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Trattativa diretta per le aree dismesse del Sulcis Iglesiente

4 Marzo 2009

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TRATTATIVA DIRETTA PER LE AREE DISMESSE DEL SULCIS IGLESIENTE

Non c’è due senza tre. E quindi la Regione Sardegna ci riprova per la terza volta a vendere (o affittare) le aree dismesse della provincia di Carbonia-Iglesias. Dopo le precedenti aste, andate deserte, la Regione ci ritenta, ma stavolta l’intenzione è quella di utilizzare una modalità differente per proporre tali aree. Visto che il meccanismo delle aste internazionali non ha portato a quanto auspicato, stavolta si ricorrerà alla trattativa diretta per mettere in vendita o cercare di affittare le aree industriali e minerarie dismesse nei territori di Sant’Antioco, Gonnesa e Buggerru. Dunque, questa volta si è deciso di ricorrere al meccanismo delle "procedure negoziate", in poche parole la Regione si riserva la possibilità di portare avanti una trattativa diretta con gli imprenditori che si dimostreranno interessati a queste zone della Provincia. Le offerte dovranno essere presentate entro il 27 marzo. I bandi in questione riguardano sei siti, sparsi un po’ in tutto il Sulcis Iglesiente, di assoluto rilievo e pregio ambientale e naturalistico. Si tratta di siti dismessi, che si trovano in stato di abbandono degrado, ma che ormai da tempo cercano un rilancio e una nuova "ricollocazione sul mercato", per poter essere utilizzati e tornare a disposizione della collettività. Ma, inutile negarlo, sono anche aree che fanno gola a molti. Come ad esempio il sito della ex Palmas Cave, a Sant’Antioco, situato presso la località Monte Su Sennori, a pochi metri dal mare e vicino alla località di Maladroxia. Un area molto vasta, di 113 ettari, nella quale dovrebbero sorgere nuove strutture ricettive e un moderno centro congressi. Questa area dovrebbe essere ceduta in affitto per 70 anni al costo di 7 milioni di euro (in pratica100 mila euro all’anno). Un costo assolutamente ragionevole per una zona davvero magnifica e ubicata in una parte dell’isola molto favorevole. Ma a Sant’Antioco c’è anche un’altra area che entrerà nella trattativa, si tratta dell’area Seamag, in zona Ponti, dove sorgeva la vecchia Sardamag, la fabbrica di magnesio. Si parla di un area di circa 14 ettari nella quale si potrà costruire per una volumetria pari a 35 mila metri cubi. Si parla anche di costruire in quest’area un nuovo approdo per la nautica da diporto e di realizzare un polo nautico. In questo caso, per l’affitto di 70 anni gli interessati dovranno sborsare 50 mila euro all’anno. Sempre nella stessa area ex Sardamag è però prevista anche la vendita di circa un ettaro nel quale potranno essere costruite nuove strutture residenziali (al costo di 2 milioni di euro). Gli altri due comuni interessati a questa operazione di trattativa diretta da parte della Regione sono, come detto, Gonnesa e Buggerru, coi loro siti minerari dismessi. Si tenta insomma, ancora una volta, il rilancio a fini turistici delle vecchie aree minerarie. A Gonnesa sono due le aree interessate a questi nuovi bandi. La prima comprende i quattro edifici di Normann, che fanno parte del vecchio villaggio minerario situato in prossimità del monte San Giovanni. Sono edifici di diverso volume e potranno essere trattati singolarmente; per questo anche il canone d’affitto è differente a seconda dell’edificio. La seconda area di Gonnesa è l’ex compendio minerario di Seruci, che pare verrà messo in vendita dalla Regione (5 milioni e 900 mila euro il costo) e sul quale dovrebbero sorgere nuove strutture turistico-ricettive. Anche a Buggerru sono due i siti che entreranno nelle trattative con gli imprenditori interessati. Il primo è la Laveria Malfidano, situata in una posizione più unica che rara, proprio a ridosso del mare, in cui si potrà costruire per circa 45 mila metri cubi. Questo è anche l’unico sito per il quale è già stata presentata un’offerta poi respinta dalla commissione esaminatrice. L’altro sito di Buggerru è quello di Planu Sartu, 12 ettari sui quali ci saranno circa 15 mila metri cubi per costruire (il canone annuo sarà di 35 mila euro per 70 anni). Vedremo dunque se con questa nuova formula della trattativa negoziata le cose andranno diversamente e questi siti industriali e minerari potranno finalmente trovare nuova vita. Si tratterebbe, in caso di esito positivo, di una notizia davvero importante per tutto il territorio perché col rilancio di queste aree ci sarebbero senza dubbio delle positive ripercussioni sia sul piano turistico che su quello occupazionale. La speranza è che questa nuova formula possa essere più gradita delle precedenti.
(da SULCIS IGLESIENTE OGGI)


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