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Archivio Agosto 2007

EDITORIALE – Clandestini: siamo pronti ad affrontare l’emergenza ?

31 Agosto 2007 16 commenti

 

EDITORIALE

CLANDESTINI: SIAMO IN GRADO DI AFFRONTARE L’EMERGENZA ?

È vera e propria emergenza clandestini nel Sulcis.

Ormai è inutile fare finta di niente o girare lo sguardo da un’altra parte. Il problema c’è ed è grave.

Le coste del Sulcis sono da tempo prese d’assalto dagli immigrati che arrivano in Sardegna dal continente africano, in particolare dall’Algeria. I nostri litorali rappresentano oramai il primo punto di approdo di quella che è considerata la nuova rotta dell’immigrazione clandestina proveniente dall’Africa.

La situazione, ormai pare se ne siano davvero resi conto tutti (ma è davvero così ? Forse il Governo ancore no), non è più da sottovalutare. Assolutamente.

Complice il bel tempo estivo, negli ultimi mesi sono approdati nelle nostre coste moltissimi immigrati clandestini. Pensate, dall’inizio del 2007 ad oggi sono più di 1000 (mille!) gli arrivi nelle coste sarde, nel sud ovest dell’Isola. Davvero tantissimi. Negli ultimi giorni questi arrivi si sono moltiplicati. Solo in quest’ultima settimana sono centinaia gli arrivi di clandestini approdati nella zona di Porto Pino o recuperati in mare dalle motovedette della capitaneria di porto e della guardia di finanza.

Le cifre mostrano quindi una situazione realmente preoccupante.

La domanda che ci poniamo è questa: siamo in grado nel nostro territorio di affrontare una situazione di emergenza del genere ?

Di certo gli arrivi si intensificheranno sempre di più. Forse avranno un calo quando inizierà il cattivo tempo, ma la rotta sembra oramai segnata.

L’impegno delle forze dell’ordine locali, che continuano a lavorare incessantemente per far fronte all’emergenza, è costante. Il Governo nazionale invece sembra non dare molto peso alla questione (che gli arrivi in Sardegna siano meno importanti di quelli in Sicilia?) e non ha ancora preso misure urgenti per aiutare i Comuni sulcitani, che mai in precedenza si erano trovati ad affrontare una situazione di questo tipo. Gli appelli da parte dei rappresentanti locali ci sono stati, anche in Parlamento. È di pochi giorni fa anche il viaggio dei sindaci del territorio a Roma per chiedere un intervento da parte dell’esecutivo nazionale.

Ma fino ad ora niente è cambiato.

Gli immigrati clandestini continuano ad arrivare e le forze dell’ordine continuano ad accoglierli, cercando di affrontare nel modo migliore l’emergenza. Ma gli arrivi aumentano e le forze messe in campo rimangono le stesse.

Di questo passo, senza interventi urgenti che modifichino l’attuale inerzia della faccenda, la situazione a nostro avviso è destinata a peggiorare col passare dei mesi e degli anni.

Si era parlato dell’apertura di un centro di accoglienza temporanea nel nostro territorio. Poi non se ne è più saputo nulla. Adesso pare che questo centro nascerà all’interno dell’aeroporto militare di Decimomannu. I clandestini che approderanno nelle nostre coste saranno quindi trasferiti nel cagliaritano.

Ma probabilmente la questione è da risolvere più a monte. Sempre che sia risolvibile. Forse a livello di legge nazionale.

Ormai si tratta infatti di veri e propri viaggi organizzati che partono dall’Algeria per raggiungere la Sardegna. Spesso le barche che approdano sulle nostre coste sono ben attrezzate. Tanto che c’è il sospetto che spesso gli immigrati si trovino sulle grandi navi che solcano il mare al largo delle nostre coste e vengono poi lasciati in prossimità dei litorali. I clandestini, una volta che hanno raggiunto il loro scopo e riescono ad approdare, vengono aiutati, identificati, visitati, ospitati negli alberghi, il tutto naturalmente a spese dei contribuenti.

Ad ogni clandestino le forze dell’ordine rilasciano un foglio di via in base al quale l’immigrato ha l’obbligo di lasciare l’Italia entro 5 giorni. Ma sappiamo bene che nessuno di questi lascerà realmente il  nostro paese. Lo dimostrano anche le immagini delle tv locali in cui i clandestini escono trionfanti e sorridenti dalla caserma col foglio di via in mano. Sanno bene che ce l’hanno fatta. Possono rimanere in Italia.

Non sarebbe meglio affrontare la questione in maniera diversa ?

Assicurarsi che i clandestini lascino realmente l’Italia ?

Di sicuro il Sulcis ha bisogno d’aiuto per affrontare questa emergenza. Il Governo deve dare risposte immediate, perché altrimenti si rischia davvero di arrivare ad un punto di non ritorno in cui il territorio verrà preso d’assalto dall’ondata migratoria e allora le ricadute saranno pesanti per tutta la Provincia.

Dimentichiamoci il rilancio del turismo e dell’economia.

La speranza è quella che i clandestini siano realmente solo di passaggio nel Sulcis, che questa sia solo una prima tappa. Perché la crisi occupazionale qui è già preoccupante.

Ma problemi ce ne sono tanti altri.

Non vogliamo generalizzare o fare di tutta l’erba un fascio, lungi da noi. Ma è innegabile che spesso gli immigrati finiscono nelle fila della malavita organizzata. Un aumento della criminalità è dunque da mettere in preventivo quando si discute di questa emergenza.

E non solo. Vogliamo che le nostre acque diventino il cimitero per molte anime che cercano un futuro migliore ma che invece nel loro "viaggio della speranza" trovano solo la morte ? Anche questa non è un’ipotesi da sottovalutare.

Come possiamo vedere la situazione è grave e da affrontare immediatamente.

Soprattutto perché gli arrivi non si fermano.

NEWS – La Regione approva il “Progetto Fenice”

27 Agosto 2007 Commenti chiusi

NEWS

LA REGIONE APPROVA IL "PROGETTO FENICE"

Il progetto presentato dalla Provincia lo scorso Marzo

 

La Regione Sardegna, all’interno del percorso intrapreso con la Progettazione Integrata, ha approvato il cosidetto Progetto "Fenice" presentato dalla Provincia di Carbonia Iglesias nel marzo scorso, e che riguarda una selezione prevista dal Bando per i progetti pilota locali di legalità – Misura 6.5. "Sicurezza per lo sviluppo e il controllo di legalità sugli investimenti" – Azione 6.5.D".
Il progetto pilota vede appunto la Provincia del Sulcis Iglesiente quale ente capofila, ed è stato predisposto dall’Assessorato alle Politiche Sociali in collaborazione con diversi "partner": i vari Comuni del territorio, gli altri enti pubblici, le associazioni di volontariato, il terzo settore e i soggetti privati.
Il Progetto integrato, presentato dalla Provincia, è insieme al altri sette che sono stati ammessi ad una graduatoria definitiva, che alla fine ha premiato solo due sole Province in tutta la Sardegna. Il successo della proposta progettuale presentata dal nostro Ente Intermedio consente appunto alla Provincia di ricevere un punteggio che sarà successivamente assegnato nella prossima graduatoria regionale prevista dal nuovo bando, a cui si è candidata alcuni mesi fa.
La proposta progettuale consiste in pratica di un’azione di sistema per la diffusione della cultura della sicurezza e legalità all’interno del territorio della Provincia di Iglesias Carbonia. Il tutto sarà messo in pratica attraverso una serie di iniziative e di interventi differenti, come la costruzione di reti istituzionali, il riadattamento, rifunzionalizzazione e valorizzazione di edifici, spazi e strutture messi a disposizione dagli Enti locali per creare "spazi di sperimentazione" aperti che possano accogliere i giovani del territorio, in particolare quelli in situazione di disagio, ma anche per gli operatori delle agenzie educative e del privato sociale. AQuesti spazi, definiti "Laboratori Territoriali di Legalità", saranno non soltanto "luoghi fisici" di incontro e accoglienza, ma veri e propri "luoghi" in cui sperimentare attività "di conoscenza", in vista di un futuro inserimento lavorativo, ma anche di una ricostruzione del senso dell’appartenenza sociale e dell’affermazione di valori positivi, capaci di superare l’isolazionismo e l’individualismo diffuso nei contesti degradati e problematici. 

APPUNTAMENTI – A Sant’Antioco il primo festival della Cultura Popular

21 Agosto 2007 9 commenti

 

APPUNTAMENTI

A SANT’ANTIOCO IL PRIMO FESTIVAL DELLA CULTURA POPULAR

A partire da giovedì 23 Agosto

 

Una tre giorni per riscoprire le radici della cultura sudamericana e della Sardegna. Una tre giorni di interessanti incontri, dibattiti e proposte. Una tre giorni di musica. Una tre giorni per amanti delle tradizioni, per appassionati e curiosi. Una tre giorni per tutti insomma.

È questo il programma del 1° Festival Cultura Popular che si terrà a Sant’Antioco da giovedì 23 a sabato 25 Agosto. Si parlerà di Sudamerica (in particolare di Cile e Argentina) e di Sardegna, con incontri ad hoc che affronteranno tematiche specifiche di sicuro interesse per i partecipanti.

Il Festival è organizzato dall’Associazione "Cultura Popular" con il patrocinio del comune di Sant’Antioco, assessorato alla Cultura. Tutte le serate si terranno presso l’Arena Fenicia di Sant’Antioco.

Si comincia dunque giovedì 23 Agosto con la "Serata Cilena", naturalmente all’Arena Fenicia, con ingresso libero. A partire dalle 21,30 vi sarà una breve introduzione sulla storia del Cile e poi un percorso su Neruda curato da Giuliana Balboni. A seguire, intorno alle 22, serata musicale di musica andina.

Il giorno dopo, venerdì 24 Agosto, il festival prosegue con la "Serata Argentina" (ingresso libero). Anche in questo caso, alle 21,30, la serata partirà con una breve introduzione della storia dell’Argentina e poi Giuliana Balboni parlerà di Che Guevara: dalla malattia all’eroismo/percorso sul Che. Intorno alla 22,30 inizierà la musica, con una serata di tango argentino con i maestri Viola Boatti e Michele Mollica.

Il festival chiuderà i battenti alla grande, sabato 25 Agosto, con la "Serata Sarda", sempre all’Arena Fenicia con ingresso a pagamento (6 euro). Dalle 21,30 breve introduzione della storia della Sardegna e, di seguito, "Il sogno dell’indipendenza/percorso su Mariano IV" a cura di Juanneddu Sedda. Dalle ore 22 spazio alla musica: prima si esibiranno gli Rtclick, gruppo hip-hop di Sant’Antioco e, a seguire, l’atteso concerto in acustico dei KNA, gruppo che propone il repertorio e i componenti di due note band italiane, cioè i Kenzeneke e gli Askra.

Tanti incontri davvero interessanti dunque, con in primo piano la cultura, la storia e le tradizioni. E tanta buona musica, non solo per gli amanti del genere, ma per chiunque voglia trascorrere delle belle serate. Appuntamento quindi alle ore 21,30 di giovedì 25 Agosto, presso l’Arena Fenicia di Sant’Antioco.

ATTUALITA’ – Goletta Verde: Sardegna OK

20 Agosto 2007 Commenti chiusi

ATTUALITA’ 

GOLETTA VERDE: SARDEGNA OK

Le acque dell’Isola superano senza problemi l’esame

 

La Sardegna conferma l’ottimo risultato raggiunto dalle località premiate dalle Cinque Vele di Legambiente, anche dopo le analisi sullo stato di salute del mare compiute da Goletta Verde. E lo fa alla grande. Infatti il 100% delle spiagge sarde analizzate dai biologi di Legambiente ha pienamente superato l’esame. Questo è quanto venuto fuori dai risultati del monitoraggio delle acque di balneazione della Sardegna compiuto appunto da Goletta Verde, la campagna annuale di Legambiente dedicata all’analisi e all’informazione sullo stato di salute del mare, arrivata al ventiduesimo anniversario, dopo oltre 100.000 miglia percorse e 150.000 chilometri di coste monitorate, più di 1000 località visitate, circa 8.000 campioni d’acqua. Ma non solo, Goletta Verde porta avanti anche le battaglie contro gli ecomostri, la lotta agli scarichi illegali, alla cementificazione selvaggia e ai pirati del mare. E poi la promozione del territorio e delle aree marine protette, la tutela della biodiversità e l’assegnazione delle Vele della Guida Blu di Legambiente e Touring Club per quelle località che hanno reso il turismo una risorsa intelligente e sostenibile, sempre nel rispetto dell’ambiente.

La Sardegna dunque anche quest’anno ha fatto l’en plein, confermandosi come Isola dal mare cristallino e incontaminato. Mentre la situazione è risultata ben diversa nelle foci dei fiumi, punti che la normativa segnala come non balenabili, in cui l’inquinamento batterico, sintomo di una cattiva depurazione delle acque reflue, è invece risultato essere assai elevato e ben oltre i valori di riferimento. Sono così risultati essere in pessime acque (con valori oltre dieci volte i limiti di legge) la foce del fiume Cedrino in località Santa Maria, a Orosei (NU) e quella del fiume Rio Mannu a Porto Torres (SS).

Nessun problema invece nei mari dell’Isola. Sono 52 i punti di campionamento analizzati dai biologi di Legambiente lungo le coste della nostra Regione. Soltanto in 5 punti di prelievo sono risultati valori microbiologici oltre i limiti di legge.

Per quanto concerne la nostra provincia del Sulcis Iglesiente, tutti i risultati sono risultati essere entro i limiti previsti dalla legge, con un’unica eccezione, un unico neo rappresentato dal leggero inquinamento alla foce del fiume Rio Mannu di Fluminimaggiore. Per il resto non ci sono dubbi, nelle acque di balneazione la nostra provincia può vantarsi di avere un mare assolutamente incontaminato, senza l’ombra d’inquinamento. E non è poco in un territorio che comprende un polo industriale di notevoli dimensioni come quello di Portovesme.

Gli altri punti di prelievo (6 nella provincia di Nuoro, 12 in provincia di Olbia-Tempio, 6 in provincia di Sassari, 17 relativi alle province di Cagliari e dell’Ogliastra) hanno confermato lo stato di ottima saluta dei tratti di balneazione del mare in Sardegna.

Naturalmente, questi dati rappresentano esclusivamente un controllo dello stato delle acque, Goletta Verde e i suoi operatori non possono conferire alcuna "patente di balneabilità", questo spetta alle autorità preposte. I controlli di Legambiente hanno l’obiettivo di portare l’attenzione sul problema dell’inquinamento delle acque di balneazione delle spiagge in Italia.

Il mare sardo gode come sempre di ottima salute e le analisi svolte dai biologi di Legambiente hanno dimostrato che non ci sono assolutamente problemi nelle acque di balneazione, è probabilmente per questo che ancora una volta la Sardegna risulta essere la metà preferita dai turisti fra tutte le regioni italiane. Gli unici problemi vengono dall’entroterra, attraverso i corsi dei fiumi, dove resta ancora molto da fare sul fronte della depurazione dei reflui urbani, agricoli e industriali.

Ma il mare della Sardegna e del Sulcis Iglesiente continua comunque a rimanere incontaminato, sicuramente uno dei più belli del mondo. Ben vengano quindi iniziative come quelle della Goletta Verde che aiutano a preservare questa bellezza delle nostre acque. E anche articoli come quello apparso poco tempo fa nella versione on line del Corriere della Sera, dal titolo "Sulcis in fundo, spiagge deserte e fondali incantati", in cui veniva elogiato il Sud Ovest della Sardegna, il Sulcis Iglesiente, descritto dal giornalista in questione come una delle "aree più affascinanti e selvagge dell’Isola smeralda" e poi venivano esaltate le spiagge sulcitane, "dove il vicino di ombrellone sta a 20 metri e il mare non richiede la maschera per vedere i fondali, in tutte le sfumature di verde e di blu". Il Sulcis Iglesiente descritto come soluzione ideale per chi "agli hotel all’ultima moda e ai resort di interior design preferisce una camera essenziale. Gli investimenti – e le ruspe – forse arriveranno un giorno", continua il giornalista, "ma per il momento si fatica a trovare un tre stelle, le poche, spartane soluzioni di alloggio sono ripagate da litorali liberi e selvaggi e dall’autenticita’ della popolazione". Uno spot per il nostro territorio che sicuramente servirà a renderlo ancora più ambito dai turisti.

ATTUALITA’ – Sant’Antioco inserita nell’iniziativa “Maratonarte”

11 Agosto 2007 5 commenti

ATTUALITA’

 

SANT’ANTIOCO INSERITA NELL’INIZIATIVA "MARATONARTE"

L’iniziativa promossa dal Ministero dei Beni Culturali per il recupero e restauro di 7 opere d’arte

 

C’è anche Sant’Antioco, o meglio, la città fenicia di Sulky fra le opere d’arte che faranno parte delle prima edizione di "Maratonarte", una grande iniziativa di sensibilizzazione culturale e di partecipazione reale degli italiani, in difesa del patrimonio artistico dell’Italia. L’iniziativa promossa dal Ministero dei Beni Culturali che punta alla salvaguardia e valorizzazione di quel patrimonio storico-artistico che per vari motivi rischia di andare perduto e che, grazie a "Maratonarte" potrà essere salvato. L’iniziativa consiste in una raccolta fondi che si svolgerà nei programmi Rai da venerdì 5 a domenica 7 ottobre e che vedrà coinvolti sia il Ministero dei Beni Culturali che la RAI. La prima edizione di questa ”maratona dell’arte” è stata presentata in una conferenza stampa a Roma, presso il Ministero dei Beni Culturali, alla presenza del responsabile del dicastero Francesco Rutelli, di Claudio Petruccioli, presidente della Rai, di Claudio Cappon, direttore generale della Rai e di Danielle Mazzonis, sottosegretario di Stato ai Beni e Attività Culturali.

L’obiettivo è quello del recupero e/o del restauro e della valorizzazione di ben 7 opere di notevole importanza storico-culturale in Italia, che sono state scelte dal Ministero dopo un’attenta selezione e che saranno appunto oggetto di un programma di finanziamento. "Un appuntamento prezioso, quello della maratona dell’arte, che risponde a 2 esigenze fondamentali – ha affermato Rutelli – la prima è una risposta alla grande domanda per avere più e migliore spazio per la cultura nei servizi pubblici e la seconda è presentare in modo completamente diverso, al grande pubblico televisivo, gli obiettivi e i valori della tutela, della conservazione, della buona gestione e dell’amore per il nostro patrimonio”.

Fra i sette progetti scelti c’è appunto anche quello che prevede il recupero della città fenicia di Sulky presso l’isola di Sant’Antioco in Sardegna, a testimonianza ancora una volta dell’immenso patrimonio storico rappresentato dall’area archeologica nella cittadina lagunare.

Gli altri progetti sono gli affreschi della ”Stanza delle prospettive” nella ”Casa di Augusto” sul Palatino di Roma; il restauro ”botanico” del Parco di Racconigi (Cuneo) e della sua serra ottocentesca con la creazione di un vivaio sperimentale per produrre esemplari di specie arboree da impiantare nel parco e di una scuola di giardinaggio al massimo livello; l’ampliamento del centro di restauro di strumenti ad arco presso il Palazzo Pallavicino di Cremona con il lancio della scuola di restauro e l’avviamento di un corso di formazione degli insegnanti; il recupero della storica linea ”barocca” del treno tra Modica e Ragusa, con la creazione di un treno-museo che permetta ai turisti di fruire dei paesaggi; il trasferimento, presso le sale della Mole Vanvitelliana di Ancona, appena restaurata dal Ministero, del Museo tattile statale ”Omero”, per mettere a disposizione dei non-vedenti le riproduzioni dei piu’ grandi capolavori delle arti plastiche; infine il recupero del Castello normanno e della chiesa di San Michele presso Santa Maria del Cedro in provincia di Cosenza.

La raccolta dei fondi verrà preceduta da una campagna di sensibilizzazione, con dei filmati nelle reti RAI che riguarderanno i beni culturali scelti per l’iniziativa. Inoltre ogni sito sarà "sponsorizzato" da un padrino, quello di Sulky sarà nientemeno che la grande diva del cinema, Claudia Cardinale.

Una grande iniziativa, dunque, che metterà ancora una volta in luce il grandissimo patrimonio archeologico e storico presente nel territorio di Sant’Antioco (nella foto in basso, il Tophet). Un patrimonio che grazie a "Maratonarte" potrà essere restaurato e valorizzato come merita.

ALESSANDRO MEREU COLLABORA COL MENSILE AIRONE

9 Agosto 2007 14 commenti

ATTUALITA’

 

ALESSANDRO MEREU COLLABORA COL MENSILE AIRONE

Nell’ultimo numero del famoso mensile edito da Mondadori

 

Alessandro Mereu, psicologo, residente nel Sulcis, a Sant’Antioco, che si occupa soprattutto di psicologia del turismo, nonché collaboratore della GA, del sito www.0781.info e del settimanale diocesano "Sulcis Iglesiente Oggi" (per il quale cura anche la rubrica "Le Bellezze del Sulcis Iglesiente"), ha collaborato con il noto mensile "Airone", edito dalla Mondadori e da Cairo Communications.  

Nell’ultimo numero della rivista "Airone" (n°316, Agosto 2007), Mereu viene appunto intervistato, in qualità di esperto in psicologia del turismo, dalla giornalista Alessandra Piovesana, nella redazione dell’articolo dal titolo "Perchè in vacanza diventiamo altre persone", un interessante pezzo che parla delle vacanze all’interno dei villaggi turistici. Nell’articolo Mereu interviene diverse volte dando delle spiegazioni sul tipo di vacanze che avvengono all’interno dei villaggi turistici e sulle motivazioni che spingono i turisti ad optare per questo tipo di vacanza. Il sottotitolo dell’articolo afferma infatti: Villaggi Vacanze. Si fa subito amicizia, si sperimentano nuovi sport e anche i più timidi imparano a ballare, cantare e recitare: in un villaggio turistico cadono le inibizioni. Scopriamo perché.

Alessandro Mereu è anche uno degli ideatori e curatori del sito internet www.psicologiaturistica.it (primo sito nazionale ad occuparsi di Psicologia del Turismo) e ha pubblicato diversi articoli in numerosi libri e riviste. Sicuramente un professionista all’interno del settore turistico: "Attualmente sto progettando dei corsi di formazione in Psicologia del turista e del turismo da proporre ai comuni, agli enti e a quanti si occupano di turismo in generale. Ma sto curando anche diversi progetti turistici. - afferma lo stesso Mereu – Diverse amministrazioni comunali si sono già dette interessate. Credo che lo sviluppo del turismo, soprattutto in un territorio come il nostro, il Sulcis Iglesiente, debba partire proprio dalla formazione degli operatori e dalla programmazione di progetti sviluppati da persone competenti e professionisti del settore, in collaborazione con gli operatori e gli amministratori".

Per chi volesse ulteriori notizie può collegarsi anche all’indirizzo internet: http://psicoturismo.blog.tiscali.it/

 

 

CRONACA – Sardegna, l’isola che profuma di oriente. Perla contesa da Romani e Cartaginesi

1 Agosto 2007 11 commenti

 

CRONACA

IL RITORNO DI ANNIBALE.

In viaggio sulle orme del condottiero che sfidò Roma
Prima tappa Sant’Antioco, in Sardegna, la Sulkì della tradizione punica

 

SARDEGNA, L’ISOLA CHE PROFUMA DI ORIENTE

PERLA CONTESA DA ROMANI E CARTAGINESI

DI PAOLO RUMIZ

Il vento africano si sveglia a mezzogiorno sull’isola di Sant’Antioco, a Ovest di Capo Teulada. Picchia rovente sul porto fenicio semisommerso e il castello sabaudo in cima alla collina, strapazza le bandiere dei pescherecci, fa ondeggiare le agavi, disidrata i lentischi come un enorme asciugacapelli. Ti cucina dentro. Quando succede, è meglio non uscir di casa e aspettare la sera, finché il mare diventa "color del vino" come quello descritto da Omero, gli osti stendono bianche tovaglie sotto i pergolati e sull’Iglesiente si sveglia la brezza di terra.
Sant’Antioco – la Sulkì dei fenici e dei cartaginesi – non appartiene all’Europa. Lo dicono le vigne millenarie venute dal Libano, i leoni di pietra africani che guardano le porte della città perduta, i bronzi e i cocci sparsi nei campi. Lo confermano gli uomini, irsuti e taciturni come naufraghi di un mondo perduto; e le donne, olivastre, dagli occhi duri, cloni inconsapevoli della dea Demetra. Qui tutto sembra venire da oltremare, persino il mucchio selvaggio di olivastri, corbezzoli e mirti sparsi sul pendio. Anche la laguna interna, che al mattino s’incendia come un tempo a Cartagine.
Se l’Africa è vicina, Cartagine – alla periferia di Tunisi – è vicinissima. 105 miglia appena, meno della Sicilia. A bordo di una trireme ci avrei messo, per andarci, un giorno e una notte soltanto, con l’aiuto del maestrale. Un posto a bordo l’avrei trovato subito, il traffico era continuo. Oggi è tutto finito. Non esistono più linee passeggeri dirette: con l’aereo dovrei fare scalo a Roma e col traghetto a Trapani. Questi peripli infami sono il regalo della globalizzazione: l’Africa è diventata lontana, le isole hanno perso importanza, il Mediterraneo s’è spaccato in due, Islam contro Cristianesimo.
Proprio per questo cominciamo da qui, dove pure Annibale non è stato mai. E’ in Sardegna che misuriamo la decadenza dalla gloria di allora. Qui comprendiamo il "grande gioco" che scatenò il secondo, micidiale conflitto punico. A differenza dell’Italia di oggi, Roma non trascurava le isole. Voleva fortissimamente la Sardegna perché stava al centro del mare, e quel mare era il volano del suo dominio nascente. Per questo la rubò a Cartagine alla prima occasione, approfittando di una crudele guerra civile scoppiata in Africa dopo il primo conflitto punico. Fu allora che il padre di Annibale, Amilcare Barca, capì: con Roma la coabitazione era impossibile.
Piero Bartoloni è il governatore-ombra di Sulkì. Come archeologo, regna incontrastato sui tremila anni di storia dell’isola, le rovine cartaginesi e la sterminata popolazione di trapassati di un territorio dove case e necropoli si toccano, in labirinti sotterranei inestricabili. Ma il professore non è solo questo. E’ anche l’unico romano di Roma tenacemente filo-annibalico che esista. Lui a Sulkì ci abita apposta per stare lontano dalla Dominante. Si sente a casa sua solo in quest’ultima periferia, accanto al suo mondo perduto.
"I Fenici – racconta – venivano dal Medio Oriente, erano gente di mare come i Filistei, i palestinesi. Commerciavano la porpora e il bisso color dell’argento. Navigavano fino alla latitudine dei Quaranta Ruggenti, quando ancora i Romani abitavano in capanne di fango". Poi vennero i Cartaginesi, che erano Fenici africanizzati, intrisi di cultura greca. Anche loro erano navigatori indomiti. Con l’ammiraglio Annone spinsero le loro navi fino al golfo di Guinea approfittando degli alisei.
Ma Roma imparò presto a usare il mare, entrando in conflitto con Cartagine e battendola nello scontro navale delle Egadi. Il mare era la grande autostrada, la ricchezza, la misura del mondo conosciuto. Quando se ne allontanavano, gli antichi provavano vertigine da ignoto. Per questo le legioni, dopo aver sconfitto Annibale, avrebbero atteso decenni a conquistare la Padania, pur avendo già messo le mani sulle coste di mezzo Mediterraneo. Roma soffriva di mal di terra.
Per i Greci non era diverso. "Pontos" – da cui "ponte" – era la mitica passerella per l’altrove. "Andrai fin dove i popoli non hanno mai visto il mare", aveva detto un indovino a Odisseo col tono di una tremenda condanna. La paura della profonda terraferma e delle sue montagne era tale che gli elleni la battezzarono Epiro, cioè "il non misurabile". Solo un figlio di quelle selvagge Terre del Limite, Alessandro, sarebbe riuscito a rompere il tabù, spalancando ai Greci – con la conquista dell’Asia – una dimensione terrestre mozzafiato.
Vento, scampanìo, agavi che ondeggiano come alberi maestri. Saliamo sul castello sabaudo, costruito su un basamento di gigantesche pietre puniche. "Ecco, qui sei sull’ago del compasso. Intorno hai Trapani, Cartagine, Roma, le Baleari. Tutte a un tiro di schioppo. Più lontano, Marsiglia dei Greci. Dall’altra parte il faro d’Alessandria sul Delta del Nilo. Un po’ più a Nord, la favolosa Colchide in fondo al Mar Nero. A Occidente, le porte dell’Oceano, le Colonne d’Ercole. Traguardi questo smisurato campo d’azione e misuri tutta la potenza marittima di Cartagine".
Ceniamo all’aperto con tonno fresco e vino fenicio, un Kanai robusto e denso come la terra di Sardegna. Il viceré mastica in silenzio, un sole albicocca tramonta nel mare color prugna. "Vuoi davvero capire quel mondo?" chiede a bruciapelo. "Pensa a ciò che mangi. Questo tonno l’hanno preso stamattina. Sapevi che a Sant’Antioco c’è una delle ultime tonnare? E da chi credi che qui abbiano imparato la tecnica della tonnara?". Lascia la domanda in sospeso, poi stringe il pugno come per quagliare un concetto, e risponde a se stesso: "Dai Fenici".
Sono uscite le stelle, la macchina del tempo s’è messa in moto alla grande. "Prendi i nomi dei pesci. Anche quelli vengono da Oriente. Salpa, da "Shelba". Murena, da "Mrina". Triglia da "Trilia". Orata era "Orata" già tremila anni fa". Con l’espansione dell’Islam, l’arabo – parente stretto del fenicio – si limitò a far breccia sulla strada già segnata dai cartaginesi. Ammiraglio viene da "Al amir al bakhr", il capo del mare. Feluca, da "Fluka", barca. Cassero è figlio di "Al Kasr", il castello. E poi arsenale, generato da "Dar assina", la fabbrica. Roma avrà anche dominato le terre emerse, ma forse è stata solo una parentesi in un mare tutto segnato dall’Oriente. Fenici, Cartaginesi, Arabi, Greci, Turchi. E Venezia.
Luna, silenzio. Alture con rocce sommitali grigie, squadrate come fortezze, coperte di licheni arancione, disseminate di piccole lapidi. Saliamo verso il "Tofet", il cimitero dei bambini. In posti così i cartaginesi seppellivano i loro morti prematuri, dolcemente, in pentole da cucina in terracotta, con accanto giocattoli e piccoli doni. Il mondo punico è disseminato di queste necropoli infantili, riservate a chi non aveva passato ancora il rito dell’iniziazione.
Ebbene, su questi teneri monumenti alla pietà s’è consumato uno dei più sporchi imbrogli della storiografia. I cartaginesi, si disse, sacrificavano i loro primogeniti, li sgozzavano da bambini e li gettavano nel fuoco, per ingraziarsi il dio Molok. L’idea prese piede nell’Ottocento e fu in gran voga fino alla fine del ventesimo secolo. Nessuno osava contestarla. Tutto congiurava a tenerla in piedi. La "damnatio memoriae" dei Romani contro il "perfido" Annibale e la sua gente, la diffidenza latina contro i levantini "imbroglioni", il pregiudizio cattolico contro i pagani. Perfino l’accusa dei sacrifici rituali di bambini, mossa contro gli ebrei, e poi trasferita pari pari sui loro cugini naviganti.
"Era, ovviamente, una balla colossale. Non ci volle molto a capirlo. Allora la mortalità era altissima, sette bambini su dieci morivano nel primo anno di vita; se avessero sacrificato i sopravvissuti, l’intero popolo fenicio si sarebbe estinto". Bartoloni raccoglie una piccola pietra incastrata in una fessura, la soppesa, la alza verso le stelle. Mormora: "Chissà chi l’ha messa, e quando". Poi sillaba: "Bet-El". Casa di Dio. E’ il nome di quel sasso. Nel mondo semita bastava una pietra a rappresentare il Tutto.
Chissà quanto peseranno le ceneri di Annibale, si chiedevano ironicamente i Romani a guerra finita. La domanda era costruita apposta per ricevere in risposta un’unica parola: "Niente". La conferma, cioè, che il grande babau era diventato nulla, era sparito dalla storia. Ma i Romani non avevano fatto i conti col mito. La leggenda che – come vedremo – avrebbe invaso il Mediterraneo per secoli dopo la sua morte.

( tratto da LA REPUBBLICA, www.repubblica.it 30 luglio 2007)