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Sit-in e proteste, Regione sotto assedio

24 Giugno 2009

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SIT-IN E PROTESTE. REGIONE SOTTO ASSEDIO

Gli operai occupano uffici in viale Trento
Cappellacci: «Protesta incomprensibile»

Non è più tempo di sorridere. Il buon umore infarcito di disponibilità a buon mercato non serve ad alleviare il malessere che dilaga in Sardegna. Dopo la contestazione a La Maddalena, Ugo Cappellacci deve fronteggiare la triplice manifestazione che ha messo sotto assedio gli uffici di viale Trento. A surriscaldare la tiepida politica regionale contro la crisi che attanaglia l’Isola, insomma, ci pensa la piazza. Nella stessa, ieri mattina, sono confluite le proteste dei lavoratori della Portovesme Srl, della Sardinia Gold Mine e delle imprese di pulizie.
Una protesta culminata con il blitz dei dipendenti della Portovesme srl: un gruppo di manifestanti è riuscito a varcare l’ingresso della sede di viale Trento e, raggiunto il quarto piano, si è introdotto nella sala riunioni dell’assessorato all’Industria. L’occupazione si è conclusa solo in serata, dopo aver ottenuto rassicurazioni su un incontro a breve con il presidente della Regione Ugo Cappellacci. All’origine della protesta il mancato inserimento nel collegato alla Finanziaria, del comma che dava il via libera alla costruzione di un impianto eolico, che «permetterebbe all’azienda – ha spiegato Francesco Carta della Cgil – di esser autosufficiente per oltre un terzo».
Un’autosufficienza che potrebbe scongiurare, come annunciato dalla Portovesme srl, la chiusura della fabbrica dal primo luglio:se non verrà sciolto il nodo delle tariffe energetiche. A rischiare il posto di lavoro sono oltre 600 lavoratori: 400 in cassa integrazione, 280 al lavoro. Ma anche altri 600 lavoratori dell’indotto. «Venerdì pomeriggio l’assessore dell’Industria – ha spigato Salvatore Cappai, Rsu-Cgil – ci ha riferito che l’approvazione del parco eolico era stato stralciato dal collegato alla Finanziaria perché il presidente della Regione sarebbe intenzionato a trattare l’argomento in un altro momento». Ed è stata sempre l’assessore all’Industria Andreina Farris a ricevere, ieri, una delegazione di quindici rappresentanti sindacali della Portovesme srl.
Dal Sulcis al Medio Campidano il passo della protesta è breve. La corsa all’oro è finita e in piazza ci sono anche una cinquantina di lavoratori della Sardinia Gold Mine, attualmente in liquidazione, dopo la chiusura delle attività a novembre 2008. La società che Ugo Cappellacci fu chiamato a guidare dal 2001 al 2003. La miniera di Furtei è stata un fallimento, soprattutto in termini ambientali. Oltre che occupazionali: i lavoratori, ora in cassa integrazione, chiedono il pagamento degli stipendi arretrati da dicembre a marzo, il Tfr (trattamento di fine rapporto), più le mensilità spettanti, con gli ammortizzatori sociali, da marzo ad oggi.
Il prossimo 30 giugno la miniera tornerà di proprietà della Regione che dovrà decidere se affidare la concessione all’Igea che dovrebbe effettuare le bonifiche. «Sabato – hanno detto i lavoratori – abbiamo scongiurato un disastro ambientale per tutto il cagliaritano. Si è, infatti, rotta una pompa in cui scorre acqua con cianuro ed altri metalli pesanti che avrebbe inquinato il Fiume Mannu e avrebbe riversato le sostanze pericolose nel Simbirizzi».
«Il 30 giugno il curatore fallimentare finirà il suo mandato – ha spiegato Edoardo Bizzarro, della Cisl del Medio Campidano – e noi non sappiamo chi gestirà l’azienda dal 1 luglio. Quelle sull’intervento della Regione al momento sono solo voci, mentre vorremmo che venissero presi impegni formali. Non va dimenticato che al di là del problema dei lavoratori c’è anche un gravissimo problema ambientale. Il sito, infatti, è altamente inquinato da cianuro e metalli pesanti e costituisce, senza adeguata manutenzione, una gravissima minaccia per le acque del Rio Mannu e quindi per tutto il Medio Campidano».
Infine, a turbare la politica del sorriso, ci si è messo anche il sit-in dei lavoratori delle ditte di pulizia della Regione: chiedono la stabilizzazione di circa 400 lavoratori e il reinserimento di altri 120. Ovvero, il rispetto degli impegni assunti nella precedente legislatura dall’esecutivo guidato da Renato Soru. «Dei circa 600 lavoratori che operavano in diverse strutture della Regione – ha spiegato Monica Porcedda della Fisascat-Cisl – col nuovo appalto ne sono stati assunti poco meno di 400. Altri 200 sono stati messi in mobilità e un accordo con l’allora presidente Renato Soru prevedeva in parte un loro reinserimento e in parte l’accompagnamento alla pensione».
Una quarantina sarebbe dovuta rientrare con il cosiddetto "quinto d’obbligo" (un recupero di lavoratori consentito dal ribasso d’asta), altri 40 circa sarebbero dovuti rientrare per lavorare nelle strutture sanitarie e una cinquantina nella ex Manifattura tabacchi di Cagliari. Per un centinaio sarebbe dovuto scattare il prepensionamento. «Questi impegni – ha spiegato Porcedda – non sono stati ancora rispettati, anzi, i dipendenti della ditta che lavorano alla Regione hanno subito un taglio dell’orario di lavoro con conseguente aumento dei carichi e diminuzioni salariali. Stiamo parlando – ha concluso – di persone che guadagnano 450 euro al mese circa, soldi che talvolta non arrivano neanche con regolarità».
Sul fronte delle imprese di pulizie ci ha messo una pezza il capo di gabinetto della presidenza della Giunta, Giandomenico Sabiu. È stato lui ad assumersi l’impegno: la Regione metterà a punto un piano per reintegrare tutti i 190 lavoratori della ditta che effettua le pulizie nei suoi uffici, rimasti fuori in seguito all’accordo con la precedente Giunta Soru. La delegazione di Cgil, Cisl e Uil ha ricevuto rassicurazioni: «Ci è stata illustrata una possibile soluzione – ha spiegato Giuseppe Atzori, segretario generale della Fisascat Cisl – per reintegrare i 190 lavoratori entro il dicembre 2009: circa 40 verranno assunti per le pulizie dell’ex Manifatture Tabacchi di Cagliari, altrettanti nella sanita’, mentre una cinquantina dovrebbe rientrare nelle attività di pulizia della Regione. Agli altri dovrebbe essere garantito l’avvio al prepensionamento».
Insomma, alla fine, tutto sembra risolvibile. Eppure il presidente Cappellacci tradisce un certo nervosismo: «Desta sconcerto l’azione di protesta messa in atto quest’oggi dai lavoratori della Portovesme Srl. Non è un comportamento corretto e non si può lavorare in un clima da "fortino messo sotto assedio" soprattutto perché la Giunta Regionale, sin dal giorno del suo insediamento, sta operando per individuare soluzioni concrete ai gravi problemi che attanagliano il comparto industriale isolano».
A scatenare una simile reazione non possono certo essere state due arance lanciate sui vetri del palazzo regionale. Né dal "blitz" di un gruppo di lavoratori a caccia solo di risposte, mica di politici costretti alla fuga. Eppure Cappellacci, sempre disponibile e sorridente, manifesta per la prima volta una certa irritazione. Sta scoprendo suo malgrado che le promesse col sorriso in bocca, non si possono rimangiare mugugnando insofferenza verso i lavoratori traditi dalle facili promesse elettorali.
«La manifestazione pubblica odierna nasce su presupposti incomprensibili: da parte della Regione – ha detto Cappellacci – non vi è alcuno stop o retromarcia sul parco eolico per Portovesme. Tutto ciò porta ad una mistificazione della realtà, con il risultato di distogliere l’attenzione dalla piena operatività dell’Esecutivo su questo specifico caso. Per intervenire sul particolare contesto della Portovesme Srl, nei primi mesi di governo, si sono create le condizioni con il Governo nazionale per la firma di un Contratto di Programma, si sta monitorando giorno per giorno l’iter del mercato virtuale dell’energia (VPP) per produrla a costi concorrenziali con il resto del Paese».
«Inoltre – precisa Cappellacci – si stanno approfondendo e verificando positivamente le autorizzazioni per la produzione di energia alternativa, magari attraverso proprio ad un parco eolico. Non è quindi accettabile che si pretenda l’immediata approvazione di un testo di legge sulle energie rinnovabili: ciò perché si stanno toccando interessi generali per la Sardegna sui quali, le particolarità territoriali, devono inserirsi armonicamente. Si tratta, insomma, di interventi, dalle forti ricadute economiche, che vanno collegati alla collettività: i criteri generali di applicazione sui quali si sta lavorando sono l’unica strada percorribile per un risultato condiviso da Regione, da Province, Comuni e da tutti quei soggetti coinvolti nel processo».
Poi si ritorna al solito collaudato linguaggio dell’ottimismo: «Occorre quindi scegliere se proseguire a lavorare insieme per il bene della Sardegna o se, invece, si vuole alimentare un clima di sfida, sfiducia e assedio che non porta nessun giovamento oltre quello dannoso di acuire una crisi di per sé già deleteria». Certo, il G8 dei poveri lo aveva già messo a dura prova dai contestatori maddalenini: «Cappellacci, ci serve un governatore, tu ne conosci qualcuno?». Ma qualche bordata nell’Isola scippata del summit era prevedibile. Ci vorrà ben altra pazienza per superare la crisi economica dell’Isola senza una crisi di nervi. Ma, soprattutto, per continuare a sorridere.
(di Cinzia Isola – tratto da www.altravoce.net)

 

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