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CULTURA – “Angoli nascosti”, la poesia di Claudio Moica

4 Luglio 2008

 

 

CULTURA

"ANGOLI NASCOSTI", LA POESIA DI CLAUDIO MOICA

In un mondo nel quale troppi scrivono senza lasciare traccia, acquista un senso l’interroativo del perchè pochi siano i lettori. Leggere il…nulla è tempo rubato ad altre occupazioni. Tutto qui. "La poesia non si vende", si suole affermare da più parti e poche, pochissime case editrici scelgono di scommettere sulla poesia. Credo, invece, che solo la poesia – quella in grado di penetrare e smuovere le barriere della rassegnazione e dell’indifferenza – sarà capace di salvare l’umanità. L’invito all’introspezione, alla riflessione, al dialogo con la propria spiritualità è della poesia che, spesso, in pochi versi racchiude e racconta il mistero e il fascino della vita dell’uomo. E solo partendo dalla conoscenza vera del proprio io è possibile, poi, osservare il mondo e coglierne la bellezza. Che c’è e ci sarà sempre, nonostante tutto sembri indicare il contrario. La poesia invita a guardare sotto il cumulo di foglie secche per scorgere quelle gemme che annunciano primavere nuove. "E’ da qui che si respira la ragione del cercare…", scrive Claudio Moica nella sua "Angoli nascosti". "Alle estremità del pensiero, vive la verità nascosta". Leggere, farsi prendere per mano dai versi racchiusi in questo libro – che troveranno occhi attenti e cuori in attesa – significa andare, "al di là del vento" - "tra rocce di nuvole" "e porti mai raggiunti". Significa scorgere "solchi di barche immaginarie" e "incantati chiarori di luna". Per poi perdersi "tra temporali di arcobaleno" e "campi lasciati aperti al vento" e, quindi, rinascere più forti, tra "viottoli di luce" e "sospiri dimenticati"…finalmente liberi. La poesia di Claudio Moica è questa. Ogni verso, ogni parola hanno un respiro, un battito, una musicalità nuova. Si riassapora il gusto tenero e forte dell’incanto che bussa alla porta dell’anima di chi ha sete di bello. E lì rimane. Questa silloge di Claudio Moica (nato a San Giovanni Suergiu) – scrive sulla prefazione Maria Paola Sambusseti – dal titolo indubbiamente evocativo. conduce il lettore in quei luoghi nascosti dove la poesia ha origine. lì dove solo apparentemente non c’è nulla da cercare, da raccontare, si cela invece il senso del persistente bisogno dell’uomo di andare, di viaggiare, di superare i limiti della ragione, nonchè quelli legati all’idea stessa del "limite". E’ così che questa poesia porta "al di là", lungo il tracciato del desiderio e del sogno, verso un altro tempo, altre ragioni. L’autore scrive nella sua introduzione che è il dubbio e la curiosità a spingerlo alla scritture, un desiderio di sapere che poi si traduce in quella che lui definisce una "poesia del pensiero, un pensiero impetuoso come la primavera".

Rosalba Satta Ceriale (dalla rivista L’ORTOBENE)

 

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