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IGLESIAS – Il tribunale a cottimo

25 Settembre 2008

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IL TRIBUNALE A COTTIMO

A Iglesias i giudici sono tutti precari: quattro euro a processo

IGLESIAS


Tribunale di Cagliari, sezione distaccata di Iglesias. Un cubo di cemento e finestrelle a 50 chilometri dal capoluogo. È questo il tempio dei giudici ragazzini. Viceprocuratori che accusano, giudicanti che giudicano: tutti onorari. La giustizia penale amministrata a cottimo perché un magistrato togato, da queste parti, non lo vedono da anni. E poco importa se in teoria non si può. Questa è una sede disagiata, da non mandarci toghe illustri. Così i giudici ragazzini, una volta a settimana, prendono la loro auto personale e vengono fin qua, 50 chilometri ad andare e 50 a tornare, per dimostrare che lo Stato c’è, anche nella città delle miniere, mentre a Roma quello stesso Stato ha appena dimezzato la loro paga. Sono così i giudici ragazzini, vittime di un’idea: essere servitori dello Stato. Oggi scoprono che dello Stato si può anche essere schiavi: a 73 euro a udienza, contributi pensionistici e malattia a loro carico. Alcuni sull’altare di quest’idea hanno sacrificato gli ultimi dieci anni della loro vita e adesso, ragazzini, non lo sono più tanto. Giovanna Deriu, il giudice che oggi tiene udienza, ha 39 anni; Francesca Locci, la pubblica accusa, 38.
Il ruolo appeso fuori dalla porta elenca 18 processi. Si comincia alle 9, si va avanti a oltranza. Sempre per 73 euro. Il pm precario entra con un carrello della spesa stracarico di faldoni. Sembra l’offerta del mese: tre processi al prezzo di due. Il giudice Deriu ha già la testa infilata tra due pile di fascicoli. E lo Stato ringrazia. C’è di tutto in queste carte: dal tentato furto, al mancato versamento dei contributi pensionistici (uno scherzo?), passando per l’illecito ambientale e l’appello del giudice di pace. Già, perché questo passa il convento ai cittadini di Iglesias: primo e secondo grado entrambi gestiti da un giudice onorario. Il primo togato, lo incontri in Cassazione. Virgilio Carta si siede al banco degli imputati. La sua vicenda processuale va avanti dal 2004: è accusato di aver commesso un’appropriazione indebita da 85 mila euro quando era amministratore di una Onlus per la terza età. All’esterno si ferma: ci racconti.
E lui racconta. Tutto falso, per lui. Una macchinazione. Quando gli chiediamo se sa quanto ha preso il giudice per aver gestito la sua causa di oggi, risponde: «Non so, tremila euro al mese?». No, quattro euro. «Ecco perché poi la gente come me finisce incastrata», commenta Carta. E se ne va. Davanti al giudice, intanto, gli avvocati della difesa sfilano come su un nastro trasportatore. Via uno, si siede l’altro, nuovo processo. «Ho studiato tutta la domenica – racconta il pm onorario Locci – Oggi ho 18 fascicoli, domani a Cagliari 42». Fuori, gli avvocati commentano. Alessandro Melis: «Che cosa penso dei magistrati onorari? Spero li inquadrino, perché con la loro precarizzazione vedo una deriva: una giustizia di Stato per chi se la può permettere, agli altri la giustizia fai-da-te».
Gianfranco Sollai: «È uno Stato che tira al risparmio, loro costano meno e ormai li usano anche per gestire le sezioni distaccate». Gianfranco Cortis, storico penalista di Iglesias: «Se non ci fossero loro, qui nemmeno esisterebbe il penale». La mattinata scivola fascicolo dopo fascicolo in quest’aula in cui anche l’acustica sembra presa in saldo: un litigio tra fratello e sorella, una tentata truffa alle assicurazioni, una strada abusiva che deturpa il paesaggio. Processi civili e giudice di pace, le altre due aule aperte oggi a Iglesias, hanno già terminato da tempo. Al penale, invece, all’una deve ancora cominciare la discussione più importante: un infortunio sul lavoro, mano stritolata da un macchinario. Questa volta nel collegio difensivo c’è un nome di spicco, l’avvocato Patrizio Rovelli.
Il quale commenta: «La figura del pm deve cambiare, deve separarsi dai giudicanti. Ma se si vuole inserire in pianta stabile la magistratura onoraria, questa va preparata e retribuita meglio. Pagarla così poco quando magari si occupa di processi importanti dove sono in ballo cospicui risarcimenti, può mettere a dura prova la loro indipendenza». Sono le due, anche l’ultimo faldone si è rituffato nel carrello della spesa. Facendo due calcoli, oggi i giudici ragazzini si sono portati a casa 14,6 euro l’ora. Come una badante. Il got Deriu, però, deve ancora trattenersi per firmare degli atti. In mancanza di un magistrato togato, la cancelleria le scarica sul tavolo altre due pile di faldoni. Lei li legge, firma e non commenta. È appena uscita indenne da tre procedimenti disciplinari. «L’anno scorso sono stata ricoverata in ospedale – spiega – non sono riuscita a depositare in tempo le motivazioni di alcune decisioni. Ogni anno emetto 500 sentenze, ma purtroppo per noi non è prevista la malattia. Se sforiamo i tempi, rispondiamo personalmente». Non c’è ombrello dello Stato. E domani ci sono altre udienze. Per Muravera ci vuole un’ora e mezza di auto, per Sant’Antioco sono 98 chilometri, per Guspini «solo» 70, ma tutti curve. La paga? Fissa: 73 euro.

(di RAPHAËL ZANOTTI - tratto da LA STAMPA.it)
 

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  1. Crystal
    27 Settembre 2008 a 9:53 | #1

    Sono senza parole…. Ecco perché la giustizia in Italia non funziona… e da queste parti anche meno…. Come fa un giudice che versa in una tale situazione a garantire il proprio impegno professionale e la propria obiettività? E’ una cosa indecente: i delinquenti stanno a zonzo perché i giudici non hanno motivazione a fare bene il loro lavoro, qualche giudice magari intasca anche qualche mazzetta per arrotondare l’imbarazzante stipendio e quelli più onesti vivono con la consapevolezza che i loro sudati e costosi dieci anni di studi (quando va bene…)sono serviti a garantirsi una condizione sociale pari a quella di una badante… Non c’è che dire… W l’Italia!

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