Home > Senza categoria > CRONACA – Sardegna, l’isola che profuma di oriente. Perla contesa da Romani e Cartaginesi

CRONACA – Sardegna, l’isola che profuma di oriente. Perla contesa da Romani e Cartaginesi

1 Agosto 2007

 

CRONACA

IL RITORNO DI ANNIBALE.

In viaggio sulle orme del condottiero che sfidò Roma
Prima tappa Sant’Antioco, in Sardegna, la Sulkì della tradizione punica

 

SARDEGNA, L’ISOLA CHE PROFUMA DI ORIENTE

PERLA CONTESA DA ROMANI E CARTAGINESI

DI PAOLO RUMIZ

Il vento africano si sveglia a mezzogiorno sull’isola di Sant’Antioco, a Ovest di Capo Teulada. Picchia rovente sul porto fenicio semisommerso e il castello sabaudo in cima alla collina, strapazza le bandiere dei pescherecci, fa ondeggiare le agavi, disidrata i lentischi come un enorme asciugacapelli. Ti cucina dentro. Quando succede, è meglio non uscir di casa e aspettare la sera, finché il mare diventa "color del vino" come quello descritto da Omero, gli osti stendono bianche tovaglie sotto i pergolati e sull’Iglesiente si sveglia la brezza di terra.
Sant’Antioco – la Sulkì dei fenici e dei cartaginesi – non appartiene all’Europa. Lo dicono le vigne millenarie venute dal Libano, i leoni di pietra africani che guardano le porte della città perduta, i bronzi e i cocci sparsi nei campi. Lo confermano gli uomini, irsuti e taciturni come naufraghi di un mondo perduto; e le donne, olivastre, dagli occhi duri, cloni inconsapevoli della dea Demetra. Qui tutto sembra venire da oltremare, persino il mucchio selvaggio di olivastri, corbezzoli e mirti sparsi sul pendio. Anche la laguna interna, che al mattino s’incendia come un tempo a Cartagine.
Se l’Africa è vicina, Cartagine – alla periferia di Tunisi – è vicinissima. 105 miglia appena, meno della Sicilia. A bordo di una trireme ci avrei messo, per andarci, un giorno e una notte soltanto, con l’aiuto del maestrale. Un posto a bordo l’avrei trovato subito, il traffico era continuo. Oggi è tutto finito. Non esistono più linee passeggeri dirette: con l’aereo dovrei fare scalo a Roma e col traghetto a Trapani. Questi peripli infami sono il regalo della globalizzazione: l’Africa è diventata lontana, le isole hanno perso importanza, il Mediterraneo s’è spaccato in due, Islam contro Cristianesimo.
Proprio per questo cominciamo da qui, dove pure Annibale non è stato mai. E’ in Sardegna che misuriamo la decadenza dalla gloria di allora. Qui comprendiamo il "grande gioco" che scatenò il secondo, micidiale conflitto punico. A differenza dell’Italia di oggi, Roma non trascurava le isole. Voleva fortissimamente la Sardegna perché stava al centro del mare, e quel mare era il volano del suo dominio nascente. Per questo la rubò a Cartagine alla prima occasione, approfittando di una crudele guerra civile scoppiata in Africa dopo il primo conflitto punico. Fu allora che il padre di Annibale, Amilcare Barca, capì: con Roma la coabitazione era impossibile.
Piero Bartoloni è il governatore-ombra di Sulkì. Come archeologo, regna incontrastato sui tremila anni di storia dell’isola, le rovine cartaginesi e la sterminata popolazione di trapassati di un territorio dove case e necropoli si toccano, in labirinti sotterranei inestricabili. Ma il professore non è solo questo. E’ anche l’unico romano di Roma tenacemente filo-annibalico che esista. Lui a Sulkì ci abita apposta per stare lontano dalla Dominante. Si sente a casa sua solo in quest’ultima periferia, accanto al suo mondo perduto.
"I Fenici – racconta – venivano dal Medio Oriente, erano gente di mare come i Filistei, i palestinesi. Commerciavano la porpora e il bisso color dell’argento. Navigavano fino alla latitudine dei Quaranta Ruggenti, quando ancora i Romani abitavano in capanne di fango". Poi vennero i Cartaginesi, che erano Fenici africanizzati, intrisi di cultura greca. Anche loro erano navigatori indomiti. Con l’ammiraglio Annone spinsero le loro navi fino al golfo di Guinea approfittando degli alisei.
Ma Roma imparò presto a usare il mare, entrando in conflitto con Cartagine e battendola nello scontro navale delle Egadi. Il mare era la grande autostrada, la ricchezza, la misura del mondo conosciuto. Quando se ne allontanavano, gli antichi provavano vertigine da ignoto. Per questo le legioni, dopo aver sconfitto Annibale, avrebbero atteso decenni a conquistare la Padania, pur avendo già messo le mani sulle coste di mezzo Mediterraneo. Roma soffriva di mal di terra.
Per i Greci non era diverso. "Pontos" – da cui "ponte" – era la mitica passerella per l’altrove. "Andrai fin dove i popoli non hanno mai visto il mare", aveva detto un indovino a Odisseo col tono di una tremenda condanna. La paura della profonda terraferma e delle sue montagne era tale che gli elleni la battezzarono Epiro, cioè "il non misurabile". Solo un figlio di quelle selvagge Terre del Limite, Alessandro, sarebbe riuscito a rompere il tabù, spalancando ai Greci – con la conquista dell’Asia – una dimensione terrestre mozzafiato.
Vento, scampanìo, agavi che ondeggiano come alberi maestri. Saliamo sul castello sabaudo, costruito su un basamento di gigantesche pietre puniche. "Ecco, qui sei sull’ago del compasso. Intorno hai Trapani, Cartagine, Roma, le Baleari. Tutte a un tiro di schioppo. Più lontano, Marsiglia dei Greci. Dall’altra parte il faro d’Alessandria sul Delta del Nilo. Un po’ più a Nord, la favolosa Colchide in fondo al Mar Nero. A Occidente, le porte dell’Oceano, le Colonne d’Ercole. Traguardi questo smisurato campo d’azione e misuri tutta la potenza marittima di Cartagine".
Ceniamo all’aperto con tonno fresco e vino fenicio, un Kanai robusto e denso come la terra di Sardegna. Il viceré mastica in silenzio, un sole albicocca tramonta nel mare color prugna. "Vuoi davvero capire quel mondo?" chiede a bruciapelo. "Pensa a ciò che mangi. Questo tonno l’hanno preso stamattina. Sapevi che a Sant’Antioco c’è una delle ultime tonnare? E da chi credi che qui abbiano imparato la tecnica della tonnara?". Lascia la domanda in sospeso, poi stringe il pugno come per quagliare un concetto, e risponde a se stesso: "Dai Fenici".
Sono uscite le stelle, la macchina del tempo s’è messa in moto alla grande. "Prendi i nomi dei pesci. Anche quelli vengono da Oriente. Salpa, da "Shelba". Murena, da "Mrina". Triglia da "Trilia". Orata era "Orata" già tremila anni fa". Con l’espansione dell’Islam, l’arabo – parente stretto del fenicio – si limitò a far breccia sulla strada già segnata dai cartaginesi. Ammiraglio viene da "Al amir al bakhr", il capo del mare. Feluca, da "Fluka", barca. Cassero è figlio di "Al Kasr", il castello. E poi arsenale, generato da "Dar assina", la fabbrica. Roma avrà anche dominato le terre emerse, ma forse è stata solo una parentesi in un mare tutto segnato dall’Oriente. Fenici, Cartaginesi, Arabi, Greci, Turchi. E Venezia.
Luna, silenzio. Alture con rocce sommitali grigie, squadrate come fortezze, coperte di licheni arancione, disseminate di piccole lapidi. Saliamo verso il "Tofet", il cimitero dei bambini. In posti così i cartaginesi seppellivano i loro morti prematuri, dolcemente, in pentole da cucina in terracotta, con accanto giocattoli e piccoli doni. Il mondo punico è disseminato di queste necropoli infantili, riservate a chi non aveva passato ancora il rito dell’iniziazione.
Ebbene, su questi teneri monumenti alla pietà s’è consumato uno dei più sporchi imbrogli della storiografia. I cartaginesi, si disse, sacrificavano i loro primogeniti, li sgozzavano da bambini e li gettavano nel fuoco, per ingraziarsi il dio Molok. L’idea prese piede nell’Ottocento e fu in gran voga fino alla fine del ventesimo secolo. Nessuno osava contestarla. Tutto congiurava a tenerla in piedi. La "damnatio memoriae" dei Romani contro il "perfido" Annibale e la sua gente, la diffidenza latina contro i levantini "imbroglioni", il pregiudizio cattolico contro i pagani. Perfino l’accusa dei sacrifici rituali di bambini, mossa contro gli ebrei, e poi trasferita pari pari sui loro cugini naviganti.
"Era, ovviamente, una balla colossale. Non ci volle molto a capirlo. Allora la mortalità era altissima, sette bambini su dieci morivano nel primo anno di vita; se avessero sacrificato i sopravvissuti, l’intero popolo fenicio si sarebbe estinto". Bartoloni raccoglie una piccola pietra incastrata in una fessura, la soppesa, la alza verso le stelle. Mormora: "Chissà chi l’ha messa, e quando". Poi sillaba: "Bet-El". Casa di Dio. E’ il nome di quel sasso. Nel mondo semita bastava una pietra a rappresentare il Tutto.
Chissà quanto peseranno le ceneri di Annibale, si chiedevano ironicamente i Romani a guerra finita. La domanda era costruita apposta per ricevere in risposta un’unica parola: "Niente". La conferma, cioè, che il grande babau era diventato nulla, era sparito dalla storia. Ma i Romani non avevano fatto i conti col mito. La leggenda che – come vedremo – avrebbe invaso il Mediterraneo per secoli dopo la sua morte.

( tratto da LA REPUBBLICA, www.repubblica.it 30 luglio 2007)

 

  1. Brigungia doppia
    3 Agosto 2007 a 7:14 | #1

    Due mesi di nulla dall’ennesima amministrazione di inetti! Qualcuno si è accorto che c’è un Sindaco anzichè un Commissario???? E’ giusto così: Sant’Antioco ha dimostrato di meritare questo e altro. Corongiu se ci sei batti un colpo! Pitticcu su paccu! Mentre scrivo questo commento, per l’invio il computer mi chiede di digitare in automatico la parola “GETTA”……..cessss…. GETTA… A MARE SINDACO E ASSESSORI: NON SERBINDI A NUDDA!

  2. Barlin
    3 Agosto 2007 a 14:08 | #2

    Eppure questo articolo di Repubblica,che la GA ha fatto benissimo a riportare, dimostra come le potenzialità ci siano e siano altissime.Abbiamo tutto, mare, storia,cultura,paesaggi eppure a regnare è sempre IL NIENTE!

  3. Brigungia
    4 Agosto 2007 a 1:31 | #3

    Esatto caro Barlin: a regnare è il niente e ad amministrare pure!!!

  4. Chicco
    8 Agosto 2007 a 14:21 | #4

    Pitticca sa gelosia…sesi propriu na brigungia.
    Corongiu sta lavorando bene!

  5. Chicco
    9 Agosto 2007 a 19:20 | #5

    Io non devo cambiarmi niente. Cosa credete si possa fare in pochi mesi? i miracoli non li fa nessuno!

  6. Brigungia
    10 Agosto 2007 a 2:01 | #6

    I miracoli nessuno. Ma le cose urgenti e importanti qualunque amministrazione seria e capace in 2 mesi e mezzo. Ma abbiamo già visto il ritmo di questi e capito che è cambiata l’orchestra ma la musica è sempre la solita, noiosa e tetra marcia funebre…

  7. Brigungia
    12 Agosto 2007 a 9:53 | #7

    Ci mancherebbe, nell’oro no. Ma di sicuro non staremo ancora a “sfrugugliare” nella merda come adesso… La lista Impegno ha vinto, ha tutto il diritto di governare. Ma mi sembra che anche le pietre avevano potuto notare che la lista Sant’Antioco Nostra era quella di gran lunga migliore e più competente. Forse troppo per questa città così misera, tanto misera da non essere in grado di cogliere l’occasione. Sant’Antioco è, da sempre, la città delle occasioni perse, delle potenzialità inespresse, e da quello che si è capito lo sarà sempre. In saecula saeculorum. Amen.

  8. Brigungia
    12 Agosto 2007 a 9:54 | #8

    Ci mancherebbe, nell’oro no. Ma di sicuro non staremo ancora a “sfrugugliare” nella merda come adesso… La lista Impegno ha vinto, ha tutto il diritto di governare. Ma mi sembra che anche le pietre avevano potuto notare che la lista Sant’Antioco Nostra era quella di gran lunga migliore e più competente. Forse troppo per questa città così misera, tanto misera da non essere in grado di cogliere l’occasione. Sant’Antioco è, da sempre, la città delle occasioni perse, delle potenzialità inespresse, e da quello che si è capito lo sarà sempre. In saecula saeculorum. Amen.

  9. Dignirari a conca arta
    13 Agosto 2007 a 15:19 | #9

    Carissimo brigungia, dici bene ma non benissimo.

    S. Antioco e’un paese dalle grandiose potenzialita’ a volte inespresse per la mancanza di opportunita’di chi le possiede a volte perche’ in quest’isola che e’ un bel sepolcro imbiancato”, le persone, la maggioranza, hanno nel DNA un gene veramente terribile, l’INVIDIA e, come tutti nel proprio intimo avranno constatato, questo bel vizio porta sempre alla cattiva abitudine di criticare ,nel migliore dei casi, cio’ che fanno gli altri e nel peggiore ad impegnarsi attivamente a distruggerlo con qualsiasi arma invece di prodigarsi a far di meglio…

    Insomma, un apparente paradiso dove, come si suol dire, si predica sempre bene, si porta tutti i giorni la propria bella maschera e poi… forza a demolire, quando si puo’ e coi mezzi che si hanno a disposizione il buono che c’e'negli altri…

    Invece dell’invidia bisognerebbe provare un altro “sentimento”, la COMPETIZIONE, cosi’ si eviterebbe di cercare poco costruttivamente di abbattere il buon operato degli altri usando le buone e positive idee altrui come stimolo per migliorarsi…

    Un motivo per cui il paese non progredisce a mio parere e’ questo… Bisognerebbe, cominciare cambiando la mentalita’, e’ inutile cambiare governo se i cervelli elaborano tutti alla stessa maniera lo stesso meschino pensiero: “IO voglio emergere, non ho le capacita’ per brillare con la mia luce… allora spengo la luce di quello che brilla piu’ di me, altrimenti io non risalto!”… Ecco, siamo tutti al buio…

    Sia chiaro che il mio e’ un semplice pensiero, non un’inutile provocazione rivolta ad ignoti, SIA CHiaro brigungia…

  10. Brigungia
    14 Agosto 2007 a 13:58 | #10

    SONO TOTALMENTE D’ACCORDO CON TE!

    E alle elezioni non vincono mai i migliori anche per questo. Alla faccia delle capacità e delle competenze, vince sempre chi promette di più e chi suscita meno sentimenti di invidia… Corongiu chi lo invidia??? Non crìara e non cantara… passa liscio come l’olio e poi c’è il rischio che l’olio sia di vaselina! Il sentimento d’invidia è direttamente proporzionale al livello d’ignoranza di un popolo.

    Ecco perchè sono molto pessimista, anzi del tutto pessimista su un futuro migliore.

  11. dignirari a conca arta
    14 Agosto 2007 a 15:05 | #11

    Carissimo Brigungia, ricorda sempre che e’ MEGLIO essere COMPATITI che INVIDIATI, quando questa gentaglia si rende conto che vali, hai i giorni contati… Se pensa che sei una cacca allora TUTTI ( cioe’ i gruttaioni sedicenti di S.Antioco) ti sono amici. Quindi se sei un po’ furbo e pensi di valere, non darlo troppo a vedere, se devi fare qualcosa di importante fallo e non dirlo in giro… Corongiu zitto zitto senza spendere troppo in camion pubblicitari si e’ fatto amico i pescatori che in paese sono parecchi… e hanno determinato la sua vittoria…

    Tutti lo davano per fallito alle elezioni e lui di questa sua triste reputazione si e’ fatto un’arma, si e’ fatto pubblicita’ con i piu’IGNORANTI (cosi’ vengono considerati dall’ELITE del paese i pescatori)senza spendere e senza fare braccio di ferro con gli altri candidati. Visto? Lui ha messo in pratica cio’ che ti ho scritto, ha preferito essere compatito che invidiato ed eccolo sindaco…

    Chi vive qui deve quasi avere paura di valere qualcosa perche’ gli fanno pesare un talento naturale o un risultato ottenuto col proprio impegno e con molta fatica come se fosse una colpa commessa o, peggio ancora, come se con le sue capacita’ avesse tolto qualche merito o qualche occasione di protagonismo a “loro”…

    A questo punto se non possiamo combattre il “nemico” e’ meglio allearci a lui e’ fargli credere che siamo perfettamente conformi alla sua bassa opinione nei ns riguardi, tanto se una persona vale col tempo emergera’ spontaneamente e chi e’ invidioso pure, te peccau…

    MEGLIO ESSERE COMPATITI CHE INVIDIATI,

    BUON FERRAGOSTO A TUTTI

I commenti sono chiusi.