presenza che noi possiamo ricevere in sei anni. L?indotto economico che si ricava dall?evento del Festival in una settimana corrisponde al nostro fatturato turistico sviluppabile in tre anni da luglio ad agosto. Competenza, comunicazione, valorizzazione della storia e della cultura locale, hanno reso Mantova città dell?arte della Cultura al pari di Roma e Firenze. Se consideriamo per assurdo che, ogniqualvolta sbronzo, lungo la via Belvedere, camminavo sopra una tomba fenicio-punica sotto l?asfalto, allora qui ragazzi/e i conti non tornano. O qualcuno lavora male e ce lo si dice in onestà. Oppure ci si sta prendendo per il culo. Altro che Sindaco?, che insieme all?amministrazione deve dare l?impronta e l?impulso,..in Comune chiunque non renda un servizio utile e intelligente alla nostra comunità deve levarsi fuori dai coglioni, vada a pescare, a raccogliere vermi a Is Pruinis..ma se ne vada via. Dia le dimissioni. Acchiappi galline e polli. Tutti, dagli amministratori ai politici.

2) Dopo averci sparato nel culo e nel sangue piombo e leucemia, vedi Sardamag, abbiamo capito che per il nostro sistema economico l?industria pesante non sia particolarmente indicata. A fronte poi dei cambiamenti repentini dell?economia globale e quindi lo sviluppo delle attività legate al terziario, ai servizi, alla ricezione culturale e turistica, alla produzione immateriale e culturale mi pare evidente che nel nostro piccolo, l?Ufficio Comunale Cultura e Spettacolo, in un paese che vuole essere un polo culturale e attrattivo, ricopra un ruolo indispensabile e determinate. Ha una potenzialità essenziale di sviluppo economico senza precendenti, più dell?Amministrazione e Bilancio. Con intuizioni e scelte intelligenti può dare l?impulso affinché si creino attività ed esperienze di produzione di reddito legate all?ambiente, all?archeologia, alla cultura, allo spettacolo. Considerate che di tutto questo nella nostra Isola c?è pochissimo significa che siete incompetenti e non fate un cazzo. Andate mano nella mano, stile scolaresca, a Mantova a studiare come dall?arte e dalla cultura dalla storia e dall?archeologia si possa creare reddito, produrre ricchezza in un contesto rispettoso dell?ambiente! Reddito, capito? Non ci sono soldi dalla regione, questo qui questo là, l?assessore va qui va là, è ora che vi leviate dai piedi e veniate sostituiti da giovani, seri e con idee. Avete stufato con la vostra programmazione eventi estate 2007 da vecchi rincoglioniti, terza età, ballo liscio e mazurca con razzi nel culo a Ferragosto. E? ora di cambiare radicalmente. Fuori dalle palle, tutti.

3) Abolire la Pro Loco. Un ufficio che non serve ad un cazzo se non per piazzare qualche appartamento a qualche turista. Quello del posto dà la mancia e ecco che porta a casa il turista da spennare, 1500 euri una bettola due settimane. Neanche nel ventennio fascista esisteva un ente così superato. Ho conosciuto qualcuno in gamba ma avevano le mani legate, lodevoli alcune iniziative, pochi soldi, ma è una struttura che va radicalmente ammodernata e dotata di strumenti di comunicazione validi. Nell?era della comunicazione di internet e del villaggio globale veda di ridisegnarsi in una agenzia di comunicazione turistica, dotata di connessione internet Pc, sito web e brochure informative degne di un paese civile.
Se non sapete dove iniziare, invece di sbolognare costumi sardi e pane e pomodoro ai turisti, contattate e pagate un consulente come Alessandro Mereu (faccio il nome ma non si offenderà) consultate la sua tesi di Laurea ?Aspetti psicologici del Turismo. Una ricerca della zona di Sant?Antioco? oppure il suo geniale lavoro http://www.psicologiaturistica.it/.

4) Un comune , come Sant?Antioco, che individua nel territorio lo strumento attraverso cui sviluppare la propria economia locale, ha nel suo Ufficio Tecnico un potere importante e di vitale importanza. Curare l?aspetto architettonico di un paese a vocazione turistica, un immagine del paese, la salvaguardia del suo ambiente e degli abusivismi. Cosa vediamo?
Un ex responsabile tecnico infangato nello scandalo Mari Biu, una truffa colossale ai danni del Paese, in cui sindaco e amici si sono succhiati milioni per risanare l?area dell?ex Sardamag.
Licenze e permessi per costruire abusi edilizi in tutta l?isola. Via Grazia Deledda, grossa arteria del Paese, ridotta a mulattiera a prova di cingolati guerra Iraq. Un ragazzino, in paradiso, per colpa di una sfottuta buca assassina sull?asfalto. Il poligono di tiro, costruito nei pressi di Is Pruinis per esercitarsi a spararsi nei coglioni. Un albergo con piscina, a Coe Quaddus, costruito in una delle zone più belle dal punto di vista naturalistico e ambientale di tutta l?isola con permessi e licenze dell?Ufficio Tecnico. Tutte queste persone lavorano tranquillamente e con la loro intelligenza e la loro capacità si metteranno a disposizione delle prossime amministrazioni politica. Buio pesto, come si dice a Carbonia. Tabula rasa ragazzi e ragazze. Fino a quando, queste persone e i loro padrini politici continueranno a sedersi in quelle poltrone c?è poco da fare amici miei, nessun futuro, nessun sviluppo. Hanno fatto il loro tempo, hanno sbagliato troppo. È nostro compito metterli da parte, esautorarli da ogni potere decisionale attraverso il voto oppure con qualche ardito che gli colori la finestra dell?ufficio a suon di pomodori e gureu. Cerchiamo di spingere dentro quel sistema vecchio e stantio un giovane intelligente che sappia spezzare quell?ingranaggio di favori e clientelismi che si sono creati. Liberiamoci di quei cazzo di pensionati-politici che invece di sclerotizzare nelle panchine della Piazza girano con fogli e cartacce per il Comune, offrono colazioni in cambio di voti, promettono case popolari. Cari miei, va bene andare al voto. Ma se non abbiamo un momento in cui noi cittadini effettuiamo una verifica politica del loro operato che cazzo andiamo a votare a fare? A pagarli lo stipendio, seduti sulle loro scrivanie mentre noi ci sbattiamo a campare tra disoccupazione e crisi ?

5) Cultura e Mediterraneo. una possibilità di sviluppo. Siamo portatori di cultura e storia da secoli. Siamo immersi nel Mediterraneo da secoli. La materia prima della nostra ricchezza sociale è a portata di mano. Basta girare un po? nuraghi qui, spiagge lì, natura lì, prodotti sani, pesce, ospitalità. Mai usati con intelligenza, ma male e maldestramente. Bisogna cambiare radicalmente la mentalità e questo solo i giovani possono caricarsi il peso di questo cambiamento. Bisogna ideare, sostenere, creare esperienze e iniziative che auto-producano reddito dal nostro territorio. Incentivare e sostenere quelle persone e quei progetti che dalla valorizzazione del territorio possano creare possibilità di reddito, di ricchezza economica e sociale. Ho amici che conoscono l?isola di Sant?Antioco come le proprie tasche: strade, percorsi naturalistici, siti archeologici, luoghi di interesse ambientale. Ma perché non dare gli strumenti a questi ragazzi per auto-costituirsi in una cooperativa e valorizzare il patrimonio storico e archeologico del territorio? Creare cooperative che accompagnino il turista non a sciacquarsi le palle nel feudo di Baghino a Maladroxia ma che gli spieghino che Solki ai tempi dei Fenici era al centro del Mediterraneo? Che gli quegli ammassi di pietra in cima alle colline, i nuraghi, ci stanno lì chissà perché da migliaia di anni. Nessuno gli ha mai spostati. Eppure sono irraggiungibili e inaccessibili perché nessun deficiente ha mai messo un cazzo di cartello con su scritto: Qui c?è un cazzo di nuraghe che esiste da diecimila anni!

6) Recentemente leggo sul Giornale di Sardegna.: i lavoratori dell?Ila alluminio di Portoscuso non ricevono gli stipendi arretrati, si prospetta il blocco della produzione, chiusura aziendale.
Di fronte alla crisi e alla disoccupazione che attanaglia il Sulcis-Iglesiente, come cazzo è possibile che durante lo sciopero generale indetto dai Sindacati, le saracinesche dei negozi sono rimaste sollevate? Dove cazzo erano i disoccupati di Sant?Antioco, di Carbonia e del Sulcis?
Possibile che nessuno sia mai riuscito a censirli, a capire quanti sono e come cazzo fanno a campare? Possibile che in una situazione così tragica non sia mai emerso un cazzo di movimento di disoccupati organizzati che pongano il reddito e il lavoro come premessa indispensabile di sopravvivenza in un territorio sconquassato economicamente come il Sulcis?
Sta cazzo di Provincia è capace soltanto di organizzare sfilate per future galline Miss Sulcis-Iglesiente? O capire il disagio di migliaia di persone senza reddito. Disoccupati di Sant?Antioco, lavoratori saltuari e stagionali, senza reddito, precari/e Domenica 26 Novembre Finalissima Miss Sulcis Iglesiente 2006. Presso Pierre Pub Sant?Antioco. Accorrete tutti. Vogliamo lavoro o reddito per tutti. Uova marce o bulloni. Non importa. Ricchi premi e cotillons.
Saluti.

ALBERTO MURGIA

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ATTUALITA’ – Concluso a Carloforte il Festival del Documentario

10 Novembre 2006 Commenti chiusi


ATTUALITA’

CONCLUSO A CARLOFORTE IL FESTIVAL DEL DOCUMENTARIO

Tutti i premi della rassegna

Una tre giorni tutta dedicata al cinema documentario nello splendido scenario di Carloforte, sull?Isola di San Pietro in Sardegna. Una rassegna che rientra nella più ampia cornice del Mediterraneo Film Festival, parte integrante del circuito Le isole del cinema (Tavolara, Maddalena e Asinara). Il Festival Internazionale del Documentario (27-29 ottobre), appena concluso, ha aperto una nuova breccia nell?ambito dello sguardo sul reale. L?idea nasce dal documentarista Antonello Carboni che ha messo insieme 25 lavori, tra lungometraggi e cortometraggi, nazionali ed internazionali e li ha fatti giudicare da quattri esperti del settore: Maria Grazia Caso, direttrice artistica del Mediterraneo Video Festival di Paestum, i critici Bruno Roberti e Dante Albanesi e un rappresentante della Società Umanitaria, che insieme alla Cineteca Sarda e all?Arci ha voluto fino in fondo questo progetto.

Re della serata finale il siciliano Stefano Savona con il suo Un confine di specchi, già famoso per la menzione speciale al Festival di Torino di qualche tempo fa. Un documentario che analizza lo scambio culturale tra due sponde che si affacciano sullo stesso mare, la Sicilia e la Tunisia. ?Forse pochi sanno che esistono moltissime città tunisine fondate dai siciliani?, afferma Savona. E lui ne racconta lo sfaldamento, l?ultima fase decadente. Nel corso di decenni da 150.000 presenze si è arrivati a un centinaio. ?Sono stato fortunato ad essere riuscito a raccogliere le testimonianze rimaste?. Il nostro documentarista, che oggi vive a Parigi, ha realizzato anche Primavera in Kurdistan, unico lavoro italiano in concorso alla recente edizione del Festival di Pesaro, è passato alla Viennale e si presta a sbarcare al Festival di Sulmona.

Il secondo premio, di circa 2.500 euro, è stato assegnato ex aequo a Il sibilo lungo della taranta di Paolo Pisanelli e allo straniero The Raging Grannies Anti Occupation Club di Lida Perin e Iwaila Klinke. Per chi non lo sapesse ?raging grannies? sta per ?nonnine infuriate?. Le due protagoniste infatti sono le ultrasettantenni Hava e Jossefa di Tel Aviv che da vent?anni lottano per la liberazione di tutte le prigioniere politiche nelle carceri israeliane. Il sibilo lungo della taranta invece è un?esplosione di pura energia, musicale e poetica, infusa dalla forza indistruttibile della tradizione salentina.

Il terzo premio lo conquista La leggenda dei santi pescatori del sardo Daniele Atzeni. Dopo aver indagato la vita in miniera del Sulcis-Iglesiente con I racconti del sottosuolo l?autore ci porta in superficie omaggiando De Seta e raccontando la pesca del tonno con il metodo centenario della tonnara. E proprio l?arte di De Seta ha aperto la rassegna, con una giornata concentrata alla Cineteca Sarda di Cagliari. In versione restaurata sono stati presentati Pastori d?Orgosolo e Un giorno in Barbagia.

Di seguito il documentario Ritornando a Orgosolo di Paolo Isaia e Maria Pia Melandri che ci pone sulle tracce di De Seta trentacinque anni dopo la sua prima visita in Sardegna. Le ultime due targhe, assegnate dalla Provincia di Carbonia-Iglesias e dalla Città di di Carloforte, sono andate a Balordi di Mirjam Kubescha e a Under the Roller Coaster dell?americana trapiantata a Oristano Lila Place. Un viaggio sulle montagne russe di Coney Island ai cui piedi abitava un?anziana diventata famosa per la sua instancabile volontà di vivere proprio in quel luogo così strano.

( da http://cinema.supereva.com )

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TURISMO – Positiva la stagione 2006

9 Novembre 2006 Commenti chiusi


TURISMO

POSITIVA LA STAGIONE 2006
Nel Sulcis Iglesiente leggero aumento delle presenze

Sono stati resi disponibili i risultati di un monitoraggio sull’andamento del turismo in Sardegna nell’ultima stagione da poco conclusa.
I dati sono stati ottenuti attraverso un’indagine campionaria periodica realizzata intervistando gli operatori delle strutture ricettive alberghiere ed extra alberghiere di tutta la Regione, affidata dall’Assessorato Regionale del Turismo al Centro Interuniversitario Ricerche Economiche e Mobilità (CIREM), supportato dagli istituti di ricerca E-RES di Cagliari e Makno & Consulting di Milano.
Fra i vari indicatori presi in considerazione dall’indagine vi sono i tassi di apertura delle strutture, la variazione percepita dei flussi turistici rispetto allo stesso periodo di riferimento del 2005 e le previsioni circa l’andamento della stagione in corso.
I risultati hanno messo in luce un buon grado di soddisfazione da parte degli operatori alberghieri intervistati: più del 66% di questi hanno giudicato la stagione appena conclusa “abbastanza positivamente” (48,7%) e “molto positivamente” (17,6%); il 14,7% l’ha giudicata “né positivamente né negativamente”, l’11,3% “abbastanza negativamente”, e il 6,7% “molto negativamente”. Come risposta alla domanda “Considerando le presenze complessive ha osservato un aumento, una diminuzione o una stabilità rispetto ai mesi di luglio e agosto del 2005?”, più del 70% degli intervistati ha risposto indicando “stabilità” e “aumento” delle presenze.
In Sardegna, l’offerta turistico alberghiera è costituita da circa 800 strutture, pari a 88.572 posti letto (concentrati negli alberghi delle categorie a 3, 4 e 5 stelle). Le strutture coinvolte nell’indagine rappresentano complessivamente 31.668 posti letto pari al 35,7% dei posti letto totali.
Il tasso di riempimento degli alberghi, per quanto riguarda il mese di Luglio è risultato più elevato nelle province di Olbia-Tempio (72,6%) e di Carbonia-Iglesias (63,7%), poi in quelle di Cagliari (59,6%) e Sassari (58,8%). Nel mese di agosto, invece, il tasso di riempimento più alto si è avuto proprio nella nostra provincia di Carbonia-Iglesias (87,5%), seguita da Olbia-Tempio (84,9) e da quella dell’Ogliastra (79,9%).
Altri dati emersi dall’indagine mostrano come i turisti venuti ad alloggiare negli alberghi sardi la scorsa estate provenivano dall’Italia per il 60,9% (70,5% dalla Lombardia, 47,7% dal Lazio), dall’estero per il 23,7% (79,6% dalla Germania, 50,5% dal Regno Unito), e dalla Sardegna per il 15,9%. Il 29,7% del totale delle prenotazioni negli alberghi sono state effettuate tramite internet.
Ma l’indagine ha coivolto anche le strutture extra alberghiere, in particolare sono state interpellate complessivamente 143 strutture, di cui 89 bed & breakfast (B&B) e 54 alloggi agrituristici. Il tasso di riempimento dei posti letto per queste strutture è stato del 38% nel mese di Luglio per gli agriturismo e del 32% per i B&B. Ad Agosto del 62% per le strutture agrituristiche e del 47% per i B&B. I 30 campeggi intervistati (su un totale di meno di 90 strutture nell’Isola) hanno dichiarato a Luglio un indice di riempimento del 55% dei posti, che è salito al 77% nel mese di Agosto.
Anche per il settore non alberghiero (B&B, agriturismi, campeggi) il giudizio complessivo sulla stagione estiva è in prevalenza positivo.
In definitiva, la stagione 2006 è stata più che discreta per il turismo in Sardegna. Secondo le stime della Confesercenti regionale, la presenza di vacanzieri nell’isola è cresciuta del 3% rispetto alla stagione turistica 2005, distribuendosi nelle 1.423 strutture del comparto ricettivo.
C’è da segnalare però un dato che riguarda proprio il Sulcis-Iglesiente: oltre un quinto dei gestori di attività ricettive nella nostra Provincia lamenta un andamento insufficiente.

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CRONACA – Bertinotti nel Sulcis: si al carbone, ma a certe condizioni

6 Novembre 2006 2 commenti


CRONACA

BERTINOTTI NEL SULCIS: SI’ AL CARBONE, MA A CERTE CONDIZIONI

Visita lampo del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, nel Sulcis. Giunto per inaugurare il Centro italiano di cultura del carbone, la Mostra permanente sulla storia del bacino carbonifero del Sulcis, Bertinotti ha rilanciato il progetto dell’energia dal carbone, “ma a certe condizioni”, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori. Dal canto suo il presidente Soru ha sottolineato che il modo migliore per onorare una “memoria storica” come quella delle miniere del Sulcis è di rilanciare la produzione per dare anche una risposta alla pressante domanda di lavoro di tale area.

CARBONIA - Le miniere non solo come ?memoria storica? ma anche come nuova linfa per l’energia del Paese. ?In Sardegna - ha detto il presidente della Camera, Fausto Bertinotti – c’è ancora un futuro per il carbone, ma a certe condizioni?. Il Presidente, accompagnato dal presidente della Regione, Renato Soru, e dal sindaco della città, Tore Cherchi, ha inaugurato il Centro italiano di cultura del carbone, la Mostra permanente sulla storia del bacino carbonifero del Sulcis.

Nel corso della manifestazione al teatro comunale di Carbonia, Bertinotti ha spiegato che le condizioni per la seconda vita del carbone del Sulcis partono ?dal rendere sicure le miniere e compatibile l’estrazione del carbone con la difesa dell’ambiente, cioè accettando dei limiti. Limiti che dovranno riguardare anche il modo di trasformazione del carbone in energia, affinchè per taglia e scala degli impianti tutto ciò sia compatibile con l’ambiente?. Secondo il presidente della Camera, ?non è possibile considerare il carbone come l’unica risorsa del Sulcis. Qui - ha detto ancora Bertinotti – esiste una risorsa ancora più grande, più diffusa e che non finisce: l’intelligenza delle popolazioni sarde?.

?Ed il modo migliore per onorare quella “memoria storica” delle miniere del Sulcis è di rilanciarne la produzione per dare anche una risposta alla pressante domanda di lavoro di tale area? – ha sottolineato il presidente della Regione Sardegna, Renato Soru che ha osservato che proprio le miniere, simbolo una volta del lavoro più duro, possono diventare un momento di riscatto dei lavoratori.

Tratto da SARDEGNA OGGI NEWS

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