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“Per lo Stato sono deceduto di cancro tre anni e mezzo fa”

2 Ottobre 2007

ESCLUSIVO / PARLA IL MARESCIALLO DIANA

"Per lo Stato sono deceduto di cancro tre anni e mezzo fa"

Morti da uranio impoverito: il maresciallo figura nell’elenco delle vittime: invece sta combattendo contro il suo male e la burocrazia: "Porterò fiori di campo sulla mia tomba" 

IL MARESCIALLO ordinario Marco Diana (nella foto) è morto da tre anni e mezzo, ma ancora non lo sapeva. E quando gliel’abbiamo comunicato al telefono, dopo aver trovato il suo nome nel dossier che la Direzione generale della sanità militare ha prodotto per la commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, l’ha presa con sarcarsmo. "Vorrei vedere il mio certificato di morte e comunque porterò fiori di campo sulla mia tomba".

"In effetti è vero: per lo Stato e la Difesa sono morto da un pezzo. Vabbè, sono un morto che parla ancora, un morto che spera di essere ascoltato in commissione, un morto che continua a denunciare il silenzio. A onor del vero io sarei ancora un malato terminale: vorrà dire che prenderò tutta questa fretta come un supremo atto di attenzione. Me ne hanno data così poca quando ero in vita…".

Marco Diana, sardo di Villamassargia, è l’86° nell’elenco delle 173 vittime con patologie oncologiche: nato il 7 maggio 1969, morto il 20 maggio 2004, c’è scritto. L’errore grottesco in cui è incorsa la sanità con le stellette è solo l’ultimo capitolo del caso Diana.

«LA MIA PATOLOGIA è una delle cinque forme di cancro all’intestino più rare al mondo. Vivo con quattro centimetri di fegato e mezzo rene, sto sperimentando farmaci nuovi, faccio da cavia, insomma, e i 30 che facevano parte del mio gruppo di sperimentazione col prof. Umberto Veronesi sono morti».

Il calvario di Marco, figlio di un minatore, è iniziato nel ’98 quando è arrivata la diagnosi che non gli lasciava scampo. Poi ci si è messa la burocrazia: due volte gli hanno riconosciuto la causa di servizio per la correlazione tra la missione (in Somalia) e l’insorgenza del tumore. Successivamente, dopo essere stato congedato dall’esercito (era granatiere di Sardegna), un’altra commissione gli ha revocato la pensione minacciando pure di confirscargli l’auto e un podere di famiglia per recuperare le mensilità già erogate.

DECINE di interrogazioni parlamentari e al parlamento regionale, ne hanno fatto «il vessillo dei militari malati», ma ancora oggi «sono in contenzioso col Comitato per la verifica delle pensioni privilegiate perché non mi vogliono riconoscere vittima del dovere. Nonostante ci siano le prove, i pareri favorevoli della Corte dei Conti e dell’Avvocatura dello Stato».

Diana che … «in vita» ha bussato invano a tante porte per essere ascoltato, ha un’idea precisa sull’esplosione di tumori e leucemie tra i nostri soldati.

«LA COMMISSIONE parlamentare indaghi sulle sostanze mutagene e cancerogene, non venga dirottata politicamente soltanto sul discorso uranio impoverito: cosa succede quando i proiettili esplodono ad altissime temperature, quando un missile colpisce un carro armato, su un teatro di guerra ma anche in un poligono d’addestramento? In quelle circostanze – spiega – si sprigiona una nube che contiene nano particelle di metalli pesanti, pericolose almeno quanto l’uranio impoverito. Di tutto hanno trovato nel mio organismo. Chi protegge i ragazzi che si esercitano a Capo Teulada e a Quirra, in Sardegna? O i militari che mandiamo a combattere non si sa bene perché e che crepano di cancro?».

di Lorenzo Sani, tratto da http://qn.quotidiano.net

  1. lilly
    6 Ottobre 2007 a 19:42 | #1

    Leggo e sono amareggiata e senza parole…nei palazzi la casta continua con i suoi privilegi, dati anche a chi non fa niente, e per questo militare che si è ammalato compiendo il proprio dovere c’è solo tanta burocrazia e nessuna attenzione da parte dello Stato da lui servito…che dire? speriamo che ci sia una giustizia anche qui, ma tanto quella divina non la scampa nessuno! Tanti auguri Marco!

  2. Stefano
    8 Ottobre 2007 a 15:28 | #2

    Leggendo questa storia mi fa ancora più schifo la politica e i nostri politici, compreso quelli sardi.

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