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IGLESIAS. Consegnato alla città il Museo del lavoro minerario

24 Marzo 2009

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IGLESIAS

CONSEGNATO ALLA CITTA’ IL MUSEO DEL LAVORO MINERARIO

Con una cerimonia sobria ma molto partecipata, sabato scorso il Comune di Iglesias ha consegnato nuovamente alla cittadinanza il museo del lavoro minerario di Genna Luas. Un altro importante pezzo della storia mineraria sulcitana tornerà a rivivere, grazie al lavoro dell’associazione per il Parco geominerario, alla quale l’amministrazione ha affidato la struttura accanto al castelletto del Pozzo Morra, dove è stato sviluppato un percorso didattico culturale (curato dal geologo Felice Di Gregorio e dall’architetto Alfredo Ingegno) che racconta oltre un secolo di storia e di lavoro minerario. Fino ad oggi però, la struttura è stata aperta al pubblico solo di rado, mentre ora potrà finalmente essere resa fruibile dall’associazione, che intende – come ha spiegato Enrico Pintus, vicepresidente del sodalizio – utilizzarla per «proseguire nel lavoro di studio e divulgazione del patrimonio scientifico e culturale legato alla storia mineraria sarda». I progetti in cantiere sono diversi: dalle periodiche conferenze, incentrate in particolare sulle biografie dei «pionieri delle miniere», ai corsi di formazione per le guide del Parco, oltre a una mostra litologica a cui stanno già lavorando i ricercatori dell’Università di Cagliari. Un’anteprima degli appuntamenti che animeranno le sale di Genna Luas si è avuta sabato stesso, giorno in cui, al termine della cerimonia con la firma della convenzione (sottoscritta dal sindaco di Iglesias Pierluigi Carta e dal presidente dell’associazione Alberto Marini, docente di geomorfologia all’università del Sulcis Iglesiente e direttore del Consorzio Ausi), si sono svolti alcuni incontri e seminari dedicati alle scienze della Terra e alla paleontologia. Con l’avvio delle attività nella nuova e prestigiosa sede, la speranza espressa da Pintus è «di poter contare su un numero crescente di soci, con i quali portare avanti iniziative sempre più ambiziose per la crescita del territorio».

(PAOLO MOCCI – tratta da L’UNIONE SARDA)

 

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